domenica 3 maggio 2015

Ho sbagliato mestiere

In questo week end ho avuto un paio di notizie riguardo al mio lavoro: sostanzialmente, per motivi politici, è stata cancellata la parte di un progetto su cui ho lavorato i fine settimana, capodanno, Pasqua, negli ultimi due anni. Pazienza, succede. Ma sono abbastanza giù di morale.

Nel frattempo mi han segnalato un geniale dispositivo. Un oggetto, delle dimensioni di un caricabatteria per cellulari (probabilmente è veramente un caricabatteria per cellulari a cui han tolto il cavo) che, inserito in una presa di casa, ridurrebbe i consumi anche del 35%. Come farebbe? Semplice, elimina la resistenza elettrica dei fili creando "coppie di Cooper". Per chi mastica un po' di fisica, renderebbe superconduttore il rame dei cavi dell'impianto. Geniale. Mi chiedo come non gli abbiano già dato il Nobel (ce ne sono già due, sullo stesso argomento). Siccome non mi risultano Nobel per una geniale invenzione che renda superconduttore il rame a temperatura ambiente,  devo optare per la supercazzola brematurata con scappellamento a destra, resa ormai immortale in campo energetico dal famoso tubo Tucker.


Per chi non conosce la fisica è utile un breve spiegone. La corrente elettrica incontra una resistenza, un attrito, scorrendo nei fili. Questo causa una perdita di energia, che scalda i fili, e quindi in effetti il contatore segna più consumi di quelli effettivamente usati negli elettrodomestici. Ma in un impianto tipico la perdita è di una frazione di percento, l'1% quando va male e attacchiamo un elettrodomestico con grossi consumi ad una presa non adatta.

Se in un impianto ci fosse una perdita di potenza per resistenza nei cavi del 35%, i fili interessati si scalderebbero al punto da causare un incendio. La prima cosa da fare sarebbe mettere a norma l'impianto. E non usarlo per cose più potenti di una lampadina.

Ridurre la resistenza elettrica a zero è il sogno di tutte le compagnie elettriche, le perdite di potenza in un elettrodotto lungo centinaia o migliaia di km sono chiaramente molto superiori a quelle del nostro impianto domestico. Esiste una situazione in cui questo accade, si chiama "superconduttività". Alcuni conduttori, se raffreddati a temperature MOLTO basse, conducono la corrente in modo perfetto, senza perdite. Il meccanismo assomiglia a quello descritto nella pubblicità del nostro dispositivo, e coinvolge appunto le "coppie di Cooper", ma
parlarne andrebbe troppo per le lunghe.

Il problema è che solo alcuni materiali mostrano questo effetto. Il rame dei fili di casa non è tra questi. Soprattutto occorre raffreddare davvero tanto questi materiali, quello che diventa superconduttore a temperature meno estreme è un composto con la complessa formula HgBa2Ca2Cu3O8+δ che diventa superconduttore a soli 135 gradi sotto zero.

Morale della storia: con un video accattivante, magari con una bella ragazza che spiega concetti apparentemente molto scientifici, posso vendere a 124 euro un oggetto che è sostanzialmente un caricabatteria da cellulare, costo di produzione e commercializzazione di pochi euro. E si può pure scrivere nel sito aziendale:

 "La XXXXX desidera porre in essere un efficace sistema di risparmio di energia elettrica nella consapevolezza che tale virtuoso comportamento contribuisca alla riduzione di anidride carbonica emessa nell'atmosfera e, in generale, alla sensibile riduzione dell'inquinamento ambientale." Caspita, sono pure i buoni ecologici salvatori dell'umanità. E io che mi do da fare con batterie, motorini, pannelli fotovoltaici, che arretrato che sono.

Non c'è bisogno di studiare, perdere nottate a cercare di inventare nuovi modi per combinare segnali di galassie lontane, insegnare queste cose a giovani che presumibilmente le potranno mettere in pratica solo andando all'estero, viaggiare al capo opposto del mondo cercando di essere superefficienti anche dopo due notti in bianco, stando attenti a spendere il meno possibile. Sentendosi dire, dopo due anni, "grazie tanto, non ci serve più". Ho proprio sbagliato mestiere. 

P.S.: Ho cercato in rete come sia andata a finire per i truffatori del tubo Tucker. Condannati in primo grado a 6 anni, ne han passati in carcere solo tre. Il processo è andato in prescrizione nel 2014 e loro sono attualmente liberi. Non hanno mai dovuto rendere i soldi guadagnati, e anzi hanno avuto un megarimborso IVA in quanto a suo tempo hanno aderito al condono fiscale tombale.
Lo "stabilimento" della ditta, da una foto del sito aziendale corretta per la prospettiva. Notare il logo, distorto da un uso sbagliato di Photoshop
Aggiornamento. Mi han fatto notare che la foto del loro stabilimento ha la prospettiva sbagliata. Raddrizzandola un po' con GIMP, per avere una visione più frontale della parete, la cosa è evidente. Il logo aziendale è una scritta con caratteri tutti uguali, evidentemente han sbagliato a photoshopparlo sopra l'immagine dell'edificio. Ho provato a cercare l'edificio con Google Street View, ed è quello illustrato, con una scritta al posto del logo: Vendesi-affittasi locali, 200/450(?) mq". Insomma, non hanno uno stabilimento con un grosso edificio, ma un piccolo laboratorio (adeguato a produrre quegli affari).
Vi fidereste di uno che mette nel sito foto photoshoppate per far credere di possedere un grosso edifico di cui in realtà ha (o probabilmente affitta) solo un locale? E che non sa neppure usare Photoshop?
Foto dell'edificio da Google Streets. Lo "stabilimento" è un locale di 200-450 mq, non l'edifico intero.

lunedì 5 gennaio 2015

Astrologia (seconda parte)

Nella prima parte di questo post ho brevemente analizzato i motivi per cui l'astrologia viene vista con molto scetticismo da parte del mondo scientifico. Il problema non è, come si crede comunemente, che non esiste una spiegazione razionale, basata sulla fisica conosciuta, per l'astrologia. O almeno, non solo questo. Ci sono un sacco di fenomeni ben accertati, di cui però non abbiamo una spiegazione in termini di leggi fisiche note. Il problema è che non esiste nessun motivo, logico o sperimentale, per pensare che esistano delle relazioni tra le posizioni delle stelle e il carattere delle persone. Nessuno si è mai preso la briga di osservare se queste relazioni esistessero, nell'antichità, e nessuno ha verificato che le teorie alla base dell'astrologia fossero più di semplici fantasie. Non esiste neppure nessun motivo per pensare che le eventuali relazioni tra le stelle e il carattere delle persone, se pure esistano, siano proprio quelle dell'astrologia, tra tutte le infinite possibili.

