martedì 12 aprile 2016

Referendum, trivelle e global warming

Domenica andrò a votare per il referendum, per il semplice e banale fatto che votare è un diritto conquistato con il sangue dai nostri genitori, o nonni, e non voglio in nessun caso che questo diritto venga svuotato per calcoli di convenienza di una o l'altra parte. Quindi uno può votare in un modo o nell'altro, o astenersi annullando la scheda, ma andare a votare è un dovere, perché resti un diritto.

Anche se ho una mia idea, che cercherò di esporre qui, non intendo certo togliere il saluto a chi la pensa diversamente. Soprattutto se lo ha fatto con un ragionamento, che posso anche non condividere, ma che comunque rispetto. Non ho tanto rispetto invece per chi mi accusa di incoerenza perché non vivo nelle caverne, o non rinuncio completamente agli idrocarburi: il referendum non è su questo.

I fatti

Comincio con qualche dato. Il referendum parla di concessioni di sfruttamento di giacimenti che siano a meno di 12 miglia dalla costa, impedendone il rinnovo al termine della concessione attualmente in vigore. Le concessioni di cui si parla sono 17. Altre 9 concessioni, appena rinnovate, continueranno l'attività per 30 anni circa in ogni caso.

Le 17 di cui sopra scadranno progressivamente quasi tutte nei prossimi 3-4 anni, e nel 2015 han prodotto 1,21 miliardi di metri cubi di gas, circa il 17,6% della produzione nazionale (il 2,1% dei consumi 2014). Tra queste, 4 concessioni hanno permesso anche una produzione di petrolio pari a 500.000 tonnellate, circa il 9,1% della produzione nazionale (0,8% dei consumi 2014). Queste concessioni, nel caso vincano i SÌ al referendum, non potranno essere rinnovate, e potranno essere prorogate solo in casi eccezionali.

In generale le concessioni sfruttano perforazioni esistenti, ma non impediscono di fare nuove prospezioni, o di installare nuove piattaforme all'interno di una concessione esistente. Questo è esplicitamente previsto almeno per due concessioni. Nella cartina qui sopra si vede la modifica delle regioni dove esistono concessioni.
Produzione delle concessioni oggetto del referendum. L'anno di scadenza è indicato in didascalia. Fonte: DGRME-MISE elaborata da ASPO

La produzione di queste concessioni è in calo da anni. Il picco di produzione di gas, oltre 5 milioni di mc, è avvenuto per questi giacimenti nel 1998, e almeno dal 2005 la produzione sta calando, dimezzando ogni 5 anni circa. Quindi, referendum o no, in una decina d'anni la produzione sarà grossomodo 1/4 dell'attuale. Ed è abbastanza facile prevedere che una quota delle concessioni non verrà comunque rinnovata, per le rese troppo basse.
Produzione totale offshore degli ultimi 50 anni, e fit con una curva logistica. Abbiamo già estratto il 90% del gas offshore che potevamo estrarre. 
Le concessioni pagano royalties molto basse all'Italia, con una quota elevata di franchigia in cui non viene pagato nulla. Nel 2015 questa quota esente riguardava il 51% del gas e petrolio estratti, e con il calo delle rese questa quota è destinata ad aumentare. Il costo del referendum da solo corrisponde ad alcuni anni di royalties.

Nei prossimi anni dovrebbero succedere anche altre cose. Secondo gli accordi di Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici, ci siamo impegnati a ridurre le emissioni di CO2 del 40% nei prossimi 15 anni, ed entro il 2050 dovremo ridurle ad una frazione dell'attuale. I tagli ai consumi riguardano tutti i combustibili fossili. Il metano produce meno CO2 di petrolio e carbone, e quindi viene spacciato come meno dannoso, ma ha un impatto maggiore dovuto alle perdite nell'estrazione e distribuzione, essendo molto più efficace come gas serra. Alla fine non è meglio del resto. In ogni caso in prospettiva dovremo ridurne i consumi in modo abbastanza celere, se vogliamo rispettare gli impegni presi a Parigi, come si può vedere ad esempio da questo grafico (fonte: proiezione dei consumi energetici italiani, ENEA 2013).

Per riuscire a limitare il riscaldamento globale, quindi, non ci sono alternative a lasciare una grossa quota dei combustibili fossili sottoterra. Per rimanere nei limiti di 2 gradi di aumento della temperatura globale dovremo rinunciare all'80% del carbone, a circa un terzo del petrolio e a metà del metano attualmente sfruttabili. Quindi qualcuno dovrà necessariamente chiudere degli impianti di estrazione nonostante ci siano ancora riserve sfruttabili. È inevitabile, se non vogliamo finire arrosto.

Queste argomentazioni sono esposte da chi si occupa di riscaldamento globale (blog climalteranti) e di esaurimento delle risorse petrolifere (ASPO Italia), ma non si ritrovano granché tra i promotori del SÌ, che puntano invece sull'inquinamento, rischio di incidenti, danni al turismo. Di fatto questi rischi sono molto bassi. Proprio perché i giacimenti sono sfruttati, hanno una pressione bassa e non c'è un reale rischio di fuoriuscite. Le piattaforme non danneggiano l'ecosistema marino, almeno per come sono gestite, e rischi di inquinamento ben maggiori sono rappresentati dal trasporto di gas e petrolio. A fine vita le piattaforme possono servire come base per impianti eolici offshore.

I problemi occupazionali sono molto più complessi da valutare. Il comparto dà lavoro a 11 mila persone, ma nelle concessioni interessate ci lavora solo una parte. In ogni caso il declino dei giacimenti porterà a perdite di posti di lavoro, per cui stabilire quanti ne farebbe perdere il referendum è oggetto di troppe ipotesi ed interpretazioni per essere messo nei "fatti". Almeno da me.

E le opinioni

Fin qui i dati su cui discutere. Sul cosa fare iniziano le opinioni, e le speculazioni, e ovviamente il terreno è molto più scivoloso. Ho amici, anche nelle associazioni citate sopra, che voteranno "no", perché ritengono comunque questa una risorsa strategica, anche se marginale. O perché prevedono effetti negativi di vario tipo.

Cosa succederebbe con una vittoria dei "si", o dei "no"? Molto difficile dirlo. L'ENI probabilmente ha abbastanza voglia di abbandonare il settore italiano, che rende poco (anche se è comunque in attivo), e questo include le piattaforme oltre le 12 miglia. Il referendum potrebbe dare la scusa per farlo. I posti di lavoro nel settore sono comunque a rischio, come dicevo sopra si tratta di giacimenti in esaurimento, che sicuramente non dureranno ancora decenni. Ma dare la colpa al "si'" renderà più facile farlo. Oppure invece potrebbe spingere a una riconversione del settore.

Una vittoria del NO potrebbe sdoganare l'idea che l'Italia sia ricca di idrocarburi, e rilanciare i fantasiosi miti di una indipendenza energetica italiana. Affossando ancora di più le rinnovabili, che ormai soffrono di un attacco a tutto fronte. E chi se ne frega di Parigi e dei cambiamenti climatici, basta recuperare uno o due "diversamente esperti" che ti spieghino che il global warming è una bufala.

In questo la campagna referendaria per il NO è particolarmente preoccupante, perché si basa tutta sull'idea che senza quel gas non possiamo vivere, che non si può fare a meno di quel 2%, che le rinnovabili siano solo un'illusione, o che chi è contrario a rinunciare a quel 2% deve andare a piedi e chiudere il rubinetto del gas della cucina. Tutto questo non ha senso, perché dobbiamo fare 10 volte tanto, nel periodo in cui questo gas ci verrà a mancare (ed in buona parte mancherà comunque). Certo, il discorso è più complesso, e riguarda l'opportunità o meno di rinunciare a questi specifici giacimenti, ma nei prossimi anni dovremo rinunciare a molto più gas e petrolio, volenti o nolenti, referendum o no, di quanto ci diano queste concessioni. Non si discute.

