sabato 5 febbraio 2011

Cura dello shinai

Oggi divagherò parecchio dai miei soliti argomenti, mi scuso con chi non è interessato a questo.

Da alcuni anni pratico Kendo. La cosa lascia molto sorpreso chi mi conosce, sono un convinto nonviolento. Ma mi affascina la filosofia dietro alle arti marziali, la ricerca di un costante superamento dei propri limiti (nel mio caso ho un grosso spazio di miglioramento), il rispetto per chi ci si trova di fronte anche in situazioni "dure", il sapersi concentrare su quello che si fa ma anche distaccarsene, evitando che sia quello a condurci. Ho cominciato a capire il concetto di Ki, che anche per un razionalista come me ha un suo spazio. Non riuscirò mai a credere a "energie misteriose", ma visualizzare il flusso dei propri movimenti, immaginarli provenienti da punti del corpo, è un modo molto efficace per capire cosa si sta facendo e come.

E in fondo il Kendo è la cosa migliore per un nonviolento. A differenza di altri arti marziali a corpo libero, non credo mi verrà mai la tentazione di sguainare una katana per autodifesa, innanzitutto perché non ne ho una a portata di mano, e poi perché sarebbe una mossa decisamente folle (e probabilmente suicida).

Finita la pappardella introduttiva, passo al mio lavoro di stamattina. Il mio vecchio shinai (la spada di bambu che non ti fa granché male neanche se ti picchia in testa) ormai ne aveva prese troppe, e me ne sono comperato uno nuovo. Per cui ho provveduto alla manutenzione iniziale, che ho fotografato in dettaglio ad uso di chi si trova a dover fare la stessa operazione. Essendo arrivato in fondo credo di aver fatto tutto giusto, e non è poi molto distante da quel che ad esempio si legge qui, ma tenete presente che sono un principiante, correzioni e consigli sono sempre benvenuti.

Uno shinai è composto da 4 take, liste di canna di bambu tagliata in 4. I tagli sono netti, a spigoli vivi, e quindi è necessario arrotondarli per permettere loro di scorrere e di assorbire il colpo. Uno spigolo vivo inoltre si scheggia più facilmente. I take devono anche essere oliati periodicamente con olio di vaselina o olio choji (quello per la manutenzione delle katane), per renderli più flessibili e prevenire le scheggiature.

Smontare lo shinai non è difficile, il difficile è rimontarlo dopo. Per cui ho fotografato tutti i lacci e nodi in modo da riuscirci. Il primo elemento da slegare è il tzuru, il cordino che indica il lato non tagliente della "lama". Il capo è infilato sotto il laccio in pelle a cui è agganciata. Il nodo sembra complicatissimo, per fortuna non serve disfare tutto.

Ma le immagini valgono più delle parole.

Il passo successivo è numerare i take, per poterli rimettere insieme nell'ordine giusto. Io numero come "1" quello sotto il tzuru, e poi in senso antiorario, visto dalla tzuka. Naturalmente dopo aver sfilato la tzukagawa (la copertura in pelle della tzuka)


Ed ora si slaccia il nakayui, la strisciolina di cuoio che tiene insieme i take. Quindi si sfila il kissaki (la punta) e ricordiamoci che esiste una specie di "tappo" (il sakigomu) che tiene distanziati correttamente i take.


Ora possiamo separare delicatamente i take, che sono tenuti insieme all'estremità della tzuka da una lama quadrata di acciaio. Talvolta sono anche debolmente incollati,per cui occorre fare un po' di forza con un cacciavite.


E ora ho tutti i pezzi in ordine sul tavolo. Nell'inserto un dettaglio della lama che li tiene uniti (non è molto tagliente ma fateci lo stesso attenzione).


Con un foglio di carta vetrata (medio-fine, circa 150) arrotondate gli spigoli interni di ciascun take, per i primi 3 internodi dalla punta (la tzuka è meglio se rimane com'è). Devono essere "morbidi" al tatto. Qui sotto un take prima e dopo la cura


Quindi passate con carta da cucina o un panno di cotone abbondante olio. Olio di vaselina fine mi dicono vada bene, io preferisco il "choji", che ha un odore molto più gradevole.

Infine la parte più divertente (si fa per dire), rimontare il tutto. Si comincia ricomponendo i 4 take, nell'ordine corretto, incastrandoli nella lama. Una volta che sono ragionevolmente a posto, si infila la tzukagawa per mantenerli in posizione, facendo attenzione che il laccio corrisponda al take n. 1.

Per mantenere fermi i take, infilate anche sakigomu e kissaki (gommino quadrato e punta). Rotolate la tzuka contro una superficie dura, per incastrare bene i take, e spingete in su la tzukagawa, ripetendo il tutto finché non è tornata al suo posto.

Riallacciamo il nakayui, guardando attentamente le foto ed eseguendo i lacci in ordine inverso. Talvolta la posizione corretta è data da un nodino sul tzuru, altrimenti fissarlo a circa una spanna dal kissaki.

Infine riallacciamo il tzuru alla tzukagawa. Si passa l'estremità fissa nel laccio di cuoio della tzukagawa, nel cappio lungo il tzuru, sotto il nodo della tzukagawa, attorno alla base del laccio e si fa un primo nodo piano. Il tzuru deve essere moderatamente in tensione (deve vibrare se pizzicato), ma non troppo, non ha una funzione meccanica. Quindi lo si arrotola altre 6-7 volte attorno al laccio, si fissa con un ultimo nodo e si passa dentro e sotto il laccio (ancora, vedi le foto).

Con un po' di fortuna, dovrebbe essere uguale all'inizio, ma con i take che scorrono bene tra di loro e un buon odore di chiodo di garofano.

4 commenti:

Claudio Casonato ha detto...

Insolito ma interessante....
Ciao

brain_use ha detto...

Toh.
Curioso.

Gianni Comoretto ha detto...

Forse è più interessante la cura della katana. Ma alla prossima puntata.

Qui un video, che spiega piuttosto bene, ma non c'è in realtà nessun motivo per smontare l'impugnatura solo per la pulitura.
Un po' meno multimediale ma più accurato qui.

La prima regola è ovviamente: se vi scivola di mano la katana lasciatela andare, non tentate di riprenderla.

Se a qualcuno interessa l'argomento, rimando all'ottimo sito della INTK, a cominciare da un'introduzione alla spada giapponese

Claudio Termografia ha detto...

Molto molto interessante