lunedì 5 gennaio 2015

Astrologia (seconda parte)

Nella prima parte di questo post ho brevemente analizzato i motivi per cui l'astrologia viene vista con molto scetticismo da parte del mondo scientifico. Il problema non è, come si crede comunemente, che non esiste una spiegazione razionale, basata sulla fisica conosciuta, per l'astrologia. O almeno, non solo questo. Ci sono un sacco di fenomeni ben accertati, di cui però non abbiamo una spiegazione in termini di leggi fisiche note. Il problema è che non esiste nessun motivo, logico o sperimentale, per pensare che esistano delle relazioni tra le posizioni delle stelle e il carattere delle persone. Nessuno si è mai preso la briga di osservare se queste relazioni esistessero, nell'antichità, e nessuno ha verificato che le teorie alla base dell'astrologia fossero più di semplici fantasie. Non esiste neppure nessun motivo per pensare che le eventuali relazioni tra le stelle e il carattere delle persone, se pure esistano, siano proprio quelle dell'astrologia, tra tutte le infinite possibili.

Per citare Galileo, "estrema temerarietà mi è parsa sempre quella di coloro che voglion far la capacità umana misura di quanto possa e sappia operar la natura, dove che, all'incontro, e' non è effetto alcuno in natura, per minimo che e' sia, all'intera cognizion del quale possano arrivar i più speculativi ingegni". Tradotto in italiano del 2000, non è possibile a nessuno, per quanto intelligente sia, arrivare a capire usando solo ragionamenti ("è ovvio sia così") qualche fenomeno naturale.  O, citando Pirsig, "il vero scopo del metodo scientifico è essere sicuri che non ci immaginiamo di conoscere quel che in realtà ignoriamo".  Occorre  sempre affiancare i ragionamenti ad esperienza diretta, ed ogni passo del ragionamento va verificato.  L'astrologia non ha mai fatto questo, quindi con tutta probabilità è completamente fuori strada, come una nave che abbia navigato per millenni in mari sconosciuti senza né carte né bussola. Probabilmente fin dalle sue basi.

Ma, alla fine, funziona? Perché in fondo è quello che conta. Un profilo psicologico ricavato da un tema natale astrologico assomiglia al profilo psicologico che si può ricavare, poniamo, da un questionario, da un'intervista condotta da uno psicologo? Diversi studi hanno affrontato il problema, in fondo al post ho raccolto una breve bibliografia, e la risposta, in breve, è "no".

Per questo tipo di studi è importante seguire alcune regole.  
  • occorre decidere prima che aspetto si guardi. Cosa significhi esattamente "assomigliare". Che cosa si considererebbe un successo e cosa un insuccesso. Solo così è possibile utilizzare gli strumenti della statistica. Decidere a posteriori quale dei moltissimi criteri possibili di "successo" sia quello giusto assomiglia a sparare un colpo di pistola a caso, e poi disegnare attorno al buco della pallottola il bersaglio: si fa centro sempre.
  • non ha senso dire che il carattere di una persona assomiglia a quello  previsto astrologicamente. Occorre stabilire un termine di paragone, un riferimento. Il carattere deve assomigliare di più di quello di un'altra persona scelta a caso, ad esempio. Meglio ancora, occorrerebbe effettuare dei test di controllo, ad esempio inserire un gruppo di persone a cui si è associato dati astrologici sbagliati, per avere un termine di confronto.
  • occorre eseguire un'analisi statistica, e valutare   correttamente se i risultati siano o meno significativi (non dovuti al puro caso). Questo è forse l'aspetto più semplice, ma un numero impressionante di persone ritiene un risultato "quasi significativo" una "quasi conferma" e non una smentita, come di fatto è.
  • naturalmente occorre che chi esegue l'oroscopo non conosca le persone a cui questi si riferisce.  E che chi ne analizza la psicologia non ne conosca elementi astrologici, cosa importante quando il profilo psicologico è compilato dalla persona stessa, che può introdurci tratti caratteristici del proprio segno. Infine che chi esegue l'analisi statistica non sappia quale siano i risultati "giusti".
Una rassegna degli studi effettuati è stata fatta da Susan Blackmore (2001). Uno dei primi studi (Mayo, White and Eysenck, 1978) ha mostrato una debole correlazione tra personalità e segni zodialcali, o tra segni zodiacali positivi (Ariete, Gemelli, Leone, Bilancia, Sagittario, Acquario) e negativi (gli altri) e personalità estroversa o introversa (Roij, 1994). La personalità però veniva valutata basandosi su dichiarazioni delle persone da valutare, che avevano una conoscenza, anche se superficiale, del proprio segno zodiacale e delle caratteristiche associate, e l'effetto spariva se ripetuto con persone non familiari con l'astrologia. Ripetendo il test su un campione di 799 persone con vario livello di conoscenza dell'astrologia, Pawlick e Buse (1984) hanno osservato che l'effetto era presente solo nelle persone che la conoscevano. Altri studi han trovato che le persone familiari con l'astrologia segnizodiacale, anche se non esplicitamente credenti, forniscono di sé un quadro molto più simile a quello relativo al proprio segno di quanto appaia in un test psicologico.
 Gli astrologi normalmente considerano i segni zodiacali una forma estremamente grezza di astrologia, per cui test successivi hanno analizzato anche altri aspetti, come la posizione della luna o l'ascendente, senza trovare correlazioni. King (1995) ha analizzato il tema natale completo di 69 persone, correlandolo con il test EPQ di Eysenck per l'estroversione. Non ha trovato nessuna correlazione significativa, anche se una debole correlazione era presente con l'ascendente. In questo come in altri test di questo tipo, che analizzano simultaneamente molte ipotesi, diventa importante valutare correttamente cosa si intenda per "significatività", in quanto questa è normalmente calcolata per una sola ipotesi.
Esempio di tema natale. Elementi importanti sono la posizione dei pianeti (10 più ascendente, e nodi lunari), e gli angoli tra di loro (linee colorate). In totale una trentina di elementi
Lo studio più completo è probabilmente quello di Carlson (1985), composto da due parti. Nella prima i soggetti dovevano identificare correttamente un'interpretazione del proprio tema natale, redatta da astrologi professionisti, mescolata tra quella di altre due persone scelte a caso. Per evitare possibili effetti di scelta del proprio segno è stato fatto un controllo, in cui persone differenti, ma con lo stesso segno zodiacale, dovevano scegliere tra le stesse tre interpretazioni (nessuna delle quali era la loro).

