mercoledì 11 novembre 2020

Fotovoltaico ed il solito lasciapassare A38

Tanti anni fa pensai che sarebbe stata una buona idea installare un po' di pannelli fotovoltaici sul tetto del mio condominio. Un primo tentativo andò buco, i condomini mi fecero osservare che se si fosse voluto metterli tutti, non ci sarebbe stato abbastanza spazio. Ridimensionai quindi il progetto, limitandomi a meno di 1 kW, e lo ripresentai, questa volta ottenendo l'approvazione dei vicini. Questo succedeva quattro anni fa. Da allora ho provato a sentire alcune ditte. Tutte storcevano il naso. Un kW è troppo poco, avrei penato lacrime e sangue per un guadagno irrisorio. Ed in effetti è stato così. Oggi finalmente ho i pannelli sul tetto, e dopo un anno devo dire che funzionano alla grande, ma è stata una odissea, oltre a un discreto salasso economico che non ripagherò mai.

Una prima ditta mi sparò 10 mila euro di preventivo. Risposi un "no grazie", ero convinto il prezzo fosse un modo per togliermi di torno, ma continuano a chiamarmi periodicamente, per sentire se sono sempre interessato. Oltre due anni fa sentii un'altra ditta, di un amico di un collega. Mi suggerì, come primo passo, di andare in Comune per sentire l'iter. Cerco di farla breve
  • 16 Aprile 2018: chiedo un appuntamento in Comune. Me lo danno per il 
  • 15 Maggio 2018: il tecnico  comunque mi illustra i principali vincoli. In particolare quello paesaggistico, non devo alterare l'aspetto della casa. Il vincolo originale prevede che i pannelli debbano essere color tegola, io ho un tetto nero catramato, vale lo stesso? Forse sì, ma probabilmente se metto pannelli assolutamente neri va bene. Preparo un rendering di come si vedrebbero dei pannelli neri sul tetto nero, e lo mando alla ditta.
  • 22 giugno 2018: La ditta ha preparato un progetto (con il mio rendering) in cui specifica pannelli neri con bordo nero e supporti neri, che fai fatica a vederli a meno che tu non passi con un elicottero a bassa quota. La pratica paesaggistica, in triplice copia, pesa qualche etto. L'ingegnera della ditta li invia il 26 giugno
  • 19 settembre 2018: la Sovraintendenza alle belle arti risponde che manca una delega firmata in originale, quella inviata non va bene
  • 21 Novembre 2018: Nulla osta della Sovraintendenza. Si può cominciare a fare il progetto vero. Non è banale, l'inverter a cui avevo pensato io non ha tutte le certificazioni necessarie. Si studia percorsi dei fili, ecc. Neppure dovessi progettare una centrale nucleare.
  • 28 Febbraio 2019: La ditta mi presenta un progetto definitivo (cioè ha scelto i pannelli e l'inverter, non c'è molto da progettare).  E comincia con le pratiche. 
  • 28 Marzo 2019: Mi richiedono i documenti per la pratica edilizia (CILA). In teoria, essendo io fuori dal centro storico, per installare pannelli fotovoltaici non dovrei presentare la CILA, ma il Comune di Firenze la vuole lo stesso.
  • 19 Aprile 2019: Mi richiedono i documenti per la pratica di allacciamento alla rete. L'ENEL impone di mettere un contatore a produzione, che serve solo a fini statistici. I dati verranno trasmessi al GSE, che però non inserisce in statistica quelli di impianti sotto i 20 kW. Quindi io devo installare un apparecchio, e pagare il servizio di telelettura, per dei dati che nessuno mai registrerà.
  • 7 Giugno 2019: Mi arriva la bolletta dell'Enel per l'allacciamento. Solertissimi. Spero lo siano altrettanto con il lavoro
  • 20 Giugno 2019: Si installa! I pannelli sono sul tetto, funzionano, ma c'è un problema con l'inverter. Solo in Italia, è necessario fare un test dell'apparecchio per verificare che rispetti le normative. In tutto il resto del mondo l'apparecchio ha un'omologazione di fabbrica e si assume che funzioni. Però l'unità che mi hanno fornito non ha il firmware aggiornato con la funzione del test italiano.
  • 28 Giugno 2019: dopo aver collegato l'inverter a internet (fortuna che ci capisco qualcosa), e varie telefonate con l'assistenza, mi scaricano il firmware da remoto e faccio io i test. ENEL richiede che tu faccia le foto durante tutta la procedura e glie le mandi. 
  • 15 luglio 2019: arriva il tecnico che fa l'allacciamento. Mi cambia il contatore, un'ora scarsa di lavoro, e poi passa il resto della mattinata, quasi due ore, a compilare moduli assieme all'installatore, che ha dovuto prendere una mattinata apposta per presenziare.


E questo è l'impianto (quasi) come si presenta. Assolutamente in piano, per cui rende 1260 ore effettive l'anno contro le 1420 previste per Firenze, ci rimetto un 10% di produzione, soprattutto in inverno. 

In conclusione ho installato un impianto che costa, più o meno, 2500 euro, compreso il giorno di lavoro di due operai. Come installare un buon condizionatore. Ma ci ho messo 15 mesi, e speso, tra tutto, circa 6000 euro. 

Da allora l'impianto produce tutti i mesi da 50 a 250 kWh (linea verde) coprendo circa metà dei miei consumi di elettricità (linea bruna). La linea gialla è l'autoconsumo, quella blu i prelievi dalla rete, quella rossa quanto immetto in rete. In un anno produco 1850 kWh, di cui 750 kWh sono risparmio sulla bolletta e 1100 kWh sono immessi in rete. Il GSM mi remunera questi ultimi una miseria (circa 30€), ci pago sostanzialmente le spese di lettura del contatore (motivo per cui avrei preferito non misurarli proprio e regalarli). Il risparmio in bolletta è di 90 euro l'anno. 

