venerdì 30 marzo 2018

Il gemello malvagio della scienza

2/02/2018: Ho ritrovato la versione originale della pubblicità del cerotto magico di cui parlo. Ho corretto delle imprecisioni, di cose che ricordavo male, ed aggiunto delle osservazioni. Sono colorate per distinguerle. 
13/4/2018: Aggiornamento in fondo. 

Chiedo innanzitutto scusa a Ugo Bardi per il plagio del titolo. Ma è troppo bello per non usarlo.

Un tema ricorrente in molti racconti è quello del gemello malvagio. Qualcuno uguale preciso all'eroe, che si spaccia per lui, ma che in realtà ha scopi malvagi. Così l'androide Data di Star Trek ha Lore, che traffica con i terribili Borg, Elan del fumetto "The order of the stick" ha Nale, e la serie del dottor Who conta innumerevoli alieni mutaforma che impersonano le persone che hanno ucciso, o imprigionate.

Il tema ha un forte appeal perché mette in crisi un elemento fondamentale di ogni relazione umana, la fiducia. Se qualcosa che sembra in tutto e per tutto una persona di cui mi fido è in realtà un altro, che trama contro di me, di chi potrò mai fidarmi?

Ultimamente ho un po' questa sensazione leggendo alcuni articoli scientifici. Il metodo scientifico è una invenzione geniale, un modo per cercare di evitare almeno le peggiori truffe che facciamo verso noi stessi, per non intrappolarci in teorie apparentemente sensatissime, ma che non funzionano. Anzi, che non hanno proprio senso. Ma è perfettamente possibile seguire apparentemente tutti i dettami della scienza saltandone il nucleo. Posso ad esempio:
  • usare termini scientifici: se parlo di elettromagnetismo, frequenze, informazioni, coerenza quantistica o entanglement sarà sicuramente una roba seria;
  • citare ricerche serie, che però dicono tutt'altro rispetto a quanto sostengo io, o che si applicano a condizioni diversissime dalle mie;
  • eseguire statistiche a prima vista ineccepibili, che però mostrano risultati sostanzialmente dovuti al caso. Un esempio classico è riportato in un fumetto di XKCD;
  • far passare un intervento a un congresso per una pubblicazione scientifica, la maggior parte delle persone non coglie la differenza. Ma in tanti congressi ti fan dire quel che vuoi, e in alcuni puoi addirittura presentare articoli sull'uso endovaginale del cetriolo, della fondazione Rocco Siffredi;
  • posso persino pubblicare su riviste che hanno tutta l'apparenza di serietà. Ce ne sono moltissime che chiudono un occhio o anche due). O in cui ho un amico nel comitato di redazione. O di cui sono io stesso il comitato di redazione;
Al gioco si prestano anche università altrimenti rispettabili, o è comunque possibile fingere un loro coinvolgimento con vari trucchi. Si tratta alla fine proprio di un gemello malvagio della scienza: sembra scienza, anche guardato da vicino, ma non lo è. E' qualcos'altro, che sta carpendo la nostra fiducia, in questo caso di solito legato a qualche prodotto da vendere.

Un caso eclatante è quello del cerotto Taopatch®, un dispositivo nanotecnologico basato su nanotubuli di carbonio e quantum dots, che emette fotoni ed elettroni coerenti e permette mirabolanti effetti sulla postura e sulle prestazioni atletiche. Il cerotto vanta anche numerose ricerche e persino un articolo su una rivista referata, in teoria il massimo della "ufficialità" della scienza. Sono quindi andato a leggermi questa documentazione.

Devo ammettere che partivo prevenuto. Perché i quantum dots sono una cosa seria, vengono effettivamente usati per realizzare laser (cioè sorgenti di fotoni coerenti) ma se non gli fornisci energia elettrica non producono nessun fotone.Mentre il Taopatch è un dischetto di plastica, che funziona senza nessuna alimentazione elettrica, semplicemente grazie al calore della pelle. Un oggetto che emette fotoni alle lunghezze d'onda della luce visibile oltretutto si dovrebbe vedere, al buio. Lo scaldi e splende come una lampadina. Te lo applichi in fronte e non hai bisogno delle noiose torce da speleologo.

