giovedì 14 gennaio 2010

Il carrozzone

Oggi, aprendo il giornale, mi sono ritrovato con un articolo sulle condizioni disastrose del mio istituto. Il titolo parla di un telescopio (questo qui in costruzione) per cui proprio ora sto costruendo uno strumento chiave, arrabattandomi per stare dentro il budget di 25 mila euro (un buon oscilloscopio professionale costa di più). Sembra che questo strumento non verrà mai usato, forse sto sprecando fatica, soldi e tempo.

Bene, finalmente qualcuno che racconta di come siamo costretti a lavorare. Invece no, la tesi dell'articolo è che, siccome l'Istituto Nazionale di Astrofisica ha continuato ad assumere personale senza criterio, oggi spende il 90% del suo budget in stipendi e non può più far funzionare i telescopi che ha costruito. Insomma un gran carrozzone di persone che non fanno un tubo, sprecando un sacco di soldi per progetti faraonici ed inutili.

Be', cominciamo a guardare i numeri. Due anni fa (da allora le cose sono cambiate ma i numeri dell'articolo non mi tornano) avevamo in Italia 584 astronomi, a cui si affiancavano 508 tra tecnici (la maggior parte) ed amministrativi. 1092 persone, di cui presumibilmente ogni anno ne vanno in pensione una trentina. Oltre a questi un esercito (291) di precari, contrattisti, borsisti, giovani che dopo qualche anno finiscono per cambiar lavoro, o emigrare. Oltretutto pagati su fondi di ricerca (in genere esteri), e non da quegli 80 milioni che servono per gli stipendi. Nell'articolo leggiamo che, grazie alla legge sulla stabilizzazione dei precari (non certo una decisione del mio ente), un precario ogni 10-15 è stato assunto, riempendo solo una parte del turn-over. Niente assunzioni sconsiderate, quindi, ma solo un modesto ricambio oltretutto imposto da una legge.
L'"afterglow" di una sorgente di raggi gamma a 11 miliardi di anni luce,
osservata
dal Large Binocular Telescope 12 ore e 15 giorni dal lampo gamma

Il problema quindi è altrove. Il personale è lo stesso di 10 anni fa, i progetti di ricerca, i telescopi sono quelli che 10 anni fa si è deciso di costruire (un telescopio dura 20, 30 anni almeno). La gente è quella che serve, operare un grosso telescopio richiede almeno 30 persone, costruire uno strumento circa 10 persone. Un astronomo che lavori tanto usa 20 giorni di telescopio l'anno, un grosso telescopio presuppone quindi una ventina di astronomi che lo usino, in media.

La ricerca astronomica italiana è tra le migliori del mondo, produciamo più lavori scientifici, e di qualità migliore di molti paesi con budget per la ricerca molto più alti. Riusciamo a spuntare la direzione di progetti di ricerca internazionali, le idee dei nostri ricercatori vengono utilizzate in grossi telescopi internazionali, ma spesso non abbiamo le risorse per garantire una ricaduta industriale in Italia. Talvolta sì, come per la costruzione delle antenne del grande telescopio ALMA. Riusciamo comunque ad attirare in Italia grazie alla qualità del nostro lavoro finanziamenti internazionali, che vengono alla fine spesi qui. L'anno scorso l'INAF si è sottoposto al giudizio di esperti internazionali, ricevendo valutazioni ottime.

Prometeo, una luna di Saturno, fotografata dalla sonda Cassini.
Da Urania, la rivista di divulgazione on-line dell'INAF

Quindi un migliaio di astronomi ed affini sono troppi? Sono troppi 2000 fisici che studiano le particelle? Può darsi, l'articolo sembra suggerire questo. Può darsi che non ci si possa permettere il bilancio di un piccolo supermercato per capire come funzioni l'Universo. Ma questi 1000 astronomi non sono né di più di quanto la politica della ricerca ha stabilito dovessero essere, 10 anni fa, né sono persone che si girano i pollici.

Il più lontano ammasso di galassie (rosso per il forte red shift) a 10 miliardi di anni luce. Immagini come questa servono a capire come si siano formate le galassie, inclusa la nostra, quando l'Universo era molto più giovane di ora.