Conclusioni? Be', ho la soddisfazione di produrre, al netto dei miei consumi, mezzo megawattora l'anno. Non ho remore ad usare elettricità per tutto: cucino (fornello ad induzione), ci viaggio (scooter elettrico), scaldo casa (pompa di calore). Ma è una soddisfazione pagata cara. Non ci fossero stati tutti gli iter autorizzativi sostanzialmente inutili e balzelli vari, sarebbe entrato in funzione un anno prima e sarebbe costato meno della metà. Quindi non seguite il mio esempio.

giovedì 22 novembre 2018

Mobilità elettrica - colonnine

A 2 anni e mezzo dal precedente post, un aggiornamento sulle colonnine di ricarica. A Firenze sono diffusissime, e anche se spesso sono bloccate da auto parcheggiate davanti (mi porto dietro un po' di volantini da lasciare sul parabrezza, i vigli puoi chiamarli ma non vengono), oppure le trovi occupate dalle auto del car sharing, in genere sono un buon servizio. Partito gratuito, e poi diventato a pagamento con una tesserina legata ad un contratto Enel. A settembre le tessere (a pagamento) di Enel sono scadute, e ho dovuto provvedere a farmi un contratto con un altro gestore. Sono ricascato in EnelX, che è sempre nel gruppo Enel, e che si occupa di ricarica di veicoli elettrici.

Evidentemente nessuno ha voglia di ricaricare motorini, consumano poco, non ne vale la pena, molto meglio orientarsi verso il promettente mercato delle auto elettriche. E quindi all'inizio mi han proposto un vantaggiosissimo contratto in abbonamento, in cui con quel che spendevo in un anno avrei potuto ricaricare liberamente per  2 mesi. Oppure a tempo (non è più offerta), ma con un costo orario che se non ricaricavo tutti assieme almeno 3 motorini non sarei riuscito a cavarci le gambe. Quantificando, se ricarico il motorino in una presa di casa, col normale contratto domestico, spendo 60 centesimi. Purtroppo la prolunga dal terzo piano è poco pratica. Con il mio vecchio contratto Enel spendevo un euro. Con un contratto a tempo mi costerebbe 3 euro. L'abbonamento mensile costa 25 euro, con i miei consumi sarebbero più di 5 euro a ricarica. 5 euro per fare 50 km è più del costo della benzina di uno scooter.

Per fortuna poi sono venuti a più miti consigli, e con un app, registrazione con carta di credito, e naturalmente il telefonino sempre dietro, posso ricaricare a 45 cent a kWh. Sono comunque 12 centesimi in più a pieno rispetto a prima, circa il doppio che a casa. La cosa ha del grottesco: ricaricando lo scooter "a biberonaggio" (appena trovo una colonnina libera), ho un sacco di fatture da 20 centesimi l'una, persino da 5 centesimi. Credo che i costi di gestione siano decisamente di più che il costo dell'energia, mi aspetto che mi dicano da un giorno all'altro "Mi dispiace, lei consuma troppo poco, è un pessimo cliente, non possiamo tenerla". E bravi, fatturatemi tutto insieme ogni sei mesi come facevate prima.

Ma la cosa più fastidiosa è l'app. Va in continuazione in crash "L'applicazione è terminata in modo anomalo". Di solito basta farla ripartire (e ogni volta inserire password e e-mail, con la dannata tastierina del cellulare), ma talvolta si blocca in modo assurdo. Ti dà la colonnina occupata, no, non è vero, ci sei davanti e c'è scritto sopra "libera", ma niente, ti tocca cercarne un'altra. O peggio te la dà libera, ma c'è il tuo cavo, bloccato, dentro. In questo caso devi telefonare all'assistenza, che ti chiede il numero di serie della colonnina (scritto in piccolo, e magari è notte), per potertela sbloccare. Con tutta la pazienza e disponibilità degli operatori non te la cavi in meno di 10 minuti.

Così mi sono deciso ad acquistare una card. Funziona come l'app, ogni ricarica una fattura sulla carta di credito, ma quantomeno non devi digitare password e si spera non si blocchi sul più bello. La devi pagare, altri 15 euro, e te la mandano a casa. O dovrebbero. L'ho ordinata due mesi fa. A inizio mese ho chiesto che fine avesse fatto. "Tutto bene, l'abbiamo presa in carico, le faremo sapere". Forse per Natale (dell'anno prossimo, di questo ormai non ci conto) la troverò sotto l'albero.

venerdì 30 marzo 2018

Il gemello malvagio della scienza

2/02/2018: Ho ritrovato la versione originale della pubblicità del cerotto magico di cui parlo. Ho corretto delle imprecisioni, di cose che ricordavo male, ed aggiunto delle osservazioni. Sono colorate per distinguerle. 
13/4/2018: Aggiornamento in fondo. 

Chiedo innanzitutto scusa a Ugo Bardi per il plagio del titolo. Ma è troppo bello per non usarlo.

Un tema ricorrente in molti racconti è quello del gemello malvagio. Qualcuno uguale preciso all'eroe, che si spaccia per lui, ma che in realtà ha scopi malvagi. Così l'androide Data di Star Trek ha Lore, che traffica con i terribili Borg, Elan del fumetto "The order of the stick" ha Nale, e la serie del dottor Who conta innumerevoli alieni mutaforma che impersonano le persone che hanno ucciso, o imprigionate.

Il tema ha un forte appeal perché mette in crisi un elemento fondamentale di ogni relazione umana, la fiducia. Se qualcosa che sembra in tutto e per tutto una persona di cui mi fido è in realtà un altro, che trama contro di me, di chi potrò mai fidarmi?

Ultimamente ho un po' questa sensazione leggendo alcuni articoli scientifici. Il metodo scientifico è una invenzione geniale, un modo per cercare di evitare almeno le peggiori truffe che facciamo verso noi stessi, per non intrappolarci in teorie apparentemente sensatissime, ma che non funzionano. Anzi, che non hanno proprio senso. Ma è perfettamente possibile seguire apparentemente tutti i dettami della scienza saltandone il nucleo. Posso ad esempio:
  • usare termini scientifici: se parlo di elettromagnetismo, frequenze, informazioni, coerenza quantistica o entanglement sarà sicuramente una roba seria;
  • citare ricerche serie, che però dicono tutt'altro rispetto a quanto sostengo io, o che si applicano a condizioni diversissime dalle mie;
  • eseguire statistiche a prima vista ineccepibili, che però mostrano risultati sostanzialmente dovuti al caso. Un esempio classico è riportato in un fumetto di XKCD;
  • far passare un intervento a un congresso per una pubblicazione scientifica, la maggior parte delle persone non coglie la differenza. Ma in tanti congressi ti fan dire quel che vuoi, e in alcuni puoi addirittura presentare articoli sull'uso endovaginale del cetriolo, della fondazione Rocco Siffredi;
  • posso persino pubblicare su riviste che hanno tutta l'apparenza di serietà. Ce ne sono moltissime che chiudono un occhio o anche due). O in cui ho un amico nel comitato di redazione. O di cui sono io stesso il comitato di redazione;
Al gioco si prestano anche università altrimenti rispettabili, o è comunque possibile fingere un loro coinvolgimento con vari trucchi. Si tratta alla fine proprio di un gemello malvagio della scienza: sembra scienza, anche guardato da vicino, ma non lo è. E' qualcos'altro, che sta carpendo la nostra fiducia, in questo caso di solito legato a qualche prodotto da vendere.

