venerdì 8 aprile 2011

Centoundici


111 è un bel numero tondo, ed è anche il prezzo medio del barile di petrolio di oggi, in dollari. Abbiamo visto di peggio, tre anni fa siamo arrivati a 145, ma quei prezzi han dato all'economia mondiale la botta che ha innescato la crisi che viviamo oggi. E i consumi petroliferi dei paesi occidentali sono crollati quel tanto che bastava a far scendere i prezzi. Poi i paesi emergenti (Cina in testa) han assorbito la produzione, l'economia ha ripreso timidamente a girare, e siamo daccapo.

I primi risultati li vediamo alla pompa (io no, visto che l'ultimo pieno l'ho fatto a Natale), con la benzina attorno a 1,58 euro al litro. Tra poco supererà 1,60, visto che il prezzo del petrolio ci mette un po' ad arrivare alla pompa. Qualche centinaio di euro a famiglia, alla fine dell'anno. Ma i problemi veri riguardano i trasporti, l'energia elettrica (per sgomberare il campo da illusioni, l'uranio basta fino al 2050), le materie plastiche... Tutto è petrolio, anche il cibo che mangiamo.

Leggendo i commenti si trovano le solite cose: la speculazione, la crisi libica, la debolezza del dollaro, e il solito grande assente, il picco di produzione del petrolio. Non si riesce ad immaginare che il petrolio sia davvero una risorsa finita, che non se ne riesce ad estrarre di più di così, che sono decenni che scopriamo molto meno petrolio di quello che estraiamo, che i vecchi giacimenti si esauriscono e quelli nuovi riescono a malapena a compensare (per ora), che se un paese cala la produzione di una frazione di percento gli altri non possono aumentarla. E la legge della domanda e dell'offerta fa il suo dovere, il prezzo che sale è il modo con cui il mercato ci avvisa che di qualcosa non ce n'è abbastanza per tutti, occorre ridurre i consumi.

Forse è più istruttivo vedere l'andamento dei prezzi in euro, visto che noi lo paghiamo così. Siamo ad 80 euro a barile, non distanti dai 92 del massimo storico di 3 anni fa. Vediamo anche che la crescita non è qualcosa di ora, dopo il crollo della domanda dovuto alla crisi del 2009 il prezzo ha continuato a crescere in modo costante, e ha tutta l'aria di voler continuare a farlo.

Non ho idea di cosa succederà. 3 anni fa pensavo che i prezzi sarebbero saliti per un pezzo, e ho sbagliato clamorosamente. Ci aspetta un'altra crisi, quando non abbiamo neppure cominciati ad uscire dalla precedente? O stavolta arriverà a prezzi ancora più alti? In entrambi i casi non sarà rosea.

Benvenuti nel post-picco

19 commenti:

markogts ha detto...

Ci sarebbero però alcuni "bias" da verificare. In particolare la speculazione. Perché capisco che la domanda sia "rigida", ma la Libia produce il 2% del petrolio mondiale.

Altra cosa che mi insospettisce è che sia adesso sia durante la scorsa crisi, a un barile caro corrisponde un dollaro debole. Non mi è chiaro il meccanismo.

Comunque è un dato inopinabile che, in tutte queste fluttuazioni di prezzo, da diversi anni la produzione di petrolio non aumenta, e questo dovrebbe fare riflettere soprattutto i politici lungimiranti (o è un ossimoro?)

Gianni Comoretto ha detto...

Sulla speculazione. È sempre difficile valutarla, ma esistono strumenti per farlo.

Puoi incrociare il prezzo con la produzione, e si vede distintamente che il prezzo sale bruscamente quando la produzione supera un certo valore: più di così non ce la fai, a nessun prezzo. Poi quando la produzione scende, perché la crisi economica è partita, i prezzi seguono all'indietro la curva, con una grossa fedeltà.

Poi puoi guardare alla rapidità con cui sale la curva. Gli speculatori ha fretta, e le oscillazioni (che ci sono) nella curva dei prezzi sono probabilmente dovuti a loro. Nessuno speculatore ha investito in futures due anni fa, per far salire il prezzo ora.

Diciamo che è ragionevole pensare che nel 2008 gli ultimi 10 €/barile erano speculazione, oggi forse abbiamo 5€ di speculazione, il resto è domanda/offerta.

