sabato 8 marzo 2014

Telescopi e burocrazia

Ho cominciato a lavorare per un grosso radiotelescopio, che verrà costruito in Sudafrica e in Australia a partire dal 2016 (in realtà sono diversi strumenti, coordinati tra di loro). Servirà ad esplorare le regioni più lontane dell'Universo, andando quindi indietro nel tempo a quando questo era 5-20 volte più giovane di adesso, capire come si sono formate le prime stelle, come si sono evolute le galassie. Studierà, tramite misure su pulsar, come funziona lo spaziotempo nelle vicinanze di una stella a neutroni, con gravità appena inferiori a quelle che formano un buco nero. Ed è abbastanza sensibile da poter rilevare una normale trasmissione televisiva alla distanza delle stelle più vicine.
Una selva di antenne. Il telescopio a bassa frequenza di SKA sarà composto da 250 mila di queste antenne, su un'area di un centinaio di km di diametro
Si tratta di un progetto gigantesco, con migliaia di antenne collegate tra di loro, e la parte a cui collaboro io è quella che mette insieme queste migliaia di segnali per formare un'immagine del cielo. Un lavoro che coinvolge centinaia di colleghi sparsi sui cinque continenti. E chiaramente un lavoro che è difficile fare da solo, la politica del blocco del turnover in Italia ha fatto sì che io sia, di fatto, un "one man band".

Connessioni in fibra ottica nel deserto australiano. Le antenne producono circa un terabyte (un grosso hard disk) al secondo di dati
Pertanto ho cercato di trovare qualche giovane ingegnere con competenze nel campo. Difficilissimo, se ci sono trovano lavoro, in fondo sono le stesse competenze che servono per l'industria delle telecomunicazioni. Magari all'estero, ma lo trovano, non han motivo per rivolgersi ad una borsa di studio senza prospettive per il futuro. Mi han pertanto consigliato di rivolgermi ad una ditta, qualche ingegnere si è consorziato e fornisce servizi di consulenza all'università.

Quindi a Novembre, appena avuti i soldi, ho chiesto al mio direttore l'autorizzazione a fare un contratto. Avevo appena sentito una ditta di Firenze, di ragazzi (quarantenni) in gamba, che collaboravano già con la facoltà di ingegneria.

Ma servono tre offerte. Ho quindi cercato altre ditte, ma non sono riuscito ad avere da nessuno un'offerta: è un lavoro strano, in cui collabori con tante persone per far qualcosa di cui ancora non esistono neppure le specifiche esatte, e che va inventato assieme a un sacco di altra gente. Serve essere fisicamente a Firenze, e questo taglia fuori praticamente tutti.

Occorre passare per una gara d'appalto formale, in cui inviti delle ditte sulla base di un capitolato, che devi spiegare che è fluido, devi passare tempo al telefono o di persona a raccontare tutto il progetto, devi convincere la ditta che no, non puoi dargli le specifiche e loro ti consegnano il pezzo finito.

Siamo agli inizi di febbraio. Nel frattempo il progetto va avanti, ho consegnato, in un meeting in Nuova Zelanda, la prima bozza del concetto di come voglio fare la mia parte. Un collega mi chiede quanta gente lavora per me e devo rispondere "uno, 12 ore al giorno incluso week end e feste".

La gara si chiude. Han risposto in 2, gli ingegneri fiorentini nel frattempo si sono messi a fare altre cose, mica possono stare ad aspettare me. Una ditta  per la cifra che ho suggerito mi fornisce circa la metà del tempo uomo che ritenevo necessaria. L'altro è una piccola ditta di Livorno, vado a trovarli e mi sembrano competenti, Livorno non è lontano e possono venire spesso a Firenze. Ma la ditta è troppo piccola, ci sono mille pastoie burocratiche sui requisiti per un appalto pubblico, però dopo due settimane sono riusciti a fornire tutti i documenti richiesti. Tanto per fare un esempio servirebbero le relazioni di tre banche con cui la ditta lavora, ma chiaramente una piccola ditta di banche ne ha solo una.

Siamo ormai a Marzo. Per ottenere un supporto di 120 giorni uomo ne ho spesi credo una trentina tra telefonate, giri, visite, compilazione di moduli (ad es. il contratto con la ditta ho dovuto scriverlo io). Dai, ci siamo, posso smettere di lavorare nei week end.

Eh no, troppo facile. Ricadiamo nella clausola del lasciapassare A38. Sono cambiate le regole per gli ordini, occorre che venga autorizzato a richiedere il CIG, un numero che consente all'amministrazione di emettere l'ordine. L'autorizzazione passa attraverso una mia domanda, vidimata dal direttore, trasmessa ad un centro nazionale per gli appalti pubblici che deve rispondermi senza vincoli di tempo. La procedura è attiva da 15 giorni e nessuno dei miei colleghi ha ancora avuto un'autorizzazione. La cosa assurda è che i soldi ci sono, fermi in banca, la ditta è pronta a partire ed anzi scalpita, e le scadenze avanzano.

Quindi, visto che la consegna del progetto è a giugno, vi saluto, e dopo uno scambio di mail con la segretaria, anche lei al lavoro il sabato mattina, riprendo a lavorare su questo coso qui:

Rappresentazione artistica del telescopio mid frequency, in Sudafrica

martedì 25 febbraio 2014

Lasciapassare A38 (ancora)


Oggi è arrivata la nuova circolare sugli ordini nella pubblica amministrazione. Come sapete lavoro in un centro di ricerca. Finora quando dovevo comprare qualcosa (per un progetto finanziato, naturalmente), che so, i circuiti elettronici di una scheda per uno strumento, compilavo un modulo, lo facevo controllare all'amministrazione, se il componente non era a catalogo mi facevo spedire un'offerta, e lo ordinavo.Semplice, veloce e sicuro, l'ordine passava sotto abbastanza occhi da evitare che mi comprassi in questo modo lo stereo di casa.

