sabato 7 luglio 2012

Astronomi

Sono appena tornato da Amsterdam, da una conferenza di astronomia. Nonostante qui ci facciano lavorare duro, inizio alle 9, si esce alle 20 con un'ora di pausa per un panino, sono riuscito a fare una scappata al Van Gogh Museum, a vedermi i cieli stellati, le costellazioni, le nebulose, le eclissi, dipinte con una passione per i cieli bui in cui vedo specchiata la mia.

È la prima conferenza a cui riesco ad andare in 10 anni. In particolare da 2 anni ci impongono di limitare le spese di viaggi alla metà di quanto speso nel 2009. Siccome un astronomo deve viaggiare per andare al telescopio ad osservare, finisce che si sacrificano le conferenze. D'altro lato nelle recenti valutazioni ci chiedono quanto abbiamo "prodotto", ed esporre ad una conferenza i propri risultati è uno di questi "prodotti". Per un costruttore di strumenti come me spesso è l'unico modo per documentare quel che si ha fatto.

La prima cosa che si nota è quanti giovani ci siano. Anche tanti italiani, ci facciamo valere, ma se vai un po' nel dettaglio vedi che sono "cervelli in fuga", approdati in qualche prestigioso istituto straniero. Tutti. Gli istituti italiani sono rappresentati, ma solo da "vecchi", dai 45 anni in su. In compenso indiani, cinesi, coreani stanno investendo alla grande nella ricerca di base. E dopo le recenti novità della spending review, credo fuggiranno anche i vecchi, i nostri colleghi stranieri erano semplicemente sbigottiti.

Questi congressi sono essenziali per avere il polso della situazione. Quali siano gli argmenti importanti, "caldi", cosa si sta studiando, cosa si sta scoprendo. Una buona fetta del congresso parla di pianeti extrasolari. Ormai sono stati osservati a centinaia, e si comincia a capire come sono fatti. Sono frequenti, si stima che un pianeta di dimensioni comprese tra la Terra e Nettuno sia presente in almeno 1/3 delle stelle, probabilmente in ogni stella. Ci sono tante cose che non capiamo, pianeti che ruotano contromano rispetto alla stella, o anche a 90 gradi, Un sacco di pianeti di dimensioni terrestri, ma spesso poco densi, piccoli pianeti gassosi. Grossi pianeti tipo Giove che se ne stanno vicini alla loro stella. Grossissimi pianeti, fino a 30 volte la massa di Giove. Quello che credevamo di aver capito osservando il Sistema Solare è solo un caso particolare di un quadro moto più vasto.
Pianeti visti con il satellite Kepler. È particolarmente sensibile a pianeti molto vicini alla loro stella, ma ha già individuato diverse "terre" nella fascia abitabile (in verde). Nei prossimi anni dovrebbe trovarne molte altre.
Si cerca questi pianeti in tutti i modi: tramite microscopiche oscillazioni della stella, guardandone l'ombra se le passano davanti, oscurando la luce della stella con un dischetto nero e cercandone la luce riflessa.... Ognuno di questi metodi pone sfide enormi, immaginate di voler vedere una lucciola che svolacchia attorno a un faro da stadio.

I costruttori di telescopi stanno anche cercando di guardare lontano, e quindi lontano del tempo. Vogliamo capire cosa è successo quando le galassie si erano appena formate, pochi miliardi di anni dopo il big bang. Che stelle contenevano? Quando si sono formati gli elementi di cui siamo composti noi? Inoltre guardando lontano si cerca di capire cosa sia la fantomatica "energia oscura". Sì, perché siamo riusciti a capire che la materia di cui siamo composti noi  ormai, atomi e molecole per intendersi, è solo una piccola parte della materia che esiste. La maggior parte, che riusciamo a vedere solo tramite effetti gravitazionali, è composta da qualcosa di ignoto, forse particelle "strane", che permeano lo spazio intorno alle galassie (quindi qualcosa che ci passa attraverso ogni momento, senza che ce ne accorgiamo). Ma oltre a questo esiste qualcosa di ancora più strano, che esercita una repulsione gravitazionale, e che costituisce l'80% della "roba" di cui è fatto l'Universo.
Un CCD da 36 megapixel
ma niente in confronto a questa camera da 3200 megapixel, con un sensore da 60 cm di diametro composto da 189 CCD affiancati. Questi mostri servono per vedere simultaneamente un gran numero di galassie distanti, per cercare di capire come è disposta la "materia oscura". 
Tutto questo a che serve? Be', la mia attività di "debunker" si nutre anche di queste conoscenze. Ho trovato materiale un po' per tutti. Parto dalle scie chimiche. Gli astronomi sono molto interessati all'umidità ad alta quota, quella che favorisce le scie degli aerei e ostacola le nostre osservazioni. E chiacchierando con uno che la studia, ho visto che i sensori usati nelle comuni radiosonde lassù funzionano molto male. Lui ha misurato umidità relative sopra l'80% quando i sensori comunemente usati dai radiosondaggi davano solo il 40%. Grazie alla nucleosintesi nelle stelle, alla storia della composizione chimica dell'Universo, sappiamo molto bene come funzionano questi processi, e questo pone dei limiti molto stringenti a chi pretende di creare energia spaccando pietre.
Confronto tra l'umidità misurata da diversi sensori. In blu e rosso sensori comunemente adottati nelle radiosonde, in nero uno più accurato sviluppato dall'astronomo autore del lavoro. Alle altitudini delle scie chimiche i sensori tradizionali possono sottostimare l'umidità anche del 40%

Ma probabilmente la risposta migliore è accennata in questa immagine, dalla presentazione di un telescopio sudafricano. Serve a ciò per cui è sempre servita: capire chi siamo, dove andiamo, qual è il nostro posto in questo grande Universo. Penso a tutti i grafici in cui migliaia di potenziali terre, forse che ospitano altri astronomi che costruiscono grafici simili, sono solo dei puntini in un grafico. Siamo uno di quei puntini, ma allo stesso tempo siamo quelli che riescono a capire qual è il quadro generale. Questa consapevolezza, e lo sforzo per raggiungerla, è proprio ciò che ci rende qualcosa di più di un accidente in una insignificante stella gialla ai confini di una insignificante galassia. È ciò che ci rende uomini.
L'umanità si è originata in Africa. Lì è nato il pensiero astratto e lo sforzo di comprendere ciò che ci circonda. E questo continua oggi

5 commenti:

(LeFou!) ha detto...

Molto bello.

brain_use ha detto...

Homo sapiens sapiens.

Qualcuno c'è.
Anche su interDet.

Arturo Tauro ha detto...

Bellissimo post. Con tanti pianeti a corredo delle stelle, ritengo che la galassia possa pullulare di vita extrasolare, anche se rilevarla direttamente potrebbe rivelarsi un'impresa realmente impossibile. Speriamo che le conoscenze scientifiche e l'amore per l'ignoto possano continuare anche in tempi di future difficoltà economico-finaziarie.

Riccardo Deserti ha detto...

Bell'articolo Gianni.

Relativamente al discorso delle sonde, hai per caso qualche link alla documentazione relativa?

Anonimo ha detto...

Beh , adesso entro in confusione; sono uno sciacomicaro, come mi chiamereste voi dell'allegra brigata, ma trovo questo articolo molto poetico e ben scritto , complimenti all'autore bravo.

Ps
Anche io sono un appassionato del cielo , anche se a livello mooolto amatoriale.