Una vittoria dei Sì rilancerà invece le rinnovabili? Mi permetto di essere scettico a riguardo. Diciamo che ci spero. Come spero che una vittoria dei No non le affossi ulteriormente (il che mi sembra più probabile). In conclusione se questo referendum non si faceva era meglio, ma ora c'è e ce lo dobbiamo tenere.

Al di là quindi dell'impatto reale, che è molto modesto e comporterà alla fine la rinuncia ad una piccolissima frazione dei nostri consumi di gas e petrolio, il significato del referendum è politico, e dipende in modo fondamentale da come verrà letto. Cosa estremamente difficile da prevedere, quindi, come dicevo all'inizio, rispetto chi fa previsioni differenti dalle mie.

Un ragionamento più sensato è quello di chi sostiene che quel gas, che non estrarremo, lo dovremo importare, quindi scaricando su altri l'inquinamento. Ma il paradosso di Jevons è in agguato. Se non estrai del metano, non lo bruci, è pacifico. Se lo estrai, lo bruci, e quello che non lo importi lasci ad altri la possibilità di bruciarlo. Di fatto nessuno vorrà smettere di estrarre, perché significa rinunciare a dei guadagni. Abbiamo visto che dovremo rinunciare, nei prossimi anni, a ben più  di quanto verrà bloccato dal referendum. Ha senso dire che possiamo rinunciare ad un 20% delle nostre capacità estrattive, probabilmente meno visto il depauperamento dei giacimenti, quando dovremo ridurre i consumi del 75%, e quindi chiedere agli altri di lasciare sottoterra metà delle loro risorse di gas? O non è questo fare gli ecologisti con i soldi (delle estrazioni) degli altri?

Anche qui, stabilire se complessivamente estrarre o meno un milione di metri cubi l'anno stimoli o freni l'estrazione a livello globale credo sia questione da palla di vetro di mago Merlino. E probabilmente siamo sull'irrilevante. Ma i simboli, i segnali, forse contano.

Concludo con una foto del mio mezzo di locomozione. Uno scooter elettrico che fa circa 120 km con l'equivalente di un litro di petrolio. E che ora ricarico usando energie rinnovabili. 


domenica 28 febbraio 2016

Motorini e colonnine di ricarica

Una delle vecchie colonnine
Firenze è la città italiana che ha la migliore rete di colonnine di ricarica per veicoli elettrici. In media ne trovi una entro un km da dove sei, gratuite, e fino a pochi mesi fa gestite dalla società che gestisce anche l'illuminazione pubblica ed i semafori.

Grazie ad un finanziamento della Comunità Europea per incoraggiare la mobilità elettrica, le colonnine sono state sostituite con altre, di proprietà dell'ENEL, che funzionano con un sistema a pagamento (lo so, suona molto male, e per ora evito commenti). Il primo anno è pagato dal Comune, dal 2017 occorrerà farsi un contratto con l'ENEL. Le nuove colonnine hanno solo 2 spine, invece delle 4 presenti in quelle vecchie, e una delle due è ad alta potenza per auto, quindi utile per incoraggiare queste ultime ma inutilizzabile per gli scooter.

Le nuove colonnine sono un po' un disastro. Molte non funzionano, o sono guaste, o non ancora in esercizio. L'apposita app per telefonini ne mostra attualmente circa il 40% "in manutenzione", e il dato, ad occhio, non è cambiato molto nell'ultimo mese.  Hanno bisogno di un collegamento telematico, per verificare l'identità dell'utilizzatore, e capita che questo non funzioni. Spesso occorre fare due o tre tentativi di autenticazione. E, come del resto le precedenti, sono regolarmente ostruite da auto e scooter a benzina, che parcheggiano nelle piazzole riservate. Visto che tra gli abusivi ci sono pure il Sindaco e le auto di servizio della Regione non c'è da sperare in un rispetto della legge. Di recente poi un servizio di car sharing elettrico, con 200 veicoli, ne sta monopolizzando l'uso.

Il problema principale però, per ora, riguarda le spine da utilizzare.
La ricarica dei veicoli elettrici è una babele normativa e di standard, che sono recentemente si è un po' stabilizzata. E quindi questo articolo è anche una richiesta di aiuto, a chi ne capisce più di me.

Uno scooter si può tranquillamente caricare alla presa del garage (anche e sembrerebbe sia illegale farlo, occorrerebbe un contratto apposito), ma un'auto con un pacco batterie da 20 kWh o più ha bisogno di potenze molto maggiori. 20 kWh significano 20 kW di potenza per un'ora, e una presa di casa regge circa 3 kW, a fatica. Una presa industriale trifase arriva 10 kW, ancora pochi. E quindi esistono prese apposta, tra l'altro adatte a funzionare all'aperto, sotto la pioggia.

In Europa i tipi di connettori sono normati dalla CEI EN 62196-2: “Spine, prese fisse, connettori mobili e fissi per veicoli”, e le modalità per collegarsi (come si usano queste spine) dalla CEI EN 61851 “Carica conduttiva dei veicoli elettrici". In Italia esistono inoltre le norme CEI CT 312, che si rifanno alle precedenti. Già a questo punto si capisce che la questione non è semplicissima. Tra norme, interpretazioni, applicazione eccetera occorre una laurea in giurisprudenza ed una in ingegneria elettrotecnica solo per capirci qualcosa. Io di giurisprudenza ne capisco quanto di paleografia semitica, per cui appunto accetto volentieri dritte e correzioni.

Per farla breve, nelle situazioni all'aperto si adotta il cosiddetto "modo 3", in cui il cavo elettrico ha da uno o ambedue i lati delle prese a norma. Non van bene quelle di casa, e neppure quelle blu industriali. Non vanno bene quindi adattatori, prolunghe, o prese sul veicolo differenti da quelle della normativa CEI.

Esistono circa 5 tipi differenti di prese, ma le modalità con cui funzionano sono le stesse. La colonnina tiene la presa normalmente spenta. Quando si inserisce la spina, la colonnina interroga il veicolo, usando uno o due contatti "pilota" presenti nella presa, e stabilisce quanta corrente massima può erogare. Una volta che colonnina e veicolo si sono messi d'accordo, la presa viene effettivamente accesa. In questo modo la colonnina è spenta finché non si inserisce la spina, non si può prendere la scossa infilando le dita nella presa, e non si può bruciare il cavo per un cortocircuito.

Le vecchie prese usavano una spina di "modello 3A", detta anche "Scame", che richiedono un circuito pilota molto semplice, in pratica una resistenza ed un diodo. Con un'interpretazione un po' di fantasia della normativa, praticamente tutti i possessori di veicoli elettrici si erano quindi dotati di una sorta di prolunga, con ad un capo la spina "Scame" da infilare nella colonnina, e dall'altro una presa volante per le spine di tipo "tedesco", che di solito era quella del motorino. Il circuitino veniva messo nella spina Scame.

Il forellino
Nonostante le standardizzazioni, nel tempo le spine "Scame" sono cambiate. Si è aggiunto un forellino, che serve a bloccare la spina nella presa. Considerato che il servizio è a pagamento, non vuoi che qualcuno sfili la tua spina ed infili la sua, ricaricando a tue spese. Il forellino, con poche istruzioni, è facile da fare, ma senza di quello la colonnina ti dice di riprenderti la tua spina, senza spiegarti perché non va bene. E ovviamente al Comune non ne sanno nulla, per sapere queste elementari informazioni è servito un passaparola tra gli utenti più esperti.