Piano piano la cosa si è complicata, e l'ultima versione comporta che io debba scrivere una relazione motivata al direttore, da protocollare, attenda un suo decreto che autorizza la spesa, l'amministrazione poi deve lavorare un paio di giorni per reperire tutti i moduli da parte della ditta (e la ditta due giorni a produrli). Solo allora sono autorizzato a spedire il mio ordine per 100 euro di elettronica varia. Per costruire uno strumento tipicamente devo farne una ventina, di ordini del genere, a 20 ditte diverse.

Questo ovviamente costa. Costa il mio tempo, quello del direttore, quello delle segretarie e del fornitore. Tempo che si paga alla fine tutti. Ma costa anche in inefficienze, mi conviene fare un bell'ordine ad una ditta che lavori per me, fornendomi tutto quel che serve. Naturalmente facendosi pagare per il tempo che ci mette. Ci sono altre inefficienze: se mi si guastava il computer di solito ordinavo solo il pezzo rotto e lo sostituivo, cavandomela tipicamente con una cinquantina di euro. Oggi fare un ordine per 50 euro è un delirio, non vale la pena. Meglio comprare direttamente un computer nuovo, se va bene spendendo 10 volte tanto.

Sicuramente il burocrate che ha pensato tutto questo pensa di aver dato un grosso contributo alla lotta agli sprechi.O forse sono semplicemente fatti così, i burocrati.

domenica 5 gennaio 2014

Riequilibrio quantistico

Riassunto

Visto che il post è lungo, riassumo.
La meccanica quantistica è sufficientemente misteriosa, e poco conosciuta, da poter essere usata da pseudo-scienziati per spacciare le peggiori cialtronate come "fisica". Basta metter dentro un numero sufficiente di termini come "polarità", "frequenza",  "interferenza", "vibrazione" e il tutto apparirà molto più credibile.
Qui provo ad analizzare una tecnica, presentata attraverso alcuni video, e di cui avevo parlato in un altro blog. Ma siccome lo "scopritore" del video non accetta critiche, ha incaricato il suo legale di minacciare di querela quel sito, che ha cancellato la pagina.

La meccanica quantistica, tra mistero e scienza

Richard Feynman diceva che la leggenda per cui solo due persone capissero la relatività di Einstein era appunto una leggenda. Si tratta di una teoria complessa, in parte controintuitiva, ma alla portata di uno studente universitario. Invece, sosteneva, non esiste nessuno che capisca veramente la meccanica quantistica (confidenzialmente detta MQ). E detto da uno che su studi legati alla MQ ci ha vinto il Nobel e che ha scritto i migliori libri divulgativi sull'argomento c'è da crederci. La MQ implica un sacco di concetti che ci appaiono contraddittori, sembrerebbe implicare misteriose azioni a distanza istantanee, descrive il microcosmo in modo fondamentalmente diverso dal mondo sensibile ma non si riesce a capire a che punto scatti la differenza.  La MQ è comunque una teoria precisa, predittiva, in cui fai i tuoi conti ed ottieni i risultati di quel che poi effettivamente vedi. Non è "misteriosa" nel senso che c'è spazio per fenomeni "che la scienza ancora non spiega", se un fenomeno accade per via di effetti quantistici posso farmi i conti e vedere come e perché quel che vedo succede. O non succede.


Ma proprio per la sua misteriosità, per suoi i tanti aspetti paradossali, la MQ è diventato un paradigma per tutti gli "scienziati alternativi". Basta dire che una certa cosa sia "quantistica" e questa assume subito una patente di scientificità. Chi ne nega la validità è perché non riesce ad addentrarsi nei misteri della MQ, e anche se l'imbonitore non ha la minima idea di cosa sia un'hamiltoniana (uno degli strumenti matematici base della MQ) ci sarà sicuramente qualcuno che ha sviscerato questi misteri. A lui basta mettere qualche parola presa a prestito da un articolo divulgativo, come "entaglement", "non località", o anche solo la vecchia "frequenza" che fa sempre molto scienziato. E ovviamente il tutto è "olistico" o addirittura "olografico".

Tempo fa un'amica mi ha segnalato un video di uno di questi novelli Feynman, il dott. Marco Fincati, laureato in Scienze Statistiche ed inventore del "riequilibrio quantico integrato". Si tratta solo di uno degli innumerevoli esempi di uso improprio della parola "quantistico", ma è abbastanza emblematico da meritare un post.

Ma cura o no le persone?


Benché il Dr. Fincati dichiari che il suo metodo ha avuto efficacia su 2000 pazienti testati da lui, nel suo sito scrive: “Il Metodo RQI® e gli insegnamenti del Dr. Marco Fincati non sono ancora interamente riconosciuti dalla scienza ufficiale. Non possono quindi garantire risultati”.  "Il Metodo non può garantire risultati per il benessere e la salute, la crescita personale e spirituale, la realizzazione di sé e dei propri desideri”. Evidentemente si sa che l'esercizio abusivo della medicina è un reato, e quindi si mette le mani avanti, muovendosi tra un "io non do consigli medici" e un "i miei pazienti guariscono". Il metodo consente di "vivere in uno stato di benessere ed indipendenza totale", risolvere problemi di salute, di autostima, pure i problemi economici, ma "non sostituiscono il consulto di un medico o di uno psicologo". Nel sito si sostiene che il cancro è naturale e la chemioterapia è dannosa, gli psicofarmaci "restringono il cervello", ma mi raccomando, non ascoltatemi ed andate da un medico. Detto in altre parole, se seguite i miei consigli e vi va male, sono cavoli vostri, io non vi ho mica detto nulla. 