Il Taopatch® funzionerebbe trasformando fotoni termici in fotoni luminosi, che hanno frequenza (ed energia) superiore, e soprattutto a temperatura di colore superiore. Si tratterebbe a tutti gli effetti di un "frigorifero gratuito", un meccanismo che assorbe energia da un corpo (il nostro) ad una certa temperatura e  la cede ad un altro (il campo elettromagnetico dei fotoni) a temperatura molto più alta, senza dover scaricare calore verso un "pozzo freddo" (funziona normalmente sotto i vestiti, che intrappolano il nostro calore). Un oggetto del genere sfiderebbe il secondo principio della termodinamica, qualcosa che se fosse verificato varrebbe allo scopritore una immediata nomina per il Nobel, e aprirebbe la strada a tutta una serie di mirabolanti macchine a moto perpetuo di seconda specie.

Ho cominciato a studiare la cosa 3 anni fa, in seguito ad un articolo su un blog di un appassionato di scienza, poi ripreso dalla giornalista scientifica Sylvie Coyaud. All'epoca (la pagina del 2015 è stata archiviata nella Time Machine, la rete non dimentica nulla) )il funzionamento del cerotto veniva imputato all' "entanglement quantistico", un collegamento tra oggetti diversi molto difficile da realizzare (ad oggi impossibile per oggetti più grossi di un atomo) e soprattutto difficile da mantenere. Pensare che un cerotto possa essere in uno stato di entaglement con parti del corpo umano (rettifico, con una "unità di memoria" che l'inventore conserva in ditta e con cui trasmette al cerotto le frequenze giuste) è semplicemente ridicolo. L'inventore deve essersene reso conto, e ha rimosso tutti i riferimenti a questo fenomeno, sostituendoli con l'apparentemente più innocua "coerenza". Ma anche la coerenza è qualcosa che non è facile da realizzare. In particolare i fotoni, nella descrizione del dispositivo, sembrerebbero coerenti con qualcosa di non meglio specificato nel corpo del soggetto a cui il dispositivo sarebbe applicato. E soprattutto andrebbe dimostrata, cosa che su dei fotoni che nessuno ha neppure mai visto credo sia complicato. Cosa siano poi degli elettroni coerenti non è dato di sapere.

Ma torniamo alla ponderosa documentazione scientifica. Si parte da una dichiarazione di conformità rilasciata dalla facoltà di Chimica dell'Università di Milano, che in pratica afferma solamente che il dispositivo è innocuo e non costituisce doping. Essendo un dischetto di plastica anallergica, assolutamente inerte, la cosa non mi sorprende.

Poi ci sono diverse tesi di laurea, o di master, e una presentazione ad un congresso. Ne è disponibile una in rete, e credo sia indicativa del livello di questi lavori. Si parte da una introduzione che ricopia le affermazioni pseudo-fisiche contenute nel sito del produttore. Noi saremmo composti al 99% da energia, e il Taopatch@ agirebbe su questa energia tramite i fotoni coerenti emessi (che misteriosamente nessuno vede). Segue una descrizione del sistema scheletro-muscolare che ci tiene in piedi, e infine le misure effettuate su 15 persone a cui è stato applicato il dischetto, confrontate con 15 persone a cui ne è stato applicato uno finto e 15 senza nessun dischetto. I dati sono difficili da interpretare, in quanto non viene fornito un elemento essenziale: quanto variano i risultati tra una persona e l'altra? Qualcosa si capisce guardando attentamente i grafici. Chi indossava il dispositivo mostra una leggerissima (qualche percento) diminuzione della lunghezza delle oscillazioni che esegue quando sta in piedi (bene), e un leggerissimo aumento dell'area su cui oscilla (male). Ma da persona a persona questi parametri variano anche di un fattore 1 a 3, e nei piccoli campioni osservati comunque ci si aspetta variazioni consistenti, anche del 20-30%. Quindi il tesista, per trovare qualcosa, ha innanzitutto calcolato il rapporto tra lunghezza ed area. Ha valutato questa quantità quando le persone tenevano gli occhi aperti e chiusi, e la lingua lasciata libera o puntata contro il palato. In questo modo trova che ad occhi chiusi, con la lingua contro il palato, il Taopatch® causerebbe un "miglioramento" del 10%. Che dai dati riportati è assolutamente casuale. Inoltre siamo nel caso del "multiple comparison bias", se cerchi abbastanza parametri ne troverai sicuramente uno che sostiene quello che vuoi tu. Non commento neppure l'ultimo capitolo, in cui si fa provare il cerotto a DUE malati di sclerosi multipla. In una malattia che ha alti e bassi, e in cui le persone sapevano di indossare un oggetto che li avrebbe dovuti aiutare, sarebbe stato strano non osservare un miglioramento in almeno qualcuno dei 20 parametri misurati.

