lunedì 5 gennaio 2015

Astrologia (seconda parte)

Nella prima parte di questo post ho brevemente analizzato i motivi per cui l'astrologia viene vista con molto scetticismo da parte del mondo scientifico. Il problema non è, come si crede comunemente, che non esiste una spiegazione razionale, basata sulla fisica conosciuta, per l'astrologia. O almeno, non solo questo. Ci sono un sacco di fenomeni ben accertati, di cui però non abbiamo una spiegazione in termini di leggi fisiche note. Il problema è che non esiste nessun motivo, logico o sperimentale, per pensare che esistano delle relazioni tra le posizioni delle stelle e il carattere delle persone. Nessuno si è mai preso la briga di osservare se queste relazioni esistessero, nell'antichità, e nessuno ha verificato che le teorie alla base dell'astrologia fossero più di semplici fantasie. Non esiste neppure nessun motivo per pensare che le eventuali relazioni tra le stelle e il carattere delle persone, se pure esistano, siano proprio quelle dell'astrologia, tra tutte le infinite possibili.

Per citare Galileo, "estrema temerarietà mi è parsa sempre quella di coloro che voglion far la capacità umana misura di quanto possa e sappia operar la natura, dove che, all'incontro, e' non è effetto alcuno in natura, per minimo che e' sia, all'intera cognizion del quale possano arrivar i più speculativi ingegni". Tradotto in italiano del 2000, non è possibile a nessuno, per quanto intelligente sia, arrivare a capire usando solo ragionamenti ("è ovvio sia così") qualche fenomeno naturale.  O, citando Pirsig, "il vero scopo del metodo scientifico è essere sicuri che non ci immaginiamo di conoscere quel che in realtà ignoriamo".  Occorre  sempre affiancare i ragionamenti ad esperienza diretta, ed ogni passo del ragionamento va verificato.  L'astrologia non ha mai fatto questo, quindi con tutta probabilità è completamente fuori strada, come una nave che abbia navigato per millenni in mari sconosciuti senza né carte né bussola. Probabilmente fin dalle sue basi.

Ma, alla fine, funziona? Perché in fondo è quello che conta. Un profilo psicologico ricavato da un tema natale astrologico assomiglia al profilo psicologico che si può ricavare, poniamo, da un questionario, da un'intervista condotta da uno psicologo? Diversi studi hanno affrontato il problema, in fondo al post ho raccolto una breve bibliografia, e la risposta, in breve, è "no".

Per questo tipo di studi è importante seguire alcune regole.  
  • occorre decidere prima che aspetto si guardi. Cosa significhi esattamente "assomigliare". Che cosa si considererebbe un successo e cosa un insuccesso. Solo così è possibile utilizzare gli strumenti della statistica. Decidere a posteriori quale dei moltissimi criteri possibili di "successo" sia quello giusto assomiglia a sparare un colpo di pistola a caso, e poi disegnare attorno al buco della pallottola il bersaglio: si fa centro sempre.
  • non ha senso dire che il carattere di una persona assomiglia a quello  previsto astrologicamente. Occorre stabilire un termine di paragone, un riferimento. Il carattere deve assomigliare di più di quello di un'altra persona scelta a caso, ad esempio. Meglio ancora, occorrerebbe effettuare dei test di controllo, ad esempio inserire un gruppo di persone a cui si è associato dati astrologici sbagliati, per avere un termine di confronto.
  • occorre eseguire un'analisi statistica, e valutare   correttamente se i risultati siano o meno significativi (non dovuti al puro caso). Questo è forse l'aspetto più semplice, ma un numero impressionante di persone ritiene un risultato "quasi significativo" una "quasi conferma" e non una smentita, come di fatto è.
  • naturalmente occorre che chi esegue l'oroscopo non conosca le persone a cui questi si riferisce.  E che chi ne analizza la psicologia non ne conosca elementi astrologici, cosa importante quando il profilo psicologico è compilato dalla persona stessa, che può introdurci tratti caratteristici del proprio segno. Infine che chi esegue l'analisi statistica non sappia quale siano i risultati "giusti".
Una rassegna degli studi effettuati è stata fatta da Susan Blackmore (2001). Uno dei primi studi (Mayo, White and Eysenck, 1978) ha mostrato una debole correlazione tra personalità e segni zodialcali, o tra segni zodiacali positivi (Ariete, Gemelli, Leone, Bilancia, Sagittario, Acquario) e negativi (gli altri) e personalità estroversa o introversa (Roij, 1994). La personalità però veniva valutata basandosi su dichiarazioni delle persone da valutare, che avevano una conoscenza, anche se superficiale, del proprio segno zodiacale e delle caratteristiche associate, e l'effetto spariva se ripetuto con persone non familiari con l'astrologia. Ripetendo il test su un campione di 799 persone con vario livello di conoscenza dell'astrologia, Pawlick e Buse (1984) hanno osservato che l'effetto era presente solo nelle persone che la conoscevano. Altri studi han trovato che le persone familiari con l'astrologia segnizodiacale, anche se non esplicitamente credenti, forniscono di sé un quadro molto più simile a quello relativo al proprio segno di quanto appaia in un test psicologico.
 Gli astrologi normalmente considerano i segni zodiacali una forma estremamente grezza di astrologia, per cui test successivi hanno analizzato anche altri aspetti, come la posizione della luna o l'ascendente, senza trovare correlazioni. King (1995) ha analizzato il tema natale completo di 69 persone, correlandolo con il test EPQ di Eysenck per l'estroversione. Non ha trovato nessuna correlazione significativa, anche se una debole correlazione era presente con l'ascendente. In questo come in altri test di questo tipo, che analizzano simultaneamente molte ipotesi, diventa importante valutare correttamente cosa si intenda per "significatività", in quanto questa è normalmente calcolata per una sola ipotesi.
Esempio di tema natale. Elementi importanti sono la posizione dei pianeti (10 più ascendente, e nodi lunari), e gli angoli tra di loro (linee colorate). In totale una trentina di elementi 
Lo studio più completo è probabilmente quello di Carlson (1985), composto da due parti. Nella prima i soggetti dovevano identificare correttamente un'interpretazione del proprio tema natale, redatta da astrologi professionisti, mescolata tra quella di altre due persone scelte a caso. Per evitare possibili effetti di scelta del proprio segno è stato fatto un controllo, in cui persone differenti, ma con lo stesso segno zodiacale, dovevano scegliere tra le stesse tre interpretazioni (nessuna delle quali era la loro).

Nella seconda degli astrologi professionisti dovevano abbinare correttamente un tema natale con un profilo psicologico della stessa persona, mescolato ad altri due profili psicologici casuali.  In entrambi i casi la scelta corretta è stata fatta circa una volta su 3, come ci si aspetterebbe scegliendo a caso. Nel primo caso il gruppo di controllo, curiosamente, ha indovinato il profilo astrologico (del corrispondente abbinato del gruppo "vero") molto meglio del caso, con una probabilità dell'1% di averci preso "a caso". Gli autori concludono che la cosa è compatibile con un risultato casuale, Si è però visto che i soggetti spesso non riescono ad identificare correttamente neppure il loro profilo psicologico: la cosa più probabile è che non siamo buoni giudici di noi stessi. Questo rende problematico qualsiasi studio (incluso questo, per la prima parte) in cui la bontà di un profilo ricavato dall'astrologia venga auto-valutata. E rende anche senza senso qualsiasi osservazione fatta non da psicologi professionisti sulle correlazioni tra carattere di una persona e segni zodiacali ("Tutti i capricorno che conosco sono così e così, l'astrologia funziona").

