domenica 26 giugno 2022

Come vivere con il gas ai prezzi attuali - seconda parte

Nel precedente post ho cominciato a raccontare come ho fatto ad azzerare la bolletta del gas, e a ridurre moltissimo quella della luce. Quella della benzina non ce l'ho proprio (e quindi niente assicurazione, bollo, tagliando, rate dell'auto...). Ripeto quello che ho già detto: non mi ritengo un modello da prendere ad esempio, ho avuto alcune fortune, tipo di trovarmi in una casa con muri già decentemente isolati, e molte soluzioni le ho trovate a prove ed errori. A me funzionano, non è detto siano le migliori. Ma essere stato pessimista 10 anni fa (e lo sono ancora) è tornato utile, mi sono preparato per tempo. Continuo quindi a raccontare le cose che ho fatto. La prima (e più ovvia): isolare la casa, cambiando gli infissi e mettendo un controsoffitto, l'ho descritta nel post precedente. Le rimanenti sono:
  • Efficientare: un elettrodomestico a basso consumo costa un po’ di più, ma si ripaga in molti casi in un tempo relativamente breve. Uno dei più critici è il frigorifero.
  • Risparmiare: possiamo rinunciare ad alcune cose, almeno in parte, senza grossi sforzi. Possiamo accorgerci che alcune non sono indispensabili. Un grado o due in meno in casa significa dover tenere un maglione in più.
  • Elettrificare: l’elettricità è molto più efficiente per praticamente tutte le applicazioni in cui usiamo i combustibili fossili. Questo compensa il maggior “pregio” dell’elettricità rispetto ai fossili, e in alcuni casi (in particolare il riscaldamento) può portare a risparmi netti. L’elettricità può essere prodotta con rinnovabili, i combustibili sintetici anche se in teoria possibili sono estremamente inefficienti. Se sentite decantare i pregi dell’idrogeno, rizzate le orecchie, di solito non è vero (in alcuni casi sì
  • Prodursi l’energia. Individualmente è difficile. Ma in qualche caso conviene, se avete un tetto in cui mettere qualche pannello fotovoltaico, non vincolato da duemila balzelli, fatelo.

Secondo punto: Efficientare

Una discreta fetta dei consumi elettrici è legato al frigorifero: non consuma tantissimo, ma è acceso 24 ore al giorno. Un vecchio frigorifero di 15 anni fa consuma in media 100W, quasi 900 kWh in un anno. Un modello recente viaggia tra i 180 e i 200 kWh annui. Costano di più ma anche ai vecchi costi del kWh la differenza si ammortizza in pochi anni. A quelli attuali in un paio. Vale lo stesso ragionamento per quasi tutti gli elettrodomestici, quelli in classe A++ costano di più ma consumano molto meno.

Il computer portatile che sto usando consuma 10W, 25W quando frulla per un conto complicato. Senza demonizzare un gamer con un computer da 400W, se il computer ci serve per navigare un po’ su Internet, guardare qualche film e leggere le mail possiamo sceglierne uno che consumi poco. Il televisore praticamente non lo uso, ma comunque non serve averne uno enorme, e i consumi aumentano moltissimo con il numero di pollici.

Le luci ormai sono tutte a basso consumo. Il risparmio però si annulla se la lampadina dura poco, e il consumo di risorse di queste lampade (soprattutto terre rare) è elevato. Meglio spendere qualche euro in più e prenderle di buona qualità, teoricamente possono durare 100 mila ore, molti decenni, ma quelle economiche si bruciano in pochi mesi, al massimo anni. Alla fine l’illuminazione, con un po’ di attenzione, non incide granché sui consumi, i tempi del “spegni le luci che consumano” sono finiti.

Gli stand-by sono un argomento controverso: oggi gli elettrodomestici in stand-by consumano pochissimo, ma qualsiasi elettrodomestico moderno non è mai realmente spento, e ciascun watt di stand-by in un anno diventa quasi 9 kWh. Alla fine i consumi degli stand-by di una casa contribuiscono a diverse centinaia di kWh l’anno. Però accendere e spegnere spesso un apparecchio elettronico non è salutare, ed alcuni sono davvero scomodi da reimpostare (ad esempio per i timer). Quindi avere gruppi di elettrodomestici alimentati con un interruttore può essere una buona idea, ma va visto caso per caso.

Terzo punto: Risparmiare

Abbassare la temperatura del termostato ha un effetto drammatico. Ogni grado in meno tolgo un 10% dei consumi, 430 kWh. Ormai ho deciso che 18 gradi sono una temperatura ragionevolissima, significano un maglione in più, un piumone caldo per la notte, e scendo a 2800 kWh, o 38 kWh/mq/anno. Tolti i 1300 kWh “gratis”, mi servono quindi circa 1500, circa quelli che mi fornisce (con il guadagno di energia) la pompa di calore.

Dispersioni dopo l'isolamento (risparmio
in blu) ed abbassando il termostato
(risparmio in arancio)

 

Il risultato finale è mostrato nel grafico a "torta" qui sopra È nella stessa scala della figura del precedente post, (qui sotto) la fetta più grossa (blu) è quanto ho risparmiato con l'isolamento, quella arancione è il risparmio dovuto all'abbassare il termostato. Le dispersioni dovute ai muri interni (verso le scale) sono calate di poco, mentre quelle verso  il soffitto e dalle finestre lo sono tantissimo

Dispersioni energetiche prima
dell'isolamento

Calare la temperatura però introduce un elemento importante: sto “rubando” calore dai vicini. Per il discorso fatto sopra sui solai, questi isolano pochissimo, e se i vicini tengono il termostato a 20 gradi, mi regalano 250 kWh l’anno per ogni grado di differenza, 5-600 kWh se il mio, di termostato, è a 18 gradi. Questo spiega i migliori consumi di qualche anno fa, purtroppo per me (e meglio per loro) ho cambiato vicini e questi sono molto più parsimoniosi, il “furto” probabilmente è di circa 200 kWh, 50 mc di metano l’anno. Di fatto se vado via di casa la temperatura di casa scende a 15 gradi, minori consumi e maggiori contributi dai vicini. Questo è importante in prospettiva: con gli aumenti delle bollette immagino che tenere il riscaldamento a 18 gradi sarà la normalità. Quindi io dovrò riscaldare quei 200 kWh in più, e contare in bolletta 50 kWh elettrici aggiuntivi. O fare un bel regalo a Natale ai vicini per ringraziarli.

Sul fronte dei consumi elettrici occorre fare attenzione a tutte le applicazioni in cui si produce calore. Abolito il ferro da stiro, un’ora di stiratura fa quasi un kWh, e ormai molti tessuti si stirano stendendoli bene. La lavatrice lava bene anche a bassa temperatura. Le patate al forno sono buone, ma non è necessario farle tutte le settimane. Quando le faccio preparo anche una torta o un piatto di lasagne, usare il forno già caldo per più cotture in sequenza risparmia il kWh che serve a preriscaldarlo. Comunque un piatto al forno alla settimana sono circa 100 kWh annui, basta non farlo tutti i giorni. Evitiamo di essere talebani.

Un capitolo a parte sono i trasporti. Accennerò qualcosa più sotto, ma servirebbero diversi articoli per affrontare il problema.

Quarto punto: elettrificare

I fornelli

Ci siamo evoluti intorno ad un focolare. L’associazione dei friulani “all’estero” si chiama “fogolar furlan”, il fuoco è sinonimo di casa, famiglia, amicizia, tutto quanto di positivo c’è nella nostra socialità. Ma il fuoco è tremendamente inefficiente. Un fornello a gas butta via più di metà dell’energia a scaldare l’aria della cucina, e una parte del resto viene re-irraggiata dalle pareti esterne della pentola, molto più calde di quanto serva per cucinarne il contenuto. Una caldaia a gas per ben che vada trasferisce all’acqua dei termosifoni il 90% del contenuto calorico del metano, se non è a condensazione l’efficienza si abbassa all’81-85%.