Naturalmente altro che "non interamente riconosciuto", il metodo è proprio totalmente sconosciuto alla scienza e ci fa a pugni. Del resto il metodo non cerca neppure conferme nel modo scientifico. Evidentemente funziona e basta, mica serve controllare. Perché evidentemente il metodo scientifico non è verificare che funzioni. Come per ogni pseudocura che si rispetti i testimonial positivi sono sufficienti a dimostrare tutto. Non si sa, naturalmente, quanti testimonial negativi ci siano, o quanto la soddisfazione del cliente derivi dall'aver sborsato centinaia di euro (234 euro per un videocorso, dai 400 in su per un corso in aula) e non volersi sentire dei fessi che si sono fatti fregare.
 
In un'intervista racconta che alcuni anni fa, in una conferenza dal titolo “La fisica quantistica al servizio della salute”, gli si aprì un mondo. In quello stesso giorno conobbe un personaggio che guariva le persone con tecniche olistiche, un rabdomante che con la sua bacchetta riusciva a comunicare con le frequenze del suo corpo e correggeva le sue frequenze sbagliate. Grazie a questo approccio e ai generatori di frequenza guarì dalle sue ernie, dalla dermatite e dalla miopia. L'intervista si trova qui.

Ultimamente sono apparse alcune critiche a questo metodo. Da un lato Fincati ringrazia, le critiche gli permettono di affinare la comunicazione, era stato un tantino impreciso. E poi chi critica il metodo è evidentemente troppo indottrinato dalla scienza ufficiale, che lui combatte (ma non dovevamo rivolgerci ai medici?), non sta semplicemente sottolineando, civilmente, le assurdità che vengono affermate nel sito.

Purtroppo ha anche cominciato a spedire lettere di avvocati a destra e sinistra per cui alcune pagine di critica del RQI sono state oscurate, inclusa una che conteneva un mio intervento. Questo mi ha spinto a scrivere questo post, in cui ogni responsabilità legale di quanto scritto è solamente mia. Sottolineo che le considerazioni sono rivolte in generale alle teorie fisico-mediche del RQI e non a persone specifiche. 

La kinesiologia applicata

Non posso giudicare direttamente il metodo, in quanto per conoscerlo dovrei sborsare i 234 euro. Mi limito quindi a commentare alcuni video illustrativi, che utilizzano moltissimo, per mostrarne la presunta efficacia, la cosiddetta "kinesiologia applicata": l'operatore spinge la persona e questa oppone o meno resistenza a seconda delle "energie" e delle "frequenze" che riceve. Siccome il metodo è ampiamente usato, è stato oggetto di studi specifici, che ne hanno dimostrato la totale inaffidabilità. Ho provato a consultare dei fisioterapisti, a riguardo. 

Il metodo assomiglia all'esame muscolare, un metodo manuale per accertare la capacità di muscoli o gruppi muscolari di funzionare durante il movimento o la loro capacità di fornire stabilità e sostegno. In caso di patologie neuromuscolari, neurologiche e muscolo-scheletriche questo esame fornisce importanti informazioni al medico, per la diagnosi e per valutare l'efficacia dei trattamenti. Per condurre correttamente un test muscolare l'operatore deve avere una competenza specifica e approfondita delle funzioni muscolari: bisogna infatti porre il paziente in una posizione che dia la migliore stabilizzazione, posizionare la parte da esaminare contro gravità, esercitare la pressione in modo opposto alla linea di trazione del segmento muscolare esaminato consentendo al paziente di ''fare forza'', valutare la forza con una opportuna scala di misurazione. Nella kinesiologia applicata l'operatore sente la forza o la debolezza di un muscolo (generalmente viene usato il deltoide, cioè il muscolo della spalla).

Le prove sono effettuate senza una scala specifica (un qualche strumento di misura della forza), la forza viene applicata senza che il paziente sia posto in una posizione stabile, e spesso si cambia anche la direzione verso cui la si applica. Sia l'operatore che il paziente sanno cosa viene provato, e implicitamente cosa ci si aspetti dal test.

A fugare ogni dubbio sulla validità di questa tecnica ci hanno pensato Haas e colleghi con questo articolo: la kinesiologia applicata non ha alcun valore predittivo, in poche parole se si prendono alcune semplici precauzioni (tipo non dire a operatore e paziente cosa viene testato) non è più efficace del tirare ad indovinare.

Il metodo RQI© (certo, c'è pure il copyright)

E torniamo a noi, e ad alcuni video (qui) in cui viene spiegato il metodo. In questo primo video una signora mostra più o meno resistenza nel braccio a seconda della posizione dello sperimentatore che glie lo abbassa. Vediamo subito messo in pratica quanto detto sopra, la forza di un muscolo dipende dalla posizione contro cui spinge. Lo sa anche bene chi pratica arti marziali, spesso basta spostare o ruotare leggermente un arto per immobilizzarlo. Altro che "polarità positive o negative" e le solite "frequenze".

Ma entriamo subito nell'altro aspetto della kinesiologia, la difficoltà di misurare in modo oggettivo la forza (non ci sono dubbi che il robusto dottore possa agevolmente spingere il braccio della signora) e la suggestione di chi si trova sul palco, che non poteva far altro che confermare l'aspettativa del suo sperimentatore, il quale con vere e proprie ingiunzioni suggestive, le faceva fare esattamente ciò che tutti si aspettavano. Anticipando che avrebbe perso parte della sua forza mettendosi davanti e interferendo con la sua polarità (come la si misura bisogna ancora capirlo) la donna, inconsciamente, ha ridotto la forza sotto la pressione dell'uomo così come, sempre con probabile buona fede, ha messo più forza quando le è stato detto che il suo campo energetico era libero da interferenze, confermando l'aspettativa di chiunque.
Più lo sperimentatore è deciso, più si vuole che esso abbia ragione, meno ci si sottrae da vere ingiunzioni suggestive sempre emesse in buona fede. Alla luce di questo filmato verrebbe spontaneo fare alcune domande. C'è un metodo alternativo, una sorta di prova del 9 per confermare che la presenza di oggetti davanti agli uomini interferiscano con qualche energia da renderli più deboli? O lo si comprende solo con il test muscolare? E se così, lo sperimentatore ha preso in considerazione l'effetto Rosenthal? In questo esperimento certamente NO!