Nella seconda degli astrologi professionisti dovevano abbinare correttamente un tema natale con un profilo psicologico della stessa persona, mescolato ad altri due profili psicologici casuali.  In entrambi i casi la scelta corretta è stata fatta circa una volta su 3, come ci si aspetterebbe scegliendo a caso. Nel primo caso il gruppo di controllo, curiosamente, ha indovinato il profilo astrologico (del corrispondente abbinato del gruppo "vero") molto meglio del caso, con una probabilità dell'1% di averci preso "a caso". Gli autori concludono che la cosa è compatibile con un risultato casuale, Si è però visto che i soggetti spesso non riescono ad identificare correttamente neppure il loro profilo psicologico, la cosa più probabile è che non siamo buoni giudici di noi stessi. Questo rende problematico qualsiasi studio (incluso questo, per la prima parte) in cui la bontà di un profilo ricavato dall'astrologia venga auto-valutata. E rende anche senza senso qualsiasi osservazione fatta non da psicologi professionisti sulle correlazioni tra carattere di una persona e segni zodiacali ("Tutti i capricorno che conosco sono così e così, l'astrologia funziona").

I commenti a questo studio dell'astrologo di cui parlavo nel precedente post sono sensati, mostrano una buona conoscenza della statistica, ma non "tengono". La prima osservazione riguarda la competenza degli astrologi che hanno compilato i profili e li hanno valutati. Nello studio questi sono stati scelti tra i migliori del settore, consigliati da un gruppo di consulenti astrologi. Se neppure gli astrologi professionisti riescono ad identificare i migliori nel campo diventa difficile attribuire un qualsiasi valore all'astrologia come disciplina.

La seconda è molto più tecnica, e mostra come sia difficile effettuare una corretta analisi statistica. In breve, gli astrologi dovevano scegliere, per ciascun tema natale (oroscopo), tra tre profili psicologici quello che si adattasse meglio, il secondo ed il terzo migliore. In 2 casi però l'astrologo ha fornito solo la prima scelta. Abbiamo quindi 40 prime scelte corrette su 116, e rispettivamente 46 e 28 seconde e terze scelte su 114. Il numero di terze scelte è minore di quello atteso (dovrebbero essere 38), ma entro le possibili fluttuazioni casuali. Se però sommiamo le prime e seconde scelte otteniamo 86 scelte "giuste" mentre ce se ne si aspettava solo 76,5. Applicando la distribuzione t di Student otteniamo che il risultato è statisticamente significativo, con una probabilità molto bassa di avvenire per puro caso. Quindi c'è evidentemente un problema: come è possibile che analizzando GLI STESSI DATI in due modi equivalenti otteniamo risultati così diversi? Il problema è che il test di Student non funziona in questo caso. Va applicato un test di chi quadro sull'intera distribuzione, non su un gruppo arbitrario di risultati definito come "buoni". E si ottiene una probabilità del 4% di ottenere un risultato almeno così buono per puro caso.