Per citare Galileo, "estrema temerarietà mi è parsa sempre quella di coloro che voglion far la capacità umana misura di quanto possa e sappia operar la natura, dove che, all'incontro, e' non è effetto alcuno in natura, per minimo che e' sia, all'intera cognizion del quale possano arrivar i più speculativi ingegni". Tradotto in italiano del 2000, non è possibile a nessuno, per quanto intelligente sia, arrivare a capire usando solo ragionamenti ("è ovvio sia così") qualche fenomeno naturale.  O, citando Pirsig, "il vero scopo del metodo scientifico è essere sicuri che non ci immaginiamo di conoscere quel che in realtà ignoriamo".  Occorre  sempre affiancare i ragionamenti ad esperienza diretta, ed ogni passo del ragionamento va verificato.  L'astrologia non ha mai fatto questo, quindi con tutta probabilità è completamente fuori strada, come una nave che abbia navigato per millenni in mari sconosciuti senza né carte né bussola. Probabilmente fin dalle sue basi.

Ma, alla fine, funziona? Perché in fondo è quello che conta. Un profilo psicologico ricavato da un tema natale astrologico assomiglia al profilo psicologico che si può ricavare, poniamo, da un questionario, da un'intervista condotta da uno psicologo? Diversi studi hanno affrontato il problema, in fondo al post ho raccolto una breve bibliografia, e la risposta, in breve, è "no".

Per questo tipo di studi è importante seguire alcune regole.  
  • occorre decidere prima che aspetto si guardi. Cosa significhi esattamente "assomigliare". Che cosa si considererebbe un successo e cosa un insuccesso. Solo così è possibile utilizzare gli strumenti della statistica. Decidere a posteriori quale dei moltissimi criteri possibili di "successo" sia quello giusto assomiglia a sparare un colpo di pistola a caso, e poi disegnare attorno al buco della pallottola il bersaglio: si fa centro sempre.
  • non ha senso dire che il carattere di una persona assomiglia a quello  previsto astrologicamente. Occorre stabilire un termine di paragone, un riferimento. Il carattere deve assomigliare di più di quello di un'altra persona scelta a caso, ad esempio. Meglio ancora, occorrerebbe effettuare dei test di controllo, ad esempio inserire un gruppo di persone a cui si è associato dati astrologici sbagliati, per avere un termine di confronto.
  • occorre eseguire un'analisi statistica, e valutare   correttamente se i risultati siano o meno significativi (non dovuti al puro caso). Questo è forse l'aspetto più semplice, ma un numero impressionante di persone ritiene un risultato "quasi significativo" una "quasi conferma" e non una smentita, come di fatto è.
  • naturalmente occorre che chi esegue l'oroscopo non conosca le persone a cui questi si riferisce.  E che chi ne analizza la psicologia non ne conosca elementi astrologici, cosa importante quando il profilo psicologico è compilato dalla persona stessa, che può introdurci tratti caratteristici del proprio segno. Infine che chi esegue l'analisi statistica non sappia quale siano i risultati "giusti".
Una rassegna degli studi effettuati è stata fatta da Susan Blackmore (2001). Uno dei primi studi (Mayo, White and Eysenck, 1978) ha mostrato una debole correlazione tra personalità e segni zodialcali, o tra segni zodiacali positivi (Ariete, Gemelli, Leone, Bilancia, Sagittario, Acquario) e negativi (gli altri) e personalità estroversa o introversa (Roij, 1994). La personalità però veniva valutata basandosi su dichiarazioni delle persone da valutare, che avevano una conoscenza, anche se superficiale, del proprio segno zodiacale e delle caratteristiche associate, e l'effetto spariva se ripetuto con persone non familiari con l'astrologia. Ripetendo il test su un campione di 799 persone con vario livello di conoscenza dell'astrologia, Pawlick e Buse (1984) hanno osservato che l'effetto era presente solo nelle persone che la conoscevano. Altri studi han trovato che le persone familiari con l'astrologia segnizodiacale, anche se non esplicitamente credenti, forniscono di sé un quadro molto più simile a quello relativo al proprio segno di quanto appaia in un test psicologico.
 Gli astrologi normalmente considerano i segni zodiacali una forma estremamente grezza di astrologia, per cui test successivi hanno analizzato anche altri aspetti, come la posizione della luna o l'ascendente, senza trovare correlazioni. King (1995) ha analizzato il tema natale completo di 69 persone, correlandolo con il test EPQ di Eysenck per l'estroversione. Non ha trovato nessuna correlazione significativa, anche se una debole correlazione era presente con l'ascendente. In questo come in altri test di questo tipo, che analizzano simultaneamente molte ipotesi, diventa importante valutare correttamente cosa si intenda per "significatività", in quanto questa è normalmente calcolata per una sola ipotesi.
Esempio di tema natale. Elementi importanti sono la posizione dei pianeti (10 più ascendente, e nodi lunari), e gli angoli tra di loro (linee colorate). In totale una trentina di elementi
Lo studio più completo è probabilmente quello di Carlson (1985), composto da due parti. Nella prima i soggetti dovevano identificare correttamente un'interpretazione del proprio tema natale, redatta da astrologi professionisti, mescolata tra quella di altre due persone scelte a caso. Per evitare possibili effetti di scelta del proprio segno è stato fatto un controllo, in cui persone differenti, ma con lo stesso segno zodiacale, dovevano scegliere tra le stesse tre interpretazioni (nessuna delle quali era la loro).

Nella seconda degli astrologi professionisti dovevano abbinare correttamente un tema natale con un profilo psicologico della stessa persona, mescolato ad altri due profili psicologici casuali.  In entrambi i casi la scelta corretta è stata fatta circa una volta su 3, come ci si aspetterebbe scegliendo a caso. Nel primo caso il gruppo di controllo, curiosamente, ha indovinato il profilo astrologico (del corrispondente abbinato del gruppo "vero") molto meglio del caso, con una probabilità dell'1% di averci preso "a caso". Gli autori concludono che la cosa è compatibile con un risultato casuale, Si è però visto che i soggetti spesso non riescono ad identificare correttamente neppure il loro profilo psicologico, la cosa più probabile è che non siamo buoni giudici di noi stessi. Questo rende problematico qualsiasi studio (incluso questo, per la prima parte) in cui la bontà di un profilo ricavato dall'astrologia venga auto-valutata. E rende anche senza senso qualsiasi osservazione fatta non da psicologi professionisti sulle correlazioni tra carattere di una persona e segni zodiacali ("Tutti i capricorno che conosco sono così e così, l'astrologia funziona").