Infine nel settembre 2017 è stato pubblicato un articolo sulla rivista (referata) "The Journal of Sports Medicine and Physical Fitness". Anche qui si parte con una descrizione del principio di funzionamento. Si riportano ricerche sugli effetti dei fotoni coerenti (stimolazione laser), dicendo però che per ottenere questi effetti si usano laser con potenze da 5 milliwatt (più luminosi di un puntatore laser) a 200 milliwatt (delle discrete bestie). Se il cerotto emettesse queste potenze, lo si potrebbe usare come lampadina.

Anche qui sono stati analizzati 15 volontari con il cerotto "vero" e 15 con un cerotto "finto". Sono state confrontate la stabilità della postura prima e dopo 4 ore di applicazione del cerotto, ad occhi aperti e chiusi, valutando 4 indicatori (lunghezza totale ed area delle oscillazioni, e deviazioni dalla verticale nei due assi avanti-dietro e destra-sinistra). In totale 8 parametri, che diventano 24 in quanto si confrontano i risultati prima e dopo l'applicazione sia nei singoli gruppi di test e di controllo che i gruppi tra di loro. Solo due di questi mostrano qualcosa, l'effetto del cerotto non sposta il baricentro e non è visibile ad occhi chiusi. E solo in uno c'è una differenza significativa (e comunque modesta) tra gruppo di test e di controllo, dovuta essenzialmente ad un peggioramento nel gruppo con il patch finto, non a un miglioramento in quello con il patch vero. I dati grezzi non sono riportati, lo sono solamente le conclusioni, e quindi non è possibile ripetere e verificare l'analisi statistica. I ricercatori sembrano comunque rendersi conto dei limiti del lavoro e parlano di "risultati preliminari" che "devono essere confermati da altri studi".
Ho trovato un'altra valutazione dello studio, effettuato da un medico che arriva a conclusioni simili alle mie, sul sito Chiedi le prove.  

In conclusione
. Se il cerotto funzionasse come descritto nelle ricerche splenderebbe al buio, permetterebbe il moto perpetuo, la comunicazione di informazione istantanea in barba alla velocità della luce, e richiederebbe in generale una revisione della fisica oggi nota a partire dai suoi fondamenti. Il fortunato scopritore concorrerebbe a pieno titolo per il Nobel, e verrebbe inseguito dalle più prestigiose università, oltre a poter fare una valanga di soldi con le applicazioni delle sue scoperte. Non esiste neppure una minima indicazione, in tutta la documentazione fornita, che sostenga queste affermazioni.

Resta la domanda: ma funziona? A sentire i testimonial sì, ma sappiamo da almeno 50 anni che se ti dicono che una cosa funziona, almeno su qualcuno funzionerà. Magari poco. Magari ti sembrerà solo che funzioni anche se non fa nulla. Gli studi disponibili (essenzialmente due, il master e l'articolo su rivista) mostrano il primo un effetto praticamente nullo, e solo sui parametri scelti a posteriori come quelli "giusti". Il secondo un effetto debolissimo, che un testimonial non sarebbe mai in grado di rilevare, e nel senso opposto al primo. Che gli stessi autori dell'articolo sostengono vada confermato prima di crederci davvero.

13/4/2018: In una intervista, l'inventore del cerotto ha precisato che il termine "patch" va inteso in modo informatico, come "aggiornamento software".
Poniamo che sia vero, che lui abbia scoperto il modo di utilizzare una tecnologia assolutamente innovativa. Significa che il cerotto sta aggiornando il software del nostro cervelletto. In pratica, sta modificando il nostro sistema nervoso con un apparecchio che è in comunicazione con un sistema informatico (disco a stato solido criogenico) nella sua ditta. Chi ci garantisce, ad esempio, che le modifiche non intervengano anche in altre parti del cervello? O che non siano bidirezionali, e che quindi la tecnologia non consenta l'accesso ai nostri ricordi, che finirebbero nel disco a stato solido? Voi consentireste una "patch" non meglio specificata al vostro portatile usando un dispositivo controllato a distanza? E se al portatile no, perché invece al cervello sì?

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