Il tutto ricorda da vicino i famosi braccialetti energetici olografici, la cui validità veniva dimostrata con lo stesso metodo. Si ricorderà come Le Iene riuscirono a "dimostrare" allo stesso modo l'efficacia di una banda di plasticaccia qualsiasi.

Nel secondo video si ripete l'esperimento con un telefonino. Valgono le stesse considerazioni fatte sopra. Sarebbe semplicissimo eseguire questi test in modo “cieco”, senza che né lo sperimentatore né il soggetto sappiano cosa dovrebbe succedere. Ad esempio usare un telefonino spento od acceso (senza che si veda) scelto a caso. Entriamo nell'annoso problema dell'elettrosmog, dei presunti danni dovuti alle onde elettromagnetiche, e viene citato un "Appello di Friburgo", che si afferma essere stato sottoscritto da 60 mila medici. Ricordando che comunque la comunità scientifica ha posizioni molto diverse sull'argomento, è interessante notare che questo appello, diffuso in tutto il mondo, ha sì raccolto 36 mila adesioni (un numero non altissimo per una petizione online), ma che solamente un migliaio di queste sono di medici. Trovare in 10 anni solamente 1000 medici, in tutto il mondo, che sostengano una tesi mostra come questa non sia per niente condivisa.

Nel terzo video si parla di intolleranze alimentari. Qui c'è proprio uno studio, il test muscolare kinesiologico non è più utile del provare ad indovinare. Dai video si nota inoltra che il test muscolare viene eseguito in maniera grossolana, non c'è la stabilizzazione del corpo e vengono adottati un sacco di compensi. Per ogni muscolo ci sono regole precise da adottare, regole che non vengono mai rispettate dai video disponibili.

Non risulta poi chiaro a cosa si sia intolleranti. A certi cibi? Ai metalli pesanti? Per il relatore anche le tossine sono metalli pesanti, e gli inquinanti dell'aria sono tossine, un buon corso di chimica di base non farebbe male. Un fugace riferimento alle scie chimiche poi elimina ogni dubbio. E comunque il metodo consentirebbe di "riequilibrare" le "frequenze negative" delle "tossine", possiamo continuare a vivere in un mondo inquinato se solo "riequilibriamo le frequenze". Interessante, tutti gli sforzi del NWO per avvelenarci con le scie chimiche neutralizzati con qualche seduta di "riequilibrio".

“È fisica” dice il relatore. Dà l'idea di una persona che la sa lunga, che conosce ed applica concetti complessi, ma potenti, in grado di spiegare le cose più disparate. Ma sentite da un fisico sembrano parole in libertà. Perché tutti quei concetti si riferiscono a cose precise, misurabili, quantificabili, che lì (e da nessuna altra parte) nessuno ha mai osservato. La frequenza ad esempio è il numero di volte al secondo che qualcosa oscilla. È un numero, che devo poter contare e riportare. Non ha senso dire “una frequenza positiva”, non ha senso parlare di frequenza senza dire quale frequenza. "interferenza costruttiva/distruttiva" pure suona molto fisica, ma significa, per il relatore, solamente "qualcosa che fa bene/male". Con la fisica non c'entra nulla, anche se poi mostra un apparecchio che secondo lui genererebbe "interferenze costruttive". Se generasse "passati prossimi" suonerebbe più grammaticale e meno fisico, ma il significato (o non significato) sarebbe lo stesso.

In conclusione

Se non fosse che poi questa persona consiglia ai suoi ascoltatori come curarsi, cosa mangiare, dove vivere sarebbe da sorriderci sopra. Purtroppo con la salute della gente non c'è molto da ridere.

domenica 29 dicembre 2013

mobilità elettrica - lo scooterone

Ho già parlato del mio primo scooter elettrico, un Oxygen lepton a cui ho installato un paio di kWh di batterie a litio-polimeri. Dopo circa 12 anni di onorato servizio, di cui 4 con el batterie nuove, il motorino non era più in grado di passare la revisione,e quindi l'ho rottamato. Le batterie erano ancora buone, per cui ho acquistato un Lepton seminuovo da un amico, e ho trasferito il pacco batterie.Con ottimi risultati, come ho raccontato qui.

Il Lepton però ha alcuni problemi. È omologato per una persona, per cui non posso trasportarci un passeggero, e per percorsi un po' più impegnativi 50 km di autonomia sono davvero pochi. Ho quindi deciso di comperarmi uno scooterone, l'equivalente di un 125cc, ovviamente sempre elettrico, con un'autonomia di circa 100 km.

Il problema maggiore è il costo. la scelta naturale sarebbe un Vectrix, scooter senza compromessi costruito negli USA, circa 110 km di autonomia e velocità massima di oltre 100 km/h. Ma costa una sassata, oltre 10 mila euro. Ho quindi ripiegato per uno scooter cinese, però curato ed importato da una ditta di un appassionato di Verona, che costa circa la metà. Ovviamente ci sono dei motivi, racchiusi nella parola "cinese", per il prezzo inferiore, ma dopo averlo visto a "Terra Futura", e sentito qualche parere, mi sono lasciato convincere. Dopo quasi un anno d'uso provo a raccontarne i pro e i contro.

La guida

Innanzitutto è un bell'oggetto, fa la sua figura. E si guida bene. I parametri del controller, in particolare il recupero di energia in decelerazione ed in frenata, sono programmabili, ed influenzano lo stile di guida. Io ho impostato tutto al massimo, per cui la guida risulta un po' "a scatti": appena togli gas entra il freno motore. Il motore-ruota ha problemi a bassi giri, la partenza è un po' rumorosa e la massima coppia arriva solo a 20 km/h. Niente partenze brucianti, quindi, ma la ripresa è comunque più che sufficiente. La ripresa comunque a 30-40 km/h è tosta, e permette una guida molto agile in traffico urbano. Non ho una guida veloce, al massimo ho fatto gli 80 nel raccordo autostradale, ma anche lì il margine di potenza è ancora alto, non credo abbia difficoltà a raggiungere i 100. A proposito, non avendo una cilindrata dichiarata e avendo una velocità massima sopra i 100 km/h risulta guidabile in autostrada-superstrada, anche se a quelle velocità non ci fai certo tratti lunghi.