Un caso eclatante è quello del cerotto Taopatch®, un dispositivo nanotecnologico basato su nanotubuli di carbonio e quantum dots, che emette fotoni ed elettroni coerenti e permette mirabolanti effetti sulla postura e sulle prestazioni atletiche. Il cerotto vanta anche numerose ricerche e persino un articolo su una rivista referata, in teoria il massimo della "ufficialità" della scienza. Sono quindi andato a leggermi questa documentazione.

Devo ammettere che partivo prevenuto. Perché i quantum dots sono una cosa seria, vengono effettivamente usati per realizzare laser (cioè sorgenti di fotoni coerenti) ma se non gli fornisci energia elettrica non producono nessun fotone.Mentre il Taopatch è un dischetto di plastica, che funziona senza nessuna alimentazione elettrica, semplicemente grazie al calore della pelle. Un oggetto che emette fotoni alle lunghezze d'onda della luce visibile oltretutto si dovrebbe vedere, al buio. Lo scaldi e splende come una lampadina. Te lo applichi in fronte e non hai bisogno delle noiose torce da speleologo.

Il Taopatch® funzionerebbe trasformando fotoni termici in fotoni luminosi, che hanno frequenza (ed energia) superiore, e soprattutto a temperatura di colore superiore. Si tratterebbe a tutti gli effetti di un "frigorifero gratuito", un meccanismo che assorbe energia da un corpo (il nostro) ad una certa temperatura e  la cede ad un altro (il campo elettromagnetico dei fotoni) a temperatura molto più alta, senza dover scaricare calore verso un "pozzo freddo" (funziona normalmente sotto i vestiti, che intrappolano il nostro calore). Un oggetto del genere sfiderebbe il secondo principio della termodinamica, qualcosa che se fosse verificato varrebbe allo scopritore una immediata nomina per il Nobel, e aprirebbe la strada a tutta una serie di mirabolanti macchine a moto perpetuo di seconda specie.

Ho cominciato a studiare la cosa 3 anni fa, in seguito ad un articolo su un blog di un appassionato di scienza, poi ripreso dalla giornalista scientifica Sylvie Coyaud. All'epoca (la pagina del 2015 è stata archiviata nella Time Machine, la rete non dimentica nulla) )il funzionamento del cerotto veniva imputato all' "entanglement quantistico", un collegamento tra oggetti diversi molto difficile da realizzare (ad oggi impossibile per oggetti più grossi di un atomo) e soprattutto difficile da mantenere. Pensare che un cerotto possa essere in uno stato di entaglement con parti del corpo umano (rettifico, con una "unità di memoria" che l'inventore conserva in ditta e con cui trasmette al cerotto le frequenze giuste) è semplicemente ridicolo. L'inventore deve essersene reso conto, e ha rimosso tutti i riferimenti a questo fenomeno, sostituendoli con l'apparentemente più innocua "coerenza". Ma anche la coerenza è qualcosa che non è facile da realizzare. In particolare i fotoni, nella descrizione del dispositivo, sembrerebbero coerenti con qualcosa di non meglio specificato nel corpo del soggetto a cui il dispositivo sarebbe applicato. E soprattutto andrebbe dimostrata, cosa che su dei fotoni che nessuno ha neppure mai visto credo sia complicato. Cosa siano poi degli elettroni coerenti non è dato di sapere.

Ma torniamo alla ponderosa documentazione scientifica. Si parte da una dichiarazione di conformità rilasciata dalla facoltà di Chimica dell'Università di Milano, che in pratica afferma solamente che il dispositivo è innocuo e non costituisce doping. Essendo un dischetto di plastica anallergica, assolutamente inerte, la cosa non mi sorprende.

Poi ci sono diverse tesi di laurea, o di master, e una presentazione ad un congresso. Ne è disponibile una in rete, e credo sia indicativa del livello di questi lavori. Si parte da una introduzione che ricopia le affermazioni pseudo-fisiche contenute nel sito del produttore. Noi saremmo composti al 99% da energia, e il Taopatch@ agirebbe su questa energia tramite i fotoni coerenti emessi (che misteriosamente nessuno vede). Segue una descrizione del sistema scheletro-muscolare che ci tiene in piedi, e infine le misure effettuate su 15 persone a cui è stato applicato il dischetto, confrontate con 15 persone a cui ne è stato applicato uno finto e 15 senza nessun dischetto. I dati sono difficili da interpretare, in quanto non viene fornito un elemento essenziale: quanto variano i risultati tra una persona e l'altra? Qualcosa si capisce guardando attentamente i grafici. Chi indossava il dispositivo mostra una leggerissima (qualche percento) diminuzione della lunghezza delle oscillazioni che esegue quando sta in piedi (bene), e un leggerissimo aumento dell'area su cui oscilla (male). Ma da persona a persona questi parametri variano anche di un fattore 1 a 3, e nei piccoli campioni osservati comunque ci si aspetta variazioni consistenti, anche del 20-30%. Quindi il tesista, per trovare qualcosa, ha innanzitutto calcolato il rapporto tra lunghezza ed area. Ha valutato questa quantità quando le persone tenevano gli occhi aperti e chiusi, e la lingua lasciata libera o puntata contro il palato. In questo modo trova che ad occhi chiusi, con la lingua contro il palato, il Taopatch® causerebbe un "miglioramento" del 10%. Che dai dati riportati è assolutamente casuale. Inoltre siamo nel caso del "multiple comparison bias", se cerchi abbastanza parametri ne troverai sicuramente uno che sostiene quello che vuoi tu. Non commento neppure l'ultimo capitolo, in cui si fa provare il cerotto a DUE malati di sclerosi multipla. In una malattia che ha alti e bassi, e in cui le persone sapevano di indossare un oggetto che li avrebbe dovuti aiutare, sarebbe stato strano non osservare un miglioramento in almeno qualcuno dei 20 parametri misurati.