Una piastra ad induzione è molto più efficiente. Ce se ne rende conto in modo evidente d’estate, puoi cucinare un pranzo domenicale per tutta la famiglia senza che la cucina diventi un forno invivibile. I manici delle pentole non si arroventano. Non hai punti della pentola che si scaldano in modo particolare, e puoi abbassare la “fiamma” a valori bassissimi con un controllo perfetto, cosa che con gas non riesce mai bene. Però occorre cambiare le pentole, e la maggiore efficienza pareggia con il maggior costo (e pregio energetico) dell'elettricità.

Il riscaldamento: pompa di calore

Bruciare gas per scaldare casa poi non ha senso. Abbiamo una fiamma a 1000 gradi per portare la casa a 20 gradi, un nonsenso termodinamico. Trasportare dentro casa il calore che c’è nell’aria esterna richiede molta meno energia che crearlo da una fiamma. In linea di principio scaldare un corpo a 20 gradi usando il calore a 0 gradi richiede solo 1/13 del calore che vogliamo trasferire. Per trasferire 13 watt ce ne serve 1 in più. Nella pratica le cose van molto peggio, ma comunque un buon condizionatore ha un COP di 3-4: per ogni watt che consuma scalda 3-4 watt, i restanti sono presi dall’aria esterna. Ormai quasi tutti abbiamo un condizionatore, scegliendo un modello di buona qualità, con funzione di pompa di calore, possiamo utilizzarlo per scaldare casa. Il mio condizionatore ha una potenza massima di 1500 watt (ho sempre il classico contratto base da 3 kW), con un COP di 4 se fuori non fa freddissimo, che significa che scalda come una stufetta da 6 kW. Non tantissimo, ma grazie all’isolamento bastano, in una giornata invernale riescono a compensare le dispersioni dei muri in un paio d’ore di utilizzo. Poi la casa tiene, un grosso vantaggio di un buon isolamento è che non importa a che ora scaldi, la casa poi resta calda.

I trasporti

Elettrificare i trasporti è una necessità per molte ragioni. Ho descritto altrove le mie esperienze con gli scooter elettrici, non tornerei mai indietro. Ultimamente ho anche elettrificato una bicicletta, la modalità di trasporto “bici + treno” con bici elettrica mi consente di arrivare in un sacco di posti. Uno scooter elettrico fa circa 33 km con un kWh, 100-140 km con un litro di petrolio consumato in una centrale elettrica. Una bici elettrica fa 70-100 km con un kWh, e fai pure un po’ di ginnastica. Relativamente all’auto, il problema maggiore è che non possiamo pensare di mantenere un modello di trasporti basati su un’automobile a persona. Importa poco se sono elettriche, a benzina, a metano, a pedali. Comunque l’energia necessaria a costruire un’auto è molta: corrisponde al consumo di alcune decine di migliaia di km. Cambiare un’auto con un modello “ecologico” o con un’auto elettrica, quando ne abbiamo una che ancora funziona, non ha senso. Tutta la storia degli “ecoincentivi” per cambiare l’auto ha un unico beneficiario: l’industria automobilistica. Se dobbiamo cambiarla, e non possiamo farne a meno, allora l’auto elettrica, tutto sommato, richiede nel corso della sua vita (inclusa la costruzione e lo smaltimento) molta meno energia di un’auto endotermica. Ma l’auto più ecologica resta quella che non hai proprio.

Quinto punto: generarsi l’energia

Spostare i consumi energetici sull’elettrico permette di sfruttare fonti di energia rinnovabile. La cosa funziona in prospettiva, se vogliamo renderci economicamente indipendenti occorre poter sfruttare vento e sole: le rinnovabili non sono un lusso, stanno diventando una necessità. Non è questione di geopolitica. Il gas diventa sempre più difficile da trovare, e costoso, con sempre più gente che lo vuole utilizzare. Il petrolio durerà qualche decennio al massimo, che significa che ce ne sarà anche di quello sempre meno. Bruciare carbone è letteralmente un suicidio.

A livello individuale però le opzioni sono limitate. Nonostante tutte le recenti semplificazioni, per cui probabilmente se avessi installato oggi i miei pannelli non avrei dovuto penare le proverbiali sette camicie, non me la sento di consigliare a tutti di installarsi pannelli fotovoltaici sul tetto. Ma mi sembra attraente installare i micropannelli, oggetti da 350 watt che attacchi alla presa senza bisogno di burocrazia. Se ne può installare un paio ad utenza elettrica, e costano abbastanza poco. Comunque se potete farlo senza ingrullire troppo, riempitevi il tetto di pannelli. Faranno sempre più comodo.

Nel mio caso avere pannelli fotovoltaici significa che circa metà dei miei consumi energetici sono coperti da questi. Occorre un po’ di programmazione. Nei mesi invernali posso scaldare casa sfruttando i giorni di sole, ed accumulando il calore prodotto grazie all’isolamento, praticamente gratis. Devo pianificare i tempi in cui faccio funzionare lavatrice, lavapiatti, o ricarico le batterie dello scooter o della bici guardando le ore di sole, ma ormai qualsiasi elettrodomestico ha un timer e molte cose le puoi controllare a distanza. Sono socio di una cooperativa energetica. Ho investito in generatori eolici e fotovoltaici, ed in cambio ho l’energia ad un prezzo scontato (un modo diverso di pagare gli interessi). Stanno cominciando a funzionare le prime comunità energetiche, cominciamo ad informarci.

Concludendo

Cosa voglio dire con tutto questo? Be’, in realtà poco. Ogni situazione è un caso a sé, ma posso vedere che ridurre, di molto, i consumi, è possibile. Ci sono essenzialmente tre cose da fare:

  • efficientare ed accontentarsi di meno in alcune cose chiave. Un grado in meno in casa riduce i consumi del 10%. Un maglione in più costa poco. Gli infissi di qualsiasi casa italiana sono un colabrodo, lo vediamo dalla condensa che si forma nelle giornate fredde e dallo “spiffero” che in realtà spesso è solo la lama di aria raffreddata che scende, e cambiarli è un intervento che costa relativamente poco e si fa velocemente. Si ammortizza in pochi anni. Un cappotto è molto più complicato, ma un controsoffitto isolante negli ultimi piani è ancora qualcosa di semplice e relativamente poco costoso.

  • Portare i consumi sull’elettrico. Un sacco di gente oggi si prende il condizionatore, con poca spesa in più possiamo installare una pompa di calore con COP 4, stagionale 3,5. Significa che con un condizionatore da 2 kW fai quello che fa una caldaia da 7 kW, piccolina ma se hai isolato e non hai un appartamento grosso può bastare. Un fornello ad induzione alla fine ti costa meno del gas.

Il nodo difficile è quello dei trasporti. Siamo abituati ad avere un’auto. Lo scooter (elettrico) o la bici non è la stessa cosa, è più scomodo (anche se nel traffico cittadino è MOLTO più veloce, 30 km/h di media contro meno di 20 dell’auto ingorgata), quando piove devi bardarti bene, non ci trasporti cose, non ci fai i 100 km. Ma fai oltre 120 km con un litro di petrolio in centrale elettrica, non c’è storia sui consumi, anche confrontato con scooter endotermici. Serve un salto nei trasporti pubblici, ma anche per questo serve una massa critica, tante persone che non usano l’auto privata e spingono su quelli.

  • Ed infine possiamo pensare di generarci, individualmente o collettivamente, l’energia che ci serve. Spingiamo i politici verso le rinnovabili. Evitiamo di dire “no” a qualsiasi pala eolica o campo fotovoltaico, abbiamo 300 GW di richieste di autorizzazioni di impianti bloccati da veti incrociati. Probabilmente solo un decimo di questi sono validi, ma 30 GW in un anno fanno 50 miliardi di kWh, basterebbero a 25 milioni di utenze come la mia. Non risolverebbero il problema (non ci sono solo i consumi domestici), ma rendono l’idea che le rinnovabili sono una soluzione possibile.

sabato 25 giugno 2022

Come vivere con il gas ai prezzi attuali - prima parte

Credo di essere uno dei pochi italiani a cui l’aumento delle bollette non fa paura. Certo, mi fa paura il conseguente aumento di TUTTO: qualsiasi cosa utilizziamo, mangiamo, guardiamo usa energia e anche tanta, e questo significherà un aumento dei prezzi. Ma le bollette in sé non incidono molto sul mio bilancio, e per una buona fetta sono composte da spese fisse. Qui vorrei spiegare perché. 