Nella seconda degli astrologi professionisti dovevano abbinare correttamente un tema natale con un profilo psicologico della stessa persona, mescolato ad altri due profili psicologici casuali.  In entrambi i casi la scelta corretta è stata fatta circa una volta su 3, come ci si aspetterebbe scegliendo a caso. Nel primo caso il gruppo di controllo, curiosamente, ha indovinato il profilo astrologico (del corrispondente abbinato del gruppo "vero") molto meglio del caso, con una probabilità dell'1% di averci preso "a caso". Gli autori concludono che la cosa è compatibile con un risultato casuale, Si è però visto che i soggetti spesso non riescono ad identificare correttamente neppure il loro profilo psicologico, la cosa più probabile è che non siamo buoni giudici di noi stessi. Questo rende problematico qualsiasi studio (incluso questo, per la prima parte) in cui la bontà di un profilo ricavato dall'astrologia venga auto-valutata. E rende anche senza senso qualsiasi osservazione fatta non da psicologi professionisti sulle correlazioni tra carattere di una persona e segni zodiacali ("Tutti i capricorno che conosco sono così e così, l'astrologia funziona").

I commenti dell'astrologo a questo studio sono sensati, mostrano una buona conoscenza della statistica, ma non "tengono". La prima osservazione riguarda la competenza degli astrologi che hanno compilato i profili e li hanno valutati. Nello studio questi sono stati scelti tra i migliori del settore, consigliati da un gruppo di consulenti astrologi. Se neppure loro riescono ad identificare i migliori del campo, diventa difficile attribuire un qualsiasi valore all'astrologia come disciplina.

La seconda è molto più tecnica, e mostra come sia difficile effettuare una corretta analisi statistica. In breve, gli astrologi dovevano scegliere tra tre profili psicologici, per ciasun tema natale (oroscopo), quello che si adattasse meglio, il secondo ed il terzo migliore. In 2 casi però l'astrologo ha fornito solo la prima scelta. Abbiamo quindi 40 prime scelte corrette su 116, e rispettivamente 46 e 28 secone e terze scelte su 114. Il numero di terze scelte e' minore di quello atteso (dovrebbero essere 38), ma entro le possibili fluttuazioni casuali. Se però sommiamo le prime e seconde scelte otteniamo 86 scelte "giuste" mentre ce se ne si aspettava solo 76,5. Applicando la distribuzione t di Student otteniamo che il risultato è statisticamente significativo, con una probabilità molto bassa di avvenire per puro caso. Quindi c'è evidentemente un problema: come è possibile che analizzando GLI STESSI DATI in due modi equivalenti otteniamo risultati così diversi? Il problema è che il test di Student non funziona in questo caso. Va applicato un test di chi quadro sull'intera distribuzione, non su un gruppo arbitrario di risultati definito come "buoni". E si ottiene una probabilità del 4% di ottenere un risultato almeno così buono per puro caso.

Ma il 4% non è un numero sufficientemente basso per sospettare che almeno un po' l'astrologia funzioni? Si ricade nel primo elemento tra quelli elencati all'inizio, devo definire PRIMA dell'esperimento cosa sia un "risultato buono". Gli astrologi si aspettavano almeno il 50% di prime scelte corrette, non un numero di seconde scelte un po' più alto del puro caso. Tutto lo studio era basato su questo assunto, si era preso un numero di volontari sufficientemente alto per distinguere tra le due ipotesi, 33% o 50% di risultati corretti. Ricompare anche il terzo criterio, si era stabilito come soglia per eventuali effetti casuali l' 1%, non il 3 o 4%. E ci si dimentica che nel corso dello studio si è controllato molte ipotesi differenti, che una qualsiasi di queste avvenga con una probabilità su 25 non è così improbabile.

Ritornando comunque al problema di fondo. Che affidabilità avrebbe una "scienza" che riuscisse a indovinare, dopo lunghi e laboriosi calcoli , interpretazioni di decine di elementi, qual è il carattere che NON appartiene ad una persona, su tre forniti, un 10% di volte in più rispetto a tirare a caso, ma non riuscisse neppure a dirci quale dei due rimanenti è quello giusto? E soprattutto con questa accuratezza come sarebbe stato possibile sviluppare una scienza, senza poter verificare se queste osservazioni siano o meno corrette, visto che quasi sempre non lo sono e nessuno lo ha mai notato?

Bibliografia

Blackmore, S. (2001) Correlation, 19 (2), 17-32

Carlson,S. (1985) A double-blind test of astrology. Nature, 318, 398-399

Clarke, D. (1996). Astrological signs as determinants of Extraversion and Emotionality: An empirical study. Journal of Psychology, 130, 131-140

Culver, R.B and Ianna, P.A. (1988) Astrology: True or false? A scientific evaluation. New York: Prometheus Books.

Dean,G.A. (1987a) Does astrology need to be true? Part 1: A look at the real thing. Skeptical Inquirer, Winter 1986-7, 166-184 (also reprinted in The Hundredth Monkey Ed. K.Frazier, N.Y. Prometheus Books, 1991, 279-296)

Dean,G.A. (1987b) Does astrology need to be true? Part 2. The answer is No. Skeptical Inquirer, Spring 1987 257-273 (also reprinted in The Hundredth Monkey Ed. K.Frazier, N.Y. Prometheus Books, 1991, 297-319)

Dean,G., Mather,A. and Kelly,I.W. (1996) Astrology. In The Encyclopedia of the Paranormal, Ed. G.Stein, New York, Prometheus, 47-99.

Dean G., Kelly, I. W. (2003). "Is Astrology Relevant to Consciousness and Psi?". Journal of Consciousness Studies 10 (6–7): 175–198.

Fichten, C.S and Sunnerton, B (1983) Popular Horoscopes and the Barnum Effect. Journal of Psychology, 114, 123-134.

Glick, P. and Synder, M. (1986) Self-fulfilling prophecy: The psychology of belief in astrology. Humanist, 50, 20-25.

Hamilton, M. (1995) Incorporation of Astrology Based Personality Information into Long-Term Self-Concept. Journal of Social Behaviour and Personality, 10, 707-718.

King,E.L. (1995) Astrological factors and personality: An examination of the self-attribution theory. Unpublished thesis, Department of Psychology, University of the West of England, Bristol.

Mayo, J., White, O and Eysenck, H. J. (1978). An empirical study of the relation between astrological factors and personality. Journal of Social Psychology, 105, 229-236.

Pawlik,K. and Buse,L. (1984) Self-attribution as a moderator variable in differential psychology: Replication and interpretation of Eysenck’s astrology/personality correlations. Correlation, 4, 14-30

Rooij, J.J.F.van. (1994) Introversion-Extraversion: Astrology versus Psychology. Personality and Individual Differences, 16, 6: 985-988.

Zarka, P. (2009) Astronomy and astrology, The Role of Astronomy in Society and Culture Proceedings IAU Symposium No.  260, 2009 D. Valls-Gabaud & A. Boksenberg, eds, 420-425.

domenica 4 gennaio 2015

Astrologia (prima parte)

Questo post è molto lungo, per cui lo ho spezzato in due parti. La seconda è qui

In un commento ad un mio precedente post, un astrologo ha obiettato al mio ritenere l'astrologia non scientifica. Ne è nata una interessante discussione, e credo valga la pena riassumerla e sviluppare i molti spunti che ne sono nati.

Chiaramente qui non voglio discutere dell'astrologia da rotocalchi, quella specie di gioco di società per cui quasi tutti quelli che leggono un oroscopo si divertono a trovare corrispondenze in tre righe di predizioni, valide per un dodicesimo della popolazione mondiale. Mi riferisco a chi dell'astrologia ne fa una professione, condotta con serietà (o con la convinzione che sia una cosa seria).

La discussione verte essenzialmente su un argomento. Può l'astrologia, lo studio della posizione dei pianeti nel momento della nascita di una persona, essere in qualche modo collegata con il suo carattere, le sue inclinazioni? L'astrologia è molto di più, naturalmente, afferma che le posizioni dei pianeti possono essere collegate anche a come queste inclinazioni si sviluppano nel tempo, e addirittura ad eventi esterni alla psicologia umana. Ma limitiamoci a questa affermazione. È possibile studiare l'astrologia (o questo particolare aspetto dell'astrologia) in modo scientifico? Certamente.