Infine nel settembre 2017 è stato pubblicato un articolo sulla rivista (referata) "The Journal of Sports Medicine and Physical Fitness". Anche qui si parte con una descrizione del principio di funzionamento. Si riportano ricerche sugli effetti dei fotoni coerenti (stimolazione laser), dicendo però che per ottenere questi effetti si usano laser con potenze da 5 milliwatt (più luminosi di un puntatore laser) a 200 milliwatt (delle discrete bestie). Se il cerotto emettesse queste potenze, lo si potrebbe usare come lampadina.

Anche qui sono stati analizzati 15 volontari con il cerotto "vero" e 15 con un cerotto "finto". Sono state confrontate la stabilità della postura prima e dopo 4 ore di applicazione del cerotto, ad occhi aperti e chiusi, valutando 4 indicatori (lunghezza totale ed area delle oscillazioni, e deviazioni dalla verticale nei due assi avanti-dietro e destra-sinistra). In totale 8 parametri, che diventano 24 in quanto si confrontano i risultati prima e dopo l'applicazione sia nei singoli gruppi di test e di controllo che i gruppi tra di loro. Solo due di questi mostrano qualcosa, l'effetto del cerotto non sposta il baricentro e non è visibile ad occhi chiusi. E solo in uno c'è una differenza significativa (e comunque modesta) tra gruppo di test e di controllo, dovuta essenzialmente ad un peggioramento nel gruppo con il patch finto, non a un miglioramento in quello con il patch vero. I dati grezzi non sono riportati, lo sono solamente le conclusioni, e quindi non è possibile ripetere e verificare l'analisi statistica. I ricercatori sembrano comunque rendersi conto dei limiti del lavoro e parlano di "risultati preliminari" che "devono essere confermati da altri studi".
Ho trovato un'altra valutazione dello studio, effettuato da un medico che arriva a conclusioni simili alle mie, sul sito Chiedi le prove.  

In conclusione
. Se il cerotto funzionasse come descritto nelle ricerche splenderebbe al buio, permetterebbe il moto perpetuo, la comunicazione di informazione istantanea in barba alla velocità della luce, e richiederebbe in generale una revisione della fisica oggi nota a partire dai suoi fondamenti. Il fortunato scopritore concorrerebbe a pieno titolo per il Nobel, e verrebbe inseguito dalle più prestigiose università, oltre a poter fare una valanga di soldi con le applicazioni delle sue scoperte. Non esiste neppure una minima indicazione, in tutta la documentazione fornita, che sostenga queste affermazioni.

Resta la domanda: ma funziona? A sentire i testimonial sì, ma sappiamo da almeno 50 anni che se ti dicono che una cosa funziona, almeno su qualcuno funzionerà. Magari poco. Magari ti sembrerà solo che funzioni anche se non fa nulla. Gli studi disponibili (essenzialmente due, il master e l'articolo su rivista) mostrano il primo un effetto praticamente nullo, e solo sui parametri scelti a posteriori come quelli "giusti". Il secondo un effetto debolissimo, che un testimonial non sarebbe mai in grado di rilevare, e nel senso opposto al primo. Che gli stessi autori dell'articolo sostengono vada confermato prima di crederci davvero.

13/4/2018: In una intervista, l'inventore del cerotto ha precisato che il termine "patch" va inteso in modo informatico, come "aggiornamento software".
Poniamo che sia vero, che lui abbia scoperto il modo di utilizzare una tecnologia assolutamente innovativa. Significa che il cerotto sta aggiornando il software del nostro cervelletto. In pratica, sta modificando il nostro sistema nervoso con un apparecchio che è in comunicazione con un sistema informatico (disco a stato solido criogenico) nella sua ditta. Chi ci garantisce, ad esempio, che le modifiche non intervengano anche in altre parti del cervello? O che non siano bidirezionali, e che quindi la tecnologia non consenta l'accesso ai nostri ricordi, che finirebbero nel disco a stato solido? Voi consentireste una "patch" non meglio specificata al vostro portatile usando un dispositivo controllato a distanza? E se al portatile no, perché invece al cervello sì?

domenica 19 novembre 2017

Enti di ricerca di fantasia

Spesso mi arrivano segnalazioni di scoperte mirabilianti, o di importanti teorie rivoluzionarie, che fanno riferimento ad importanti enti di ricerca. Solo che l'ente di ricerca in questione ha un nome leggermente strano, e non ne ho mai sentito parlare. Possibile, ne esistono tanti nel mondo, ma in questi casi di solito si tratti di enti di ricerca particolari. L'ultimo esempio l'ho visto in un sito di meteorologia italiano, che sostiene la falsità del Riscaldamento Globale basandosi su un rapporto dello "Space and Science Research Corporation (SSRC), azienda leader nel formulare previsioni climatiche". Addirittura si starebbe avvicinando una nuova era glaciale, ma la NASA taroccherebbe i dati di temperatura per non farcelo sapere. Il tutto viene ripreso anche nel sito Attività Solare, a riprova delle loro tesi sule glaciazioni prossime venture. Ma cosa è esattamente lo SRRC? 



Per capire cosa siano questi enti, facciamo un passo indietro. Supponiamo che io abbia un'idea brillante, ma che non viene riconosciuta dalla scienza ufficiale. Diciamo che ritengo che la Luna sia fatta di formaggio, e che i crateri in realtà siano buchi stile Emmental(1). Come posso fare? Bene, mi ritrovo con 2 o 3 amici, e fondo un'associazione che chiamo, anziché "Circolo della briscola", con l'altisonante nome di "Istituto di Ricerca Spaziale e Selenologia Applicata", anzi, visto che sono un riferimento mondiale del tema, "International Space Research Institute for Applied Selenology", o  (ISRIAS). Cerco tra tutti gli astrofisici mondiali uno abbastanza sciroccato da appoggiarmi, nel caso come questo in cui la cosa sia troppo folle può andar bene anche un paio di addetti alle pulizie di un osservatorio, aggiungo un esperto di formaggi, e li metto nello "Scientific board" dell'Istituto.