Diciamo che mi sono preparato per tempo, sono alcuni decenni che so che dopo il 2020 avremmo avuto problemi, ed ho cercato di fare in modo da poterli affrontare. Per ora ci sono riuscito, non ho la minima idea se continuerò a poterlo fare, mi aspetto che i problemi peggioreranno, non hanno a che fare con Putin, o con Draghi, sono cose che dipendono semplicemente dal vivere in un pianeta che ha risorse finite. E che cominciano a finire. 

Partirò un po’ da lontano descrivendo 

  • Quanto pago attualmente nelle mie bollette, gas e luce. 
  • Quanto in teoria paga chi vive più o meno nella mia situazione

Quindi descrivo cosa ho fatto per arrivare ai miei consumi.In sintesi: 

  • Isolare la casa. Le nostre case sono dei colabrodi energetici. Isolare bene è difficile, ma puntando sugli elementi più critici possiamo dimezzarne il fabbisogno energetico. 
  • Efficientare: un elettrodomestico a basso consumo costa un po’ di più, ma si ripaga in molti casi in un tempo relativamente breve. Uno dei più critici è il frigorifero.
  • Risparmiare: possiamo rinunciare ad alcune cose, almeno in parte, senza grossi sforzi. Possiamo accorgerci che alcune non sono indispensabili. Un grado o due in meno in casa significa dover tenere un maglione in più. 
  • Elettrificare: l’elettricità è molto più efficiente per praticamente tutte le applicazioni in cui usiamo i combustibili fossili. Questo compensa il maggior “pregio” dell’elettricità rispetto ai fossili, e in alcuni casi (in particolare il riscaldamento) può portare a risparmi netti. L’elettricità può essere prodotta con rinnovabili, i combustibili sintetici anche se in teoria possibili sono estremamente inefficienti. Se sentite decantare i pregi dell’idrogeno, rizzate le orecchie, di solito non è vero (in alcuni casi sì, ma sono pochi). 
  • Prodursi l’energia. Individualmente è difficile. Ma in qualche caso conviene, se avete un tetto in cui mettere qualche pannello fotovoltaico, non vincolato da duemila balzelli, fatelo. 

Non pretendo di fare da modello a nessuno, ma ho sperimentato un po’ di cose, che a me han funzionato. Forse possono servire da stimolo ad altri. E forse altri possono darmi suggerimenti. Anche tutti i calcoli sono fatti molto a spanne, quel che basta per capire dove si va a parare, non certo quelli che servono per una certificazione energetica seria. Ma credo di averci preso abbastanza.Comunque per quanto i conti siano importanti, e ci sono per chi voglia approfondire, non sono essenziali per il succo del discorso: è possibile ridurre di molto i consumi. 

La cosa importante da portare a casa è che l’energia (e non solo quella ) costerà sempre di più. Non si tratta di salvare il pianeta, ma di salvare noi stessi dal tipo di problemi che incontriamo già adesso, con le bollette stratosferiche. Occorre prepararsi, una casa isolata vale più di qualsiasi altro bene che possiamo procurarci oggi. Citando Luca Mercalli "senza energia si torna al medioevo senza passare dal via". Se non ci prepariamo per tempo, non avremo le risorse per trovare una soluzione, e forse già ora è tardi. 

Siccome il tutto è venuto parecchio lungo, comincerò con le bollette e il primo punto. Il resto in un post successivo.

Bollette: il gas

Finisco per pagare molto più di spese fisse che di gas: avere uno scaldabagno a gas è comodo, e togliere del tutto i termosifoni non me la sento, ma consumo ogni anno circa 30 metricubi di gas, con una spesa che oggi fluttua mostruosamente: sono passato da 15€ l’anno a circa 50€, comunque qualche decina di euro l’anno, contro spese fisse di contratto di 180€. Insomma, la “componente materia prima” e costi correlati (tasse, trasporto) della bolletta del gas è un quarto del totale. Può raddoppiare o triplicare prima che me ne accorga. Per confronto se sul sito dell’ENI faccio una “analisi dei consumi” mi dice che casa mia ha bisogno di 1100 mc di gas l’anno, ma che con i loro consigli potrei ridurli a 600. Evidentemente il programmino non ha accesso ai miei dati di consumo. Con i loro consigli “ridurrei” la mia bolletta al triplo di quello che pago attualmente.

Per rapportare il tutto alle stesse unità di misura, un metrocubo di gas corrisponde a circa 10,5 kWh, di cui se ne usano circa 8,5. I miei 30 metricubi corrispondono quindi a 300 kWh. di cui 60 vanno via per il camino.

Bollette: l’elettricità

Per l’energia elettrica è molto più complicato. Ho un piccolo impianto fotovoltaico (4 pannelli di numero, 1,4 kW di picco) costato lacrime e sangue, che non mi sento di consigliare a nessuno, e che copre metà dei miei consumi. Ma per semplicità considererò solo i miei consumi totali, quindi sia quel che prelevo dalla rete che quello che mi autoconsumo dai pannelli. In un anno ho un consumo complessivo di 1570 kWh, con cui ci faccio andare:

  • frigorifero (bello grosso, con freezer): circa 180 kWh
  • modem, Wi-Fi, impianto domotica casalingo (con cui registro tutti i consumi), qualche stand-by che non riesco a levare: circa 350 kWh
  • PC, TV, stereo, lavatrice, lavapiatti, piastra ad induzione per cucinare, luci, aereatore, forno (normale e a microonde), ….: circa 500 kWh. Sono solo in casa, e quindi credo che questo numero vada moltiplicato per quello degli inquilini.
  • Scooter e bici elettrici: 220 kWh (li ricarico in casa, hanno le batterie estraibili)
  • pompa di calore (normale condizionatore invertibile con COP elevata) per scaldarmi di inverno: 320 kWh. Che corrispondono a circa 1300 kWh termici. Pur avendo un condizionatore, lo uso pochissimo d’estate. Preferisco usare un più efficiente ventilatore, ed abbassare la temperatura della casa tenendo aperte le finestre nelle ore notturne.
    Ripartizione dei miei consumi elettrici

Il costo marginale del kWh, oggi, è intorno a 43 centesimi. La mia bolletta, per la parte di consumo, sarebbe di 680 euro annui. In realtà ne pago meno per via dei pannelli fotovoltaici (che coprono circa metà dei consumi), e di un contratto particolare (di cui parlo più avanti).

Complessivamente quindi uso meno di 2000 kWh, tra luce e gas, per tutti i consumi domestici, per scaldare casa, acqua calda, e per muovermi in città (faccio circa 100 km ogni settimana). 550 euro di materia prima elettricità e 20€ di gas, ai prezzi correnti.

Quanto dovrei consumare

Come ci sono arrivato? Niente di eccezionale. Ho una casa di 75 metri quadri, in un condominio. La casa ha 2 pareti esterne per circa 40 mq di parete esposta, di cui 14 mq finestrati. Un po’ di dispersioni vanno nella colonna delle scale (24 mq) e, su una parte del soffitto, verso una terrazza al piano di sopra (30 mq). Ho provato a inserire questi dati in un programma per il calcolo della classe energetica dell’edificio, e i consumi che ci si aspetta sono circa 4500 kWh annui, circa 60 kW/mq/anno, che mi pone già in una situazione migliore rispetto alla maggior parte delle case. Sono valori molto a spanne, per una certificazione energetica seria dovrei chiedere una consulenza (che costa) ad un professionista, fare sondaggi del materiale presente nei muri e nel soffitto. Ma credo di non essere lontanissimo dalla situazione reale. 