Innanzitutto cosa vuol dire "scientifico"? Molte persone sono convinte che una cosa sia scientifica se si può studiare in laboratorio, o se esiste una spiegazione completa di come funzioni, per cui chiaramente l'astrologia potrebbe essere vera, ma non studiabile scientificamente, visto che il meccanismo secondo cui funzionerebbe è ignoto. Ma la scienza non è questo. Quasi sempre, quando un fenomeno viene inizialmente scoperto, non sappiamo come funzioni. Pochissime cose sono riproducibili in laboratorio.

Un'altra falsa idea sulla scienza è che questa non potrebbe studiare fenomeni che non siano ripetibili, sempre uguali. Molti fenomeni, invece, sono influenzati da tantissime variabili, e la statistica ci permette di evidenziare cosa possa essere collegato e cosa invece sia un puro caso. Abbiamo anche visto che le nostre sensazioni empiriche tendono moltissimo a sopravvalutare quelle che sono normali coincidenze, a ritenerle significative quando non lo sono. Di conseguenza la scienza è un modo molto più affidabile dell'osservazione "a pelle" per studiare queste cose.

Quindi è possibilissimo valutare scientificamente la capacità dell'astrologia di dire qualcosa sul carattere di una persona. E studi a riguardo sono stati effettuati un numero impressionante di volte, per un'affermazione che non si capisce bene su cosa sia basata. Ne parlerò nel prossimo post. Oggi vorrei affrontare un altro aspetto.

Il mio interlocutore su una cosa ha pienamente ragione: gli scienziati hanno un preconcetto nei confronti dell'astrologia, sono molto scettici sul fatto che possa funzionare. Come mai? Perché nel far scienza si ha modo di capire come nascano le convinzioni, come si faccia a sapere se una cosa sia vera o meno. La domanda che uno scienziato si pone, di fronte all'astrologia come a tante altre cose, è quindi questa: in base a cosa gli astrologi sono arrivati a sostenere quel che sostengono, che quel particolare pianeta abbia proprio quell'effetto lì e non un altro?

Di fatto abbiamo tre modi per stabilire se un'affermazione sia attinente alla realtà, al mondo in cui viviamo.
  • Possiamo sperimentare, vedere se quello che l'affermazione dice corrisponde con fenomeni osservabili. Se ad esempio, nel caso specifico, il carattere di una persona assomigli effettivamente a quello che un astrologo possa derivare dal suo tema natale.
  • Possiamo derivare, con passaggi logici rigorosi, quell'affermazione da altre ben sperimentate. Per cui posso ad esempio progettare complicati circuiti elettronici basandomi sulle leggi dell'elettromagnetismo.
  • Oppure possiamo fidarci dell'esperienza di un'altra persona, che ci guida in un argomento complicato. Spessissimo usiamo quest'ultimo metodo, siamo ignoranti riguardo il 99,9% dello scibile umano (se siamo persone molto acculturate) e quindi non abbiamo molta scelta.
L'astrologia si basa su questo ultimo metodo, le sue basi si tramandano da una generazione all'altra di astrologi oramai da 3000 anni. Ma si tratta solo di spostare il problema. Come han fatto i primi astrologi a determinarle? Guardando delle correlazioni, che so osservando che tutti nati della Vergine erano razionali? Non sembrerebbe, come dice il mio interlocutore un tema natale è formato da decine di elementi differenti, che interagiscono tra di loro in modo complicato. Non è semplicemente possibile vedere come funzioni un singolo elemento, separato dal resto. E quindi risulta impossibile, usando un piccolo gruppo di persone come era possibile per un astrologo migliaia di anni fa, senza database e strumenti statistici, notare le influenze di ogni singolo pianeta o aspetto astrologico.

Del resto riusciamo anche oggi a capire che il ragionamento sottostante all'astrologia è di tipo simbolico. I segni si raggruppano a seconda del significato che hanno. I pianeti sono collegati a una serie di significati, rappresentati dal nome della divinità, dal metallo a cui sono legati, dal loro aspetto fisico in cielo. E sono questi significati ad agire nel tema natale. L'astrologia deriva in modo logico da questo universo simbolico. Il problema è però che nessuno ha mai dimostrato il valore di quei simboli. I simboli sono arbitrari, nascono nella testa delle persone, e hanno valore solo lì. Sono veri in assoluto, non occorre dimostrarli, sono autoevidenti. Per chi ci crede. Di fatto io posso credere in modo fermissimo ad un collegamento tra Marte e la guerra, la competizione, ma questo collegamento di fatto non esiste. Non è mai stato verificato da nessuno, perché non occorreva, era ovvio, Marte non è forse rosso sangue? E magari alcune guerre, tra le migliaia che hanno flagellato l'umanità, è nata proprio mentre Marte era in opposizione, brillantissimo e minaccioso, prova inconfutabile che il pianeta portava le guerre.

Ma supponiamo che un qualche influsso astrale esista. Perché dovrebbe essere quello degli astrologi? Magari Marte, con qualche misterioso meccanismo, influenza la psiche umana in senso opposto. O magari rende più affabili, gioviali. Nella scienza questo succede spessissimo. Uno scienziato bravo sforna, nel corso della sua carriera, un centinaio di geniali intuizioni, che sono logiche, evidenti, ma in gran parte false. E quindi le mette alla prova, cerca di controllare se il mondo funzioni davvero così. Nove volte su dieci è lui stesso a bocciare la sua brillante idea, e anche le idee rimaste sono spesso criticate dai suoi collaboratori, che gli mostrano possibili problemi. Le pochissime idee rimaste vengono pubblicate nella letteratura scientifica, e soggette ad un fuoco di sbarramento di colleghi, magari per motivi poco nobili come l'invidia o la competizione per la carriera, ma alla fine, se uno è davvero bravo, riesce a portare avanti solo una manciata di intuizioni, diventate a questo punto rispettabili teorie, nel corso della sua vita. Quindi, da scienziato, so benissimo che ogni teoria che non abbia subito questo processo di verifica, di puntuale confronto con la realtà, per quanto possa apparire logica e inevitabile, in realtà è con tutta probabilità falsa. Non è possibile, basandosi solo su relazioni simboliche, arrivare a capire quali influssi possano avere dei pianeti sull'uomo, anche ammesso che ne abbiano. (qui ho provato a raccontare come funzioni la genesi di un'idea, rispetto a come ci si immagini succeda)

In conclusione lo scetticismo degli scienziati verso l'astrologia si riassume nella frase: come fanno gli astrologi a sapere che funziona proprio così? Perché gli antichi lo sapevano e ce l'hanno tramandato? Sì, ma come facevano loro a saperlo? L'hanno capito perché è logico? Ma il mondo è pieno di cose logiche, e false. Se non verifichi, punto per punto, non saprai mai distinguerle da quelle meno logiche, ma vere. Gli astrologi non hanno mai verificato nessuna delle loro affermazioni si tratta di un sistema basato solo su ragionamenti, le cui basi sono "autoevidenti",  ma mai verificate. E quattro secoli di scienza moderna (ma anche il buon vecchio Aristotele) ci hanno insegnato che il migliore ragionamento, senza una verifica sperimentale, è con tutta probabilità sbagliato.

Resta la domanda: ma, nella pratica, nonostante tutto, funziona? Ne parlerò la prossima volta.

domenica 21 dicembre 2014

Dialogo tra (quasi) sordi

Il sottoscritto tenta di discutere al convegno sulla geoingegneria
Sono andato al convegno sulle scie chimiche sponsorizzato dalla Regione Toscana. Volevo conoscere un po' delle persone, delle facce che uno scambio di commenti su questo blog non può rendere. E naturalmente capire meglio alcune delle loro posizioni.