A questo punto comincia il divertente.  Mi serve un buon grafico e disegnatore di siti web, per mettere insieme un bel sito Web accattivante, con tanti grafici, foto di scienziati in camice bianco, o di telescopi, e naturalmente forme di formaggio che riproducono esattamente la superficie lunare. Ovviamente mi faccio anche un sito Facebook. Devo spararle grosse, quindi:
  • definisco l'ISRIAS come un "centro internazionalmente riconosciuto come punto di riferimento" sull'argomento;
  • metto in evidenza il Comitato Scientifico, composto da "scienziati di fama internazionale" (quelli di cui sopra, che conosco praticamente solo io).
  • pubblicizzo la mia attività di consulenza ai governi di mezzo mondo, che significa che ho mandato a tutti un opuscolo con le mie teorie, finito regolarmente nel cestino;
  • dichiaro che la teoria ha suscitato interessanti commenti da parte di alcuni scienziati (con nomi e cognomi), in quanto qualcuno, invece di ignorarmi, mi ha risposto dicendomi "ma che cosa ti sei fumato per dire panzane del genere?";
  • e naturalmente denuncio il complotto di NASA, astronomia "ufficiale" e un po' tutti quanti nel negare l'evidenza.
Gli scopi di tutto questo possono essere molti. Posso essere seriamente convinto che la Luna sia una forma di gruviera. Posso avere interessi nell'industria casearia e sperare in pubblicità indiretta. Posso sperare di raccogliere soldi con un po' di clickbait o vendendo il mio best seller "Quello che gli astronomi non ci dicono". Posso semplicemente volermi divertire un po', sullo stile dei vari siti deliberatamente assurdi che esistono in giro.

Ci sono infiniti esempi di questa tattica. È nata negli anni '70 nel mondo creazionista. Si prende un convinto creazionista, lo si fa laureare in biologia (non so come, ma in nome della causa uno può fingere molto bene), e lo si assume come "referente scientifico" della prestigiosa associazione che nel frattempo si è costituita. Così si può scrivere sul libro dei Testimoni di Geova: "Il famoso biologo Pinco Pallino, dell'Università di Stanford, dichiara che l'evoluzione non è che una massa di cavolate".

Una variante di questo schema è costituita da "istituti" che propagandano cure alternative. In questo caso i famosi scienziati sono laureati in "università non riconosciute", cioè società commerciali, molto diffuse negli USA, dove mandi una "dissertazione" di quel che ti pare, paghi, e loro ti mandano direttamente a casa un bel diploma da incorniciare nello studio.

Ho descritto in un altro articolo un esempio recente della tecnica. Un ingegnere iraniano in questo caso ha fatto tutto da solo, essenzialmente per far soldi. Alla fine ha messo insieme un bel gruzzolo vendendo il libro con la sua teoria, i biglietti per le sue conferenze (60-100€ a testa con tipicamente 200 persone a conferenza), e le prenotazioni per il suo reattore nucleare portatile (1000€), mai consegnato.

E torniamo al nostro sito meteo, che a questo punto considero esattamente al livello degli altri esempi fatti qui. E che non cito esplicitamente, perché a qualcuno che li ha citati han risposto "cliccate, cliccate, e noi ci mangiamo aragoste" (con i soldi della pubblicità). Lo Space and Science Research Corporation (SSRC) non è una "azienda leader nel formulare previsioni climatiche", è semplicemente uno dei tantissimi istituti con nomi simili a quelli di veri istituti di ricerca, ma nessuna ufficialità, oltretutto chiusa nel 2015 (quindi i nostri mangiatori di aragoste non hanno neppure controllato che esistesse ancora). John Casey, il suo fondatore e "co-editore del Rapporto Global Climate del SSRC" è semplicemente uno dei tanti "diversamente esperti" di climatologia con teorie molto personali sull'argomento. Ora si è buttato sulla previsione delle eruzioni vulcaniche, fondando l' "International Earthquake and Volcano Prediction Center (IEVPC)". E campa vendendo libri su questi argomenti.



Morale: quando vedete citato un sito con nomi pomposi, ricordatevi sempre che è facilissimo, nell'era di Internet, mettere  in piedi un sito web che sembra serio. Ma che alla fine ha dietro una o due persone, magari pure sciroccate o semplicemente furbe.

Note:

(1) Spero di non offendere nessuno con l'esempio, ma per lunga esperienza non mi stupirei di ricevere un commento sdegnato sul tono: "Come osa ridicolizzare la mia documentatissima teoria, e porla sullo stesso piano delle cavolate che si leggono su Internet?"

sabato 29 luglio 2017

Danni da vaccini

In questi giorni sembra non si parli altro che di vaccini. Onestamente non so se sia o meno una buona cosa renderli obbligatori, e non ho le competenze per stabilire in dettaglio quali siano i rischi reali. Riesco solo a capire quale sia l'opinione condivisa da chi ne sa più di me, e quali invece siano opinioni "di frangia", non suffragate da dati. E quindi lascio parlare chi ne sa più di me, come ad esempio in questo articolo. O in questo. Sapendo che dicono quello che tanti studiosi sono riusciti ad appurare in decenni di pazienti studi.

Ma su una cosa, purtroppo, sono competente in prima persona. Su come sia facile per un genitore con un figlio gravemente malato cascare in una serie di trappole logiche, di illusioni. E quindi capisco benissimo quello che dice una operatrice sanitaria di Roma: "Di bambini danneggiati da vaccino CERTIFICATI tra le migliaia di bambini con lesioni varie al cervello in quindici anni di lavoro non ne ho mai visto NESSUNO. Di "secondo me è stato il vaccino" ne avrò visti cinquecento. Di panencefaliti subacute sclerosanti da morbillo (complicanza che porta ALLA MORTE) ne ho visti due".