Ma come abbiamo visto sopra, le prolunghe non van bene. Il che è un problema, praticamente tutti i veicoli (non solo i motorini) costruiti fino a pochi anni fa hanno una presa tedesca per la ricarica, e cambiare il cavo di collegamento richiede un bel po' di lavoro. Con un escamotage legale, però il passaparola (ancora, non esiste nessun documento ufficiale) consente l'uso di prolunghe se la presa e spina sono all'interno del veicolo. In pratica se ho una prolunga che però si attacca al cavo del motorino sotto la sella, posso sostenere, tirato per i capelli, che il filo che esce dal motorino sia una sua parte integrale non separabile, e che il dispositivo di sicurezza sia all'interno del veicolo. O comunque che un vigile che passi di lì possa non accorgersi della differenza. Il cavo di collegamento però deve essere a 4 fili (lo ha stampigliato sopra, con la sigla "4G") e il circuitino deve essere nella presa tedesca nel sottosella. Se voglio ricaricare il motorino alla presa del garage, devo prendere un adattatore come quello in figura.

In pratica quindi come fare?
  • Se si ha già un cavo fatto nel modo giusto, basta fare il forellino. Ha un diametro di 5 mm, ed è posizionato sopra il collegamento di massa. La presa ha una linea di stampo, che va benissimo come riferimento, e il centro del foro è a 2,5 mm dal rinforzo sul bordo esterno della presa, in pratica il foro lo lambisce. 
  • Se il cavo è a 3 fili, occorre sostituirlo. Un cavo a 4 fili di 3 metri costa circa 5 12 euro, una presa Schuko (tedesca) impermeabile circa 4, resistenza e diodo si recuperano facilmente da vecchie schede elettroniche (almeno, io faccio così) o costano comunque l'euro che manca per fare cifra tonda.
    Correzione: Mi fanno notare che il cavo che costa 5 euro è di categoria FROR, non adatto per esterni se non per usi temporanei. Si dovrebbe quindi usare un cavo FG7OR, o meglio un HO7RN-F, molto più adatti per esterno, ma che costano di più (circa 4 euro/metro).

Nota importante: queste istruzioni sono per una persona esperta, quindi se non lo siete non vi azzardate a mettere le mani in cose che sono molto pericolose, se fatte male. Molto meglio se trovate qualche professionista che vi fa il cavo.

Cominciamo con il circuito. Per il diodo va bene qualsiasi diodo raddrizzatore che regga i 220 volt, ad es. l'inossidabile 1N4004. La resistenza è da 820 ohm, almeno 1/2W.
Schema del cavo di collegamento

La presa SCAME ha 4 pin, come nella figura sopra. Il morsetto di massa (G) va collegato al filo giallo/verde del cavo. Il neutro (N) va al blu, la fase (L) al grigio, o marrone, e il pilota (P) al nero. Il morsetto pilota è quello più sottile degli altri. 

All'altro capo del cavo, saldate il diodo e la resistenza al filo pilota (nero). Il diodo deve avere la fascia bianca dal lato opposto al cavo.  Il risultato dopo la saldatura è circa questo:

Isolate con della guaina termorestringente tutto il circuito. Controllate prima che le saldature siano lisce, senza punte che forerebbero l'isolamento. Mettete DUE guaine termorestringenti, meglio stare sul sicuro.


A questo punto avete un cavo con 4 terminali. Se il mezzo elettrico ha una morsettiera a cui si attaccava il vecchio cavo, la cosa migliore sarebbe collegarsi lì, ma serve un elettrauto che faccia il cambio del cavo. Sia il cavo pilota con circuito che il cavo di massa vanno collegati al telaio del mezzo, e gli altri due alla fase e neutro (con gli stessi colori blu-marrone) del caricabatteria.
Presa Schuko a norma IP44, con coperchio
 Se questo non è possibile, collegate il tutto ad una presa Schuko, in cui infilare la spina del motorino.Cercatela a norma IP44 (impermeabile), costano un euro di più ma la sicurezza non ha prezzo. Purtroppo queste prese non sono polarizzate, quindi fili di fase e neutro vanno indifferentemente nei due fori laterali. La massa e il circuito pilota in quello centrale.


Il tutto richiede circa mezz'ora di lavoro, e 10   18 euro di materiale.

domenica 3 maggio 2015

Ho sbagliato mestiere

In questo week end ho avuto un paio di notizie riguardo al mio lavoro: sostanzialmente, per motivi politici, è stata cancellata la parte di un progetto su cui ho lavorato i fine settimana, capodanno, Pasqua, negli ultimi due anni. Pazienza, succede. Ma sono abbastanza giù di morale.

Nel frattempo mi han segnalato un geniale dispositivo. Un oggetto, delle dimensioni di un caricabatteria per cellulari (probabilmente è veramente un caricabatteria per cellulari a cui han tolto il cavo) che, inserito in una presa di casa, ridurrebbe i consumi anche del 35%. Come farebbe? Semplice, elimina la resistenza elettrica dei fili creando "coppie di Cooper". Per chi mastica un po' di fisica, renderebbe superconduttore il rame dei cavi dell'impianto. Geniale. Mi chiedo come non gli abbiano già dato il Nobel (ce ne sono già due, sullo stesso argomento). Siccome non mi risultano Nobel per una geniale invenzione che renda superconduttore il rame a temperatura ambiente,  devo optare per la supercazzola brematurata con scappellamento a destra, resa ormai immortale in campo energetico dal famoso tubo Tucker.


Per chi non conosce la fisica è utile un breve spiegone. La corrente elettrica incontra una resistenza, un attrito, scorrendo nei fili. Questo causa una perdita di energia, che scalda i fili, e quindi in effetti il contatore segna più consumi di quelli effettivamente usati negli elettrodomestici. Ma in un impianto tipico la perdita è di una frazione di percento, l'1% quando va male e attacchiamo un elettrodomestico con grossi consumi ad una presa non adatta.

Se in un impianto ci fosse una perdita di potenza per resistenza nei cavi del 35%, i fili interessati si scalderebbero al punto da causare un incendio. La prima cosa da fare sarebbe mettere a norma l'impianto. E non usarlo per cose più potenti di una lampadina.

Ridurre la resistenza elettrica a zero è il sogno di tutte le compagnie elettriche, le perdite di potenza in un elettrodotto lungo centinaia o migliaia di km sono chiaramente molto superiori a quelle del nostro impianto domestico. Esiste una situazione in cui questo accade, si chiama "superconduttività". Alcuni conduttori, se raffreddati a temperature MOLTO basse, conducono la corrente in modo perfetto, senza perdite. Il meccanismo assomiglia a quello descritto nella pubblicità del nostro dispositivo, e coinvolge appunto le "coppie di Cooper", ma
parlarne andrebbe troppo per le lunghe.

Il problema è che solo alcuni materiali mostrano questo effetto. Il rame dei fili di casa non è tra questi. Soprattutto occorre raffreddare davvero tanto questi materiali, quello che diventa superconduttore a temperature meno estreme è un composto con la complessa formula HgBa2Ca2Cu3O8+δ che diventa superconduttore a soli 135 gradi sotto zero.

Morale della storia: con un video accattivante, magari con una bella ragazza che spiega concetti apparentemente molto scientifici, posso vendere a 124 euro un oggetto che è sostanzialmente un caricabatteria da cellulare, costo di produzione e commercializzazione di pochi euro. E si può pure scrivere nel sito aziendale:

 "La XXXXX desidera porre in essere un efficace sistema di risparmio di energia elettrica nella consapevolezza che tale virtuoso comportamento contribuisca alla riduzione di anidride carbonica emessa nell'atmosfera e, in generale, alla sensibile riduzione dell'inquinamento ambientale." Caspita, sono pure i buoni ecologici salvatori dell'umanità. E io che mi do da fare con batterie, motorini, pannelli fotovoltaici, che arretrato che sono.

Non c'è bisogno di studiare, perdere nottate a cercare di inventare nuovi modi per combinare segnali di galassie lontane, insegnare queste cose a giovani che presumibilmente le potranno mettere in pratica solo andando all'estero, viaggiare al capo opposto del mondo cercando di essere superefficienti anche dopo due notti in bianco, stando attenti a spendere il meno possibile. Sentendosi dire, dopo due anni, "grazie tanto, non ci serve più". Ho proprio sbagliato mestiere. 