È stata un'esperienza interessante, ma allo stesso tempo scoraggiante. Credo moltissimo nella possibilità di un dialogo, di uno scambio di idee e vedute tra persone che la pensano anche molto diversamente, ma evidentemente ci sono dei limiti.

Il Comitato contro la geoingegneria di Firenze ha posizione meno estreme di altri. Ad esempio si riconosce che il riscaldamento globale in atto sia opera delle emissioni di gas serra (vedi questo bel documento ospitato nel loro sito), mentre altri gruppi sostengono che l'unico colpevole sia il rilascio deliberato di scie dagli aerei, o HAARP.  Questo permette quantomeno di parlare senza accuse tipo "chi-ti-paga". Ma poi si parte per la tangente con gli esprimenti militari segreti, sicuramente in corso da almeno l'ultimo dopoguerra, le bufale dell'accordo Italia-USA del 2002 e tutto il resto.

Le prove? Una serie di studi (interessanti, e che non conoscevo, a qualcosa la mattinata è servita)  di un grande meteorologo che, negli anni '50 metteva in guardia dai rischi di manipolazioni dell'atmosfera su larga scala. Allora si parlava di distruggere la fascia di ozono con bombe chimiche a base di cloro e bromo, a scopi bellici (un po' come far scoppiare un'atomica in casa per ammazzare il vicino), o di far sciogliere la calotta artica a suon di atomiche per liberare il passaggio a Nordovest. Oggi non è troppo diverso se si parla di contrastare il Global Warming sparando aerosol di biossido di zolfo in stratosfera, e su questo ho espresso il mio totale accordo alla tipa che teneva il banchino di documentazione. Ma come allora nessuno ha bombardato l'ozonosfera, per ora nessuno sparge biossido di zolfo. Un conto è fare progetti, più o meno folli, un altro è metterli in pratica.

Mi parlano dell'effetto sull'ozono degli esperimenti nucleari in atmosfera, messi al bando negli anni '60. Figurarsi se mi piacciono, han raddoppiato per decenni il livello di radioattività di fondo, causando un numero difficilmente calcolabile di tumori, malformazioni ed amenità simili. Il commento più sensato a riguardo l'ho sentito in un episodio di Star Trek, quando l'alieno Quark esclama: "Come? Fanno scoppiare ordigni atomici nella LORO atmosfera?". Ma l'ozono, se pure ne avesse risentito allora, oggi non se lo ricorda più. E il clima neppure. L'ozono è stato danneggiato dalle nostre emissioni di CFC, il clima da quelle, sempre nostre, di CO2. I colpevoli siamo noi, i militari, stavolta, non c'entrano. Ma i nostri non demordono. Riportano studi (ad es. nei commenti a questo post) in cui si parla degli effetti sull'ozono di una ipotetica (speriamo) guerra termonucleare globale, senza rendersi apparentemente conto che NON si tratta degli esperimenti degli anni '60.

La macchina della pioggia di Ighina (Rai 3 Report)
Chiedo ad un altro attivista che prove ci siano di questi esperimenti segreti. Lui esordisce parlandomi della macchina per far piovere di Pierluigi Ighina, una pala rotante di elicottero basata su deliri di atomi magnetici, polarita' positive e negative di Sole e Terra. Ma lui ha visto con i suoi occhi il cielo aprirsi dopo che Ighina ci aveva puntato contro la sua macchina. Mi permetto di essere scettico e lui rincara: la scienza non sa tutto, un suo conoscente ha costruito un motore "impossibile" a magneti permanenti, che gira senza consumare energia da un anno. Gli chiedo come mai l'amico non ci attacchi una dinamo e si sganci dall'ENEL, o non venda la sua meraviglia (dopo adeguati test) ad un mondo affamato di energia. Be', innanzitutto i soldi interessano solo agli avidi, e poi chi ci ha provato è stato ammazzato, non vuol correre rischi. Ribadisco qui la mia disponibilità a fare gratis tutti i test sul suo motore, e a finanziarlo se funziona davvero, assumendomi personalmente i rischi di venir eliminato da Big Oil.

Il convegno è stato brevemente filmato in questo video, che esordisce con una intervista al consigliere regionale Chiurli, sponsor dell'iniziativa e autore di una interrogazione sull'argomento. Ho già commentato quest'ultima, e mi sarebbe piaciuto avere una sua risposta, probabilmente è chiedere troppo.

Chiurli si lamenta di aver ricevuto critiche durissime (che condivido) ed insulti pesanti (su cui ha tutta la mia solidarietà). Subito dopo compare uno spezzone in cui mi si sente chiedere alla tipa del banchino se ha qualche prova di irrorazioni clandestine, probabilmente i "toni aggressivi" sono quelli. Continuerò chiedendo anche solo degli indizi, io sono disposto a cambiare idea se le prove, o indizi seri, esistono. Ma per il tipo del motore perpetuo le prove sono che le scie persistono: "Non le vedi le differenze tra le scie chimiche e quelle di combustione?" Come mai le scie, anche la mattina, si allargano e si spandono in cielo? Forse perché l'aria, in quota, è sovrasatura e condensa sulla scia? No, non è possibile. "Ma anche le nuvole persistono, sono condensa pure loro", cerco di far notare. Eh no, le scie sono una cosa, le nuvole un'altra. Inutile, è come quando lui mi parla del motore perpetuo, con la differenza che se il suo amico me lo portasse io mi stupirei molto ma cambierei idea; non so cosa potrei fare per convincere lui che una nuvola è fatta di condensa, come una scia, e si comporta in modo analogo.

Chiurli riprende dicendo che lui dà voce ai cittadini, e in fondo chiede solo che l'ARPA esegua analisi, una spesa "di qualche migliaio di euro". A parte che anche 1000 euro per una cavolata simile sono troppi, che tipo di analisi servirebbero per "tranquillizzare i cittadini" dei comitati?  Se bastasse potrei contribuire personalmente anch'io, pur di far finire questo delirio collettivo. Delle analisi esistono già, nel documento che l'ARPA ha preparato qualche anno fa si afferma che, nelle analisi effettuate per altri scopi negli ultimi decenni, non si nota un aumento della presenza di bario ed alluminio. Queste non bastano? Cosa si fa, si analizza la pioggia un giorno in cui ci sono scie? Ma la pioggia mica viene da 10 mila metri, e se davvero qualcuno spargesse bario lassù, dove e quando  dovremmo aspettarcelo? Non certo in giornata subito sotto. E come faccio a distinguere tra alluminio dovuto a contaminazione da polvere (l' 8% della crosta terrestre è composto da alluminio, lo 0,05% da bario), da eventuali inquinamenti industriali, e dalle scie? E se non ne trovo, cosa si fa, si ripete le analisi fino a quando non li si trova, magari in tracce infinitesime?  In questo altro video Chiurli si chiede se le "alte concentrazioni" (in realtà perfettamente compatibili con la presenza di polvere) di bario ed alluminio trovate in alcune analisi di acqua piovana. Ma che ci azzeccano bario ed alluminio con il maltempo? Nessuno li ha mai usati, o proposti, per far piovere.

Vengo fatti vedere spezzoni di interventi del convegno. Si ricorda le intimidazioni mafiose a cui fu soggetto, per un'iniziativa simile, l'assessore Del Longo. Ne parla, nel post che ho già citato, l'autore di queste "intimidazioni", se tu suggerisci a qualcuno che un argomento è una cazzata evidentemente lo stai intimidendo, è la prova che lo vuoi mettere a tacere.

Il tipo del motore perpetuo racconta di esperimenti per creare maremoti. Ne parlano meglio in uno dei dossier, si tratta di far esplodere un'atomica sott'acqua non tropo distante dalla costa da colpire. Cosa che viene fatta praticamente ad ogni maremoto, come sappiamo. Questo diventa un prova di tecniche segretissime e sofisticate, che usano "fisica non convenzionale", per creare terremoti, alluvioni, eccetera.