Per l'autonomia. L'ho provato arrivando fino a 90 km tra due ricariche, ma comincerò a fare prove  serie solo ora, dopo aver installato un buon BMS (sistema di controllo delle batterie). Il consumo al km, nonostante le prestazioni ben diverse, è di circa 31 Wh/km, lo stesso del vecchio Lepton, a velocità urbane (il nuovo va meglio). E naturalmente (come del resto il Lepton) il recupero di energia in decelerazione è qualcosa che ti diminuisce notevolmente i consumi, soprattutto nel tragitto collinoso verso l'Osservatorio di Arcetri. In pratica freni davvero molto di rado, il più delle volte o semplicemente deceleri, o usi il freno-motore che si inserisce quando sfiori le leve dei freni. Purtroppo l'indicatore di carica della batteria funziona male: misurando il voltaggio delle celle, che resta quasi costante finché queste non sono quasi scariche, ti serve in pratica come indicatore di riserva. Molto più sicuro segnarsi i km ad ogni ricarica e basarsi su quelli.

Il posto per il secondo passeggero, mi garantisce chi l'ha provato, è comodo, con delle belle maniglione laterali.

Un problema, all'inizio, è la silenziosità. In moto uno si abitua a capire la velocità dal tono del motore, qui semplicemente il rumore non c'è, per cui non sai a quanto stai andando se non abbassando lo sguardo sul tachimetro. E con la ripresa che si ritrova puoi accorgerti di aver superato i 60 solo dopo aver passato l'autovelox, anche se ora sto prendendo un po' l'occhio. Ovviamente la silenziosità per il resto è una goduria, viaggiare in una strada di campagna sentendo solo il rumore dell'aria è piacevolissimo. E senti molto di più il traffico, che per la sicurezza non guasta.

Problemi incontrati

Ance se la meccanica del telaio appare solida e curata, diversi particolari, e la carrozzeria in generale, sono decisamente "cinesi".

Cavalletto

Il cavalletto è retto da due dadi che serrano due boccole. I dadi non erano bloccati con rondelle artigliate o simili, e lo sforzo nel caricarlo e scaricarlo ha finito per allentarli. Dopo solo due mesi uno dei dadi si è completamente svitato, e lo sforzo ha tranciato il secondo dado. Ho sostituito il tutto con dadi nuovi, questa volta serrati con rondelle spaccate, e non ho più avuto problemi.

Carrozzeria

La carrozzeria è in plastica leggera, non caricata in fibra. Le normali vibrazioni del fondo stradale sconnesso di Firenze mi han provocato rapidamente diverse rotture, rimediate con sistemi diciamo un po' artigianali. Qui sotto potete vedere l'incollaggio di un rinforzo nel "copricatena", e la parte posteriore, che regge la targa, fissato con delle reggette.


Ho poi avuto poi un incidente, nel traffico fiorentino, che mi ha costretto ad un fermo di alcuni mesi.  Un'auto mi ha preso (a bassa velocità, ma neppure troppo) a sinistra, demolendo mezza carrozzeria (e procurandomi una bella botta alla gamba). Come c'era da aspettarsi la carrozzeria si è sostanzialmente sbriciolata, ma ho rifatto la fiancata completa con 200 euro. Comunque anche con la carrozzeria a pezzi la struttura della moto e l'elettronica non hanno avuto il minimo danno, sono tornato a casa tranquillamente. E i pezzi di ricambio mi sono arrivati a stretto giro di posta, assieme agli schemi di montaggio, l'assistenza è veramente precisa ed ottima, e la ditta italiana ha sempre risposto a tutte le mie richieste con la massima disponibilità.

Il BMS

Una batteria ha bisogno di un sistema di controllo della carica, che eviti di caricare o scaricare troppo le celle e soprattutto che equilibri la carica, per evitare di avere un singolo elemento troppo carico o scarico. Se infatti le celle non sono rigorosamente uguali, finisce che presto una cella si disequilibria, si scarica più rapidamente delle altre e l'autonomia della moto si riduce drasticamente. In pratica questa cella non si carica mai, perché il caricabatterie si spegne quando le altre sono cariche, ma va in scarica profonda quando le altre avrebbero ancora carica, tra l'altro accorciando di molto la sua vita.

La moto viene fornita senza BMS, in quanto i modelli economici, cinesi, di questa elettronica tendono a guastarsi facilmente, con conseguenze disastrose. Nel migliore dei casi ti ritrovi la moto bloccata, se non sai dove mettere le mani. E ho quindi provato a sperimentare alcuni BMS presenti in commercio.
Questo, che ho attaccato a delle celle, identiche a quelle della moto, che utilizzo come accumulo per un pannello solare, è economico ma ha tolleranze enormi, in pratica funziona quando pare a lui. Scartato subito.

Ho quindi acquistato un sistema BMS lituano, che mi è sembrato molto curato. Alla prima occasione (l'incidente di cui sopra) ho smontato completamente la moto ed installato l'elettronica. Un modulino su ogni cella sente la tensione e la temperatura, e tramite un bus seriale li comunica ad una centralina, che sente anche la corrente consumata e la velocità. Durante la ricarica la centralina inserisce delle resistenze, presenti su ciascun modulino, in modo da rallentare la carica dei moduli più carichi e permettendo ai rimanenti di raggiungerli. È possibile registrare sul cellulare, via bluetooth, quel che succede al sistema, in pratica ho una "scatola nera" delle batterie. La centralina inoltre ti calcola il consumo, e quanti km ti rimangono prima di restare a secco. Chiaramente non è una cosa che controlli in corsa, ma è comunque utilissimo.