Sulla Libia, non ho dati riguardo alla produzione attuale, ed è un bel po' che non mi aggiorno, ma mi risulta continui a produrre. Quindi ho stimato un 1% di perdita di produzione, meno di un milione di barili il giorno. Nominalmente la sola spare capacity saudita è di più. Nominalmente, appunto, le esportazioni saudite nell'ultimo anno sono calate del 15%.

MaRaNtZ ha detto...

Io ho scommesso in varie occasioni sul verificarsi di un effetto "larsen" dell'economia. Un po come il feedback positivo di un microfono che innesca oscillazioni acustiche quando amplifica il suono delle casse a cui è connesso.

La ripresa ha bisogno di petrolio, lo ottiene sul mercato, il quale aumenta i prezzo (con un certo ritardo, ed è ciò che rende instabile il sistema), il quale deprime l'economia improvvisamente al raggiungimento di un punto di rottura.. arriva la crisi e poi siamo da capo!

Chi mastica teoria dei sistemi, sa benissimo che un "ritardo" nell'anello di retroazione è ciò che tipicamente innesca fenomeni oscillatori, talvolta distruttivi, in assenza di ulteriori limitazioni.

Prevedo quindi un crollo improvviso attorno all'inizio del 2012, ma non ci tengo particolarmente a vincere la famosa pizza ...

Claudio Termografia ha detto...

Che tassa si inventeranno quando circoleranno per la maggior parte auto elettriche ??

Anonimo ha detto...

Non penso che ci saranno auto elettriche in circolazione.

Dall'inizio dell'anno sono avvenute ( o si sono fatte avvenire appositamente) sommosse e agitazioni in quasi tutti i principali paesi esportatori di petrolio e gas naturale .
Secondo me questo è un segnale che siamo agli sgoccioli.
Il petrolio inizierà a mancare per davvero e credo che entro la fine dell'anno la benzina arriverà almeno a 2€ al litro.
E' solo questione di tempo prima che inizino vere e proprie sommosse dettate dalla disperazione (gli ammortizzatori sociali per quanto dureranno ancora?).
I governi anziché preparare la gente al peggio hanno scelto la via della farsa ad oltranza. Il capitombolo è scontato con questa linea.
Si potrebbe uscirne ma seguendo vie di cooperazione come installare fotovoltaico in ogni dove (con gli stessi soldi del salvataggio delle banche nel 2008 avremmo potuto costruire impianti su tutto il globo) ma ovviamente questo va contro le leggi di mercato.
Avanti dunque verso la rovina! L'unico 2012 plausibile a livello apocalittico mi sembra solo questo, ma ovviamente spero di essere smentito.

markogts ha detto...

@ Claudio: suvvia, non penserai mica che si fermeranno per così poco? Un superbollo sui kWh della batteria, l'assicurazione calcolata sui kW di potenza e una tassa sul diametro dell'avvolgimento statorico.

Claudio Termografia ha detto...

@markogts i nostri governanti hanno un immaginazione davvero fervida visto il passato sono sicuro che troveranno nuovi e fantasiosi balzelli da appiopparci, ci vorrebbe un p'ò di austerity anche se alla fine di questo ne risentirebbero come sempre i lavoratori distanti che già fanno tanti sacrifici :-(

Gianni Comoretto ha detto...

Il sistema delle accise è decisamente fantasioso, sono d'accordo, ma la fantasia è una caratteristica italiana. Comunque la viabilità (mantenere strade ed infrastrutture) costa alla collettività, e le accise corrispondono abbastanza bene a questi costi. Che li paghi chi usa l'auto, e in proporzione alla cilindrata, mi sembra tutto sommato equo.

Assicurazione e bollo sono rapportati alla potenza (in kW), quindi non serve cambiare nulla. Anzi, oggi molte assicurazioni praticano prezzi inferiori per mezzi a trazione elettrica (e ne sono felice, avendone uno). Probabile che se i mezzi elettrici diventano una frazione consistente si paghino accise anche sull'energia elettrica usata a questo scopo, non ci vedo nulla di strano o iniquo.

Anche se è la normalità oggi, lavorare a 30-50 km da dove si vive è sostenibile solo con petrolio quasi regalato, come succede oggi. Ma il petrolio DEVE finire, prima o poi, è questione di geologia, non di politica. Non credo succederà quest'anno, ma tra 10 anni TUTTI i modelli danno petrolio ampiamente insufficiente per i nostri consumi. Provate a guardare "La fine di Suburbia", è un film interessante.

markogts ha detto...