Quando vado via ho una forte sensazione di inutilità. Come io non riesco a credere a un motore che gira da un anno senza energia, o a una spirale di ferro colorato che apre il cielo nuvoloso, loro non riescono a credere a me che dico che trovare mezzo milligrammo/litro di alluminio nella prima pioggia autunnale vicino alle cave di argilla del cotto fiorentino è solo indice di contaminazione da polvere.  O che le nuvole sono fatte di condensa. O che l'"accordo sulle tecnologie dei cambiamenti climatici" del 2002 parla di gente che studia il global warming, e non ha la minima intenzione di modificare, in nessun modo, il clima. 

Chiurli si chiede perché scandalizzarsi se uno accusa ARPA, CNR, aviazione in generale di causare piogge disastrose. E se la Regione dà il suo avallo a tutto questo. Temo abbia ragione, il problema è a monte. Dopo 400 anni da Galileo il modo di pensare basato sui fatti, sulla paziente, rigorosa ricerca della verità non è arrivato a diffondersi. Resta uno strumento di nicchia, come restano concetti di nicchia quelli che la migliore teoria può essere falsa, anche se "logicissima". Che le quantità contano, conta una serie enorme di esperienze, e quindi una rete di persone che usino tutte quel metodo, quella paziente disamina. Che tutti cerchiamo continuamente di autoimbrogliarci, e serve usare strumenti per non farlo. Serve essere disposti a mettere tutto in discussione. Che la realtà segua una serie di leggi che sono descrivibili matematicamente, e quindi che si possa calcolare, ad esempio, se c'è o meno condensa. E che quindi serva studiare la matematica, per poterlo fare.

Usiamo strumenti concettuali differenti. Il significato di "prova" è differente. I dati per loro non esistono, le quantità sono irrilevanti, contano le idee. Se qualcuno dice che si potrebbe fare una cosa, significa che quella cosa si può fare, anzi, si fa già. Se se ne parla su Internet, è vero. Se un ragionamento "fila", non serve altro. Non serve verificare. Se vedo una cosa, quella è reale, e se non ricordo di averla vista allora non esisteva (come le scie 50 anni fa).

Contano le intenzioni. Loro stanno denunciando una cosa che, se fosse vera, sarebbe gravissima. Quindi han ragione, indipendentemente dal fatto sia vera. Anzi, è vera PERCHÈ loro sono "buoni", si stanno prodigando, con tempo e soldi, per portarla avanti. E chi li critica evidentemente, per definizione, è "cattivo", non va ascoltato. Non ci si discute, come ripete la tipa al banchino nel filmato. Fortunatamente non sono proprio tutti così, visto che con due persone almeno un abbozzo di dialogo l'ho stabilito, ma se affermo che la condensa possa persistere "allora non ha senso discutere".

Di fronte a questo tipo di ragionamento abbiamo già perso. Perché la realtà se ne frega delle idee. I militari (o chi fa cose che ci danneggiano) se ne fregano di cosa noi crediamo facciano. Se non studiamo, se non analizziamo e mettiamo in discussione le nostre credenze per cercare di capire la realtà ed i meccanismi del mondo che ci circonda, combatteremo contro le scie quando arrivano le catastrofi climatiche, e contro i complotti inesistenti quando ci fregano con quelli veri.

domenica 1 giugno 2014

Nuovi untori

Lapide della Colonna Infame
Uno dei migliori libri sul complottismo resta probabilmente la "Storia della colonna infame", del Manzoni. Per i spero pochi che non lo conoscono si tratta del racconto, documentato storicamente, di un processo a due untori durante la peste del 1630 a Milano. Di fronte ad eventi spiacevoli, come un'epidemia, abbiamo bisogno di trovare un colpevole, che deve essere esterno a noi, raggiungibile ed eliminabile. In questo modo riusciamo sia a dare un senso al disastro, che a illuderci di fare qualcosa per risolverlo in modo definitivo: elimini il cattivo di turno ed il gioco è fatto.

Ovviamente molti disastri (non tutti) hanno dei colpevoli, il problema è che
  • non è facile identificarli: servono conoscenze, lavoro di analisi, competenze, e non guasterebbe la palla di vetro di mago Merlino.
  • spesso si trova che almeno una parte della colpa è diffusa e noi non siamo immuni (es. classico la mancata o trascurata prevenzione)
  • non è chiaro cosa si dovrebbe fare per affrontarne le cause
Quindi ad esempio su questioni come il picco del petrolio, o il riscaldamento globale (credo le minacce maggiori che oggi affrontiamo) ci sentiamo disarmati. Dovremmo ridurre il consumo di combustibili fossili, ma come si fa a mantenere un'economia funzionante in un regime di decrescita che ne conseguirebbe? Cosa usiamo al posto del petrolio? O anche semplicemente come faccio io, nella vita di tutti i giorni, a fare a meno dell'auto?

Quindi identificare un nemico aiuta. Nelle recenti elezioni abbiamo visto come la moneta euro sia stata identificata come nemico (ho il sospetto molto a torto, ma non sono un economista). Basta tornare alle monete precedenti, tipo il franco, svalutare, e voilà l'economia ripartirà in crescita. Poco conta che in un'intervista in TV un rappresentante della confindustria identificasse il costo dell'energia come l'elemento frenante della crescita, e quello non diminuirà, finché non scoprono il megagiacimento grande 10 volte l'Arabia Saudita che ci salverà dal picco del petrolio.

Le scie chimiche evidentemente sono un capro espiatorio ideale. Come mai il clima sta cambiando, i disastri naturali avvengono, la gente si ammala? Perché qualcuno sta effettuando un gigantesco progetto per cambiare il clima, e non solo, irrorando la gente con metalli pesanti, OGM, virus, vaccini. La prova? Guardate il cielo. Vedete quelle scie bianche? Non le avete mai notate prima? Ecco, quella è la prova. Come mai nessuno ne parla? Forse perché non c'è molto da dire sulla condensa degli aerei, fenomeno che esiste da quasi un secolo? No, è per nasconderci la verità.



Questo unisce molti vantaggi per il potenziale credente: 
  • unifica in una spiegazione semplice e intuitiva fenomeni preoccupanti diversi; 
  • identifica un colpevole, che può essere efficacemente combattuto (magari con scarse probabilità di vittoria, ma basta convincere tutti e si vince); 
  • crea un senso di appartenenza, noi siamo quelli che han capito come va il mondo, i buoni, quelli che salveranno l'umanità; 
  • prospetta una soluzione relativamente facile: eliminare le scie degli aerei, convincendo (con le buone o le cattive) a non farne più; 
  • non chiede particolari sacrifici o cambiamenti degli stili di vita, anzi, identifica chi li chiede o li propone come i cattivi di turno 
  • fornisce un metro di valutazione in cui chi ha studiato, lo scienziato, non "vale di più" (ovviamente nel suo campo) dell'uomo della strada. Anzi, io uomo di strada posso fare le pulci allo scienziato, vedo la mia opinione, il mio valore, valutato come più autorevole di quello di quei prezzolati e venduti ai poteri forti. 
A favore della teoria gioca un'illusione percettiva fortissima: se noi non notiamo una cosa quella non esiste. Molte persone non han mai notato che la Luna si vede, spessissimo, anche di giorno. Quasi nessuno sa come è fatto un cirro: quelle nuvole leggere che non danno noia le vediamo con la coda dell'occhio, e le dimentichiamo. Un fenomeno come un "cane solare" è relativamente frequente, e persino un alone come quello nella foto a fianco non è raro, ma dubito che la persona tipica lo noti, o ricordi. Ma quando ci fan notare qualcosa, e ce la etichettano come "importante", di colpo la notiamo tutte le volte che la vediamo. Anzi, la ricordiamo molto più frequente di quanto effettivamente lo sia. E allora come è possibile che non la si sia mai notata prima? Evidentemente prima non esisteva. E quindi evidentemente ora la fanno deliberatamente, non è una normale conseguenza del fatto che gli aerei volano.