Le dispersioni sono per un buon terzo (2200 kWh) dovute alle finestre (vedi le finestre "splendenti" dell'appartamento al primo piano nella prima immagine termica a fianco). Un’altra fetta non trascurabile (950 kWh) è dovuta al soffitto. Con una termocamera si vedono chiaramente i travi di cemento, che sono degli ottimi ponti termici. In pratica su metà del soffitto mi ritrovo una temperatura non distantissima da quella esterna, che soprattutto d’inverno contribuisce a raffreddarmi casa. È una situazione molto comune, non ci sono molti modi di fare un solaio, e il cemento compatto è un ottimo conduttore di calore. Poi ci sono gli spifferi, soprattutto i cassoni degli avvolgibili, che ho stimato in 200 kWh : nel totale non fanno molto, ma se voglio ridurre i consumi vanno eliminati.

Ripartizione delle dispersioni (kWh annui)

Per scaldare casa non si usano solo i caloriferi. Il Sole ci fornisce gratis un bel po’ di energia, che nelle mattine soleggiate d’inverno arriva ad una decina di kWh al giorno, a spanne 500 kWh nel corso della stagione. Chiaramente d’estate la cosa va evitata, serve una buona tenda da sole e tenere abbassati gli avvolgibili quanto basta. I consumi elettrici alla fine contribuiscono pure loro, per quanto i miei siano bassi altri 400 kWh ci sono. E poi c’è il calore delle persone, ognuno di noi produce circa 80W, per tre mesi invernali e le ore di permanenza in casa fanno circa 100 kWh, poco ma tutto aiuta. Quindi di base la mia necessità di riscaldamento si riduce (sempre molto a spanne) di un migliaio di kWh:

  • Richiesta complessiva per riscaldamento: 4500 kWh
  • Contributo del Sole: 500 kWh
  • Contributo consumi elettrici: 400 kWh 
  • Effetto stalla: 100 kWh
  • Richiesta netta per riscaldamento: 3500 kWh

3500 kWh corrispondono a circa 410 mc di metano annui, a cui va aggiunto il consumo per l'acqua calda sanitaria. Questo torna con i consumi dei miei vicini di casa (in realtà di solito più alte), ma non tanto con i miei, che sono sempre stati poco sopra i 300 mc. Stavo già applicando il consiglio del terzo punto, ma in ogni caso sono molto lontano dalle stime di 1000 mc del mio fornitore.

Primo punto: isolare

Immagine termica della sala,
con il controsoffitto, finestre
buone, e cassone isolato
.

Isolare una casa costa. Servirebbe un cappotto, che consente di abbattere moltissimo le dispersioni dei muri, ma va deciso dal condominio. Ad ogni riunione condominiale tiro fuori il problema, ma per vari motivi non si è mai riusciti a fare nulla. E quindi sono intervenuto in tutto il resto, essenzialmente infissi e soffitto. Comunque i muri non sono malaccio, forati e intercapedine per 40 cm di spessore complessivo, meglio di molte altre situazioni, anche se la parete nord è decisamente fredda, con problemi di condensa, e un bel cappotto servirebbe anche a quello.

Per prima cosa ho controsoffittato la parte di casa sotto la terrazza. Questo è costato relativamente poco, 1500 euro circa, con un risparmio di 600 kWh annui. Si tratta sostanzialmente di un cappotto interno, che non è un bel tipo di intervento: il rischio di condensa è molto elevato, e probabilmente tra un po’ dovrò smontare tutto e rifarlo. Ma dopo 8 anni sembra reggere bene.E come si vede dall'immagine qui sopra, ora il soffitto è alla stessa temperatura della casa. Resta un ponte termico per una trave in calcestruzzo sopra la finestra, lì ci vorrebbe il cappotto. Il cassone dell'avvolgibile è appena più freddo del resto, i vetri (buoni) sono a 16-17 gradi. 

Cambiare tutti gli infissi di casa mia è stata la spesa maggiore. In totale ci ho investito 11 mila euro, ma ho risparmiato circa 1400 kWh l’anno, e altri 150 kWh/anno per gli spifferi nei cassoni degli avvolgibili. Circa 180 mc di gas in meno. L’intervento era inoltre incentivato al 50%. La porta di ingresso (verso le scale) andava cambiata, già che c’ero l’ho presa con un buon isolamento, anche se non credo abbia fatto tantissimo. 

A questo punto i miei consumi (netti) sono calati da 3500 a 1400 kWh, meno di metà, e le richieste energetiche (bollette teoriche) ridotte da 410 a 160 mc l’anno. Quelle reali da 300 a 100 mc. L’effetto è evidente in una terrazza verandata: prima in inverno la temperatura con le finestre della veranda chiuse era di 10 gradi, ora è praticamente identica a quella esterna: non la sto più riscaldando con il calore disperso dalla casa. 

 Qualche commento sul ritorno economico dell’investimento. Ai prezzi del gas di qualche anno fa (senza contare gli incentivi), ci metterei 100 anni a ripagare i soldi spesi. A quelli attuali 30 anni (15 cosiderati gli incentivi). Ma le finestre andavano comunque cambiate, e il comfort di una casa isolata è decisamente maggiore: non ho punti freddi, o spifferi, che renderebbero difficile abbassare il termostato. Una casa ben isolata ti fa star bene anche a 18 gradi. Con i prezzi attuali, risparmio circa 500 euro l’anno rispetto ai miei vicini.

Degli altri punti parlerò nel prossimo post, è già lunghissimo così.

martedì 1 marzo 2022

La crisi climatica non è sparita. Anzi...

Lo so. Qualcuno sta lavorando alacremente per rendere quello climatico l'ultimo dei nostri problemi. Che so, con un bell'inverno nucleare. Ma c'è ancora. Oggi è uscito il rapporto annuale IPCC sul clima. E questo è il commento del segretario generale dell'ONU.


Ginevra, 28 febbraio 2022

Ho visto molti rapporti scientifici nella mia vita, ma nessuno come questo. Il rapporto dell'IPCC di oggi è una mappa della sofferenza umana e un'accusa schiacciante al fallimento della leadership climatica. Con fatti su fatti, questo rapporto rivela come le persone e il pianeta sono stati colpiti dal cambiamento climatico.

Quasi la metà dell'umanità vive nella zona di pericolo - ora.
Molti ecosistemi sono al punto di non ritorno - ora.
L'inquinamento da carbonio incontrollato sta costringendo i più vulnerabili del mondo ad una marcia obbligata verso la distruzione - ora.

I fatti sono innegabili.Questa rinuncia alla leadership è criminale. I più grandi inquinatori del mondo sono colpevoli di aver incendiato la nostra unica casa.
È essenziale per raggiungere l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi. La scienza ci dice che questo richiederà al mondo di ridurre le emissioni del 45% entro il 2030 e di raggiungere emissioni nette zero entro il 2050. Ma secondo gli impegni attuali, le emissioni globali sono destinate ad aumentare di quasi il 14% nel decennio in corso.

Questo significa una catastrofe. Distruggerà ogni possibilità di rimanere sotto il grado e mezzo di aumento.

Il rapporto di oggi sottolinea due verità fondamentali.

Primo, il carbone e altri combustibili fossili stanno soffocando l'umanità.

Tutti i governi del G20 hanno accettato di smettere di finanziare il carbone all'estero. Ora devono urgentemente fare lo stesso a casa e smantellare le loro flotte carboniere. Quelli del settore privato che ancora finanziano il carbone devono essere tenuti a rispondere. Anche i giganti del petrolio e del gas - e i loro sottoscrittori - sono avvisati.

Non potete affermare di essere verdi mentre i vostri piani e progetti minano l'obiettivo del 2050 e ignorano i grandi tagli alle emissioni che devono avvenire in questo decennio. La gente vede attraverso questa cortina di fumo.

I paesi dell'OCSE devono eliminare gradualmente il carbone entro il 2030, e tutti gli altri entro il 2040. L'attuale mix energetico globale è finito.

Come gli eventi attuali rendono fin troppo chiaro, la nostra continua dipendenza dai combustibili fossili rende l'economia globale e la sicurezza energetica vulnerabile agli shock geopolitici e alle crisi.