Che li paghi chi usa l'auto, e in proporzione alla cilindrata, mi sembra tutto sommato equo.

Dissento veementemente, su basi tecnico-scientifiche. Decidiamo: devo pagare una tassa sull'antipatia suscitata dal mio veicolo o devo rimborsare la collettività di un bene (strada, aria, risorse) che utilizzo per muovermi? Se è la seconda, allora devo pagare in base a quanto consumo, quanta CO2 e inquinanti emetto e a quanto ingombro in pianta (differenziando se parcheggio in strada o in area privata, tenuto conto che il 90% del tempo l'auto sta ferma). Tassare sulla cilindrata è una follia priva di senso, che risale al classismo degli anni in cui un modello aveva un solo motore e se lo poteva permettere solo un certo ceto sociale. La cilindrata è un parametro che poco ha a che vedere col risultato finale. Si pensi ad esempio alla Prius, che risulta fiscalmente una 1.8 ma, col ciclo Miller, di fatto è un 1.5. Per non parlare del trattamento paradossale dei Wankel (1.3 per il fisco, 2.6 per l'assicurazione). Era appunto il paragone che ho fatto sul diametro dello statore nel mio intervento precedente. Al legislatore non deve importare COME io ingegnere ottengo una data prestazione, deve interessare la prestazione nella sua globalità. Alla stessa maniera non deve esistere una tassa sui SUV o sulle macchine potenti: se uno è in grado di costruire SUV o sportive che consumino e ingombrino poco, nessuno deve lamentarsi.

Anche se è la normalità oggi, lavorare a 30-50 km da dove si vive è sostenibile solo con petrolio quasi regalato, come succede oggi.

Temo di dover concordare. Solo che oggi lavoro a 42,5 km da casa. Dici che devo cambiare sede/casa/lavoro? Non sto scherzando, mi chiedo quanto sia urgente la faccenda. I mezzi pubblici sono quasi inapplicabili nel mio caso, adesso con la bella stagione proverò con bici+treno, ogni tanto riesco a combinare col car pooling (in due...) e no, il telelavoro non è ammissibile nel mio caso. :-(

Terenzio il Troll ha detto...

"per sgomberare il campo da illusioni, l'uranio basta fino al 2050"

E ti pare poco?
Intorno al 2050 viene dato per possibile il primo reattore commerciale a fusione.
Secondo me, dovremmo progettare un 40 o 50 anni di "tecnologie ponte", se non vogliamo vedercela brutta butta (beh, piu' i nostri figli che non noi...)

Vorrebbe dire usare tutto quello che abbiamo a disposizione, in maniera razionale: rinnovabili, modifiche del modello di consumo, nucleare, carbone...

Vorrebbe dire spingere tanto sulla ricerca scientifica (per esempio, dirottando almeno una fetta dei 1,7-2,4 miliardi di euro che verranno spesi per gli incentivi all'installazione del solare verso ricerca per tutte le rinnovabili: sia di base nelle universita' che applicata nelle industrie).

Vorrebbe dire cominciare a pensare che un'utilitaria sfigata oggi ha un motore da 30 KW a bordo e che, se nei prossimi 10 anni, anche solo il 10% del parco circolante verra' convertito ad elettrico vedremo un incremento del 20% secco del fabbisogno nazionale giornaliero di elettricita', in fasce orarie e con modalita' non compatibili con i cicli di produzione per cui e' calcolata oggi la rete produttiva.

Ancora sul nucleare: usarlo in maniera razionale, per esempio, vuol dire che le rinnovabili hanno tipicamente una curva di risposta lenta alle variazioni di carico della rete. Un certo numero di centrali nucleari ti permettono di fare da "volano" per gestire i picchi del sistema, senza dover tenere accese indefinitamente le centrali a combustibile senza far nulla.