Purtroppo il diavolo si nasconde nei dettagli. Tre dei modulini assorbivano un po' di corrente, 3 milliampere invece dei 0,5 di specifica. Sono pochi, ma in un paio di mesi (con la moto ferma, d'estate) han creato uno sbilanciamento delle celle di una ventina di ampere-ora. Che, in pratica, significa che le celle coinvolte si scaricano completamente quando le rimanenti hanno ancora un terzo abbondante della carica, esattamente quello che si vuole evitare con un BMS. Inoltre i moduli sono protetti dall'umidità con una lacca, ma i due più esterni nel pacco batterie han smesso di funzionare dopo pochi mesi, con le piste ossidate. Evidentemente il vano batterie è tutt'altro che stagno, e durante la marcia ci finisce dentro dell'acqua.


Il tutto era in garanzia, e mi sono arrivati a stretto giro di posta 6 modulini nuovi, funzionanti secondo specifiche, senza dover neppure spedire indietro quelli difettosi.Li ho rimontati e ho provveduto a proteggerli con un foglio di plastica, per rendere il tutto più stagno, il che non guasta anche per proteggere le batterie.

La misura della curva di scarica delle batterie mi ha portato a delle sorprese. Nominalmente le celle sarebbero da 70 Ah, ma di fatto finiscono per scaricarsi dopo 50 Ah. La curva qui sotto mostra il variare della tensione media sulle celle durante la scarica (i punti più sparpagliati), e la carica (la curva più continua). Per allungare la vita delle batterie ho fissato il limite di carica un po' prima della carica completa, e non ho scaricato completamente le celle, per cui la capacità totale è probabilmente intorno ai 55 Ah, ma non di più.

Il sistema registra ogni 2 secondi lo stato di ogni cella, la corrente assorbita, la velocità, la distanza percorsa e la carica complessiva della batteria, per cui è possibile sbizzarrirsi a graficare praticamente qualsiasi cosa. Si misura bene la resistenza interna delle celle, e si vede che il recupero dell'energia funziona benissimo. Il display sul cellulare mostra la carica residua e calcola i chilometri che è ancora possibile percorrere. Tre LED che ho messo sul cruscotto avvisano quando si è in riserva, segnalano eventuali anomalie delle celle, e mostrano la regolarità della ricarica.

Qualche conclusione

La moto va bene, è una goduria guidarla, la meccanica e l'elettronica sono ottime, la carrozzeria lascia a desiderare. Il vano batterie non è molto protetto da schizzi d'acqua, e questo non è bello anche se le batterie sono protette da una copertura in espanso a celle chiuse (grossomodo un tappetino da campeggio) fissato con bande elastiche. L'assistenza e la disponibilità del venditore sono state assolutamente perfette.

L'assenza di un BMS mette a rischio le batterie, ma trovare un BMS che non rischi di peggiorare la situazione è un'impresa. Quello che ho trovato io è buono, con un'ottima assistenza, ma costa caro e richiederebbe comunque un vano batterie più protetto. I BMS cinesi che si trovano in giro hanno soglie di intervento decisamente lasche, e di fatto servono a poco.

Le batterie cinesi (anche quelle di buona marca, come quelle usate qui) hanno una capacità che è circa 3/4 di quella dichiarata di targa. Ero abituato troppo bene con le coreane usate nel Lepton.

martedì 24 dicembre 2013

Intervista


Sono stato intervistato da Saverio Tommasi, un regista freelance fiorentino, sul tema delle scie chimiche, a completamento di un servizio sulla manifestazione di Modena dei sciachimisti (interessante, come introduzione sul tenore delle loro affermazioni).
Sono meno di 2 minuti, in cui chiaramente dico pochissime cose, purtroppo ha dovuto tagliare dei pezzi per me interessanti, come il commento a questo bel "cane solare" fotografato dalla mia collega Antonietta Russo. Ma sono bastate a far ricevere ingiurie e minacce a Saverio.



Di seguito metto una considerazione di Saverio, tratta dalla sua pagine facebook. Mi sembra una delle descrizioni tra le più concise ed efficaci del fenomeno.


A PROPOSITO DEL NATALE E DELLE SCIE CHIMICHE
Il video ha fatto scoppiare un putiferio. Lasciando stare quello che propone una colletta per comprarmi una corda con cui impiccarmi, e un altro che sostiene che sono pagato (ed è vero, ma non dalla CIA come dice lui), la situazione è preoccupante. Perché non si tratta solo di una tesi antiscientifica e dell'attacco indiscriminato a tutti i mezzi di informazione (era questa la manifestazione in cui, come avevo raccontato in un altro post, sono stato avvicinato per sei volte da sei persone diverse che a mezzo metro dalla faccia mi fotografavano per "schedare il giornalista", parole loro).
Si tratta proprio di una percezione sballata della realtà. Mezza frase di due ex generali dell'esercito (che tra l'altro non parlano mai espressamente di scie chimiche), vengono portate come prova inconfutabile. Un tabellone con un foglio in A4 fotocopiato e scritto a mano (ripeto: scritto a mano), viene portato come prova di un'analisi. Ma poi il nome del laboratorio non me lo dicono (per proteggere il laboratorio dagli attacchi, ovviamente), e non sanno neanche cosa sia stato analizzato (se aria, acqua, neve...e ovviamente perciò non si sa neanche da dove sia stato preso il campione).
Nonostante tutto questo, dicevo, invece di essere contenti del video, ma contenti davvero perché le teorie che i partecipanti raccontano sono le stesse che si ritrovano in qualsiasi sito complottista, l'accusa che mi fanno è quella di aver intervistato, alla fine del video, anche uno scienziato. Oh bella, ma solo la loro versione doveva esserci?
Altra accusa quella di aver contrapposto dei manifestanti a uno scienziato, sarebbero piani diversi. Certo che lo sono, ma scienziati che sostengono il complotto delle scie chimiche non ci sono (e non perché sono tutti pagati dalla CIA).
Comunque, dicevo, la situazione è preoccupante, perché la teoria sostenuta intorno alle scie chimiche è devastante. Cioè sostengono che i cambiamenti climatici (cioè il surriscaldamento del pianeta) dovuti all'inquinamento non esistono e sarebbero una mossa propagandistica per sviarci dai veri problemi (le scie chimiche). Tradotto: non importa fare niente contro l'inquinamento, basta che vi occupiate di scie chimiche. Praticamente Bush esulta e i petrolieri se la ridono. E poi, sempre secondo questa teoria scia chimichista, sostengono che i terremoti, i maremoti, gli tsunami e le alluvioni sarebbero indotti artificialmente. Anche qui, in altre parole, non preoccupatevi del dissesto idrogeologico o della costruzione di edifici anti sismici, basta bloccare le scie chimiche e i terremoti smetteranno.
Sono abbastanza sconfortato, ma sapete che vi dico?
Buon Natale, e che Babbo Natale vi porti tanti doni. Perché le scie chimiche non esistono ma Babbo Natale è una realtà evidente (o comunque più delle scie chimiche, io ieri Babbo Natale l'ho pure fotografato. E ci ho parlato. E mi ha confermato la sua esistenza)