Ho avuto una brutta discussione con una signora convinta che prima del 2011 gli aerei non lasciassero scie. La prova un suo archivio in cui si vedono foto del cielo prese quasi quotidianamente, appunto dal 2011. In questo blog ho cominciato a parlarne nel 2008, dopo anni in cui l'argomento veniva discusso, le ho indicato link di gente che se ne lamentava molto prima del 2011, con tanto di foto, non solo mie. Mi ha risposto, indignata, di come osavo darle della bugiarda. Mi ha mostrato foto di cieli coperti da cirri, che sicuramente prima del 2011 non esistevano; di un "arcobaleno chimico" che non può sicuramente essere dovuto a ghiaccio, e che nessuna delle persone che conosce potrebbe non aver notato se fosse avvenuto prima di quella data. Mi ha indicato un articolo in cui uno "scienziato" dice che l'acqua non può creare arcobaleni (sic). E come mai insistevo così tanto, c'è la libertà di opinione, lei merita rispetto per la sua. Evidentemente, come chiunque neghi che ci sia qualcosa di strano, ho interessi a nascondere la verità. Ho cercato, invano, di sottolineare come apprezzasi la qualità delle foto (alcune davvero splendide), il suo interesse per le questioni ambientali, e che non mi sognerei mai di darle della bugiarda. Ho finito per fare la figura dell'arrogante ed irrispettoso so-tutto-io, anche verso un altro amico che seguiva la discussione e che mi ha sostanzialmente tolto il saluto.

Quando ho cominciato ad occuparmi della cosa, nel 2005, la vedevo come una delle tante teorie balzane che trovi in rete, talmente ovvia nella sua assurdità da non poter prendere piede. Ora comincio a perdere amici, perché difendo gli untori del XXI secolo, o perché non mostro rispetto per le opinioni di chi li combatte (le persone le rispetto quasi sempre). Mi chiedo se, o tra quanto, si arriverà alla colonna infame.

sabato 8 marzo 2014

Telescopi e burocrazia

Ho cominciato a lavorare per un grosso radiotelescopio, che verrà costruito in Sudafrica e in Australia a partire dal 2016 (in realtà sono diversi strumenti, coordinati tra di loro). Servirà ad esplorare le regioni più lontane dell'Universo, andando quindi indietro nel tempo a quando questo era 5-20 volte più giovane di adesso, capire come si sono formate le prime stelle, come si sono evolute le galassie. Studierà, tramite misure su pulsar, come funziona lo spaziotempo nelle vicinanze di una stella a neutroni, con gravità appena inferiori a quelle che formano un buco nero. Ed è abbastanza sensibile da poter rilevare una normale trasmissione televisiva alla distanza delle stelle più vicine.
Una selva di antenne. Il telescopio a bassa frequenza di SKA sarà composto da 250 mila di queste antenne, su un'area di un centinaio di km di diametro
Si tratta di un progetto gigantesco, con migliaia di antenne collegate tra di loro, e la parte a cui collaboro io è quella che mette insieme queste migliaia di segnali per formare un'immagine del cielo. Un lavoro che coinvolge centinaia di colleghi sparsi sui cinque continenti. E chiaramente un lavoro che è difficile fare da solo, la politica del blocco del turnover in Italia ha fatto sì che io sia, di fatto, un "one man band".

Connessioni in fibra ottica nel deserto australiano. Le antenne producono circa un terabyte (un grosso hard disk) al secondo di dati
Pertanto ho cercato di trovare qualche giovane ingegnere con competenze nel campo. Difficilissimo, se ci sono trovano lavoro, in fondo sono le stesse competenze che servono per l'industria delle telecomunicazioni. Magari all'estero, ma lo trovano, non han motivo per rivolgersi ad una borsa di studio senza prospettive per il futuro. Mi han pertanto consigliato di rivolgermi ad una ditta, qualche ingegnere si è consorziato e fornisce servizi di consulenza all'università.

Quindi a Novembre, appena avuti i soldi, ho chiesto al mio direttore l'autorizzazione a fare un contratto. Avevo appena sentito una ditta di Firenze, di ragazzi (quarantenni) in gamba, che collaboravano già con la facoltà di ingegneria.

Ma servono tre offerte. Ho quindi cercato altre ditte, ma non sono riuscito ad avere da nessuno un'offerta: è un lavoro strano, in cui collabori con tante persone per far qualcosa di cui ancora non esistono neppure le specifiche esatte, e che va inventato assieme a un sacco di altra gente. Serve essere fisicamente a Firenze, e questo taglia fuori praticamente tutti.

Occorre passare per una gara d'appalto formale, in cui inviti delle ditte sulla base di un capitolato, che devi spiegare che è fluido, devi passare tempo al telefono o di persona a raccontare tutto il progetto, devi convincere la ditta che no, non puoi dargli le specifiche e loro ti consegnano il pezzo finito.

Siamo agli inizi di febbraio. Nel frattempo il progetto va avanti, ho consegnato, in un meeting in Nuova Zelanda, la prima bozza del concetto di come voglio fare la mia parte. Un collega mi chiede quanta gente lavora per me e devo rispondere "uno, 12 ore al giorno incluso week end e feste".

La gara si chiude. Han risposto in 2, gli ingegneri fiorentini nel frattempo si sono messi a fare altre cose, mica possono stare ad aspettare me. Una ditta  per la cifra che ho suggerito mi fornisce circa la metà del tempo uomo che ritenevo necessaria. L'altro è una piccola ditta di Livorno, vado a trovarli e mi sembrano competenti, Livorno non è lontano e possono venire spesso a Firenze. Ma la ditta è troppo piccola, ci sono mille pastoie burocratiche sui requisiti per un appalto pubblico, però dopo due settimane sono riusciti a fornire tutti i documenti richiesti. Tanto per fare un esempio servirebbero le relazioni di tre banche con cui la ditta lavora, ma chiaramente una piccola ditta di banche ne ha solo una.

Siamo ormai a Marzo. Per ottenere un supporto di 120 giorni uomo ne ho spesi credo una trentina tra telefonate, giri, visite, compilazione di moduli (ad es. il contratto con la ditta ho dovuto scriverlo io). Dai, ci siamo, posso smettere di lavorare nei week end.

Eh no, troppo facile. Ricadiamo nella clausola del lasciapassare A38. Sono cambiate le regole per gli ordini, occorre che venga autorizzato a richiedere il CIG, un numero che consente all'amministrazione di emettere l'ordine. L'autorizzazione passa attraverso una mia domanda, vidimata dal direttore, trasmessa ad un centro nazionale per gli appalti pubblici che deve rispondermi senza vincoli di tempo. La procedura è attiva da 15 giorni e nessuno dei miei colleghi ha ancora avuto un'autorizzazione. La cosa assurda è che i soldi ci sono, fermi in banca, la ditta è pronta a partire ed anzi scalpita, e le scadenze avanzano.

Quindi, visto che la consegna del progetto è a giugno, vi saluto, e dopo uno scambio di mail con la segretaria, anche lei al lavoro il sabato mattina, riprendo a lavorare su questo coso qui:

Rappresentazione artistica del telescopio mid frequency, in Sudafrica

martedì 25 febbraio 2014

Lasciapassare A38 (ancora)


Oggi è arrivata la nuova circolare sugli ordini nella pubblica amministrazione. Come sapete lavoro in un centro di ricerca. Finora quando dovevo comprare qualcosa (per un progetto finanziato, naturalmente), che so, i circuiti elettronici di una scheda per uno strumento, compilavo un modulo, lo facevo controllare all'amministrazione, se il componente non era a catalogo mi facevo spedire un'offerta, e lo ordinavo.Semplice, veloce e sicuro, l'ordine passava sotto abbastanza occhi da evitare che mi comprassi in questo modo lo stereo di casa.