P.S.: Ho cercato in rete come sia andata a finire per i truffatori del tubo Tucker. Condannati in primo grado a 6 anni, ne han passati in carcere solo tre. Il processo è andato in prescrizione nel 2014 e loro sono attualmente liberi. Non hanno mai dovuto rendere i soldi guadagnati, e anzi hanno avuto un megarimborso IVA in quanto a suo tempo hanno aderito al condono fiscale tombale.
Correzione dopo la segnalazione di un commentatore: un altro articolo segnala che comunque si sono fatti qualche anno di arresti domiciliari per associazione a delinquere. Se qualcuno più esperto di me di queste cose (ci vuole poco) mi fornisce un breve riassunto delle conclusioni, glie ne sarei grato.
Lo "stabilimento" della ditta, da una foto del sito aziendale corretta per la prospettiva. Notare il logo, distorto da un uso sbagliato di Photoshop
Aggiornamento. Mi han fatto notare che la foto del loro stabilimento ha la prospettiva sbagliata. Raddrizzandola un po' con GIMP, per avere una visione più frontale della parete, la cosa è evidente. Il logo aziendale è una scritta con caratteri tutti uguali, evidentemente han sbagliato a photoshopparlo sopra l'immagine dell'edificio. Ho provato a cercare l'edificio con Google Street View, ed è quello illustrato, con una scritta al posto del logo: Vendesi-affittasi locali, 200/450(?) mq". Insomma, non hanno uno stabilimento con un grosso edificio, ma un piccolo laboratorio (adeguato a produrre quegli affari).
Vi fidereste di uno che mette nel sito foto photoshoppate per far credere di possedere un grosso edifico di cui in realtà ha (o probabilmente affitta) solo un locale? E che non sa neppure usare Photoshop?
Foto dell'edificio da Google Streets. Lo "stabilimento" è un locale di 200-450 mq, non l'edifico intero.

lunedì 5 gennaio 2015

Astrologia (seconda parte)

Nella prima parte di questo post ho brevemente analizzato i motivi per cui l'astrologia viene vista con molto scetticismo da parte del mondo scientifico. Il problema non è, come si crede comunemente, che non esiste una spiegazione razionale, basata sulla fisica conosciuta, per l'astrologia. O almeno, non solo questo. Ci sono un sacco di fenomeni ben accertati, di cui però non abbiamo una spiegazione in termini di leggi fisiche note. Il problema è che non esiste nessun motivo, logico o sperimentale, per pensare che esistano delle relazioni tra le posizioni delle stelle e il carattere delle persone. Nessuno si è mai preso la briga di osservare se queste relazioni esistessero, nell'antichità, e nessuno ha verificato che le teorie alla base dell'astrologia fossero più di semplici fantasie. Non esiste neppure nessun motivo per pensare che le eventuali relazioni tra le stelle e il carattere delle persone, se pure esistano, siano proprio quelle dell'astrologia, tra tutte le infinite possibili.

Per citare Galileo, "estrema temerarietà mi è parsa sempre quella di coloro che voglion far la capacità umana misura di quanto possa e sappia operar la natura, dove che, all'incontro, e' non è effetto alcuno in natura, per minimo che e' sia, all'intera cognizion del quale possano arrivar i più speculativi ingegni". Tradotto in italiano del 2000, non è possibile a nessuno, per quanto intelligente sia, arrivare a capire usando solo ragionamenti ("è ovvio sia così") qualche fenomeno naturale.  O, citando Pirsig, "il vero scopo del metodo scientifico è essere sicuri che non ci immaginiamo di conoscere quel che in realtà ignoriamo".  Occorre  sempre affiancare i ragionamenti ad esperienza diretta, ed ogni passo del ragionamento va verificato.  L'astrologia non ha mai fatto questo, quindi con tutta probabilità è completamente fuori strada, come una nave che abbia navigato per millenni in mari sconosciuti senza né carte né bussola. Probabilmente fin dalle sue basi.

Ma, alla fine, funziona? Perché in fondo è quello che conta. Un profilo psicologico ricavato da un tema natale astrologico assomiglia al profilo psicologico che si può ricavare, poniamo, da un questionario, da un'intervista condotta da uno psicologo? Diversi studi hanno affrontato il problema, in fondo al post ho raccolto una breve bibliografia, e la risposta, in breve, è "no".

Per questo tipo di studi è importante seguire alcune regole.  
  • occorre decidere prima che aspetto si guardi. Cosa significhi esattamente "assomigliare". Che cosa si considererebbe un successo e cosa un insuccesso. Solo così è possibile utilizzare gli strumenti della statistica. Decidere a posteriori quale dei moltissimi criteri possibili di "successo" sia quello giusto assomiglia a sparare un colpo di pistola a caso, e poi disegnare attorno al buco della pallottola il bersaglio: si fa centro sempre.
  • non ha senso dire che il carattere di una persona assomiglia a quello  previsto astrologicamente. Occorre stabilire un termine di paragone, un riferimento. Il carattere deve assomigliare di più di quello di un'altra persona scelta a caso, ad esempio. Meglio ancora, occorrerebbe effettuare dei test di controllo, ad esempio inserire un gruppo di persone a cui si è associato dati astrologici sbagliati, per avere un termine di confronto.
  • occorre eseguire un'analisi statistica, e valutare   correttamente se i risultati siano o meno significativi (non dovuti al puro caso). Questo è forse l'aspetto più semplice, ma un numero impressionante di persone ritiene un risultato "quasi significativo" una "quasi conferma" e non una smentita, come di fatto è.
  • naturalmente occorre che chi esegue l'oroscopo non conosca le persone a cui questi si riferisce.  E che chi ne analizza la psicologia non ne conosca elementi astrologici, cosa importante quando il profilo psicologico è compilato dalla persona stessa, che può introdurci tratti caratteristici del proprio segno. Infine che chi esegue l'analisi statistica non sappia quale siano i risultati "giusti".
Una rassegna degli studi effettuati è stata fatta da Susan Blackmore (2001). Uno dei primi studi (Mayo, White and Eysenck, 1978) ha mostrato una debole correlazione tra personalità e segni zodialcali, o tra segni zodiacali positivi (Ariete, Gemelli, Leone, Bilancia, Sagittario, Acquario) e negativi (gli altri) e personalità estroversa o introversa (Roij, 1994). La personalità però veniva valutata basandosi su dichiarazioni delle persone da valutare, che avevano una conoscenza, anche se superficiale, del proprio segno zodiacale e delle caratteristiche associate, e l'effetto spariva se ripetuto con persone non familiari con l'astrologia. Ripetendo il test su un campione di 799 persone con vario livello di conoscenza dell'astrologia, Pawlick e Buse (1984) hanno osservato che l'effetto era presente solo nelle persone che la conoscevano. Altri studi han trovato che le persone familiari con l'astrologia segnizodiacale, anche se non esplicitamente credenti, forniscono di sé un quadro molto più simile a quello relativo al proprio segno di quanto appaia in un test psicologico.
 Gli astrologi normalmente considerano i segni zodiacali una forma estremamente grezza di astrologia, per cui test successivi hanno analizzato anche altri aspetti, come la posizione della luna o l'ascendente, senza trovare correlazioni. King (1995) ha analizzato il tema natale completo di 69 persone, correlandolo con il test EPQ di Eysenck per l'estroversione. Non ha trovato nessuna correlazione significativa, anche se una debole correlazione era presente con l'ascendente. In questo come in altri test di questo tipo, che analizzano simultaneamente molte ipotesi, diventa importante valutare correttamente cosa si intenda per "significatività", in quanto questa è normalmente calcolata per una sola ipotesi.
Esempio di tema natale. Elementi importanti sono la posizione dei pianeti (10 più ascendente, e nodi lunari), e gli angoli tra di loro (linee colorate). In totale una trentina di elementi
Lo studio più completo è probabilmente quello di Carlson (1985), composto da due parti. Nella prima i soggetti dovevano identificare correttamente un'interpretazione del proprio tema natale, redatta da astrologi professionisti, mescolata tra quella di altre due persone scelte a caso. Per evitare possibili effetti di scelta del proprio segno è stato fatto un controllo, in cui persone differenti, ma con lo stesso segno zodiacale, dovevano scegliere tra le stesse tre interpretazioni (nessuna delle quali era la loro).