Il cavallo di battaglia di chi rivendica la "libertà di vaccino" è proprio questo, il gran numero di persone che avrebbero subito un danno vaccinale. Ne ha parlato di recente Report, siamo inondati da foto di bambini con evidenti gravi problemi neurologici, abbiamo persino sentenze di tribunale che collegano il vaccino all'insorgere di autismo. E su quest'ultima cosa ho sufficienti competenze per spulciarmi la letteratura medica che ne parla e la cosa è chiarissima: non esiste nessun collegamento tra vaccini, nessun vaccino, ed autismo. Anche sul resto le statistiche parlano chiaro: gli effetti collaterali gravi veri sono rarissimi, la stragrande maggioranza di quei bambini non sono stati danneggiati dal vaccino.

Preciso che so che i danni da vaccino esistono. E non ho le competenze, ripeto, per dire se in un caso specifico (a parte per l'autismo, o la SIDS, che non lo è mai, o per patologie autoimmuni, che sono praticamente escluse) si tratti proprio di uno di quei rari casi. E preciso che TUTTE queste persone meritano solidarietà, ed assistenza da parte della collettività, perché un figlio con una malattia grave è una tegola che non auguro a nessuno.

C'è chi mi accusa di mancanza di empatia, come posso non credere a questi genitori, che hanno visto con i loro occhi il loro figlio, sanissimo, ammalarsi e diventare quello che è ora dopo il vaccino? Purtroppo posso perché ho visto il mio, di figlio, prima sanissimo, ammalarsi e ritrovarsi in ospedale, sotto una tenda ad ossigeno a pochi mesi di vita. Non corro il rischio di dare la colpa ai vaccini perché  so che la sua malattia è di origine genetica, e perché ancora non era stato vaccinato. Ma fosse stata una malattia diversa, manifestatasi tre-quattro mesi dopo? Forse la tentazione di dare la colpa al vaccino sarebbe venuta pure a me. E non voglio fare confronti, per quanto sia brutta la mia esperienza non è neppure lontanamente comparabile con quella di chi ha vissuto una grave malattia neurologica del figlio.

La mia esperienza mi ha insegnato, quanto sia difficile essere obiettivi. Quando tuo figlio sta male cerchi di scorgere in ogni più piccolo dettaglio se sta migliorando, o almeno non peggiorando. Cerchi di capire le conseguenze, in meglio o in peggio, di ogni tua più piccola scelta. Quando non dormi la notte per l'ansia di come sta respirando, o quando lo tenti di consolare per un dolore che non vuole andare via, cerchi di ricordare cosa hai fatto questa volta di diverso, cosa ha fatto distanziare un po' di più (o un po' di meno) l'intervallo tra due operazioni chirurgiche, di cui dopo un po' perdi pure il conto.

A questo si mescolano i sensi di colpa, forse hai fatto qualcosa di sbagliato, se non avessi fatto quella cosa lì forse oggi starebbe meglio, forse questa crisi è colpa tua, forse non stai facendo abbastanza... E naturalmente ci sono gli sbagli veri che puoi aver fatto. In ogni caso una volta che il dubbio ti entra in testa non te lo togli più. Posso solo pensare a cosa passi per la testa ad un genitore che ha collegato la malattia dei figlio ad un vaccino, a cui avrebbe potuto opporsi.

Ma se il nostro cervello è una macchina perfetta per cercare correlazioni, collegamenti, schemi, è molto meno buona a verificare che tutti questi siano reali. E' un tratto evolutivo, meglio aver paura di qualcosa che non esiste che non notare un pericolo reale, ad esempio un giaguaro nascosto nell'erba o una sorgente d'acqua contaminata. Per questo motivo è facilissimo credere reali cose che in realtà sono semplici coincidenze.

Non succede solo a noi, anche molti animali si comportano così. Se diamo da mangiare ad una capra in modo irregolare, prima o poi lei si convincerà che la cosa che stava casualmente facendo quando è comparso il cibo, in diverse occasioni, le procurerà nuovo cibo. E si mettono a saltellare o girare in tondo quando hanno fame, convinte che quello farà comparire magicamente la mangiatoia. Saltellare causa la comparsa del cibo.

Quindi è naturale che se in seguito alla vaccinazione antinfluenzale muoiono 10 anziani si pensi subito ai vaccini; nessuno si chieda quante persone siamo morte nello stesso periodo di tempo senza essersi vaccinate. Perché in Italia tra le persone di mezza età ne muore circa una ogni 100 l'anno, una ogni 36 mila ogni giorno: se vaccini 360 mila persone, dieci tra queste moriranno il giorno dopo essersi vaccinate.

Se c'è di mezzo la salute di un figlio questo meccanismo si amplifica a dismisura. E quindi mio figlio per dei periodi ha mangiato alcune cose, o ne ha evitate altre, per poi scoprire che non c'entravano nulla. Ho notato schemi ricorrenti nelle sue malattie, che attribuivo a come lo curavo, ma poi il medico mi ha spiegato che quegli schemi erano solo l'evoluzione naturale del male, e le cure servivano a tutt'altro, ad evitare effetti che sperabilmente non avrei mai visto.

L'unico modo per venirne fuori è ascoltare persone esterne, non emotivamente coinvolte. O riuscire a staccarsi emotivamente quel che basta per cancellare per un attimo le paranoie, ma non sempre è facile, in particolare quando le cause della malattia non sono chiare. Non è semplicemente vero che i genitori siano i migliori osservatori, che come curano loro i loro figli non lo fa nessuno. I genitori fanno tantissime cose che un medico o un osservatore emotivamente distaccato non può fare: possono segnalare cose preoccupanti, o miglioramenti, magari sbagliando ma qualche volta anche notando cose che un esterno non vede. Ma per capire cosa succeda veramente ci vuole una persona che non passi le notti in bianco, che non abbia sensi di colpa, che non speri così tanto che il figlio stia meglio da vedere miglioramenti dove c'è solo un caos di sintomi. E soprattutto ci vuole un metodo, strumenti statistici, basi di dati, che un genitore non ha. 

Per questo non credo a quelle centinaia di genitori di cui parla l'operatrice sanitaria. Perché dare la colpa al vaccino, che comunque è qualcosa di esterno, con qualcuno che ti ha convinto a farlo, dà un senso alla tragedia che ti è cascata addosso. C'è una causa, uno schema logico, non è il destino cieco. C'è un colpevole, magari anche per dolo: le case farmaceutiche che ti nascondono gli effetti collaterali, i medici che ti dicono che è sicuro sapendo di mentire, lo Stato che non ti vuol dare l'indennizzo...  In questo purtroppo si inseriscono alcune figure che, per ideologia o anche per soldi, danno corda a questi ragionamenti. Hai diritto all'indennizzo, io ti faccio tutte le perizie, fai causa al Sistema Sanitario e vedrai che alla fine la spunti. Uno di questi è stato recentemente radiato dall'Ordine dei Medici, un altro opera qui a Firenze. A 10 mila euro a perizia, è un giro di affari non trascurabile.