MaRaNtZ: scusa se faccio il puntiglioso rompiscaole, ma mi pareva che la condizione per innescare un'oscillazione fosse differenza i fase >90 gradi (il tuo ritardo) *E* guadagno positivo. In generale, il tuo discorso ha senso, ma bisogna vedere se l'effetto di depressione dell'economia (quindi calo di domanda e prezzi) sia o meno piu' veloce dell'effetto di aumento dei prezzi per diminuzione dell'offerta. Dal grafico di Gianni, sembrerebbe che nell'ultima crisi sia stato questo secondo il caso.

max ha detto...

ragazzi visto che siamo decisamente in pochi, viste le statistiche, ad interessarci a questo problema e sembra quindi scontato che la catastrofe sia già annunciata, volevo chiedervi come vi preparereste ad affrontare scenari apocalittici tipo blocco dei trasporti, supermarket vuoti, blackout energetici, isteria di massa.
Grazie .

Gianni Comoretto ha detto...

@marko
Non entro nel dibattito su come si paga. MI sembra che io uso/usuro la strada in modo molto inferiore chi ha un'auto, e chi usa tanto l'auto la usura di più. Chi critica le accise non si rende conto di quanto costi tenere un sistema stradale.

Mi fermo agli ordini di grandezza, non ai fattori 2, che sicuramente sono importanti, ma finisce che ci si accapiglia su questioni giustamente opinabili.

Cosa fare se si lavora a 40 km da dove si vive? Non saprei, ma tener presente che nel giro di una decina d'anni la benzina costerà l'equivalente di un 4-5 euro al litro, se va bene. Non so dire se perché saranno saliti i prezzi o calati gli stipendi, ma la sostanza sarà quella. Usare i mezzi pubblici aiuta, ma anche quelli risentono del picco del petrolio, vedi i tagli che stanno già iniziando. Trasporto elettrico ed autoproduzione? Boh, io oggi vedo un pannello fotovoltaico più come un'assicurazione che come un investimento.

Nel mio caso è più grave, senza energia non ha molto senso continuare a fare astronomia, io rischio già ogni anno di non poter lavorare (vedi post precedenti). Sto ragionando su cosa posso fare in futuro, mi esercito a coltivare ortaggi sul balcone (non campo con quelli, ma imparo come si fa).

Non ho idea di come si possa sopravvivere ad una crisi seria. Spero che il tutto sia graduale, e che ci sia bisogno di chi sa riparare un elettrodomestico.

Gianni Comoretto ha detto...

@Terenzio:
il discorso del nucleare è complesso, ci sono molti aspetti. Quello del combustibile è che la disponibilità di uranio è già insufficiente oggi, per i reattori esistenti, e viene coperta per un 20-30% da combustibile riciclato dalle vecchie testate. Il che mi fa felice, ma non lascia molto spazio ad un incremento della produzione.

Se si costruiscono oggi centrali nucleari, saran pronte tra una decina di anni, forse. Supponendo non siano costruite in Italia, sennò se ne riparla dopo il 2050. Se ne si costruisce molte, il consumo di uranio piccherà prima, diciamo nel 2030, funzionano per 10 anni. Diventa antieconomico, costa più del fotovoltaico.

Sicuramente una piattaforma di nucleare può essere utile per avere un carico di base coperto, e ogni kilowattora buono è un kilowattora prodotto, ma il nucleare ha il problema opposto al solare, non puoi spegnerlo, e devi avere un sistema di accumulo la notte. Non è più semplice da gestire del solare intermittente, e ormai riesci a calcolare la dispacciabilità di un impianto con le previsioni meteo.

Gli incentivi alla ricerca sulle rinnovabili sono proprio quelli che vengono dati all'installazione del fotovoltaico. Se dai incentivi a babbo morto, difficilmente riesci a mettere sul mercato un prodotto ingegnerizzato. Dando incentivi DECRESCENTI costringi l'industria a produrre pannelli sempre più economici, e difatti il costo del FV è passato in pochi anni da 10 a 3 euro per watt di picco, chiavi in mano.

Poi ci vuole la ricerca su cose nuove, ma ora si critica il FV perché funziona TROPPO: l'anno scorso si è installato 3 GW di potenza, come una centrale nucleare (d'accordo, con un terzo delle ore di esercizio l'anno), e siccome producono nelle ore in cui c'è più assorbimento, riducono il costo del kWh medio, con danno per i produttori tradizionali.

maurice ha detto...

ciao

prima di tutto una considerazione economica:
proprio per la legge della domanda e dell'offerta, credo che il petrolio continuerà ad avere sbalzi.
già oggi leggo che la richiesta di petrolio sta diminuendo, a causa del suo prezzo: quando sarà diminuita molto, il prezzo del petrolio si rimetterà a scendere, e troverà un nuovo equilibrio. L'isteresi, trattandosi di un fenomeno mondiale, ha un tempo caratteristico piuttosto lungo.