Invece di rallentare la decarbonizzazione dell'economia globale, ora è il momento di accelerare la transizione energetica verso un futuro di energia rinnovabile.

I combustibili fossili sono un vicolo cieco - per il nostro pianeta, per l'umanità, e sì, per le economie. Una transizione rapida e ben gestita verso le energie rinnovabili è l'unica via per la sicurezza energetica, l'accesso universale e i lavori verdi di cui il nostro mondo ha bisogno.

Chiedo ai paesi sviluppati, alle banche multilaterali di sviluppo, ai finanziatori privati e ad altri di formare coalizioni per aiutare le principali economie emergenti a porre fine all'uso del carbone. Questi meccanismi mirati di sostegno sarebbero ben al di là degli attuali obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il secondo risultato centrale di questo rapporto è una notizia leggermente migliore: gli investimenti nell'adattamento funzionano. L'adattamento salva delle vite, e quando gli impatti climatici peggioreranno - e lo faranno - aumentare gli investimenti sarà essenziale per la sopravvivenza. L'adattamento e la mitigazione devono essere perseguiti con la stessa forza e urgenza, ed è per questo che ho spinto per arrivare al 50% di tutti i finanziamenti per l'adattamento.

L'impegno di Glasgow per il finanziamento dell'adattamento non è chiaramente sufficiente per affrontare le sfide delle nazioni in prima linea nella crisi climatica. Sto anche premendo per rimuovere gli ostacoli che impediscono ai piccoli stati insulari e ai paesi meno sviluppati di ottenere i finanziamenti di cui hanno disperatamente bisogno per salvare vite e mezzi di sussistenza. Abbiamo bisogno di nuovi sistemi di ammissibilità (ai finanziamenti) per affrontare questa nuova realtà. Ritardo significa morte.

Prendo ispirazione da tutti coloro che sono in prima linea nella battaglia climatica e che si confrontano con le soluzioni. Tutte le banche per lo sviluppo - multilaterali, regionali, nazionali - sanno cosa deve essere fatto: lavorare con i governi per disegnare pipeline di progetti di adattamento “bancabili” e aiutarli a trovare i finanziamenti, pubblici e privati. E ogni paese deve onorare l'impegno di Glasgow di rafforzare i piani climatici nazionali ogni anno fino a quando non saranno allineati a 1,5°C.

Il G20 deve fare da guida, o l'umanità pagherà un prezzo ancora più tragico. So che le persone ovunque sono ansiose e arrabbiate. Lo sono anch'io. Ora è il momento di trasformare la rabbia in azione. Ogni frazione di grado conta, ogni voce può fare la differenza. E ogni secondo conta. Grazie.

mercoledì 11 novembre 2020

Fotovoltaico ed il solito lasciapassare A38

Tanti anni fa pensai che sarebbe stata una buona idea installare un po' di pannelli fotovoltaici sul tetto del mio condominio. Un primo tentativo andò buco, i condomini mi fecero osservare che se si fosse voluto metterli tutti, non ci sarebbe stato abbastanza spazio. Ridimensionai quindi il progetto, limitandomi a meno di 1 kW, e lo ripresentai, questa volta ottenendo l'approvazione dei vicini. Questo succedeva quattro anni fa. Da allora ho provato a sentire alcune ditte. Tutte storcevano il naso. Un kW è troppo poco, avrei penato lacrime e sangue per un guadagno irrisorio. Ed in effetti è stato così. Oggi finalmente ho i pannelli sul tetto, e dopo un anno devo dire che funzionano alla grande, ma è stata una odissea, oltre a un discreto salasso economico che non ripagherò mai.

Una prima ditta mi sparò 10 mila euro di preventivo. Risposi un "no grazie", ero convinto il prezzo fosse un modo per togliermi di torno, ma continuano a chiamarmi periodicamente, per sentire se sono sempre interessato. Oltre due anni fa sentii un'altra ditta, di un amico di un collega. Mi suggerì, come primo passo, di andare in Comune per sentire l'iter. Cerco di farla breve
  • 16 Aprile 2018: chiedo un appuntamento in Comune. Me lo danno per il 
  • 15 Maggio 2018: il tecnico  comunque mi illustra i principali vincoli. In particolare quello paesaggistico, non devo alterare l'aspetto della casa. Il vincolo originale prevede che i pannelli debbano essere color tegola, io ho un tetto nero catramato, vale lo stesso? Forse sì, ma probabilmente se metto pannelli assolutamente neri va bene. Preparo un rendering di come si vedrebbero dei pannelli neri sul tetto nero, e lo mando alla ditta.
  • 22 giugno 2018: La ditta ha preparato un progetto (con il mio rendering) in cui specifica pannelli neri con bordo nero e supporti neri, che fai fatica a vederli a meno che tu non passi con un elicottero a bassa quota. La pratica paesaggistica, in triplice copia, pesa qualche etto. L'ingegnera della ditta li invia il 26 giugno
  • 19 settembre 2018: la Sovraintendenza alle belle arti risponde che manca una delega firmata in originale, quella inviata non va bene
  • 21 Novembre 2018: Nulla osta della Sovraintendenza. Si può cominciare a fare il progetto vero. Non è banale, l'inverter a cui avevo pensato io non ha tutte le certificazioni necessarie. Si studia percorsi dei fili, ecc. Neppure dovessi progettare una centrale nucleare.
  • 28 Febbraio 2019: La ditta mi presenta un progetto definitivo (cioè ha scelto i pannelli e l'inverter, non c'è molto da progettare).  E comincia con le pratiche. 
  • 28 Marzo 2019: Mi richiedono i documenti per la pratica edilizia (CILA). In teoria, essendo io fuori dal centro storico, per installare pannelli fotovoltaici non dovrei presentare la CILA, ma il Comune di Firenze la vuole lo stesso.
  • 19 Aprile 2019: Mi richiedono i documenti per la pratica di allacciamento alla rete. L'ENEL impone di mettere un contatore a produzione, che serve solo a fini statistici. I dati verranno trasmessi al GSE, che però non inserisce in statistica quelli di impianti sotto i 20 kW. Quindi io devo installare un apparecchio, e pagare il servizio di telelettura, per dei dati che nessuno mai registrerà.
  • 7 Giugno 2019: Mi arriva la bolletta dell'Enel per l'allacciamento. Solertissimi. Spero lo siano altrettanto con il lavoro
  • 20 Giugno 2019: Si installa! I pannelli sono sul tetto, funzionano, ma c'è un problema con l'inverter. Solo in Italia, è necessario fare un test dell'apparecchio per verificare che rispetti le normative. In tutto il resto del mondo l'apparecchio ha un'omologazione di fabbrica e si assume che funzioni. Però l'unità che mi hanno fornito non ha il firmware aggiornato con la funzione del test italiano.
  • 28 Giugno 2019: dopo aver collegato l'inverter a internet (fortuna che ci capisco qualcosa), e varie telefonate con l'assistenza, mi scaricano il firmware da remoto e faccio io i test. ENEL richiede che tu faccia le foto durante tutta la procedura e glie le mandi. 
  • 15 luglio 2019: arriva il tecnico che fa l'allacciamento. Mi cambia il contatore, un'ora scarsa di lavoro, e poi passa il resto della mattinata, quasi due ore, a compilare moduli assieme all'installatore, che ha dovuto prendere una mattinata apposta per presenziare.


E questo è l'impianto (quasi) come si presenta. Assolutamente in piano, per cui rende 1260 ore effettive l'anno contro le 1420 previste per Firenze, ci rimetto un 10% di produzione, soprattutto in inverno. 

In conclusione ho installato un impianto che costa, più o meno, 2500 euro, compreso il giorno di lavoro di due operai. Come installare un buon condizionatore. Ma ci ho messo 15 mesi, e speso, tra tutto, circa 6000 euro. 