I commenti a questo studio dell'astrologo di cui parlavo nel precedente post sono sensati, mostrano una buona conoscenza della statistica, ma non "tengono". La prima osservazione riguarda la competenza degli astrologi che hanno compilato i profili e li hanno valutati. Nello studio questi sono stati scelti tra i migliori del settore, consigliati da un gruppo di consulenti astrologi. Se neppure gli astrologi professionisti riescono ad identificare i migliori nel campo diventa difficile attribuire un qualsiasi valore all'astrologia come disciplina.

La seconda è molto più tecnica, e mostra come sia difficile effettuare una corretta analisi statistica. In breve, gli astrologi dovevano scegliere, per ciascun tema natale (oroscopo), tra tre profili psicologici quello che si adattasse meglio, il secondo ed il terzo migliore. In 2 casi però l'astrologo ha fornito solo la prima scelta. Abbiamo quindi 40 prime scelte corrette su 116, e rispettivamente 46 e 28 seconde e terze scelte su 114. Il numero di terze scelte è minore di quello atteso (dovrebbero essere 38), ma entro le possibili fluttuazioni casuali. Se però sommiamo le prime e seconde scelte otteniamo 86 scelte "giuste" mentre ce se ne si aspettava solo 76,5. Applicando la distribuzione t di Student otteniamo che il risultato è statisticamente significativo, con una probabilità molto bassa di avvenire per puro caso. Quindi c'è evidentemente un problema: come è possibile che analizzando GLI STESSI DATI in due modi equivalenti otteniamo risultati così diversi? Il problema è che il test di Student non funziona in questo caso. Va applicato un test di chi quadro sull'intera distribuzione, non su un gruppo arbitrario di risultati definito come "buoni". E si ottiene una probabilità del 4% di ottenere un risultato almeno così buono per puro caso.

Ma il 4% non è un numero sufficientemente basso per sospettare che almeno un po' l'astrologia funzioni? Si ricade nel primo elemento tra quelli elencati all'inizio, devo definire PRIMA dell'esperimento cosa sia un "risultato buono". Gli astrologi si aspettavano almeno il 50% di prime scelte corrette, non un numero di seconde scelte un po' più alto del puro caso. Tutto lo studio era basato su questo assunto, si era preso un numero di volontari sufficientemente alto per distinguere tra le due ipotesi, 33% o 50% di risultati corretti. Ricompare anche il terzo criterio, si era stabilito come soglia per eventuali effetti casuali l' 1%, non il 3 o 4%. E ci si dimentica che nel corso dello studio si è controllato molte ipotesi differenti, che una qualsiasi di queste avvenga con una probabilità su 25 non è così improbabile.

Ritornando comunque al problema di fondo. Che affidabilità avrebbe una "scienza" che riuscisse a indovinare, dopo lunghi e laboriosi calcoli , interpretazioni di decine di elementi, qual è il carattere che NON appartiene ad una persona, su tre forniti, un 10% di volte in più rispetto a tirare a caso, ma non riuscisse neppure a dirci quale dei due rimanenti sia quello giusto? E soprattutto con questa accuratezza come sarebbe stato possibile sviluppare una scienza, senza poter verificare se queste osservazioni siano o meno corrette, visto che quasi sempre non lo sono e nessuno lo ha mai notato?

Bibliografia

Blackmore, S. (2001) Correlation, 19 (2), 17-32

Carlson,S. (1985) A double-blind test of astrology. Nature, 318, 398-399

Clarke, D. (1996). Astrological signs as determinants of Extraversion and Emotionality: An empirical study. Journal of Psychology, 130, 131-140

Culver, R.B and Ianna, P.A. (1988) Astrology: True or false? A scientific evaluation. New York: Prometheus Books.

Dean,G.A. (1987a) Does astrology need to be true? Part 1: A look at the real thing. Skeptical Inquirer, Winter 1986-7, 166-184 (also reprinted in The Hundredth Monkey Ed. K.Frazier, N.Y. Prometheus Books, 1991, 279-296)

Dean,G.A. (1987b) Does astrology need to be true? Part 2. The answer is No. Skeptical Inquirer, Spring 1987 257-273 (also reprinted in The Hundredth Monkey Ed. K.Frazier, N.Y. Prometheus Books, 1991, 297-319)

Dean,G., Mather,A. and Kelly,I.W. (1996) Astrology. In The Encyclopedia of the Paranormal, Ed. G.Stein, New York, Prometheus, 47-99.

Dean G., Kelly, I. W. (2003). "Is Astrology Relevant to Consciousness and Psi?". Journal of Consciousness Studies 10 (6–7): 175–198.

Fichten, C.S and Sunnerton, B (1983) Popular Horoscopes and the Barnum Effect. Journal of Psychology, 114, 123-134.

Glick, P. and Synder, M. (1986) Self-fulfilling prophecy: The psychology of belief in astrology. Humanist, 50, 20-25.

Hamilton, M. (1995) Incorporation of Astrology Based Personality Information into Long-Term Self-Concept. Journal of Social Behaviour and Personality, 10, 707-718.

King,E.L. (1995) Astrological factors and personality: An examination of the self-attribution theory. Unpublished thesis, Department of Psychology, University of the West of England, Bristol.

Mayo, J., White, O and Eysenck, H. J. (1978). An empirical study of the relation between astrological factors and personality. Journal of Social Psychology, 105, 229-236.

Pawlik,K. and Buse,L. (1984) Self-attribution as a moderator variable in differential psychology: Replication and interpretation of Eysenck’s astrology/personality correlations. Correlation, 4, 14-30

Rooij, J.J.F.van. (1994) Introversion-Extraversion: Astrology versus Psychology. Personality and Individual Differences, 16, 6: 985-988.

Zarka, P. (2009) Astronomy and astrology, The Role of Astronomy in Society and Culture Proceedings IAU Symposium No.  260, 2009 D. Valls-Gabaud & A. Boksenberg, eds, 420-425.

domenica 4 gennaio 2015

Astrologia (prima parte)

Questo post è molto lungo, per cui lo ho spezzato in due parti. La seconda è qui

In un commento ad un mio precedente post, un astrologo ha obiettato al mio ritenere l'astrologia non scientifica. Ne è nata una interessante discussione, e credo valga la pena riassumerla e sviluppare i molti spunti che ne sono nati.

Chiaramente qui non voglio discutere dell'astrologia da rotocalchi, quella specie di gioco di società per cui quasi tutti quelli che leggono un oroscopo si divertono a trovare corrispondenze in tre righe di predizioni, valide per un dodicesimo della popolazione mondiale. Mi riferisco a chi dell'astrologia ne fa una professione, condotta con serietà (o con la convinzione che sia una cosa seria).