Nella seconda degli astrologi professionisti dovevano abbinare correttamente un tema natale con un profilo psicologico della stessa persona, mescolato ad altri due profili psicologici casuali.  In entrambi i casi la scelta corretta è stata fatta circa una volta su 3, come ci si aspetterebbe scegliendo a caso. Nel primo caso il gruppo di controllo, curiosamente, ha indovinato il profilo astrologico (del corrispondente abbinato del gruppo "vero") molto meglio del caso, con una probabilità dell'1% di averci preso "a caso". Gli autori concludono che la cosa è compatibile con un risultato casuale, Si è però visto che i soggetti spesso non riescono ad identificare correttamente neppure il loro profilo psicologico, la cosa più probabile è che non siamo buoni giudici di noi stessi. Questo rende problematico qualsiasi studio (incluso questo, per la prima parte) in cui la bontà di un profilo ricavato dall'astrologia venga auto-valutata. E rende anche senza senso qualsiasi osservazione fatta non da psicologi professionisti sulle correlazioni tra carattere di una persona e segni zodiacali ("Tutti i capricorno che conosco sono così e così, l'astrologia funziona").

I commenti a questo studio dell'astrologo di cui parlavo nel precedente post sono sensati, mostrano una buona conoscenza della statistica, ma non "tengono". La prima osservazione riguarda la competenza degli astrologi che hanno compilato i profili e li hanno valutati. Nello studio questi sono stati scelti tra i migliori del settore, consigliati da un gruppo di consulenti astrologi. Se neppure gli astrologi professionisti riescono ad identificare i migliori nel campo diventa difficile attribuire un qualsiasi valore all'astrologia come disciplina.

La seconda è molto più tecnica, e mostra come sia difficile effettuare una corretta analisi statistica. In breve, gli astrologi dovevano scegliere, per ciascun tema natale (oroscopo), tra tre profili psicologici quello che si adattasse meglio, il secondo ed il terzo migliore. In 2 casi però l'astrologo ha fornito solo la prima scelta. Abbiamo quindi 40 prime scelte corrette su 116, e rispettivamente 46 e 28 seconde e terze scelte su 114. Il numero di terze scelte è minore di quello atteso (dovrebbero essere 38), ma entro le possibili fluttuazioni casuali. Se però sommiamo le prime e seconde scelte otteniamo 86 scelte "giuste" mentre ce se ne si aspettava solo 76,5. Applicando la distribuzione t di Student otteniamo che il risultato è statisticamente significativo, con una probabilità molto bassa di avvenire per puro caso. Quindi c'è evidentemente un problema: come è possibile che analizzando GLI STESSI DATI in due modi equivalenti otteniamo risultati così diversi? Il problema è che il test di Student non funziona in questo caso. Va applicato un test di chi quadro sull'intera distribuzione, non su un gruppo arbitrario di risultati definito come "buoni". E si ottiene una probabilità del 4% di ottenere un risultato almeno così buono per puro caso.

Ma il 4% non è un numero sufficientemente basso per sospettare che almeno un po' l'astrologia funzioni? Si ricade nel primo elemento tra quelli elencati all'inizio, devo definire PRIMA dell'esperimento cosa sia un "risultato buono". Gli astrologi si aspettavano almeno il 50% di prime scelte corrette, non un numero di seconde scelte un po' più alto del puro caso. Tutto lo studio era basato su questo assunto, si era preso un numero di volontari sufficientemente alto per distinguere tra le due ipotesi, 33% o 50% di risultati corretti. Ricompare anche il terzo criterio, si era stabilito come soglia per eventuali effetti casuali l' 1%, non il 3 o 4%. E ci si dimentica che nel corso dello studio si è controllato molte ipotesi differenti, che una qualsiasi di queste avvenga con una probabilità su 25 non è così improbabile.

Ritornando comunque al problema di fondo. Che affidabilità avrebbe una "scienza" che riuscisse a indovinare, dopo lunghi e laboriosi calcoli , interpretazioni di decine di elementi, qual è il carattere che NON appartiene ad una persona, su tre forniti, un 10% di volte in più rispetto a tirare a caso, ma non riuscisse neppure a dirci quale dei due rimanenti sia quello giusto? E soprattutto con questa accuratezza come sarebbe stato possibile sviluppare una scienza, senza poter verificare se queste osservazioni siano o meno corrette, visto che quasi sempre non lo sono e nessuno lo ha mai notato?

Bibliografia

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domenica 4 gennaio 2015

Astrologia (prima parte)

Questo post è molto lungo, per cui lo ho spezzato in due parti. La seconda è qui

In un commento ad un mio precedente post, un astrologo ha obiettato al mio ritenere l'astrologia non scientifica. Ne è nata una interessante discussione, e credo valga la pena riassumerla e sviluppare i molti spunti che ne sono nati.

Chiaramente qui non voglio discutere dell'astrologia da rotocalchi, quella specie di gioco di società per cui quasi tutti quelli che leggono un oroscopo si divertono a trovare corrispondenze in tre righe di predizioni, valide per un dodicesimo della popolazione mondiale. Mi riferisco a chi dell'astrologia ne fa una professione, condotta con serietà (o con la convinzione che sia una cosa seria).

La discussione verte essenzialmente su un argomento. Può l'astrologia, lo studio della posizione dei pianeti nel momento della nascita di una persona, essere in qualche modo collegata con il suo carattere, le sue inclinazioni? L'astrologia è molto di più, naturalmente, afferma che le posizioni dei pianeti possono essere collegate anche a come queste inclinazioni si sviluppano nel tempo, e addirittura ad eventi esterni alla psicologia umana. Ma limitiamoci a questa affermazione. È possibile studiare l'astrologia (o questo particolare aspetto dell'astrologia) in modo scientifico? Certamente.

Innanzitutto cosa vuol dire "scientifico"? Molte persone sono convinte che una cosa sia scientifica se si può studiare in laboratorio, o se esiste una spiegazione completa di come funzioni, per cui chiaramente l'astrologia potrebbe essere vera, ma non studiabile scientificamente, visto che il meccanismo secondo cui funzionerebbe è ignoto. Ma la scienza non è questo. Quasi sempre, quando un fenomeno viene inizialmente scoperto, non sappiamo come funzioni. Pochissime cose sono riproducibili in laboratorio.

Un'altra falsa idea sulla scienza è che questa non potrebbe studiare fenomeni che non siano ripetibili, sempre uguali. Molti fenomeni, invece, sono influenzati da tantissime variabili, e la statistica ci permette di evidenziare cosa possa essere collegato e cosa invece sia un puro caso. Abbiamo anche visto che le nostre sensazioni empiriche tendono moltissimo a sopravvalutare quelle che sono normali coincidenze, a ritenerle significative quando non lo sono. Di conseguenza la scienza è un modo molto più affidabile dell'osservazione "a pelle" per studiare queste cose.

Quindi è possibilissimo valutare scientificamente la capacità dell'astrologia di dire qualcosa sul carattere di una persona. E studi a riguardo sono stati effettuati un numero impressionante di volte, per un'affermazione che non si capisce bene su cosa sia basata. Ne parlerò nel prossimo post. Oggi vorrei affrontare un altro aspetto.

Il mio interlocutore su una cosa ha pienamente ragione: gli scienziati hanno un preconcetto nei confronti dell'astrologia, sono molto scettici sul fatto che possa funzionare. Come mai? Perché nel far scienza si ha modo di capire come nascano le convinzioni, come si faccia a sapere se una cosa sia vera o meno. La domanda che uno scienziato si pone, di fronte all'astrologia come a tante altre cose, è quindi questa: in base a cosa gli astrologi sono arrivati a sostenere quel che sostengono, che quel particolare pianeta abbia proprio quell'effetto lì e non un altro?