sabato 23 novembre 2013

Geoingegneria clandestina

Riassunto: la geoingegneria (Meglio, Ingegneria climatica) è una cosa reale, ed cambiamenti climatici pure. Non ci sono in corso esperimenti significativi di geoingegneria anche se è bene discuterne. Ma le scie chimiche non c'entrano, i disastri ambientali non sono causati da irrorazioni aeree clandestina, e chi lo afferma è un irresponsabile

In questi giorni, dopo i disastri meteorologici nelle Filippine e in Sardegna, si leggono un sacco di riferimenti alla geoingegneria. Ma cos'è?


Innanzitutto una precisazione linguistica (vedi primo commento): la geoingegneria sarebbe l'ingegneria che si occupa di sottosuolo. Quella di cui si parla qui dovrebbe chiamarsi Ingegneria climatica. Ma, purtroppo per i geoingegneri, il termine è diventato di uso talmente comune che non se ne esce.

Per (geoingegneria) o Ingegneria climatica si intendono tutte quelle attività che hanno lo scopo di modificare l'ambiente terrestre nel suo complesso. Credo sia abbastanza ovvio che esiste della "geoingegneria involontaria": l'inquinamento, la distruzione di interi ecosistemi forestali, il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, tanto per fare qualche esempio, sono cose che cambiano la Terra in modo macroscopico, anche se non voluto. L'esempio più classico di questa modificazione è dato dai cambiamenti climatici, che possono cambiare la faccia del pianeta al punto da renderne invivibili alcune regioni, sommergerne altre, ed in generale modificare gli ecosistemi su tutto il pianeta.

Allora qualcuno ha avuto la brillante idea: invece di inquinare meno che tanto non ci si metterà mai d'accordo, come sta mostrando la conferenza COP19 in questi giorni a Varsavia, non potremmo fare interventi che raffreddino il pianeta, questa volta in modo mirato?  Ne ho già parlato qui, 4 anni fa, e in breve quel che penso è che queste cose rischiano di far più danni di quelli che eviterebbero, oltre a fornire un'ottima scusa a chi non vuol far nulla: possiamo continuare tranquillamente ad inquinare, tanto ci sarà uno scienziato, deus ex machina, che inventerà qualcosa per rimettere tutto a posto. In realtà i deus ex machina non esistono, ma intanto abbiamo evitato di dover affrontare realmente i problemi.

Tutte queste considerazioni han mosso diversi gruppi di ambientalisti a prendere posizione contro queste ipotesi di interventi. Ad esempio Vandana Shiva, all'ultima edizione di "Terra Futura", ha esposto perplessità non molto diverse dalle mie. Ma alcuni gruppi, incluso quello che aveva invitata Shiva, pensano che la geoingegneria sia un problema già ora. Si veda ad esempio questa cartina. Mostra interventi di geoingegneria attualmente praticati in tutto il mondo, e sembrerebbe non si salvi nessuno. Ma proviamo a guardare più da vicino.

Innanzitutto la maggior parte degli interventi proprio non sono geoingegneria. Si tratta del vecchio "cloud seeding", la tecnica di spargere alcune sostanze nelle nubi per fornire nuclei di condensazione e favorire la pioggia. La cosa è molto gettonata, anche se i risultati sono variabili, la maggior parte degli esperti che ho sentito parla di aumenti di piovosità variabili tra zero e un 20%. Questa non è geoingengeria perché non cambia il clima. Se doveva piovere, piove un po' di più, altrimenti nulla. Se non "semino" la nube, anche se ho "seminato" tutte quelle passate di lì il mese prima, non succede nulla. Qualcuno ha anche provato ad applicare tecniche simili sugli uragani, per vedere di deviarli o scaricare prima la pioggia diminuendone l'intensità, ma si è smesso subito perché si è visto che non succede rigorosamente nulla.

Poi ci sono cose che tecnicamente sono geoingegneria, ma a cui è difficile obiettare: riforestazioni ed uso di biochar, per assorbire CO2 dall'atmosfera e farne buona biomassa. Infine  i pochi esperimenti (falliti) di fertilizzazione degli oceani, l'ultimo ormai 4 anni fa nell'Oceano Indiano, e qualche timido tentativo di sequestro del CO2 per metterlo in vecchi giacimenti esauriti di metano, cose piccole e costose, si fa prima a non bruciarlo proprio, quel carbonio.  Quindi, alla fine, di esperimenti potenzialmente pericolosi di geoingegneria, in corso, non ce n'è praticamente nessuno.