Nel frattempo gli stipendi sono un pochino aumentati (come per tutti) e i finanziamenti ogni anno sono calati. È quindi inevitabile che si sia arrivati ad una situazione in cui gli stipendi assorbono tutto. Se si tagliasse l'istruzione fino al punto da non potersi permettere di tenere aperte le scuole e si pagasse gli stipendi agli insegnati lasciati a casa, sicuramente si starebbe sprecando soldi e gente.

Ma cosa fare allora? Essenzialmente vedo queste possibilità:
  • finanziare la ricerca a livelli sempre vergognosamente più bassi di qualsiasi paese occidentale, ma sufficienti per produrre un lavoro scientifico dignitoso
  • farmi venire al lavoro corredato di un congruo numero di libri da leggere, giochini per il computer ed altri modi per passare piacevolmente il tempo
  • tagliare un buon numero (almeno il 30%) dei progetti di ricerca, mettendo in mobilità gli astronomi relativi e trovando loro qualche lavoro socialmente utile
  • giocare al superenalotto (il jackpot di questa settimana è il doppio dei finanziamenti INAF di quest'anno) sperando nella fortuna
  • arrabattarsi all'italiana, facendo quel che si può, comperandosi di tasca propria l'attrezzatura, riparando il riparabile, usando tutta la finanza creativa che si riesce a usare, indebitandosi e accontentandosi di strumenti che, per mancanza di manutenzione, stan cadendo a pezzi.
Ho il vago sospetto che sarà l'ultima che ho detto.

Nota: Tutte le immagini di questo post sono il frutto della ricerca di astronomi italiani, utilizzando strumenti o telescopi costruiti o progettati in Italia.

12 commenti:

paolo ha detto...

Mi associo.
E mi sa che scrivo pure al giornale...

Vittorio ha detto...

Gianni hai tutta la mia solidarietà. Hai un lavoro che invidio e che mi sarebbe piaciuto fare e che non ho mai nemmeno lontanamente avuto occasione di sfiorare (vorrei frequentare qualche circolo di astrofili, ma tra lavoro e altro non ne ho proprio la possibilità). Non posso proprio immaginare come sia possibile che la patria di Galilei e Schiapparelli (tanto per citare due) sia in queste condizioni.

Marco F ha detto...

L'anno scorso il giornale (giornale) ce l'aveva con i faunisti che facevano ricerca sui pipistrelli e i lupi. Quest'anno la repubblica con gli astronomi. Fra un po' qualcun altro con i chimici che fanno ricerca sui polimeri (chissefrega dei polimeri). Il baratro in cui stampa ignorante e politica supponente sta trascinando questo Paese è senza fondo

markogts ha detto...

Secondo me però il senso dell'articolo è diverso. Io ci leggo: "guardate questo ministero, questo governo, che fine fa fare alla nostra ricerca". Sarà che parto dal presupposto che Repubblica sia antiberlusconiana...

Gianni Comoretto ha detto...

markogts:
purtroppo non è così. L'articolo ha un bel bollino "Gli sprechi dello Stato", e fa parte di una serie sul tema.
Si possono avere varie posizioni, partendo da questi dati. Ma il giornalista non distingue neppure tra pianta organica (i 1270 dipendenti) e dipendenti attuali (che sono circa 1150, ho poi controllato). Cioè non sono stati assunti nuovi astronomi a pallino, ma coperti un po' di posti vacanti. Non abbiamo soldi per assumere tutte le persone che in teoria fan parte dell'organico. Si parla di 90 milioni come fossero una cifra più che sufficiente a far ricerca, ma sono meno dell'ingaggio di un calciatore di serie A.

Con gli stessi dati qualche giorno fa il Corriere della Sera ha fatto un articolo serio. Non è questione di parte politica, è fare giornalismo vero o inventarsi scandali.

Poi capisco anche che si possa optare per la terza delle soluzioni che elenco. Non abbiamo neppure 130 milioni, meglio eliminare un po' di astronomi che di medici. Ma strangolare uno e poi lamentarsi perché manco respira mi sembra solo stupido.

Orsovolante ha detto...