La discussione verte essenzialmente su un argomento. Può l'astrologia, lo studio della posizione dei pianeti nel momento della nascita di una persona, essere in qualche modo collegata con il suo carattere, le sue inclinazioni? L'astrologia è molto di più, naturalmente, afferma che le posizioni dei pianeti possono essere collegate anche a come queste inclinazioni si sviluppano nel tempo, e addirittura ad eventi esterni alla psicologia umana. Ma limitiamoci a questa affermazione. È possibile studiare l'astrologia (o questo particolare aspetto dell'astrologia) in modo scientifico? Certamente.

Innanzitutto cosa vuol dire "scientifico"? Molte persone sono convinte che una cosa sia scientifica se si può studiare in laboratorio, o se esiste una spiegazione completa di come funzioni, per cui chiaramente l'astrologia potrebbe essere vera, ma non studiabile scientificamente, visto che il meccanismo secondo cui funzionerebbe è ignoto. Ma la scienza non è questo. Quasi sempre, quando un fenomeno viene inizialmente scoperto, non sappiamo come funzioni. Pochissime cose sono riproducibili in laboratorio.

Un'altra falsa idea sulla scienza è che questa non potrebbe studiare fenomeni che non siano ripetibili, sempre uguali. Molti fenomeni, invece, sono influenzati da tantissime variabili, e la statistica ci permette di evidenziare cosa possa essere collegato e cosa invece sia un puro caso. Abbiamo anche visto che le nostre sensazioni empiriche tendono moltissimo a sopravvalutare quelle che sono normali coincidenze, a ritenerle significative quando non lo sono. Di conseguenza la scienza è un modo molto più affidabile dell'osservazione "a pelle" per studiare queste cose.

Quindi è possibilissimo valutare scientificamente la capacità dell'astrologia di dire qualcosa sul carattere di una persona. E studi a riguardo sono stati effettuati un numero impressionante di volte, per un'affermazione che non si capisce bene su cosa sia basata. Ne parlerò nel prossimo post. Oggi vorrei affrontare un altro aspetto.

Il mio interlocutore su una cosa ha pienamente ragione: gli scienziati hanno un preconcetto nei confronti dell'astrologia, sono molto scettici sul fatto che possa funzionare. Come mai? Perché nel far scienza si ha modo di capire come nascano le convinzioni, come si faccia a sapere se una cosa sia vera o meno. La domanda che uno scienziato si pone, di fronte all'astrologia come a tante altre cose, è quindi questa: in base a cosa gli astrologi sono arrivati a sostenere quel che sostengono, che quel particolare pianeta abbia proprio quell'effetto lì e non un altro?

Di fatto abbiamo tre modi per stabilire se un'affermazione sia attinente alla realtà, al mondo in cui viviamo.
  • Possiamo sperimentare, vedere se quello che l'affermazione dice corrisponde con fenomeni osservabili. Se ad esempio, nel caso specifico, il carattere di una persona assomigli effettivamente a quello che un astrologo possa derivare dal suo tema natale.
  • Possiamo derivare, con passaggi logici rigorosi, quell'affermazione da altre ben sperimentate. Per cui posso ad esempio progettare complicati circuiti elettronici basandomi sulle leggi dell'elettromagnetismo.
  • Oppure possiamo fidarci dell'esperienza di un'altra persona, che ci guida in un argomento complicato. Spessissimo usiamo quest'ultimo metodo, siamo ignoranti riguardo il 99,9% dello scibile umano (se siamo persone molto acculturate) e quindi non abbiamo molta scelta.
L'astrologia si basa su questo ultimo metodo, le sue basi si tramandano da una generazione all'altra di astrologi oramai da 3000 anni. Ma si tratta solo di spostare il problema. Come han fatto i primi astrologi a determinarle? Guardando delle correlazioni, che so osservando che tutti nati della Vergine erano razionali? Non sembrerebbe, come dice il mio interlocutore un tema natale è formato da decine di elementi differenti, che interagiscono tra di loro in modo complicato. Non è semplicemente possibile vedere come funzioni un singolo elemento, separato dal resto. E quindi risulta impossibile, usando un piccolo gruppo di persone come era possibile per un astrologo migliaia di anni fa, senza database e strumenti statistici, notare le influenze di ogni singolo pianeta o aspetto astrologico.

Del resto riusciamo anche oggi a capire che il ragionamento sottostante all'astrologia è di tipo simbolico. I segni si raggruppano a seconda del significato che hanno. I pianeti sono collegati a una serie di significati, rappresentati dal nome della divinità, dal metallo a cui sono legati, dal loro aspetto fisico in cielo. E sono questi significati ad agire nel tema natale. L'astrologia deriva in modo logico da questo universo simbolico. Il problema è però che nessuno ha mai dimostrato il valore di quei simboli. I simboli sono arbitrari, nascono nella testa delle persone, e hanno valore solo lì. Sono veri in assoluto, non occorre dimostrarli, sono autoevidenti. Per chi ci crede. Di fatto io posso credere in modo fermissimo ad un collegamento tra Marte e la guerra, la competizione, ma questo collegamento di fatto non esiste. Non è mai stato verificato da nessuno, perché non occorreva, era ovvio, Marte non è forse rosso sangue? E magari alcune guerre, tra le migliaia che hanno flagellato l'umanità, è nata proprio mentre Marte era in opposizione, brillantissimo e minaccioso, prova inconfutabile che il pianeta portava le guerre.

Ma supponiamo che un qualche influsso astrale esista. Perché dovrebbe essere quello degli astrologi? Magari Marte, con qualche misterioso meccanismo, influenza la psiche umana in senso opposto. O magari rende più affabili, gioviali. Nella scienza questo succede spessissimo. Uno scienziato bravo sforna, nel corso della sua carriera, un centinaio di geniali intuizioni, che sono logiche, evidenti, ma in gran parte false. E quindi le mette alla prova, cerca di controllare se il mondo funzioni davvero così. Nove volte su dieci è lui stesso a bocciare la sua brillante idea, e anche le idee rimaste sono spesso criticate dai suoi collaboratori, che gli mostrano possibili problemi. Le pochissime idee rimaste vengono pubblicate nella letteratura scientifica, e soggette ad un fuoco di sbarramento di colleghi, magari per motivi poco nobili come l'invidia o la competizione per la carriera, ma alla fine, se uno è davvero bravo, riesce a portare avanti solo una manciata di intuizioni, diventate a questo punto rispettabili teorie, nel corso della sua vita. Quindi, da scienziato, so benissimo che ogni teoria che non abbia subito questo processo di verifica, di puntuale confronto con la realtà, per quanto possa apparire logica e inevitabile, in realtà è con tutta probabilità falsa. Non è possibile, basandosi solo su relazioni simboliche, arrivare a capire quali influssi possano avere dei pianeti sull'uomo, anche ammesso che ne abbiano. (qui ho provato a raccontare come funzioni la genesi di un'idea, rispetto a come ci si immagini succeda)