Lo ripeto, se davvero c'è un danno da vaccino, va riconosciuto e compensato. Di più, anche se non c'è un danno da vaccino una persona con un'invalidità grave come quelle che vediamo nelle foto dei siti "free-vax" merita un supporto anche economico. Ma la stragrande maggioranze di quei danni non è dovuto al vaccino, semplicemente (e tragicamente) quella è una sfiga che ti è capitata, e i vaccini c'entrano solo perché queste sfighe spesso capitano nell'età in cui i figli si vaccinano, a qualcuno è inevitabile capitino proprio quella settimana o quel giorno, e se non lo vaccinavi sarebbe capitata egualmente.

Così si sta facendo un pessimo servizio a quei due casi di encefalite, alle tante persone (una ogni 4000 malati, in media) paralizzato da una complicazione del morbillo, alle tragedie che un semplice vaccino avrebbe potuto evitare. E che, al contrario degli effetti collaterali veri dei vaccini, sono tante.

domenica 2 aprile 2017

Mobilità elettrica, dopo 9 anni

Esattamente 9 anni fa ho deciso di retrofittare il mio scooter elettrico con batterie al litio. E' stata una spesa, e mi auguravo, allora, che si trattasse di un investimento. Considerato quanto durano le batterie di un cellulare, ero abbastanza preoccupato sulla loro durata, anche se periodicamente (nel 2010, 2012 e 2013) ho misurato la curva di scarica notando un calo delle prestazioni piuttosto contenuto. Il pacco batterie, dopo circa 23 mila km di onorato servizio, è stato trasferito di peso su di un nuovo scooter, che ormai ho da 5 anni (e ulteriori 15 mila km).

Un problema è emerso l'anno scorso. Il Comune di Firenze ha interrotto la fornitura di energia elettrica gratuita, che è passata all'Enel. Con una serie di vicissitudini, in quanto la sostituzione delle colonnine ha preso circa 9 mesi in cui trovarne una funzionante era un'impresa, lo standard delle prese era cambiato, e non si riusciva ad avere informazioni su come fare.Ora ho un contratto con Enel, e pago l'energia 40¢ al kWh, più del doppio di quanto la paghi a casa mia, ma calare un cavo dal terzo piano per ricaricare è un po' scomodo.

L'ultima volta che avevo misurato la scarica avevo notato che una delle 13 celle che compongono il pacco era un po' disallineata. Non mi sono preoccupato troppo, in fondo la differenza era minima. Periodicamente (una volta l'anno) provavo a riallinearla. Il sistema di protezione delle batterie mi
Il modulo di protezione,
con un transistor esploso
ha lasciato a piedi dopo circa 4 anni, ma per fortuna ho trovato il modo di sostituirlo, grazie ad amici. Anche il secondo sistema però, un anno fa, è saltato, e non trovandone un altro l'ho semplicemente tolto. In fondo non capitava mai che entrasse in funzione, bastava stare un po' attenti. Ho dimenticato il vecchio adagio, i guasti trovano sempre il modo di potenziarsi a vicenda. E a novembre il motorino ha cominciato a dare segni di cedimento, l'autonomia era diminuita di parecchio, fino a quando a gennaio ha smesso del tutto di funzionare. Ho aperto il pacco batterie e ho trovato una brutta sorpresa, la cella che si disallineava era morta.

Mi sono consultato con il mio esperto di batterie. Purtroppo la ditta produttrice non vende più quel modello, ma solo una versione con la stessa capacità e potenza maggiore. Mescolare i due tipi non è indicato, finirei per provocare un disallineamento di tutto il pacco, con risultati catastrofici. Quindi ho semplicemente eliminata la cella difettosa e rimontato il tutto. Con un modulo di protezione (e riallineamento) che ormai si trova in rete.
Il nuovo modulo di protezione, speriamo funzioni meglio


Ovviamente ho perso un tredicesimo dell'autonomia, che si è ridotto a circa 49 km, da 55 di un anno fa. Ho dovuto modificare il caricabatteria. E appena la batteria è un po' scarica la brillantezza del motore ne risente, deve arrangiarsi a funzionare con una tensione minore. Ma tutto sommato non va così male. E ho rimisurato la curva di scarica, ormai a 9 anni dall'acquisto.
Curva di scarica dal 2008 ad oggi

Posso quindi confermare un tasso di deterioramento di circa l'1,4% l'anno, 13% in meno di capacità dopo 9 anni. E' inoltre aumentata la resistenza interna, soprattutto al freddo (il giorno in cui i punti blu sono più bassi del resto della curva). Ma con un po' di attenzione, le 12 celle rimaste dovrebbero durarmi ancora qualche anno.

E naturalmente confermo che senza un BMS i rischi di trovarsi un elemento (o anche di più) nello stato qui sotto sono alti.

domenica 12 marzo 2017

Dura vita del fotovoltaico


Il pannellino sta caricando la batteria
Ho sempre sognato di farmi un impianto fotovoltaico. Per ora ho un minipannello sul balcone, che fa andare praticamente questo portatile e un access point. Un bel sistemino, 80 W di picco di celle, con accumulo al litio, interfacciato via bluetooth, elettronica MPPT, gestione automatica della carica delle batterie. Ora sono le 10 di sera, e sto ancora usando l'energia prodotta stamane.

Ma mi piacerebbe averne uno "vero", in grado di alimentare i miei consumi casalinghi. Ci sono vari problemi. Il primo sono i miei consumi. In un anno uso 1200 kWh di energia elettrica, meno di 4 kWh al giorno. Ho un fornello ad induzione, forno elettrico, lavatrice, lavastoviglie, due PC, e tutte le normali comodità moderne, ma riesco ad usarle in modo da consumare poco. 1200 kWh significa meno di 300€ di bollette l'anno. Anche riuscissi ad azzerarle, mi ci vorrebbero 10 anni per ammortizzare una ipotetica spesa di 3000 euro.
La batteria al litio, con il sistema di gestione della carica

Il secondo problema è il vivere in un condominio. Ho un bel tetto piano sopra di me, ma i condomini mi han detto (giustamente, a mio parere) che posso usare solo la frazione che mi compete. In pratica 7 metri quadri, inclusa l'ombra prodotta dai pannelli.Su quella superficie riuscirei a mettere poco più di 1 kWp di pannelli, disposti quasi orizzontalmente, che comunque dovrebbero coprire quasi tutti i miei consumi.