Da allora l'impianto produce tutti i mesi da 50 a 250 kWh (linea verde) coprendo circa metà dei miei consumi di elettricità (linea bruna). La linea gialla è l'autoconsumo, quella blu i prelievi dalla rete, quella rossa quanto immetto in rete. In un anno produco 1850 kWh, di cui 750 kWh sono risparmio sulla bolletta e 1100 kWh sono immessi in rete. Il GSM mi remunera questi ultimi una miseria (circa 30€), ci pago sostanzialmente le spese di lettura del contatore (motivo per cui avrei preferito non misurarli proprio e regalarli). Il risparmio in bolletta è di 90 euro l'anno. 

Conclusioni? Be', ho la soddisfazione di produrre, al netto dei miei consumi, mezzo megawattora l'anno. Non ho remore ad usare elettricità per tutto: cucino (fornello ad induzione), ci viaggio (scooter elettrico), scaldo casa (pompa di calore). Ma è una soddisfazione pagata cara. Non ci fossero stati tutti gli iter autorizzativi sostanzialmente inutili e balzelli vari, sarebbe entrato in funzione un anno prima e sarebbe costato meno della metà. Quindi non seguite il mio esempio.

giovedì 22 novembre 2018

Mobilità elettrica - colonnine

A 2 anni e mezzo dal precedente post, un aggiornamento sulle colonnine di ricarica. A Firenze sono diffusissime, e anche se spesso sono bloccate da auto parcheggiate davanti (mi porto dietro un po' di volantini da lasciare sul parabrezza, i vigli puoi chiamarli ma non vengono), oppure le trovi occupate dalle auto del car sharing, in genere sono un buon servizio. Partito gratuito, e poi diventato a pagamento con una tesserina legata ad un contratto Enel. A settembre le tessere (a pagamento) di Enel sono scadute, e ho dovuto provvedere a farmi un contratto con un altro gestore. Sono ricascato in EnelX, che è sempre nel gruppo Enel, e che si occupa di ricarica di veicoli elettrici.

Evidentemente nessuno ha voglia di ricaricare motorini, consumano poco, non ne vale la pena, molto meglio orientarsi verso il promettente mercato delle auto elettriche. E quindi all'inizio mi han proposto un vantaggiosissimo contratto in abbonamento, in cui con quel che spendevo in un anno avrei potuto ricaricare liberamente per  2 mesi. Oppure a tempo (non è più offerta), ma con un costo orario che se non ricaricavo tutti assieme almeno 3 motorini non sarei riuscito a cavarci le gambe. Quantificando, se ricarico il motorino in una presa di casa, col normale contratto domestico, spendo 60 centesimi. Purtroppo la prolunga dal terzo piano è poco pratica. Con il mio vecchio contratto Enel spendevo un euro. Con un contratto a tempo mi costerebbe 3 euro. L'abbonamento mensile costa 25 euro, con i miei consumi sarebbero più di 5 euro a ricarica. 5 euro per fare 50 km è più del costo della benzina di uno scooter.

Per fortuna poi sono venuti a più miti consigli, e con un app, registrazione con carta di credito, e naturalmente il telefonino sempre dietro, posso ricaricare a 45 cent a kWh. Sono comunque 12 centesimi in più a pieno rispetto a prima, circa il doppio che a casa. La cosa ha del grottesco: ricaricando lo scooter "a biberonaggio" (appena trovo una colonnina libera), ho un sacco di fatture da 20 centesimi l'una, persino da 5 centesimi. Credo che i costi di gestione siano decisamente di più che il costo dell'energia, mi aspetto che mi dicano da un giorno all'altro "Mi dispiace, lei consuma troppo poco, è un pessimo cliente, non possiamo tenerla". E bravi, fatturatemi tutto insieme ogni sei mesi come facevate prima.

Ma la cosa più fastidiosa è l'app. Va in continuazione in crash "L'applicazione è terminata in modo anomalo". Di solito basta farla ripartire (e ogni volta inserire password e e-mail, con la dannata tastierina del cellulare), ma talvolta si blocca in modo assurdo. Ti dà la colonnina occupata, no, non è vero, ci sei davanti e c'è scritto sopra "libera", ma niente, ti tocca cercarne un'altra. O peggio te la dà libera, ma c'è il tuo cavo, bloccato, dentro. In questo caso devi telefonare all'assistenza, che ti chiede il numero di serie della colonnina (scritto in piccolo, e magari è notte), per potertela sbloccare. Con tutta la pazienza e disponibilità degli operatori non te la cavi in meno di 10 minuti.

Così mi sono deciso ad acquistare una card. Funziona come l'app, ogni ricarica una fattura sulla carta di credito, ma quantomeno non devi digitare password e si spera non si blocchi sul più bello. La devi pagare, altri 15 euro, e te la mandano a casa. O dovrebbero. L'ho ordinata due mesi fa. A inizio mese ho chiesto che fine avesse fatto. "Tutto bene, l'abbiamo presa in carico, le faremo sapere". Forse per Natale (dell'anno prossimo, di questo ormai non ci conto) la troverò sotto l'albero.

venerdì 30 marzo 2018

Il gemello malvagio della scienza

2/02/2018: Ho ritrovato la versione originale della pubblicità del cerotto magico di cui parlo. Ho corretto delle imprecisioni, di cose che ricordavo male, ed aggiunto delle osservazioni. Sono colorate per distinguerle. 
13/4/2018: Aggiornamento in fondo. 

Chiedo innanzitutto scusa a Ugo Bardi per il plagio del titolo. Ma è troppo bello per non usarlo.

Un tema ricorrente in molti racconti è quello del gemello malvagio. Qualcuno uguale preciso all'eroe, che si spaccia per lui, ma che in realtà ha scopi malvagi. Così l'androide Data di Star Trek ha Lore, che traffica con i terribili Borg, Elan del fumetto "The order of the stick" ha Nale, e la serie del dottor Who conta innumerevoli alieni mutaforma che impersonano le persone che hanno ucciso, o imprigionate.

Il tema ha un forte appeal perché mette in crisi un elemento fondamentale di ogni relazione umana, la fiducia. Se qualcosa che sembra in tutto e per tutto una persona di cui mi fido è in realtà un altro, che trama contro di me, di chi potrò mai fidarmi?

Ultimamente ho un po' questa sensazione leggendo alcuni articoli scientifici. Il metodo scientifico è una invenzione geniale, un modo per cercare di evitare almeno le peggiori truffe che facciamo verso noi stessi, per non intrappolarci in teorie apparentemente sensatissime, ma che non funzionano. Anzi, che non hanno proprio senso. Ma è perfettamente possibile seguire apparentemente tutti i dettami della scienza saltandone il nucleo. Posso ad esempio:
  • usare termini scientifici: se parlo di elettromagnetismo, frequenze, informazioni, coerenza quantistica o entanglement sarà sicuramente una roba seria;
  • citare ricerche serie, che però dicono tutt'altro rispetto a quanto sostengo io, o che si applicano a condizioni diversissime dalle mie;
  • eseguire statistiche a prima vista ineccepibili, che però mostrano risultati sostanzialmente dovuti al caso. Un esempio classico è riportato in un fumetto di XKCD;
  • far passare un intervento a un congresso per una pubblicazione scientifica, la maggior parte delle persone non coglie la differenza. Ma in tanti congressi ti fan dire quel che vuoi, e in alcuni puoi addirittura presentare articoli sull'uso endovaginale del cetriolo, della fondazione Rocco Siffredi;
  • posso persino pubblicare su riviste che hanno tutta l'apparenza di serietà. Ce ne sono moltissime che chiudono un occhio o anche due). O in cui ho un amico nel comitato di redazione. O di cui sono io stesso il comitato di redazione;
Al gioco si prestano anche università altrimenti rispettabili, o è comunque possibile fingere un loro coinvolgimento con vari trucchi. Si tratta alla fine proprio di un gemello malvagio della scienza: sembra scienza, anche guardato da vicino, ma non lo è. E' qualcos'altro, che sta carpendo la nostra fiducia, in questo caso di solito legato a qualche prodotto da vendere.

Un caso eclatante è quello del cerotto Taopatch®, un dispositivo nanotecnologico basato su nanotubuli di carbonio e quantum dots, che emette fotoni ed elettroni coerenti e permette mirabolanti effetti sulla postura e sulle prestazioni atletiche. Il cerotto vanta anche numerose ricerche e persino un articolo su una rivista referata, in teoria il massimo della "ufficialità" della scienza. Sono quindi andato a leggermi questa documentazione.