In conclusione lo scetticismo degli scienziati verso l'astrologia si riassume nella frase: come fanno gli astrologi a sapere che funziona proprio così? Perché gli antichi lo sapevano e ce l'hanno tramandato? Sì, ma come facevano loro a saperlo? L'hanno capito perché è logico? Ma il mondo è pieno di cose logiche, e false. Se non verifichi, punto per punto, non saprai mai distinguerle da quelle meno logiche, ma vere. Gli astrologi non hanno mai verificato nessuna delle loro affermazioni si tratta di un sistema basato solo su ragionamenti, le cui basi sono "autoevidenti",  ma mai verificate. E quattro secoli di scienza moderna (ma anche il buon vecchio Aristotele) ci hanno insegnato che il migliore ragionamento, senza una verifica sperimentale, è con tutta probabilità sbagliato.

Resta la domanda: ma, nella pratica, nonostante tutto, funziona? Ne parlerò la prossima volta.

domenica 21 dicembre 2014

Dialogo tra (quasi) sordi

Il sottoscritto tenta di discutere al convegno sulla geoingegneria
Sono andato al convegno sulle scie chimiche sponsorizzato dalla Regione Toscana. Volevo conoscere un po' delle persone, delle facce che uno scambio di commenti su questo blog non può rendere. E naturalmente capire meglio alcune delle loro posizioni.

È stata un'esperienza interessante, ma allo stesso tempo scoraggiante. Credo moltissimo nella possibilità di un dialogo, di uno scambio di idee e vedute tra persone che la pensano anche molto diversamente, ma evidentemente ci sono dei limiti.

Il Comitato contro la geoingegneria di Firenze ha posizione meno estreme di altri. Ad esempio si riconosce che il riscaldamento globale in atto sia opera delle emissioni di gas serra (vedi questo bel documento ospitato nel loro sito), mentre altri gruppi sostengono che l'unico colpevole sia il rilascio deliberato di scie dagli aerei, o HAARP.  Questo permette quantomeno di parlare senza accuse tipo "chi-ti-paga". Ma poi si parte per la tangente con gli esprimenti militari segreti, sicuramente in corso da almeno l'ultimo dopoguerra, le bufale dell'accordo Italia-USA del 2002 e tutto il resto.

Le prove? Una serie di studi (interessanti, e che non conoscevo, a qualcosa la mattinata è servita)  di un grande meteorologo che, negli anni '50 metteva in guardia dai rischi di manipolazioni dell'atmosfera su larga scala. Allora si parlava di distruggere la fascia di ozono con bombe chimiche a base di cloro e bromo, a scopi bellici (un po' come far scoppiare un'atomica in casa per ammazzare il vicino), o di far sciogliere la calotta artica a suon di atomiche per liberare il passaggio a Nordovest. Oggi non è troppo diverso se si parla di contrastare il Global Warming sparando aerosol di biossido di zolfo in stratosfera, e su questo ho espresso il mio totale accordo alla tipa che teneva il banchino di documentazione. Ma come allora nessuno ha bombardato l'ozonosfera, per ora nessuno sparge biossido di zolfo. Un conto è fare progetti, più o meno folli, un altro è metterli in pratica.

Mi parlano dell'effetto sull'ozono degli esperimenti nucleari in atmosfera, messi al bando negli anni '60. Figurarsi se mi piacciono, han raddoppiato per decenni il livello di radioattività di fondo, causando un numero difficilmente calcolabile di tumori, malformazioni ed amenità simili. Il commento più sensato a riguardo l'ho sentito in un episodio di Star Trek, quando l'alieno Quark esclama: "Come? Fanno scoppiare ordigni atomici nella LORO atmosfera?". Ma l'ozono, se pure ne avesse risentito allora, oggi non se lo ricorda più. E il clima neppure. L'ozono è stato danneggiato dalle nostre emissioni di CFC, il clima da quelle, sempre nostre, di CO2. I colpevoli siamo noi, i militari, stavolta, non c'entrano. Ma i nostri non demordono. Riportano studi (ad es. nei commenti a questo post) in cui si parla degli effetti sull'ozono di una ipotetica (speriamo) guerra termonucleare globale, senza rendersi apparentemente conto che NON si tratta degli esperimenti degli anni '60.

La macchina della pioggia di Ighina (Rai 3 Report)
Chiedo ad un altro attivista che prove ci siano di questi esperimenti segreti. Lui esordisce parlandomi della macchina per far piovere di Pierluigi Ighina, una pala rotante di elicottero basata su deliri di atomi magnetici, polarita' positive e negative di Sole e Terra. Ma lui ha visto con i suoi occhi il cielo aprirsi dopo che Ighina ci aveva puntato contro la sua macchina. Mi permetto di essere scettico e lui rincara: la scienza non sa tutto, un suo conoscente ha costruito un motore "impossibile" a magneti permanenti, che gira senza consumare energia da un anno. Gli chiedo come mai l'amico non ci attacchi una dinamo e si sganci dall'ENEL, o non venda la sua meraviglia (dopo adeguati test) ad un mondo affamato di energia. Be', innanzitutto i soldi interessano solo agli avidi, e poi chi ci ha provato è stato ammazzato, non vuol correre rischi. Ribadisco qui la mia disponibilità a fare gratis tutti i test sul suo motore, e a finanziarlo se funziona davvero, assumendomi personalmente i rischi di venir eliminato da Big Oil.

Il convegno è stato brevemente filmato in questo video, che esordisce con una intervista al consigliere regionale Chiurli, sponsor dell'iniziativa e autore di una interrogazione sull'argomento. Ho già commentato quest'ultima, e mi sarebbe piaciuto avere una sua risposta, probabilmente è chiedere troppo.

Chiurli si lamenta di aver ricevuto critiche durissime (che condivido) ed insulti pesanti (su cui ha tutta la mia solidarietà). Subito dopo compare uno spezzone in cui mi si sente chiedere alla tipa del banchino se ha qualche prova di irrorazioni clandestine, probabilmente i "toni aggressivi" sono quelli. Continuerò chiedendo anche solo degli indizi, io sono disposto a cambiare idea se le prove, o indizi seri, esistono. Ma per il tipo del motore perpetuo le prove sono che le scie persistono: "Non le vedi le differenze tra le scie chimiche e quelle di combustione?" Come mai le scie, anche la mattina, si allargano e si spandono in cielo? Forse perché l'aria, in quota, è sovrasatura e condensa sulla scia? No, non è possibile. "Ma anche le nuvole persistono, sono condensa pure loro", cerco di far notare. Eh no, le scie sono una cosa, le nuvole un'altra. Inutile, è come quando lui mi parla del motore perpetuo, con la differenza che se il suo amico me lo portasse io mi stupirei molto ma cambierei idea; non so cosa potrei fare per convincere lui che una nuvola è fatta di condensa, come una scia, e si comporta in modo analogo.