Di fatto abbiamo tre modi per stabilire se un'affermazione sia attinente alla realtà, al mondo in cui viviamo.
  • Possiamo sperimentare, vedere se quello che l'affermazione dice corrisponde con fenomeni osservabili. Se ad esempio, nel caso specifico, il carattere di una persona assomigli effettivamente a quello che un astrologo possa derivare dal suo tema natale.
  • Possiamo derivare, con passaggi logici rigorosi, quell'affermazione da altre ben sperimentate. Per cui posso ad esempio progettare complicati circuiti elettronici basandomi sulle leggi dell'elettromagnetismo.
  • Oppure possiamo fidarci dell'esperienza di un'altra persona, che ci guida in un argomento complicato. Spessissimo usiamo quest'ultimo metodo, siamo ignoranti riguardo il 99,9% dello scibile umano (se siamo persone molto acculturate) e quindi non abbiamo molta scelta.
L'astrologia si basa su questo ultimo metodo, le sue basi si tramandano da una generazione all'altra di astrologi oramai da 3000 anni. Ma si tratta solo di spostare il problema. Come han fatto i primi astrologi a determinarle? Guardando delle correlazioni, che so osservando che tutti nati della Vergine erano razionali? Non sembrerebbe, come dice il mio interlocutore un tema natale è formato da decine di elementi differenti, che interagiscono tra di loro in modo complicato. Non è semplicemente possibile vedere come funzioni un singolo elemento, separato dal resto. E quindi risulta impossibile, usando un piccolo gruppo di persone come era possibile per un astrologo migliaia di anni fa, senza database e strumenti statistici, notare le influenze di ogni singolo pianeta o aspetto astrologico.

Del resto riusciamo anche oggi a capire che il ragionamento sottostante all'astrologia è di tipo simbolico. I segni si raggruppano a seconda del significato che hanno. I pianeti sono collegati a una serie di significati, rappresentati dal nome della divinità, dal metallo a cui sono legati, dal loro aspetto fisico in cielo. E sono questi significati ad agire nel tema natale. L'astrologia deriva in modo logico da questo universo simbolico. Il problema è però che nessuno ha mai dimostrato il valore di quei simboli. I simboli sono arbitrari, nascono nella testa delle persone, e hanno valore solo lì. Sono veri in assoluto, non occorre dimostrarli, sono autoevidenti. Per chi ci crede. Di fatto io posso credere in modo fermissimo ad un collegamento tra Marte e la guerra, la competizione, ma questo collegamento di fatto non esiste. Non è mai stato verificato da nessuno, perché non occorreva, era ovvio, Marte non è forse rosso sangue? E magari alcune guerre, tra le migliaia che hanno flagellato l'umanità, è nata proprio mentre Marte era in opposizione, brillantissimo e minaccioso, prova inconfutabile che il pianeta portava le guerre.

Ma supponiamo che un qualche influsso astrale esista. Perché dovrebbe essere quello degli astrologi? Magari Marte, con qualche misterioso meccanismo, influenza la psiche umana in senso opposto. O magari rende più affabili, gioviali. Nella scienza questo succede spessissimo. Uno scienziato bravo sforna, nel corso della sua carriera, un centinaio di geniali intuizioni, che sono logiche, evidenti, ma in gran parte false. E quindi le mette alla prova, cerca di controllare se il mondo funzioni davvero così. Nove volte su dieci è lui stesso a bocciare la sua brillante idea, e anche le idee rimaste sono spesso criticate dai suoi collaboratori, che gli mostrano possibili problemi. Le pochissime idee rimaste vengono pubblicate nella letteratura scientifica, e soggette ad un fuoco di sbarramento di colleghi, magari per motivi poco nobili come l'invidia o la competizione per la carriera, ma alla fine, se uno è davvero bravo, riesce a portare avanti solo una manciata di intuizioni, diventate a questo punto rispettabili teorie, nel corso della sua vita. Quindi, da scienziato, so benissimo che ogni teoria che non abbia subito questo processo di verifica, di puntuale confronto con la realtà, per quanto possa apparire logica e inevitabile, in realtà è con tutta probabilità falsa. Non è possibile, basandosi solo su relazioni simboliche, arrivare a capire quali influssi possano avere dei pianeti sull'uomo, anche ammesso che ne abbiano. (qui ho provato a raccontare come funzioni la genesi di un'idea, rispetto a come ci si immagini succeda)

In conclusione lo scetticismo degli scienziati verso l'astrologia si riassume nella frase: come fanno gli astrologi a sapere che funziona proprio così? Perché gli antichi lo sapevano e ce l'hanno tramandato? Sì, ma come facevano loro a saperlo? L'hanno capito perché è logico? Ma il mondo è pieno di cose logiche, e false. Se non verifichi, punto per punto, non saprai mai distinguerle da quelle meno logiche, ma vere. Gli astrologi non hanno mai verificato nessuna delle loro affermazioni si tratta di un sistema basato solo su ragionamenti, le cui basi sono "autoevidenti",  ma mai verificate. E quattro secoli di scienza moderna (ma anche il buon vecchio Aristotele) ci hanno insegnato che il migliore ragionamento, senza una verifica sperimentale, è con tutta probabilità sbagliato.

Resta la domanda: ma, nella pratica, nonostante tutto, funziona? Ne parlerò la prossima volta.

domenica 21 dicembre 2014

Dialogo tra (quasi) sordi

Il sottoscritto tenta di discutere al convegno sulla geoingegneria
Sono andato al convegno sulle scie chimiche sponsorizzato dalla Regione Toscana. Volevo conoscere un po' delle persone, delle facce che uno scambio di commenti su questo blog non può rendere. E naturalmente capire meglio alcune delle loro posizioni.

È stata un'esperienza interessante, ma allo stesso tempo scoraggiante. Credo moltissimo nella possibilità di un dialogo, di uno scambio di idee e vedute tra persone che la pensano anche molto diversamente, ma evidentemente ci sono dei limiti.

Il Comitato contro la geoingegneria di Firenze ha posizione meno estreme di altri. Ad esempio si riconosce che il riscaldamento globale in atto sia opera delle emissioni di gas serra (vedi questo bel documento ospitato nel loro sito), mentre altri gruppi sostengono che l'unico colpevole sia il rilascio deliberato di scie dagli aerei, o HAARP.  Questo permette quantomeno di parlare senza accuse tipo "chi-ti-paga". Ma poi si parte per la tangente con gli esprimenti militari segreti, sicuramente in corso da almeno l'ultimo dopoguerra, le bufale dell'accordo Italia-USA del 2002 e tutto il resto.

Le prove? Una serie di studi (interessanti, e che non conoscevo, a qualcosa la mattinata è servita)  di un grande meteorologo che, negli anni '50 metteva in guardia dai rischi di manipolazioni dell'atmosfera su larga scala. Allora si parlava di distruggere la fascia di ozono con bombe chimiche a base di cloro e bromo, a scopi bellici (un po' come far scoppiare un'atomica in casa per ammazzare il vicino), o di far sciogliere la calotta artica a suon di atomiche per liberare il passaggio a Nordovest. Oggi non è troppo diverso se si parla di contrastare il Global Warming sparando aerosol di biossido di zolfo in stratosfera, e su questo ho espresso il mio totale accordo alla tipa che teneva il banchino di documentazione. Ma come allora nessuno ha bombardato l'ozonosfera, per ora nessuno sparge biossido di zolfo. Un conto è fare progetti, più o meno folli, un altro è metterli in pratica.