Purtroppo credo che "semplicemente" chi ha scritto l'articolo non capisca nulla del tuo lavoro, ma abbia voluto/dovuto trovare un caso da indicare alla massa scontentando meno gente possibile.

E in fondo cosa sono 1000 persone che si occupano di astronomia? Molti meno ad esempio dei dipendenti delle province (esempio a caso di spreco nazionale), o delle innumerevoli associazioni di para-volontari che ruotano intorno a emergenze croniche ormai diventate industria come gli incendi.
Quindi se si deve scegliere un boccone da dare in pasto che accontenti il maggior numero di persone possibile, ecco che lo si cerca in una categoria sconosciuta e con pochi rappresentanti.

Se invece mi sbaglio ed il giornalista è in buona fede... forse invitarlo a vedere da vicino può avere la sua utilità.

Nico ha detto...

Organizzare un Telethon?
Spacciare spirulina ai complottisti?

Anche questa è finanza creativa, no..


Scherzi a parte, hai anche la mia di solidarietà. Ho stretti contatti con ricercatori scientifici che vivono all'estero perchè in Italia oltre alle ristrettezze finanziarie c'è anche la problematica delle baronie.

Lucio Chiappetti ha detto...

Come Gianni gia' sa ... ecco il link alla mia risposta a Repubblica (una delle tante da parte di astronomi INAF)

cliccare qui

Gianni Comoretto ha detto...

Parlando in giro mi accorgo che il problema è molto più generale. Mio fratello si ritrova a non poter utilizzare un apparecchio per TAC in quanto mancano i fondi per affittare un camion attrezzato (l'apparecchio veniva portato in giro, in modo da utilizzarlo su più ospedali, costa meno che spostare in ambulanza i 100 mila pazienti che ne usufruivano ogni anno).

Chiunque bazzichi la scuola sa che questa funziona grazie alle collette tra i genitori, ed ai soldi che gli insegnanti, senza tanta pubblicità, si tirano fuori di tasca loro per libri e materiale didattico.

In entrambi i casi si sente spesso dire che gli stipendi incidono su una fetta troppo grande della spesa. Sfido, tutto il resto è stato tagliato!

Anonimo ha detto...

Con l'astronomia si possono far fare affaroni ai cementieri ed ai produttori di tondini?
Mi pare propio di no.

Di questi tempi una fetta dei decisori politici sta cercando di rastrellare soldi per costruire altre strade, il ponte sullo stretto di Messina le varie TAV ecc.
Buttano fumo negli occhi della gente per cercare consensi ai tagli indiscriminati e far dimenticare lo scandaloso "scudo fiscale".
Siamo messi proprio male.
Silvano.

Aldo Piombino ha detto...

è assolutamente indecente che in Italia la ricerca sia trattata così.
ma, tanto, agli italiani interessava avere lo sconto per comprare la macchina nuova anche se non ne avevano bisogno e la possibilitàdi allargare la casa.
cosa vuoi che interessino green econonomy e cose del genere? e se non interessano quelle, se a nessuno gli itneressa anzichè ingrandire la casa e basta, renderla pi confortevole o più economica da gestire con accorgimenti di risparmio energetico... cosa vuoi che gliene freghi di astronomi che oltretutto vogliono dimostrare che è la Terra a girare attorno al sole e non viceversa...
Adesso mi apsetto anche un attacco ai biologi e ai geologi, seguaci di quel porco di Darwin....
e meno male che Maiani sta calmo per tenersi buono De Mattei....

brain_use ha detto...

Dice bene Gianni: il problema è più ampio.
Mia moglie, insegnante, fa le fotocopie nel mio ufficio e si compra da sola persino i gessetti colorati, per tacere di libri, abbonamenti e altri strumenti di aggiornamento.

Il problema è proprio che a suon di tagli, ciò che è rimasto sono solo gli stipendi o poco più.

Personalmente, resto del parere che la finanza pubblica sia e resti troppo sprecona, ma anche che i tagli vengano fatti troppo spesso nelle direzioni sbagliate.

Ricerca e istruzione, fatte bene e seriamente, sono le basi del futuro del paese. L'alternativa è diventare un popolo di spettatori del grande fardello.