Chiurli riprende dicendo che lui dà voce ai cittadini, e in fondo chiede solo che l'ARPA esegua analisi, una spesa "di qualche migliaio di euro". A parte che anche 1000 euro per una cavolata simile sono troppi, che tipo di analisi servirebbero per "tranquillizzare i cittadini" dei comitati?  Se bastasse potrei contribuire personalmente anch'io, pur di far finire questo delirio collettivo. Delle analisi esistono già, nel documento che l'ARPA ha preparato qualche anno fa si afferma che, nelle analisi effettuate per altri scopi negli ultimi decenni, non si nota un aumento della presenza di bario ed alluminio. Queste non bastano? Cosa si fa, si analizza la pioggia un giorno in cui ci sono scie? Ma la pioggia mica viene da 10 mila metri, e se davvero qualcuno spargesse bario lassù, dove e quando  dovremmo aspettarcelo? Non certo in giornata subito sotto. E come faccio a distinguere tra alluminio dovuto a contaminazione da polvere (l' 8% della crosta terrestre è composto da alluminio, lo 0,05% da bario), da eventuali inquinamenti industriali, e dalle scie? E se non ne trovo, cosa si fa, si ripete le analisi fino a quando non li si trova, magari in tracce infinitesime?  In questo altro video Chiurli si chiede se le "alte concentrazioni" (in realtà perfettamente compatibili con la presenza di polvere) di bario ed alluminio trovate in alcune analisi di acqua piovana. Ma che ci azzeccano bario ed alluminio con il maltempo? Nessuno li ha mai usati, o proposti, per far piovere.

Vengo fatti vedere spezzoni di interventi del convegno. Si ricorda le intimidazioni mafiose a cui fu soggetto, per un'iniziativa simile, l'assessore Del Longo. Ne parla, nel post che ho già citato, l'autore di queste "intimidazioni", se tu suggerisci a qualcuno che un argomento è una cazzata evidentemente lo stai intimidendo, è la prova che lo vuoi mettere a tacere.

Il tipo del motore perpetuo racconta di esperimenti per creare maremoti. Ne parlano meglio in uno dei dossier, si tratta di far esplodere un'atomica sott'acqua non tropo distante dalla costa da colpire. Cosa che viene fatta praticamente ad ogni maremoto, come sappiamo. Questo diventa un prova di tecniche segretissime e sofisticate, che usano "fisica non convenzionale", per creare terremoti, alluvioni, eccetera.

Quando vado via ho una forte sensazione di inutilità. Come io non riesco a credere a un motore che gira da un anno senza energia, o a una spirale di ferro colorato che apre il cielo nuvoloso, loro non riescono a credere a me che dico che trovare mezzo milligrammo/litro di alluminio nella prima pioggia autunnale vicino alle cave di argilla del cotto fiorentino è solo indice di contaminazione da polvere.  O che le nuvole sono fatte di condensa. O che l'"accordo sulle tecnologie dei cambiamenti climatici" del 2002 parla di gente che studia il global warming, e non ha la minima intenzione di modificare, in nessun modo, il clima. 

Chiurli si chiede perché scandalizzarsi se uno accusa ARPA, CNR, aviazione in generale di causare piogge disastrose. E se la Regione dà il suo avallo a tutto questo. Temo abbia ragione, il problema è a monte. Dopo 400 anni da Galileo il modo di pensare basato sui fatti, sulla paziente, rigorosa ricerca della verità non è arrivato a diffondersi. Resta uno strumento di nicchia, come restano concetti di nicchia quelli che la migliore teoria può essere falsa, anche se "logicissima". Che le quantità contano, conta una serie enorme di esperienze, e quindi una rete di persone che usino tutte quel metodo, quella paziente disamina. Che tutti cerchiamo continuamente di autoimbrogliarci, e serve usare strumenti per non farlo. Serve essere disposti a mettere tutto in discussione. Che la realtà segua una serie di leggi che sono descrivibili matematicamente, e quindi che si possa calcolare, ad esempio, se c'è o meno condensa. E che quindi serva studiare la matematica, per poterlo fare.

Usiamo strumenti concettuali differenti. Il significato di "prova" è differente. I dati per loro non esistono, le quantità sono irrilevanti, contano le idee. Se qualcuno dice che si potrebbe fare una cosa, significa che quella cosa si può fare, anzi, si fa già. Se se ne parla su Internet, è vero. Se un ragionamento "fila", non serve altro. Non serve verificare. Se vedo una cosa, quella è reale, e se non ricordo di averla vista allora non esisteva (come le scie 50 anni fa).

Contano le intenzioni. Loro stanno denunciando una cosa che, se fosse vera, sarebbe gravissima. Quindi han ragione, indipendentemente dal fatto sia vera. Anzi, è vera PERCHÈ loro sono "buoni", si stanno prodigando, con tempo e soldi, per portarla avanti. E chi li critica evidentemente, per definizione, è "cattivo", non va ascoltato. Non ci si discute, come ripete la tipa al banchino nel filmato. Fortunatamente non sono proprio tutti così, visto che con due persone almeno un abbozzo di dialogo l'ho stabilito, ma se affermo che la condensa possa persistere "allora non ha senso discutere".

Di fronte a questo tipo di ragionamento abbiamo già perso. Perché la realtà se ne frega delle idee. I militari (o chi fa cose che ci danneggiano) se ne fregano di cosa noi crediamo facciano. Se non studiamo, se non analizziamo e mettiamo in discussione le nostre credenze per cercare di capire la realtà ed i meccanismi del mondo che ci circonda, combatteremo contro le scie quando arrivano le catastrofi climatiche, e contro i complotti inesistenti quando ci fregano con quelli veri.

domenica 1 giugno 2014

Nuovi untori

Lapide della Colonna Infame
Uno dei migliori libri sul complottismo resta probabilmente la "Storia della colonna infame", del Manzoni. Per i spero pochi che non lo conoscono si tratta del racconto, documentato storicamente, di un processo a due untori durante la peste del 1630 a Milano. Di fronte ad eventi spiacevoli, come un'epidemia, abbiamo bisogno di trovare un colpevole, che deve essere esterno a noi, raggiungibile ed eliminabile. In questo modo riusciamo sia a dare un senso al disastro, che a illuderci di fare qualcosa per risolverlo in modo definitivo: elimini il cattivo di turno ed il gioco è fatto.