Mi parlano dell'effetto sull'ozono degli esperimenti nucleari in atmosfera, messi al bando negli anni '60. Figurarsi se mi piacciono, han raddoppiato per decenni il livello di radioattività di fondo, causando un numero difficilmente calcolabile di tumori, malformazioni ed amenità simili. Il commento più sensato a riguardo l'ho sentito in un episodio di Star Trek, quando l'alieno Quark esclama: "Come? Fanno scoppiare ordigni atomici nella LORO atmosfera?". Ma l'ozono, se pure ne avesse risentito allora, oggi non se lo ricorda più. E il clima neppure. L'ozono è stato danneggiato dalle nostre emissioni di CFC, il clima da quelle, sempre nostre, di CO2. I colpevoli siamo noi, i militari, stavolta, non c'entrano. Ma i nostri non demordono. Riportano studi (ad es. nei commenti a questo post) in cui si parla degli effetti sull'ozono di una ipotetica (speriamo) guerra termonucleare globale, senza rendersi apparentemente conto che NON si tratta degli esperimenti degli anni '60.

La macchina della pioggia di Ighina (Rai 3 Report)
Chiedo ad un altro attivista che prove ci siano di questi esperimenti segreti. Lui esordisce parlandomi della macchina per far piovere di Pierluigi Ighina, una pala rotante di elicottero basata su deliri di atomi magnetici, polarita' positive e negative di Sole e Terra. Ma lui ha visto con i suoi occhi il cielo aprirsi dopo che Ighina ci aveva puntato contro la sua macchina. Mi permetto di essere scettico e lui rincara: la scienza non sa tutto, un suo conoscente ha costruito un motore "impossibile" a magneti permanenti, che gira senza consumare energia da un anno. Gli chiedo come mai l'amico non ci attacchi una dinamo e si sganci dall'ENEL, o non venda la sua meraviglia (dopo adeguati test) ad un mondo affamato di energia. Be', innanzitutto i soldi interessano solo agli avidi, e poi chi ci ha provato è stato ammazzato, non vuol correre rischi. Ribadisco qui la mia disponibilità a fare gratis tutti i test sul suo motore, e a finanziarlo se funziona davvero, assumendomi personalmente i rischi di venir eliminato da Big Oil.

Il convegno è stato brevemente filmato in questo video, che esordisce con una intervista al consigliere regionale Chiurli, sponsor dell'iniziativa e autore di una interrogazione sull'argomento. Ho già commentato quest'ultima, e mi sarebbe piaciuto avere una sua risposta, probabilmente è chiedere troppo.

Chiurli si lamenta di aver ricevuto critiche durissime (che condivido) ed insulti pesanti (su cui ha tutta la mia solidarietà). Subito dopo compare uno spezzone in cui mi si sente chiedere alla tipa del banchino se ha qualche prova di irrorazioni clandestine, probabilmente i "toni aggressivi" sono quelli. Continuerò chiedendo anche solo degli indizi, io sono disposto a cambiare idea se le prove, o indizi seri, esistono. Ma per il tipo del motore perpetuo le prove sono che le scie persistono: "Non le vedi le differenze tra le scie chimiche e quelle di combustione?" Come mai le scie, anche la mattina, si allargano e si spandono in cielo? Forse perché l'aria, in quota, è sovrasatura e condensa sulla scia? No, non è possibile. "Ma anche le nuvole persistono, sono condensa pure loro", cerco di far notare. Eh no, le scie sono una cosa, le nuvole un'altra. Inutile, è come quando lui mi parla del motore perpetuo, con la differenza che se il suo amico me lo portasse io mi stupirei molto ma cambierei idea; non so cosa potrei fare per convincere lui che una nuvola è fatta di condensa, come una scia, e si comporta in modo analogo.

Chiurli riprende dicendo che lui dà voce ai cittadini, e in fondo chiede solo che l'ARPA esegua analisi, una spesa "di qualche migliaio di euro". A parte che anche 1000 euro per una cavolata simile sono troppi, che tipo di analisi servirebbero per "tranquillizzare i cittadini" dei comitati?  Se bastasse potrei contribuire personalmente anch'io, pur di far finire questo delirio collettivo. Delle analisi esistono già, nel documento che l'ARPA ha preparato qualche anno fa si afferma che, nelle analisi effettuate per altri scopi negli ultimi decenni, non si nota un aumento della presenza di bario ed alluminio. Queste non bastano? Cosa si fa, si analizza la pioggia un giorno in cui ci sono scie? Ma la pioggia mica viene da 10 mila metri, e se davvero qualcuno spargesse bario lassù, dove e quando  dovremmo aspettarcelo? Non certo in giornata subito sotto. E come faccio a distinguere tra alluminio dovuto a contaminazione da polvere (l' 8% della crosta terrestre è composto da alluminio, lo 0,05% da bario), da eventuali inquinamenti industriali, e dalle scie? E se non ne trovo, cosa si fa, si ripete le analisi fino a quando non li si trova, magari in tracce infinitesime?  In questo altro video Chiurli si chiede se le "alte concentrazioni" (in realtà perfettamente compatibili con la presenza di polvere) di bario ed alluminio trovate in alcune analisi di acqua piovana. Ma che ci azzeccano bario ed alluminio con il maltempo? Nessuno li ha mai usati, o proposti, per far piovere.

Vengo fatti vedere spezzoni di interventi del convegno. Si ricorda le intimidazioni mafiose a cui fu soggetto, per un'iniziativa simile, l'assessore Del Longo. Ne parla, nel post che ho già citato, l'autore di queste "intimidazioni", se tu suggerisci a qualcuno che un argomento è una cazzata evidentemente lo stai intimidendo, è la prova che lo vuoi mettere a tacere.

Il tipo del motore perpetuo racconta di esperimenti per creare maremoti. Ne parlano meglio in uno dei dossier, si tratta di far esplodere un'atomica sott'acqua non tropo distante dalla costa da colpire. Cosa che viene fatta praticamente ad ogni maremoto, come sappiamo. Questo diventa un prova di tecniche segretissime e sofisticate, che usano "fisica non convenzionale", per creare terremoti, alluvioni, eccetera.

Quando vado via ho una forte sensazione di inutilità. Come io non riesco a credere a un motore che gira da un anno senza energia, o a una spirale di ferro colorato che apre il cielo nuvoloso, loro non riescono a credere a me che dico che trovare mezzo milligrammo/litro di alluminio nella prima pioggia autunnale vicino alle cave di argilla del cotto fiorentino è solo indice di contaminazione da polvere.  O che le nuvole sono fatte di condensa. O che l'"accordo sulle tecnologie dei cambiamenti climatici" del 2002 parla di gente che studia il global warming, e non ha la minima intenzione di modificare, in nessun modo, il clima. 

Chiurli si chiede perché scandalizzarsi se uno accusa ARPA, CNR, aviazione in generale di causare piogge disastrose. E se la Regione dà il suo avallo a tutto questo. Temo abbia ragione, il problema è a monte. Dopo 400 anni da Galileo il modo di pensare basato sui fatti, sulla paziente, rigorosa ricerca della verità non è arrivato a diffondersi. Resta uno strumento di nicchia, come restano concetti di nicchia quelli che la migliore teoria può essere falsa, anche se "logicissima". Che le quantità contano, conta una serie enorme di esperienze, e quindi una rete di persone che usino tutte quel metodo, quella paziente disamina. Che tutti cerchiamo continuamente di autoimbrogliarci, e serve usare strumenti per non farlo. Serve essere disposti a mettere tutto in discussione. Che la realtà segua una serie di leggi che sono descrivibili matematicamente, e quindi che si possa calcolare, ad esempio, se c'è o meno condensa. E che quindi serva studiare la matematica, per poterlo fare.

Usiamo strumenti concettuali differenti. Il significato di "prova" è differente. I dati per loro non esistono, le quantità sono irrilevanti, contano le idee. Se qualcuno dice che si potrebbe fare una cosa, significa che quella cosa si può fare, anzi, si fa già. Se se ne parla su Internet, è vero. Se un ragionamento "fila", non serve altro. Non serve verificare. Se vedo una cosa, quella è reale, e se non ricordo di averla vista allora non esisteva (come le scie 50 anni fa).