Ma il 4% non è un numero sufficientemente basso per sospettare che almeno un po' l'astrologia funzioni? Si ricade nel primo elemento tra quelli elencati all'inizio, devo definire PRIMA dell'esperimento cosa sia un "risultato buono". Gli astrologi si aspettavano almeno il 50% di prime scelte corrette, non un numero di seconde scelte un po' più alto del puro caso. Tutto lo studio era basato su questo assunto, si era preso un numero di volontari sufficientemente alto per distinguere tra le due ipotesi, 33% o 50% di risultati corretti. Ricompare anche il terzo criterio, si era stabilito come soglia per eventuali effetti casuali l' 1%, non il 3 o 4%. E ci si dimentica che nel corso dello studio si è controllato molte ipotesi differenti, che una qualsiasi di queste avvenga con una probabilità su 25 non è così improbabile.

Ritornando comunque al problema di fondo. Che affidabilità avrebbe una "scienza" che riuscisse a indovinare, dopo lunghi e laboriosi calcoli , interpretazioni di decine di elementi, qual è il carattere che NON appartiene ad una persona, su tre forniti, un 10% di volte in più rispetto a tirare a caso, ma non riuscisse neppure a dirci quale dei due rimanenti sia quello giusto? E soprattutto con questa accuratezza come sarebbe stato possibile sviluppare una scienza, senza poter verificare se queste osservazioni siano o meno corrette, visto che quasi sempre non lo sono e nessuno lo ha mai notato?

Bibliografia

Blackmore, S. (2001) Correlation, 19 (2), 17-32

Carlson,S. (1985) A double-blind test of astrology. Nature, 318, 398-399

Clarke, D. (1996). Astrological signs as determinants of Extraversion and Emotionality: An empirical study. Journal of Psychology, 130, 131-140

Culver, R.B and Ianna, P.A. (1988) Astrology: True or false? A scientific evaluation. New York: Prometheus Books.

Dean,G.A. (1987a) Does astrology need to be true? Part 1: A look at the real thing. Skeptical Inquirer, Winter 1986-7, 166-184 (also reprinted in The Hundredth Monkey Ed. K.Frazier, N.Y. Prometheus Books, 1991, 279-296)

Dean,G.A. (1987b) Does astrology need to be true? Part 2. The answer is No. Skeptical Inquirer, Spring 1987 257-273 (also reprinted in The Hundredth Monkey Ed. K.Frazier, N.Y. Prometheus Books, 1991, 297-319)

Dean,G., Mather,A. and Kelly,I.W. (1996) Astrology. In The Encyclopedia of the Paranormal, Ed. G.Stein, New York, Prometheus, 47-99.

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Fichten, C.S and Sunnerton, B (1983) Popular Horoscopes and the Barnum Effect. Journal of Psychology, 114, 123-134.

Glick, P. and Synder, M. (1986) Self-fulfilling prophecy: The psychology of belief in astrology. Humanist, 50, 20-25.

Hamilton, M. (1995) Incorporation of Astrology Based Personality Information into Long-Term Self-Concept. Journal of Social Behaviour and Personality, 10, 707-718.

King,E.L. (1995) Astrological factors and personality: An examination of the self-attribution theory. Unpublished thesis, Department of Psychology, University of the West of England, Bristol.

Mayo, J., White, O and Eysenck, H. J. (1978). An empirical study of the relation between astrological factors and personality. Journal of Social Psychology, 105, 229-236.

Pawlik,K. and Buse,L. (1984) Self-attribution as a moderator variable in differential psychology: Replication and interpretation of Eysenck’s astrology/personality correlations. Correlation, 4, 14-30

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1 commento:

Anonimo ha detto...

L' astrologia "funziona", vediamo di non negare la realtà.
Il "funzionamento" è di tipo economico, non come pensavano Tycho e Keplero, credendoci fermamente, di tipo pratico, ma come esemplificato dal Galilei facendo degli oroscopi, senza crederci,e riscuotendo però il dovuto compenso (se non sbaglio esistono documenti storici che lo provano e suoi scritti in cui non si vergogna più di tanto degli imbrogli effettuati).
In soldoni finchè esisteranno persone disposte a spendere per farsi fare un oroscopo, l' astrologia continuerà a "funzionare".