Devo ammettere che partivo prevenuto. Perché i quantum dots sono una cosa seria, vengono effettivamente usati per realizzare laser (cioè sorgenti di fotoni coerenti) ma se non gli fornisci energia elettrica non producono nessun fotone.Mentre il Taopatch è un dischetto di plastica, che funziona senza nessuna alimentazione elettrica, semplicemente grazie al calore della pelle. Un oggetto che emette fotoni alle lunghezze d'onda della luce visibile oltretutto si dovrebbe vedere, al buio. Lo scaldi e splende come una lampadina. Te lo applichi in fronte e non hai bisogno delle noiose torce da speleologo.

Il Taopatch® funzionerebbe trasformando fotoni termici in fotoni luminosi, che hanno frequenza (ed energia) superiore, e soprattutto a temperatura di colore superiore. Si tratterebbe a tutti gli effetti di un "frigorifero gratuito", un meccanismo che assorbe energia da un corpo (il nostro) ad una certa temperatura e  la cede ad un altro (il campo elettromagnetico dei fotoni) a temperatura molto più alta, senza dover scaricare calore verso un "pozzo freddo" (funziona normalmente sotto i vestiti, che intrappolano il nostro calore). Un oggetto del genere sfiderebbe il secondo principio della termodinamica, qualcosa che se fosse verificato varrebbe allo scopritore una immediata nomina per il Nobel, e aprirebbe la strada a tutta una serie di mirabolanti macchine a moto perpetuo di seconda specie.

Ho cominciato a studiare la cosa 3 anni fa, in seguito ad un articolo su un blog di un appassionato di scienza, poi ripreso dalla giornalista scientifica Sylvie Coyaud. All'epoca (la pagina del 2015 è stata archiviata nella Time Machine, la rete non dimentica nulla) )il funzionamento del cerotto veniva imputato all' "entanglement quantistico", un collegamento tra oggetti diversi molto difficile da realizzare (ad oggi impossibile per oggetti più grossi di un atomo) e soprattutto difficile da mantenere. Pensare che un cerotto possa essere in uno stato di entaglement con parti del corpo umano (rettifico, con una "unità di memoria" che l'inventore conserva in ditta e con cui trasmette al cerotto le frequenze giuste) è semplicemente ridicolo. L'inventore deve essersene reso conto, e ha rimosso tutti i riferimenti a questo fenomeno, sostituendoli con l'apparentemente più innocua "coerenza". Ma anche la coerenza è qualcosa che non è facile da realizzare. In particolare i fotoni, nella descrizione del dispositivo, sembrerebbero coerenti con qualcosa di non meglio specificato nel corpo del soggetto a cui il dispositivo sarebbe applicato. E soprattutto andrebbe dimostrata, cosa che su dei fotoni che nessuno ha neppure mai visto credo sia complicato. Cosa siano poi degli elettroni coerenti non è dato di sapere.

Ma torniamo alla ponderosa documentazione scientifica. Si parte da una dichiarazione di conformità rilasciata dalla facoltà di Chimica dell'Università di Milano, che in pratica afferma solamente che il dispositivo è innocuo e non costituisce doping. Essendo un dischetto di plastica anallergica, assolutamente inerte, la cosa non mi sorprende.

Poi ci sono diverse tesi di laurea, o di master, e una presentazione ad un congresso. Ne è disponibile una in rete, e credo sia indicativa del livello di questi lavori. Si parte da una introduzione che ricopia le affermazioni pseudo-fisiche contenute nel sito del produttore. Noi saremmo composti al 99% da energia, e il Taopatch@ agirebbe su questa energia tramite i fotoni coerenti emessi (che misteriosamente nessuno vede). Segue una descrizione del sistema scheletro-muscolare che ci tiene in piedi, e infine le misure effettuate su 15 persone a cui è stato applicato il dischetto, confrontate con 15 persone a cui ne è stato applicato uno finto e 15 senza nessun dischetto. I dati sono difficili da interpretare, in quanto non viene fornito un elemento essenziale: quanto variano i risultati tra una persona e l'altra? Qualcosa si capisce guardando attentamente i grafici. Chi indossava il dispositivo mostra una leggerissima (qualche percento) diminuzione della lunghezza delle oscillazioni che esegue quando sta in piedi (bene), e un leggerissimo aumento dell'area su cui oscilla (male). Ma da persona a persona questi parametri variano anche di un fattore 1 a 3, e nei piccoli campioni osservati comunque ci si aspetta variazioni consistenti, anche del 20-30%. Quindi il tesista, per trovare qualcosa, ha innanzitutto calcolato il rapporto tra lunghezza ed area. Ha valutato questa quantità quando le persone tenevano gli occhi aperti e chiusi, e la lingua lasciata libera o puntata contro il palato. In questo modo trova che ad occhi chiusi, con la lingua contro il palato, il Taopatch® causerebbe un "miglioramento" del 10%. Che dai dati riportati è assolutamente casuale. Inoltre siamo nel caso del "multiple comparison bias", se cerchi abbastanza parametri ne troverai sicuramente uno che sostiene quello che vuoi tu. Non commento neppure l'ultimo capitolo, in cui si fa provare il cerotto a DUE malati di sclerosi multipla. In una malattia che ha alti e bassi, e in cui le persone sapevano di indossare un oggetto che li avrebbe dovuti aiutare, sarebbe stato strano non osservare un miglioramento in almeno qualcuno dei 20 parametri misurati.

Infine nel settembre 2017 è stato pubblicato un articolo sulla rivista (referata) "The Journal of Sports Medicine and Physical Fitness". Anche qui si parte con una descrizione del principio di funzionamento. Si riportano ricerche sugli effetti dei fotoni coerenti (stimolazione laser), dicendo però che per ottenere questi effetti si usano laser con potenze da 5 milliwatt (più luminosi di un puntatore laser) a 200 milliwatt (delle discrete bestie). Se il cerotto emettesse queste potenze, lo si potrebbe usare come lampadina.

Anche qui sono stati analizzati 15 volontari con il cerotto "vero" e 15 con un cerotto "finto". Sono state confrontate la stabilità della postura prima e dopo 4 ore di applicazione del cerotto, ad occhi aperti e chiusi, valutando 4 indicatori (lunghezza totale ed area delle oscillazioni, e deviazioni dalla verticale nei due assi avanti-dietro e destra-sinistra). In totale 8 parametri, che diventano 24 in quanto si confrontano i risultati prima e dopo l'applicazione sia nei singoli gruppi di test e di controllo che i gruppi tra di loro. Solo due di questi mostrano qualcosa, l'effetto del cerotto non sposta il baricentro e non è visibile ad occhi chiusi. E solo in uno c'è una differenza significativa (e comunque modesta) tra gruppo di test e di controllo, dovuta essenzialmente ad un peggioramento nel gruppo con il patch finto, non a un miglioramento in quello con il patch vero. I dati grezzi non sono riportati, lo sono solamente le conclusioni, e quindi non è possibile ripetere e verificare l'analisi statistica. I ricercatori sembrano comunque rendersi conto dei limiti del lavoro e parlano di "risultati preliminari" che "devono essere confermati da altri studi".
Ho trovato un'altra valutazione dello studio, effettuato da un medico che arriva a conclusioni simili alle mie, sul sito Chiedi le prove.  

In conclusione
. Se il cerotto funzionasse come descritto nelle ricerche splenderebbe al buio, permetterebbe il moto perpetuo, la comunicazione di informazione istantanea in barba alla velocità della luce, e richiederebbe in generale una revisione della fisica oggi nota a partire dai suoi fondamenti. Il fortunato scopritore concorrerebbe a pieno titolo per il Nobel, e verrebbe inseguito dalle più prestigiose università, oltre a poter fare una valanga di soldi con le applicazioni delle sue scoperte. Non esiste neppure una minima indicazione, in tutta la documentazione fornita, che sostenga queste affermazioni.