Contano le intenzioni. Loro stanno denunciando una cosa che, se fosse vera, sarebbe gravissima. Quindi han ragione, indipendentemente dal fatto sia vera. Anzi, è vera PERCHÈ loro sono "buoni", si stanno prodigando, con tempo e soldi, per portarla avanti. E chi li critica evidentemente, per definizione, è "cattivo", non va ascoltato. Non ci si discute, come ripete la tipa al banchino nel filmato. Fortunatamente non sono proprio tutti così, visto che con due persone almeno un abbozzo di dialogo l'ho stabilito, ma se affermo che la condensa possa persistere "allora non ha senso discutere".

Di fronte a questo tipo di ragionamento abbiamo già perso. Perché la realtà se ne frega delle idee. I militari (o chi fa cose che ci danneggiano) se ne fregano di cosa noi crediamo facciano. Se non studiamo, se non analizziamo e mettiamo in discussione le nostre credenze per cercare di capire la realtà ed i meccanismi del mondo che ci circonda, combatteremo contro le scie quando arrivano le catastrofi climatiche, e contro i complotti inesistenti quando ci fregano con quelli veri.

domenica 1 giugno 2014

Nuovi untori

Lapide della Colonna Infame
Uno dei migliori libri sul complottismo resta probabilmente la "Storia della colonna infame", del Manzoni. Per i spero pochi che non lo conoscono si tratta del racconto, documentato storicamente, di un processo a due untori durante la peste del 1630 a Milano. Di fronte ad eventi spiacevoli, come un'epidemia, abbiamo bisogno di trovare un colpevole, che deve essere esterno a noi, raggiungibile ed eliminabile. In questo modo riusciamo sia a dare un senso al disastro, che a illuderci di fare qualcosa per risolverlo in modo definitivo: elimini il cattivo di turno ed il gioco è fatto.

Ovviamente molti disastri (non tutti) hanno dei colpevoli, il problema è che
  • non è facile identificarli: servono conoscenze, lavoro di analisi, competenze, e non guasterebbe la palla di vetro di mago Merlino.
  • spesso si trova che almeno una parte della colpa è diffusa e noi non siamo immuni (es. classico la mancata o trascurata prevenzione)
  • non è chiaro cosa si dovrebbe fare per affrontarne le cause
Quindi ad esempio su questioni come il picco del petrolio, o il riscaldamento globale (credo le minacce maggiori che oggi affrontiamo) ci sentiamo disarmati. Dovremmo ridurre il consumo di combustibili fossili, ma come si fa a mantenere un'economia funzionante in un regime di decrescita che ne conseguirebbe? Cosa usiamo al posto del petrolio? O anche semplicemente come faccio io, nella vita di tutti i giorni, a fare a meno dell'auto?

Quindi identificare un nemico aiuta. Nelle recenti elezioni abbiamo visto come la moneta euro sia stata identificata come nemico (ho il sospetto molto a torto, ma non sono un economista). Basta tornare alle monete precedenti, tipo il franco, svalutare, e voilà l'economia ripartirà in crescita. Poco conta che in un'intervista in TV un rappresentante della confindustria identificasse il costo dell'energia come l'elemento frenante della crescita, e quello non diminuirà, finché non scoprono il megagiacimento grande 10 volte l'Arabia Saudita che ci salverà dal picco del petrolio.

Le scie chimiche evidentemente sono un capro espiatorio ideale. Come mai il clima sta cambiando, i disastri naturali avvengono, la gente si ammala? Perché qualcuno sta effettuando un gigantesco progetto per cambiare il clima, e non solo, irrorando la gente con metalli pesanti, OGM, virus, vaccini. La prova? Guardate il cielo. Vedete quelle scie bianche? Non le avete mai notate prima? Ecco, quella è la prova. Come mai nessuno ne parla? Forse perché non c'è molto da dire sulla condensa degli aerei, fenomeno che esiste da quasi un secolo? No, è per nasconderci la verità.



Questo unisce molti vantaggi per il potenziale credente: 
  • unifica in una spiegazione semplice e intuitiva fenomeni preoccupanti diversi; 
  • identifica un colpevole, che può essere efficacemente combattuto (magari con scarse probabilità di vittoria, ma basta convincere tutti e si vince); 
  • crea un senso di appartenenza, noi siamo quelli che han capito come va il mondo, i buoni, quelli che salveranno l'umanità; 
  • prospetta una soluzione relativamente facile: eliminare le scie degli aerei, convincendo (con le buone o le cattive) a non farne più; 
  • non chiede particolari sacrifici o cambiamenti degli stili di vita, anzi, identifica chi li chiede o li propone come i cattivi di turno 
  • fornisce un metro di valutazione in cui chi ha studiato, lo scienziato, non "vale di più" (ovviamente nel suo campo) dell'uomo della strada. Anzi, io uomo di strada posso fare le pulci allo scienziato, vedo la mia opinione, il mio valore, valutato come più autorevole di quello di quei prezzolati e venduti ai poteri forti. 
A favore della teoria gioca un'illusione percettiva fortissima: se noi non notiamo una cosa quella non esiste. Molte persone non han mai notato che la Luna si vede, spessissimo, anche di giorno. Quasi nessuno sa come è fatto un cirro: quelle nuvole leggere che non danno noia le vediamo con la coda dell'occhio, e le dimentichiamo. Un fenomeno come un "cane solare" è relativamente frequente, e persino un alone come quello nella foto a fianco non è raro, ma dubito che la persona tipica lo noti, o ricordi. Ma quando ci fan notare qualcosa, e ce la etichettano come "importante", di colpo la notiamo tutte le volte che la vediamo. Anzi, la ricordiamo molto più frequente di quanto effettivamente lo sia. E allora come è possibile che non la si sia mai notata prima? Evidentemente prima non esisteva. E quindi evidentemente ora la fanno deliberatamente, non è una normale conseguenza del fatto che gli aerei volano.


Ho avuto una brutta discussione con una signora convinta che prima del 2011 gli aerei non lasciassero scie. La prova un suo archivio in cui si vedono foto del cielo prese quasi quotidianamente, appunto dal 2011. In questo blog ho cominciato a parlarne nel 2008, dopo anni in cui l'argomento veniva discusso, le ho indicato link di gente che se ne lamentava molto prima del 2011, con tanto di foto, non solo mie. Mi ha risposto, indignata, di come osavo darle della bugiarda. Mi ha mostrato foto di cieli coperti da cirri, che sicuramente prima del 2011 non esistevano; di un "arcobaleno chimico" che non può sicuramente essere dovuto a ghiaccio, e che nessuna delle persone che conosce potrebbe non aver notato se fosse avvenuto prima di quella data. Mi ha indicato un articolo in cui uno "scienziato" dice che l'acqua non può creare arcobaleni (sic). E come mai insistevo così tanto, c'è la libertà di opinione, lei merita rispetto per la sua. Evidentemente, come chiunque neghi che ci sia qualcosa di strano, ho interessi a nascondere la verità. Ho cercato, invano, di sottolineare come apprezzasi la qualità delle foto (alcune davvero splendide), il suo interesse per le questioni ambientali, e che non mi sognerei mai di darle della bugiarda. Ho finito per fare la figura dell'arrogante ed irrispettoso so-tutto-io, anche verso un altro amico che seguiva la discussione e che mi ha sostanzialmente tolto il saluto.

Quando ho cominciato ad occuparmi della cosa, nel 2005, la vedevo come una delle tante teorie balzane che trovi in rete, talmente ovvia nella sua assurdità da non poter prendere piede. Ora comincio a perdere amici, perché difendo gli untori del XXI secolo, o perché non mostro rispetto per le opinioni di chi li combatte (le persone le rispetto quasi sempre). Mi chiedo se, o tra quanto, si arriverà alla colonna infame.