Ovviamente molti disastri (non tutti) hanno dei colpevoli, il problema è che
  • non è facile identificarli: servono conoscenze, lavoro di analisi, competenze, e non guasterebbe la palla di vetro di mago Merlino.
  • spesso si trova che almeno una parte della colpa è diffusa e noi non siamo immuni (es. classico la mancata o trascurata prevenzione)
  • non è chiaro cosa si dovrebbe fare per affrontarne le cause
Quindi ad esempio su questioni come il picco del petrolio, o il riscaldamento globale (credo le minacce maggiori che oggi affrontiamo) ci sentiamo disarmati. Dovremmo ridurre il consumo di combustibili fossili, ma come si fa a mantenere un'economia funzionante in un regime di decrescita che ne conseguirebbe? Cosa usiamo al posto del petrolio? O anche semplicemente come faccio io, nella vita di tutti i giorni, a fare a meno dell'auto?

Quindi identificare un nemico aiuta. Nelle recenti elezioni abbiamo visto come la moneta euro sia stata identificata come nemico (ho il sospetto molto a torto, ma non sono un economista). Basta tornare alle monete precedenti, tipo il franco, svalutare, e voilà l'economia ripartirà in crescita. Poco conta che in un'intervista in TV un rappresentante della confindustria identificasse il costo dell'energia come l'elemento frenante della crescita, e quello non diminuirà, finché non scoprono il megagiacimento grande 10 volte l'Arabia Saudita che ci salverà dal picco del petrolio.

Le scie chimiche evidentemente sono un capro espiatorio ideale. Come mai il clima sta cambiando, i disastri naturali avvengono, la gente si ammala? Perché qualcuno sta effettuando un gigantesco progetto per cambiare il clima, e non solo, irrorando la gente con metalli pesanti, OGM, virus, vaccini. La prova? Guardate il cielo. Vedete quelle scie bianche? Non le avete mai notate prima? Ecco, quella è la prova. Come mai nessuno ne parla? Forse perché non c'è molto da dire sulla condensa degli aerei, fenomeno che esiste da quasi un secolo? No, è per nasconderci la verità.



Questo unisce molti vantaggi per il potenziale credente: 
  • unifica in una spiegazione semplice e intuitiva fenomeni preoccupanti diversi; 
  • identifica un colpevole, che può essere efficacemente combattuto (magari con scarse probabilità di vittoria, ma basta convincere tutti e si vince); 
  • crea un senso di appartenenza, noi siamo quelli che han capito come va il mondo, i buoni, quelli che salveranno l'umanità; 
  • prospetta una soluzione relativamente facile: eliminare le scie degli aerei, convincendo (con le buone o le cattive) a non farne più; 
  • non chiede particolari sacrifici o cambiamenti degli stili di vita, anzi, identifica chi li chiede o li propone come i cattivi di turno 
  • fornisce un metro di valutazione in cui chi ha studiato, lo scienziato, non "vale di più" (ovviamente nel suo campo) dell'uomo della strada. Anzi, io uomo di strada posso fare le pulci allo scienziato, vedo la mia opinione, il mio valore, valutato come più autorevole di quello di quei prezzolati e venduti ai poteri forti. 
A favore della teoria gioca un'illusione percettiva fortissima: se noi non notiamo una cosa quella non esiste. Molte persone non han mai notato che la Luna si vede, spessissimo, anche di giorno. Quasi nessuno sa come è fatto un cirro: quelle nuvole leggere che non danno noia le vediamo con la coda dell'occhio, e le dimentichiamo. Un fenomeno come un "cane solare" è relativamente frequente, e persino un alone come quello nella foto a fianco non è raro, ma dubito che la persona tipica lo noti, o ricordi. Ma quando ci fan notare qualcosa, e ce la etichettano come "importante", di colpo la notiamo tutte le volte che la vediamo. Anzi, la ricordiamo molto più frequente di quanto effettivamente lo sia. E allora come è possibile che non la si sia mai notata prima? Evidentemente prima non esisteva. E quindi evidentemente ora la fanno deliberatamente, non è una normale conseguenza del fatto che gli aerei volano.


Ho avuto una brutta discussione con una signora convinta che prima del 2011 gli aerei non lasciassero scie. La prova un suo archivio in cui si vedono foto del cielo prese quasi quotidianamente, appunto dal 2011. In questo blog ho cominciato a parlarne nel 2008, dopo anni in cui l'argomento veniva discusso, le ho indicato link di gente che se ne lamentava molto prima del 2011, con tanto di foto, non solo mie. Mi ha risposto, indignata, di come osavo darle della bugiarda. Mi ha mostrato foto di cieli coperti da cirri, che sicuramente prima del 2011 non esistevano; di un "arcobaleno chimico" che non può sicuramente essere dovuto a ghiaccio, e che nessuna delle persone che conosce potrebbe non aver notato se fosse avvenuto prima di quella data. Mi ha indicato un articolo in cui uno "scienziato" dice che l'acqua non può creare arcobaleni (sic). E come mai insistevo così tanto, c'è la libertà di opinione, lei merita rispetto per la sua. Evidentemente, come chiunque neghi che ci sia qualcosa di strano, ho interessi a nascondere la verità. Ho cercato, invano, di sottolineare come apprezzasi la qualità delle foto (alcune davvero splendide), il suo interesse per le questioni ambientali, e che non mi sognerei mai di darle della bugiarda. Ho finito per fare la figura dell'arrogante ed irrispettoso so-tutto-io, anche verso un altro amico che seguiva la discussione e che mi ha sostanzialmente tolto il saluto.

Quando ho cominciato ad occuparmi della cosa, nel 2005, la vedevo come una delle tante teorie balzane che trovi in rete, talmente ovvia nella sua assurdità da non poter prendere piede. Ora comincio a perdere amici, perché difendo gli untori del XXI secolo, o perché non mostro rispetto per le opinioni di chi li combatte (le persone le rispetto quasi sempre). Mi chiedo se, o tra quanto, si arriverà alla colonna infame.

sabato 8 marzo 2014

Telescopi e burocrazia

Ho cominciato a lavorare per un grosso radiotelescopio, che verrà costruito in Sudafrica e in Australia a partire dal 2016 (in realtà sono diversi strumenti, coordinati tra di loro). Servirà ad esplorare le regioni più lontane dell'Universo, andando quindi indietro nel tempo a quando questo era 5-20 volte più giovane di adesso, capire come si sono formate le prime stelle, come si sono evolute le galassie. Studierà, tramite misure su pulsar, come funziona lo spaziotempo nelle vicinanze di una stella a neutroni, con gravità appena inferiori a quelle che formano un buco nero. Ed è abbastanza sensibile da poter rilevare una normale trasmissione televisiva alla distanza delle stelle più vicine.
Una selva di antenne. Il telescopio a bassa frequenza di SKA sarà composto da 250 mila di queste antenne, su un'area di un centinaio di km di diametro
Si tratta di un progetto gigantesco, con migliaia di antenne collegate tra di loro, e la parte a cui collaboro io è quella che mette insieme queste migliaia di segnali per formare un'immagine del cielo. Un lavoro che coinvolge centinaia di colleghi sparsi sui cinque continenti. E chiaramente un lavoro che è difficile fare da solo, la politica del blocco del turnover in Italia ha fatto sì che io sia, di fatto, un "one man band".