Piano piano la cosa si è complicata, e l'ultima versione comporta che io debba scrivere una relazione motivata al direttore, da protocollare, attenda un suo decreto che autorizza la spesa, l'amministrazione poi deve lavorare un paio di giorni per reperire tutti i moduli da parte della ditta (e la ditta due giorni a produrli). Solo allora sono autorizzato a spedire il mio ordine per 100 euro di elettronica varia. Per costruire uno strumento tipicamente devo farne una ventina, di ordini del genere, a 20 ditte diverse.

Questo ovviamente costa. Costa il mio tempo, quello del direttore, quello delle segretarie e del fornitore. Tempo che si paga alla fine tutti. Ma costa anche in inefficienze, mi conviene fare un bell'ordine ad una ditta che lavori per me, fornendomi tutto quel che serve. Naturalmente facendosi pagare per il tempo che ci mette. Ci sono altre inefficienze: se mi si guastava il computer di solito ordinavo solo il pezzo rotto e lo sostituivo, cavandomela tipicamente con una cinquantina di euro. Oggi fare un ordine per 50 euro è un delirio, non vale la pena. Meglio comprare direttamente un computer nuovo, se va bene spendendo 10 volte tanto.

Sicuramente il burocrate che ha pensato tutto questo pensa di aver dato un grosso contributo alla lotta agli sprechi.O forse sono semplicemente fatti così, i burocrati.

domenica 5 gennaio 2014

Riequilibrio quantistico

Riassunto

Visto che il post è lungo, riassumo.
La meccanica quantistica è sufficientemente misteriosa, e poco conosciuta, da poter essere usata da pseudo-scienziati per spacciare le peggiori cialtronate come "fisica". Basta metter dentro un numero sufficiente di termini come "polarità", "frequenza",  "interferenza", "vibrazione" e il tutto apparirà molto più credibile.
Qui provo ad analizzare una tecnica, presentata attraverso alcuni video, e di cui avevo parlato in un altro blog. Ma siccome lo "scopritore" del video non accetta critiche, ha incaricato il suo legale di minacciare di querela quel sito, che ha cancellato la pagina.

La meccanica quantistica, tra mistero e scienza

Richard Feynman diceva che la leggenda per cui solo due persone capissero la relatività di Einstein era appunto una leggenda. Si tratta di una teoria complessa, in parte controintuitiva, ma alla portata di uno studente universitario. Invece, sosteneva, non esiste nessuno che capisca veramente la meccanica quantistica (confidenzialmente detta MQ). E detto da uno che su studi legati alla MQ ci ha vinto il Nobel e che ha scritto i migliori libri divulgativi sull'argomento c'è da crederci. La MQ implica un sacco di concetti che ci appaiono contraddittori, sembrerebbe implicare misteriose azioni a distanza istantanee, descrive il microcosmo in modo fondamentalmente diverso dal mondo sensibile ma non si riesce a capire a che punto scatti la differenza.  La MQ è comunque una teoria precisa, predittiva, in cui fai i tuoi conti ed ottieni i risultati di quel che poi effettivamente vedi. Non è "misteriosa" nel senso che c'è spazio per fenomeni "che la scienza ancora non spiega", se un fenomeno accade per via di effetti quantistici posso farmi i conti e vedere come e perché quel che vedo succede. O non succede.


Ma proprio per la sua misteriosità, per suoi i tanti aspetti paradossali, la MQ è diventato un paradigma per tutti gli "scienziati alternativi". Basta dire che una certa cosa sia "quantistica" e questa assume subito una patente di scientificità. Chi ne nega la validità è perché non riesce ad addentrarsi nei misteri della MQ, e anche se l'imbonitore non ha la minima idea di cosa sia un'hamiltoniana (uno degli strumenti matematici base della MQ) ci sarà sicuramente qualcuno che ha sviscerato questi misteri. A lui basta mettere qualche parola presa a prestito da un articolo divulgativo, come "entaglement", "non località", o anche solo la vecchia "frequenza" che fa sempre molto scienziato. E ovviamente il tutto è "olistico" o addirittura "olografico".

Tempo fa un'amica mi ha segnalato un video di uno di questi novelli Feynman, il dott. Marco Fincati, laureato in Scienze Statistiche ed inventore del "riequilibrio quantico integrato". Si tratta solo di uno degli innumerevoli esempi di uso improprio della parola "quantistico", ma è abbastanza emblematico da meritare un post.

Ma cura o no le persone?


Benché il Dr. Fincati dichiari che il suo metodo ha avuto efficacia su 2000 pazienti testati da lui, nel suo sito scrive: “Il Metodo RQI® e gli insegnamenti del Dr. Marco Fincati non sono ancora interamente riconosciuti dalla scienza ufficiale. Non possono quindi garantire risultati”.  "Il Metodo non può garantire risultati per il benessere e la salute, la crescita personale e spirituale, la realizzazione di sé e dei propri desideri”. Evidentemente si sa che l'esercizio abusivo della medicina è un reato, e quindi si mette le mani avanti, muovendosi tra un "io non do consigli medici" e un "i miei pazienti guariscono". Il metodo consente di "vivere in uno stato di benessere ed indipendenza totale", risolvere problemi di salute, di autostima, pure i problemi economici, ma "non sostituiscono il consulto di un medico o di uno psicologo". Nel sito si sostiene che il cancro è naturale e la chemioterapia è dannosa, gli psicofarmaci "restringono il cervello", ma mi raccomando, non ascoltatemi ed andate da un medico. Detto in altre parole, se seguite i miei consigli e vi va male, sono cavoli vostri, io non vi ho mica detto nulla. 

Naturalmente altro che "non interamente riconosciuto", il metodo è proprio totalmente sconosciuto alla scienza e ci fa a pugni. Del resto il metodo non cerca neppure conferme nel modo scientifico. Evidentemente funziona e basta, mica serve controllare. Perché evidentemente il metodo scientifico non è verificare che funzioni. Come per ogni pseudocura che si rispetti i testimonial positivi sono sufficienti a dimostrare tutto. Non si sa, naturalmente, quanti testimonial negativi ci siano, o quanto la soddisfazione del cliente derivi dall'aver sborsato centinaia di euro (234 euro per un videocorso, dai 400 in su per un corso in aula) e non volersi sentire dei fessi che si sono fatti fregare.
 
In un'intervista racconta che alcuni anni fa, in una conferenza dal titolo “La fisica quantistica al servizio della salute”, gli si aprì un mondo. In quello stesso giorno conobbe un personaggio che guariva le persone con tecniche olistiche, un rabdomante che con la sua bacchetta riusciva a comunicare con le frequenze del suo corpo e correggeva le sue frequenze sbagliate. Grazie a questo approccio e ai generatori di frequenza guarì dalle sue ernie, dalla dermatite e dalla miopia. L'intervista si trova qui.

Ultimamente sono apparse alcune critiche a questo metodo. Da un lato Fincati ringrazia, le critiche gli permettono di affinare la comunicazione, era stato un tantino impreciso. E poi chi critica il metodo è evidentemente troppo indottrinato dalla scienza ufficiale, che lui combatte (ma non dovevamo rivolgerci ai medici?), non sta semplicemente sottolineando, civilmente, le assurdità che vengono affermate nel sito.

Purtroppo ha anche cominciato a spedire lettere di avvocati a destra e sinistra per cui alcune pagine di critica del RQI sono state oscurate, inclusa una che conteneva un mio intervento. Questo mi ha spinto a scrivere questo post, in cui ogni responsabilità legale di quanto scritto è solamente mia. Sottolineo che le considerazioni sono rivolte in generale alle teorie fisico-mediche del RQI e non a persone specifiche. 