"Ma a noi non la si dà a bere", dicono i nostri diversamente esperti. Certo, i governi dicono di non farla, ma la stanno facendo di nascosto, e neppure troppo. Ecco spiegate le "scie chimiche", che non sarebbero altro che irrorazioni in atmosfera per modificare il clima a scopi militari. Anche tutta la storia del global warming è solo una copertura, per dare un alibi a questi interventi, quando verranno resi pubblici. Copertura che permette di manipolare il clima a scopi bellici, creando tifoni, bombe d'acqua, terremoti (quelli li fanno con le onde radio, usando tecniche così segrete che nessun fisico al mondo ne conosce neppure le basi). E puntualmente, ad ogni disastro, questi saltano fuori a spiegare che è tutta colpa delle scie chimiche e di HAARP.

Ovviamente nessuno riesce a cogliere le contraddizioni di queste teorie. L'impianto HAARP è stato chiuso mesi fa per i tagli al bilancio. Non lo dice il governo USA, ma i tanti radioamatori che si divertivano a captarne il segnale (in fondo le onde radio è difficile nasconderle, visto che basta una radio per riceverle).

Non si capisce perché qualcuno stia spendendo cifre stratosferiche (è proprio il caso di dirlo) per mettere in atto contromisure al Global Warming e poi non se ne vanti pubblicamente. No, stiamo salvandovi da un incubo, ma lo facciamo di soppiatto, negando sempre tutto. Invece nel mondo reale si sta facendo di tutto per minimizzare il problema, per non prendere provvedimenti, si promettono riduzioni delle emissioni tra 15 anni ma poi si dice che in fondo non è così importante, anzi, probabilmente le emissioni aumenteranno.

I disastri naturali finiscono per colpire gli stessi USA? Si trova sempre un motivo per cui le città colpite in realtà avevano fatto qualche sgarbo al potente di turno. Se lo sgarbo non esiste, si inventa, il motivo delle alluvioni sarde è un ipotetica decisione della Regione di esentare la Sardegna dal pagamento dell'IVA. Forse faranno trombe d'aria mirate agli evasori fiscali, già che ci sono.

Le prove citate alla fine sono le solite. Qualsiasi studio che parli genericamente di clima mostra che la scienza collusa con i militari sta studiando come modificarlo. Se poi parla anche di aerosol è la "pistola fumante" dello spargimento di aerosol da parte di aerei. Poi le scie che non sono più quelle di una volta, sono troppe, sono strane, non ci piacciono.

Si trattasse solo di qualche persona con idee un po' particolari, sarebbe da sorriderci sopra. Ma quando si supera la dozzina di interrogazioni parlamentari,  diversi comuni approvano mozioni o sponsorizzano conferenze sul tema, si compilano liste di "nemici della patria", o un giornalista propone di farne di nuove più dettagliate, ci si comincia a preoccupare. Anche perché vengono additati come bersagli proprio chi di questi problemi si occupa: climatologi, meteorologi, geologi... Tutti collusi con il potere ombra che organizza gli uragani, alcuni persino denunciati. In alcuni casi molestati con telefonate notturne, o aggrediti (per ora senza conseguenze serie, ma le liste di proscrizione non fan mai bene). E nel frattempo si dimenticano i problemi reali, e le loro cause.

martedì 10 settembre 2013

Motorini e batterie: 140 km con un litro


Ho da diversi anni un motorino elettrico, un vecchio Lepton, che ho retrofittato 5 anni fa con batterie a litio-polimeri. Ne ho parlato qui, e dopo due anni ho descritto come sono invecchiate le batterie. Di molto poco, contrariamente a quelle del mio portatile. Un anno fa il motorino, che ormai aveva 11 anni, non avrebbe passato la revisione, e ho deciso di rottamarlo. Ho acquistato da un amico un motorino identico, con le batterie al piombo ormai andate (si trovano nel mercato dell'usato a 2-300 euro, ho speso di più per re-immatricolarlo, revisionarlo e per qualche piccola manutenzione), e ho "travasato" le mie batterie su di questo.

Adesso ho rimisurato la scarica delle batterie, ormai a 26 mila km (circa 450 cicli completi di carica e scarica). Siccome nei primi tre anni le batterie avevano perso un 3% della carica, mi aspettavo qualcosa di simile. Con mia sorpresa le prestazioni sono rimaste identiche a 3 anni fa; non avendole scaricate a fondo non so esattamente quanto sia il degrado, ma direi sotto l'1%. Qui sotto il nuovo grafico: i punti rossi (3 anni fa) e blu (oggi) sono praticamente sovrapposti, mentre entrambi sono spostati di un 3% per allinearli ai punti verdi, della curva di scarica originale delle batterie nuove.
Curva di scarica, originale (verde), dopo 2 anni (rossa), e dopo 5 anni (blu). Le curve continue sono quelle date dal produttore, per varie velocità di scarica

Il nuovo motorino ha anche consumi decisamente minori. Il vecchio faceva circa 1.5 km per ampere-ora. Sono 45-50 km con un "pieno", cioè 1,8 kWh, 40¢, e meno di mezzo litro di petrolio bruciato in una centrale elettrica. L'attuale, evidentemente migliorato in motore ed elettronica, sfiora i 2 km/Ah, e quindi supera agevolmente i 60 km di autonomia. Sono circa 140 km con un litro (di petrolio o equivalente in centrale elettrica) Considerato che entrambi facevano circa 40 km con le batterie di serie mi ritrovo nella piacevole situazione di trovarmi un mezzo che migliora invecchiando.

Ho anche un pannello fotovoltaico, che uso per questo computer, il modem, e la lampada da tavolo, con una batteria tampone per accumulo. Fino a due settimane fa usavo una batteria a piombo da autotrazione, 100 Ah, ma spesso, soprattutto se avevo qualche giorno di nuvolo, mi ritrovavo con la batteria a terra. Ho provato anche qui a sostituire il tutto con 4 celle al LiFePO4, 70 Ah (meno di un kWh), e in due settimane anche di uso intenso del computer non le ho mai viste fare una piega. Spero mi durino come quelle del Lepton.