E infine abitare a Firenze, città d'arte, significa che qualsiasi intervento in grado di cambiare l'aspetto della città viene attentamente soppesato. E non è per niente scontato che mettere dei pannelli neri in piano, su di un tetto piano di catrame nero, non venga visto come un attentato al paesaggio. Fortuna non ho un tetto di tegole, come quasi tutti i miei vicini.

All'inizi l'idea era di fare qualcosa che non comportasse permessi. Nessun incentivo, nessuna interferenza con la rete elettrica. Spostavo tutti gli elettrodomestici principali a valle di un inverter ad isola, alimentato da batterie ricaricate dai pannelli. Quando le batterie sono scariche, l'inverter si fa aiutare dalla rete elettrica. Se produco più corrente di quanta ne usi, la butto via. No, mi han subito fermato. In Germania si può fare (no, mi dicono neppure in Germania), esistono sistemi già fatti con questa filosofia, chiavi in mano. In Italia invece qualsiasi impianto che produca energia elettrica e che non sia completamente isolato dalla rete (che quindi possa usare la corrente di rete) va dichiarato, omologato (va anche bene), collegato con tutte le procedure del caso e quindi con centinaia di euro di pratiche. Anche il mio pannellino da 80W è illegale.

Comunque mi continuano ad arrivare pubblicità di quanto posso guadagnare mettendo il fotovoltaico, quanto guadagnerei con l'accumulo (in totale sono proprietario di 8 kWh di celle al litio, ormai ho una discreta esperienza nel campo), e mi sono deciso a chiedere un po' di preventivi. Ho mandato una decina di richieste, specificando i problemi detti sopra, e mi hanno risposto in due.

Primo installatore. Lo contatto tramite una piattaforma, che smista le richieste agli installatori della zona. Mi rispondono che certo, si tratta di una situazione molto particolare, di solito fanno impianti per gente che consuma normale (almeno il triplo di me), ma si può vedere, mi manderanno un tecnico. Appuntamento per il giorno X (ad ottobre). Io prendo un pomeriggio libero al lavoro, ma non si presenta nessuno. Siccome nella piattaforma era previsto un feedback di soddisfazione del cliente, scrivo che ho fissato un appuntamento ma non si è presentato nessuno. La ditta mi ricontatta e fissa un secondo appuntamento. Ma parlando col tecnico scopro che veniva a propormi un sistema chiavi in mano ENEL, costo 4000 euro, occupazione del tetto 20 mq, comodamente rimborsabili in bolletta. Non è in grado di proporre altro, lui tratta solo quello.

Secondo installatore. Mi propongono un "preventivo intelligente": paghi 250 euro e loro ti fanno un preventivo su misura, con un impianto personalizzato alle tue esigenze, calcolando i tempi di rientro economico. L'impianto mi costerebbe 3000 euro senza accumulo, 5000 con accumulo. Considerato il rimborso fiscale del 50%, e un autoconsumo dell'80% (senza accumulo, solo scambio sul posto), secondo loro rientrerei nella spesa in 3 anni e mezzo. Il "progetto" è la classica figura che si trova su qualsiasi sito di fotovoltaico: pannelli collegati all'inverter collegato al contatore, senza nessuna indicazione più specifica. Grazie, lo so anch'io che un impianto è fatto così.

Faccio presente che senza accumulo, e con consumi di 3 kWh il giorno, non posso sperare in un autoconsumo superiore al 20%. I pannelli inevitabilmente produrranno energia quando non sono in casa, mentre il grosso dei miei consumi sono il frigorifero (acceso 24 ore) e la cucina (per cucinare la cena). In ogni caso se spendo 300 euro l'anno è chiaro che in 3 anni e mezzo non potrò mai recuperare più di 1000 euro. Correggono un po' il tiro, sempre molto spannometricamente, e fissano un sopralluogo. Questa volta vengono, guardano i dettagli tecnici (dove metterlo, come scendere con i fili, che tipo di pratiche servono). Mi lasciano con la promessa di un preventivo. Chiedo che per favore mi specifichino una marca e modello, almeno indicativi, dell'elettronica che vogliono usare: soprattutto per i sistemi di accumulo puoi averne uno da buttare dopo un anno o uno che ti dura 15 anni.

Dopo un mese sollecito una risposta. Mi mandano un preventivo, datato 11 giorni prima, da sottoscrivere entro 10 giorni dalla data di redazione ("entro ieri"). Costo: da 5000 euro (sistema base, niente accumulo) a 9000 (accumulo con buona capacità). Pagamento 80% anticipato, il resto alla consegna. Nessuna indicazione di che materiale mi monterebbero. Ho chiesto come mai i costi siano quasi raddoppiati, non mi hanno ancora risposto. Forse è un modo gentile per dirmi "no, il suo impianto proprio non lo vogliamo fare".

Morale della storia? Forse un impianto per 1 kW di picco è troppo piccolo. Forse i costi fissi (solo la burocrazia "semplificata" costa circa 800 euro) sono troppo alti. Forse non è ancora il momento giusto. Ma forse in giro ci sono anche persone non troppo serie.

Post scriptum. Dopo un anno ho contattato un tecnico per farmi un progetto. Costo previsto del progetto, un migliaio di euro, ma prima voleva che un geometra mi guardasse la situazione. Il geometra (amico di un collega, non credo volesse fregarmi) mi ha sparato: 3000 euro + IVA di messa in sicurezza del tetto. 2000 euro presentazione della domanda in comune. 1000 euro di direzione dei lavori. In definitiva, di progetto e burocrazie assortite, prima ancora di comperare i pannelli e arruolato gli installatori avrei speso 8000 euro. I pannelli costano 700 euro (IVA inclusa), 1000 con i supporti. Si montano in un'ora, 2 al massimo.