Connessioni in fibra ottica nel deserto australiano. Le antenne producono circa un terabyte (un grosso hard disk) al secondo di dati
Pertanto ho cercato di trovare qualche giovane ingegnere con competenze nel campo. Difficilissimo, se ci sono trovano lavoro, in fondo sono le stesse competenze che servono per l'industria delle telecomunicazioni. Magari all'estero, ma lo trovano, non han motivo per rivolgersi ad una borsa di studio senza prospettive per il futuro. Mi han pertanto consigliato di rivolgermi ad una ditta, qualche ingegnere si è consorziato e fornisce servizi di consulenza all'università.

Quindi a Novembre, appena avuti i soldi, ho chiesto al mio direttore l'autorizzazione a fare un contratto. Avevo appena sentito una ditta di Firenze, di ragazzi (quarantenni) in gamba, che collaboravano già con la facoltà di ingegneria.

Ma servono tre offerte. Ho quindi cercato altre ditte, ma non sono riuscito ad avere da nessuno un'offerta: è un lavoro strano, in cui collabori con tante persone per far qualcosa di cui ancora non esistono neppure le specifiche esatte, e che va inventato assieme a un sacco di altra gente. Serve essere fisicamente a Firenze, e questo taglia fuori praticamente tutti.

Occorre passare per una gara d'appalto formale, in cui inviti delle ditte sulla base di un capitolato, che devi spiegare che è fluido, devi passare tempo al telefono o di persona a raccontare tutto il progetto, devi convincere la ditta che no, non puoi dargli le specifiche e loro ti consegnano il pezzo finito.

Siamo agli inizi di febbraio. Nel frattempo il progetto va avanti, ho consegnato, in un meeting in Nuova Zelanda, la prima bozza del concetto di come voglio fare la mia parte. Un collega mi chiede quanta gente lavora per me e devo rispondere "uno, 12 ore al giorno incluso week end e feste".

La gara si chiude. Han risposto in 2, gli ingegneri fiorentini nel frattempo si sono messi a fare altre cose, mica possono stare ad aspettare me. Una ditta  per la cifra che ho suggerito mi fornisce circa la metà del tempo uomo che ritenevo necessaria. L'altro è una piccola ditta di Livorno, vado a trovarli e mi sembrano competenti, Livorno non è lontano e possono venire spesso a Firenze. Ma la ditta è troppo piccola, ci sono mille pastoie burocratiche sui requisiti per un appalto pubblico, però dopo due settimane sono riusciti a fornire tutti i documenti richiesti. Tanto per fare un esempio servirebbero le relazioni di tre banche con cui la ditta lavora, ma chiaramente una piccola ditta di banche ne ha solo una.

Siamo ormai a Marzo. Per ottenere un supporto di 120 giorni uomo ne ho spesi credo una trentina tra telefonate, giri, visite, compilazione di moduli (ad es. il contratto con la ditta ho dovuto scriverlo io). Dai, ci siamo, posso smettere di lavorare nei week end.

Eh no, troppo facile. Ricadiamo nella clausola del lasciapassare A38. Sono cambiate le regole per gli ordini, occorre che venga autorizzato a richiedere il CIG, un numero che consente all'amministrazione di emettere l'ordine. L'autorizzazione passa attraverso una mia domanda, vidimata dal direttore, trasmessa ad un centro nazionale per gli appalti pubblici che deve rispondermi senza vincoli di tempo. La procedura è attiva da 15 giorni e nessuno dei miei colleghi ha ancora avuto un'autorizzazione. La cosa assurda è che i soldi ci sono, fermi in banca, la ditta è pronta a partire ed anzi scalpita, e le scadenze avanzano.

Quindi, visto che la consegna del progetto è a giugno, vi saluto, e dopo uno scambio di mail con la segretaria, anche lei al lavoro il sabato mattina, riprendo a lavorare su questo coso qui:

Rappresentazione artistica del telescopio mid frequency, in Sudafrica

martedì 25 febbraio 2014

Lasciapassare A38 (ancora)


Oggi è arrivata la nuova circolare sugli ordini nella pubblica amministrazione. Come sapete lavoro in un centro di ricerca. Finora quando dovevo comprare qualcosa (per un progetto finanziato, naturalmente), che so, i circuiti elettronici di una scheda per uno strumento, compilavo un modulo, lo facevo controllare all'amministrazione, se il componente non era a catalogo mi facevo spedire un'offerta, e lo ordinavo.Semplice, veloce e sicuro, l'ordine passava sotto abbastanza occhi da evitare che mi comprassi in questo modo lo stereo di casa.

Piano piano la cosa si è complicata, e l'ultima versione comporta che io debba scrivere una relazione motivata al direttore, da protocollare, attenda un suo decreto che autorizza la spesa, l'amministrazione poi deve lavorare un paio di giorni per reperire tutti i moduli da parte della ditta (e la ditta due giorni a produrli). Solo allora sono autorizzato a spedire il mio ordine per 100 euro di elettronica varia. Per costruire uno strumento tipicamente devo farne una ventina, di ordini del genere, a 20 ditte diverse.

Questo ovviamente costa. Costa il mio tempo, quello del direttore, quello delle segretarie e del fornitore. Tempo che si paga alla fine tutti. Ma costa anche in inefficienze, mi conviene fare un bell'ordine ad una ditta che lavori per me, fornendomi tutto quel che serve. Naturalmente facendosi pagare per il tempo che ci mette. Ci sono altre inefficienze: se mi si guastava il computer di solito ordinavo solo il pezzo rotto e lo sostituivo, cavandomela tipicamente con una cinquantina di euro. Oggi fare un ordine per 50 euro è un delirio, non vale la pena. Meglio comprare direttamente un computer nuovo, se va bene spendendo 10 volte tanto.

Sicuramente il burocrate che ha pensato tutto questo pensa di aver dato un grosso contributo alla lotta agli sprechi.O forse sono semplicemente fatti così, i burocrati.