La kinesiologia applicata

Non posso giudicare direttamente il metodo, in quanto per conoscerlo dovrei sborsare i 234 euro. Mi limito quindi a commentare alcuni video illustrativi, che utilizzano moltissimo, per mostrarne la presunta efficacia, la cosiddetta "kinesiologia applicata": l'operatore spinge la persona e questa oppone o meno resistenza a seconda delle "energie" e delle "frequenze" che riceve. Siccome il metodo è ampiamente usato, è stato oggetto di studi specifici, che ne hanno dimostrato la totale inaffidabilità. Ho provato a consultare dei fisioterapisti, a riguardo. 

Il metodo assomiglia all'esame muscolare, un metodo manuale per accertare la capacità di muscoli o gruppi muscolari di funzionare durante il movimento o la loro capacità di fornire stabilità e sostegno. In caso di patologie neuromuscolari, neurologiche e muscolo-scheletriche questo esame fornisce importanti informazioni al medico, per la diagnosi e per valutare l'efficacia dei trattamenti. Per condurre correttamente un test muscolare l'operatore deve avere una competenza specifica e approfondita delle funzioni muscolari: bisogna infatti porre il paziente in una posizione che dia la migliore stabilizzazione, posizionare la parte da esaminare contro gravità, esercitare la pressione in modo opposto alla linea di trazione del segmento muscolare esaminato consentendo al paziente di ''fare forza'', valutare la forza con una opportuna scala di misurazione. Nella kinesiologia applicata l'operatore sente la forza o la debolezza di un muscolo (generalmente viene usato il deltoide, cioè il muscolo della spalla).

Le prove sono effettuate senza una scala specifica (un qualche strumento di misura della forza), la forza viene applicata senza che il paziente sia posto in una posizione stabile, e spesso si cambia anche la direzione verso cui la si applica. Sia l'operatore che il paziente sanno cosa viene provato, e implicitamente cosa ci si aspetti dal test.

A fugare ogni dubbio sulla validità di questa tecnica ci hanno pensato Haas e colleghi con questo articolo: la kinesiologia applicata non ha alcun valore predittivo, in poche parole se si prendono alcune semplici precauzioni (tipo non dire a operatore e paziente cosa viene testato) non è più efficace del tirare ad indovinare.

Il metodo RQI© (certo, c'è pure il copyright)

E torniamo a noi, e ad alcuni video (qui) in cui viene spiegato il metodo. In questo primo video una signora mostra più o meno resistenza nel braccio a seconda della posizione dello sperimentatore che glie lo abbassa. Vediamo subito messo in pratica quanto detto sopra, la forza di un muscolo dipende dalla posizione contro cui spinge. Lo sa anche bene chi pratica arti marziali, spesso basta spostare o ruotare leggermente un arto per immobilizzarlo. Altro che "polarità positive o negative" e le solite "frequenze".

Ma entriamo subito nell'altro aspetto della kinesiologia, la difficoltà di misurare in modo oggettivo la forza (non ci sono dubbi che il robusto dottore possa agevolmente spingere il braccio della signora) e la suggestione di chi si trova sul palco, che non poteva far altro che confermare l'aspettativa del suo sperimentatore, il quale con vere e proprie ingiunzioni suggestive, le faceva fare esattamente ciò che tutti si aspettavano. Anticipando che avrebbe perso parte della sua forza mettendosi davanti e interferendo con la sua polarità (come la si misura bisogna ancora capirlo) la donna, inconsciamente, ha ridotto la forza sotto la pressione dell'uomo così come, sempre con probabile buona fede, ha messo più forza quando le è stato detto che il suo campo energetico era libero da interferenze, confermando l'aspettativa di chiunque.
Più lo sperimentatore è deciso, più si vuole che esso abbia ragione, meno ci si sottrae da vere ingiunzioni suggestive sempre emesse in buona fede. Alla luce di questo filmato verrebbe spontaneo fare alcune domande. C'è un metodo alternativo, una sorta di prova del 9 per confermare che la presenza di oggetti davanti agli uomini interferiscano con qualche energia da renderli più deboli? O lo si comprende solo con il test muscolare? E se così, lo sperimentatore ha preso in considerazione l'effetto Rosenthal? In questo esperimento certamente NO!

Il tutto ricorda da vicino i famosi braccialetti energetici olografici, la cui validità veniva dimostrata con lo stesso metodo. Si ricorderà come Le Iene riuscirono a "dimostrare" allo stesso modo l'efficacia di una banda di plasticaccia qualsiasi.

Nel secondo video si ripete l'esperimento con un telefonino. Valgono le stesse considerazioni fatte sopra. Sarebbe semplicissimo eseguire questi test in modo “cieco”, senza che né lo sperimentatore né il soggetto sappiano cosa dovrebbe succedere. Ad esempio usare un telefonino spento od acceso (senza che si veda) scelto a caso. Entriamo nell'annoso problema dell'elettrosmog, dei presunti danni dovuti alle onde elettromagnetiche, e viene citato un "Appello di Friburgo", che si afferma essere stato sottoscritto da 60 mila medici. Ricordando che comunque la comunità scientifica ha posizioni molto diverse sull'argomento, è interessante notare che questo appello, diffuso in tutto il mondo, ha sì raccolto 36 mila adesioni (un numero non altissimo per una petizione online), ma che solamente un migliaio di queste sono di medici. Trovare in 10 anni solamente 1000 medici, in tutto il mondo, che sostengano una tesi mostra come questa non sia per niente condivisa.

Nel terzo video si parla di intolleranze alimentari. Qui c'è proprio uno studio, il test muscolare kinesiologico non è più utile del provare ad indovinare. Dai video si nota inoltra che il test muscolare viene eseguito in maniera grossolana, non c'è la stabilizzazione del corpo e vengono adottati un sacco di compensi. Per ogni muscolo ci sono regole precise da adottare, regole che non vengono mai rispettate dai video disponibili.

Non risulta poi chiaro a cosa si sia intolleranti. A certi cibi? Ai metalli pesanti? Per il relatore anche le tossine sono metalli pesanti, e gli inquinanti dell'aria sono tossine, un buon corso di chimica di base non farebbe male. Un fugace riferimento alle scie chimiche poi elimina ogni dubbio. E comunque il metodo consentirebbe di "riequilibrare" le "frequenze negative" delle "tossine", possiamo continuare a vivere in un mondo inquinato se solo "riequilibriamo le frequenze". Interessante, tutti gli sforzi del NWO per avvelenarci con le scie chimiche neutralizzati con qualche seduta di "riequilibrio".

“È fisica” dice il relatore. Dà l'idea di una persona che la sa lunga, che conosce ed applica concetti complessi, ma potenti, in grado di spiegare le cose più disparate. Ma sentite da un fisico sembrano parole in libertà. Perché tutti quei concetti si riferiscono a cose precise, misurabili, quantificabili, che lì (e da nessuna altra parte) nessuno ha mai osservato. La frequenza ad esempio è il numero di volte al secondo che qualcosa oscilla. È un numero, che devo poter contare e riportare. Non ha senso dire “una frequenza positiva”, non ha senso parlare di frequenza senza dire quale frequenza. "interferenza costruttiva/distruttiva" pure suona molto fisica, ma significa, per il relatore, solamente "qualcosa che fa bene/male". Con la fisica non c'entra nulla, anche se poi mostra un apparecchio che secondo lui genererebbe "interferenze costruttive". Se generasse "passati prossimi" suonerebbe più grammaticale e meno fisico, ma il significato (o non significato) sarebbe lo stesso.

In conclusione

Se non fosse che poi questa persona consiglia ai suoi ascoltatori come curarsi, cosa mangiare, dove vivere sarebbe da sorriderci sopra. Purtroppo con la salute della gente non c'è molto da ridere.