Resta la domanda: ma funziona? A sentire i testimonial sì, ma sappiamo da almeno 50 anni che se ti dicono che una cosa funziona, almeno su qualcuno funzionerà. Magari poco. Magari ti sembrerà solo che funzioni anche se non fa nulla. Gli studi disponibili (essenzialmente due, il master e l'articolo su rivista) mostrano il primo un effetto praticamente nullo, e solo sui parametri scelti a posteriori come quelli "giusti". Il secondo un effetto debolissimo, che un testimonial non sarebbe mai in grado di rilevare, e nel senso opposto al primo. Che gli stessi autori dell'articolo sostengono vada confermato prima di crederci davvero.

13/4/2018: In una intervista, l'inventore del cerotto ha precisato che il termine "patch" va inteso in modo informatico, come "aggiornamento software".
Poniamo che sia vero, che lui abbia scoperto il modo di utilizzare una tecnologia assolutamente innovativa. Significa che il cerotto sta aggiornando il software del nostro cervelletto. In pratica, sta modificando il nostro sistema nervoso con un apparecchio che è in comunicazione con un sistema informatico (disco a stato solido criogenico) nella sua ditta. Chi ci garantisce, ad esempio, che le modifiche non intervengano anche in altre parti del cervello? O che non siano bidirezionali, e che quindi la tecnologia non consenta l'accesso ai nostri ricordi, che finirebbero nel disco a stato solido? Voi consentireste una "patch" non meglio specificata al vostro portatile usando un dispositivo controllato a distanza? E se al portatile no, perché invece al cervello sì?

domenica 19 novembre 2017

Enti di ricerca di fantasia

Spesso mi arrivano segnalazioni di scoperte mirabilianti, o di importanti teorie rivoluzionarie, che fanno riferimento ad importanti enti di ricerca. Solo che l'ente di ricerca in questione ha un nome leggermente strano, e non ne ho mai sentito parlare. Possibile, ne esistono tanti nel mondo, ma in questi casi di solito si tratti di enti di ricerca particolari. L'ultimo esempio l'ho visto in un sito di meteorologia italiano, che sostiene la falsità del Riscaldamento Globale basandosi su un rapporto dello "Space and Science Research Corporation (SSRC), azienda leader nel formulare previsioni climatiche". Addirittura si starebbe avvicinando una nuova era glaciale, ma la NASA taroccherebbe i dati di temperatura per non farcelo sapere. Il tutto viene ripreso anche nel sito Attività Solare, a riprova delle loro tesi sule glaciazioni prossime venture. Ma cosa è esattamente lo SRRC? 



Per capire cosa siano questi enti, facciamo un passo indietro. Supponiamo che io abbia un'idea brillante, ma che non viene riconosciuta dalla scienza ufficiale. Diciamo che ritengo che la Luna sia fatta di formaggio, e che i crateri in realtà siano buchi stile Emmental(1). Come posso fare? Bene, mi ritrovo con 2 o 3 amici, e fondo un'associazione che chiamo, anziché "Circolo della briscola", con l'altisonante nome di "Istituto di Ricerca Spaziale e Selenologia Applicata", anzi, visto che sono un riferimento mondiale del tema, "International Space Research Institute for Applied Selenology", o  (ISRIAS). Cerco tra tutti gli astrofisici mondiali uno abbastanza sciroccato da appoggiarmi, nel caso come questo in cui la cosa sia troppo folle può andar bene anche un paio di addetti alle pulizie di un osservatorio, aggiungo un esperto di formaggi, e li metto nello "Scientific board" dell'Istituto.


A questo punto comincia il divertente.  Mi serve un buon grafico e disegnatore di siti web, per mettere insieme un bel sito Web accattivante, con tanti grafici, foto di scienziati in camice bianco, o di telescopi, e naturalmente forme di formaggio che riproducono esattamente la superficie lunare. Ovviamente mi faccio anche un sito Facebook. Devo spararle grosse, quindi:
  • definisco l'ISRIAS come un "centro internazionalmente riconosciuto come punto di riferimento" sull'argomento;
  • metto in evidenza il Comitato Scientifico, composto da "scienziati di fama internazionale" (quelli di cui sopra, che conosco praticamente solo io).
  • pubblicizzo la mia attività di consulenza ai governi di mezzo mondo, che significa che ho mandato a tutti un opuscolo con le mie teorie, finito regolarmente nel cestino;
  • dichiaro che la teoria ha suscitato interessanti commenti da parte di alcuni scienziati (con nomi e cognomi), in quanto qualcuno, invece di ignorarmi, mi ha risposto dicendomi "ma che cosa ti sei fumato per dire panzane del genere?";
  • e naturalmente denuncio il complotto di NASA, astronomia "ufficiale" e un po' tutti quanti nel negare l'evidenza.
Gli scopi di tutto questo possono essere molti. Posso essere seriamente convinto che la Luna sia una forma di gruviera. Posso avere interessi nell'industria casearia e sperare in pubblicità indiretta. Posso sperare di raccogliere soldi con un po' di clickbait o vendendo il mio best seller "Quello che gli astronomi non ci dicono". Posso semplicemente volermi divertire un po', sullo stile dei vari siti deliberatamente assurdi che esistono in giro.

Ci sono infiniti esempi di questa tattica. È nata negli anni '70 nel mondo creazionista. Si prende un convinto creazionista, lo si fa laureare in biologia (non so come, ma in nome della causa uno può fingere molto bene), e lo si assume come "referente scientifico" della prestigiosa associazione che nel frattempo si è costituita. Così si può scrivere sul libro dei Testimoni di Geova: "Il famoso biologo Pinco Pallino, dell'Università di Stanford, dichiara che l'evoluzione non è che una massa di cavolate".

Una variante di questo schema è costituita da "istituti" che propagandano cure alternative. In questo caso i famosi scienziati sono laureati in "università non riconosciute", cioè società commerciali, molto diffuse negli USA, dove mandi una "dissertazione" di quel che ti pare, paghi, e loro ti mandano direttamente a casa un bel diploma da incorniciare nello studio.

Ho descritto in un altro articolo un esempio recente della tecnica. Un ingegnere iraniano in questo caso ha fatto tutto da solo, essenzialmente per far soldi. Alla fine ha messo insieme un bel gruzzolo vendendo il libro con la sua teoria, i biglietti per le sue conferenze (60-100€ a testa con tipicamente 200 persone a conferenza), e le prenotazioni per il suo reattore nucleare portatile (1000€), mai consegnato.

E torniamo al nostro sito meteo, che a questo punto considero esattamente al livello degli altri esempi fatti qui. E che non cito esplicitamente, perché a qualcuno che li ha citati han risposto "cliccate, cliccate, e noi ci mangiamo aragoste" (con i soldi della pubblicità). Lo Space and Science Research Corporation (SSRC) non è una "azienda leader nel formulare previsioni climatiche", è semplicemente uno dei tantissimi istituti con nomi simili a quelli di veri istituti di ricerca, ma nessuna ufficialità, oltretutto chiusa nel 2015 (quindi i nostri mangiatori di aragoste non hanno neppure controllato che esistesse ancora). John Casey, il suo fondatore e "co-editore del Rapporto Global Climate del SSRC" è semplicemente uno dei tanti "diversamente esperti" di climatologia con teorie molto personali sull'argomento. Ora si è buttato sulla previsione delle eruzioni vulcaniche, fondando l' "International Earthquake and Volcano Prediction Center (IEVPC)". E campa vendendo libri su questi argomenti.



Morale: quando vedete citato un sito con nomi pomposi, ricordatevi sempre che è facilissimo, nell'era di Internet, mettere  in piedi un sito web che sembra serio. Ma che alla fine ha dietro una o due persone, magari pure sciroccate o semplicemente furbe.

Note:

(1) Spero di non offendere nessuno con l'esempio, ma per lunga esperienza non mi stupirei di ricevere un commento sdegnato sul tono: "Come osa ridicolizzare la mia documentatissima teoria, e porla sullo stesso piano delle cavolate che si leggono su Internet?"