considerazione umana: il petrolio è diventato fondamentale solo nell'ultimo secolo...se domani finisse improvvisamente (ma non succederà, sarà una cosa molto graduale di cui forse noi vedremo l'inizio) semplicemente l'uomo si adeguerà. Magari si torneranno a coltivare i campi sotto casa invece di importare fragole dal cile (e sono buone, ma non è questo il punto). Si troverà un nuovo stile di vita. L'uomo si adeguerà (lo ha sempre fatto).
Sinceramente, se sarò costretto ad usare le candele, alla sera, per leggere, non mi cruccerò troppo.
Forse la cosa che mi dispiacerà di più sarà viaggiare...ma in realtà l'uomo ha viaggiato tanto anche prima del petrolio, leggetevi la storia di erasmo da rotterdam. Semplicemente... faremo tutto più lentamente.

considerazione personale: prima facevo 30k km all'anno (per lavorare faccio 70 km al giorno), adesso sono passato alla bici elettrica pieghevole e treno. E faccio solo 10k km all'anno. E se l'ho fatto io, possono farlo in tanti (bici elettrica perchè devo fare la salita di arcetri e non voglio arrivare sudato al lavoro). Abbiamo solo bisogno dello stimolo giusto. Per me è stato un tamponamento a catena, potenzialmente letale. Per qualcuno può essere la benzina a 5 euro al litro.

ciao a tutti...continua a scrivere cose interessanti in questo blog, mi raccomando.

PS sarà per coprire l'aumento del petrolio che sono state recentemente usate alcune potenti "armi di distrazione di massa" mediatiche?

Lorenzo ha detto...

@maurice
Purtroppo temo che le cose non siano così semplici, rispetto al secolo scorso la popolazione è aumentata enormemente e nel frattempo la cementificazione ha drasticamente ridotto la disponibilità di terreni coltivabili (per costruirci parcheggi, villette e capannoni che rimangono vuoti!!) e non pensare che si possano facilmente ripristinare visto che un terreno cementificato richiede secoli per ridiventare fertile.
Poi non credo che la gente accetterebbe a cuor leggero di passare dai SUV ai piedi, dagli ipad alle candele.

Gianni Comoretto ha detto...

@maurice: quando non avevamo disponibilità significative di combustibili fossili, la popolazione mondiale era circa un decimo di adesso. Certo, l'agricoltura assorbe solo una parte delle risorse energetiche, ma occorre lasciargliele per poter mangiare. Non so come mai invece mi tornano alla mente i biocombustibili. Le rivolta in corso nel nordafrica sono state scatenate dal rincaro dei prodotti agricoli, insomma il petrolio non serve solo per ipad e SUV.

Poi per quanto il treno sia molto meno energivoro dell'auto privata (monoutente, di solito), occorre energia anche per quello. Io posso arrivare ad Arcetri in bici (essendo pigro uso soprattutto il motorino elettrico, ma riesco ad arrivarci senza sudate se doso le forze), ma tu da casa tua no. E come te Marko del primo commento. Che fa tutta questa gente che abita a 50 e più km da dove lavora?

Sull'economia. L'Europa ha calato i propri consumi petroliferi di un buon fattore (10% mi sembra), ma la Cina non puo' farlo, se il suo PIL non cresce a ritmi sostenuti si ritrovano milioni di disoccupati. I paesi produttori vogliono la loro fetta, ad es. l'Arabia Saudita ha una crescita demografica spaventosa, che comporta una crescita dei consumi interni.

Chiaro, quando i prezzi salgono troppo velocemente uccidi la domanda e hai oscillazioni. Ma se guardi il grafico del prezzo, oscillazioni ultimamente ce ne sono poche, gli attori fan di tutto per evitarle, dopo il 2008. E quando finirà l'effetto dei "Megaprojects" (la messa in produzione dei grossi campi scoperti negli ultimi decenni) sulla produzione, non abbiamo altro petrolio da tirar fuori. In una decina d'anni la produzione dovrà scendere drasticamente, molto più di quel 10-15% che ci ha messo in ginocchio l'economia.

Ci aspettano tempi interessanti.

maurice ha detto...

@Gianni e tutti
Cosa faranno (faremo) le persone che lavorano a grande distanza da casa...probabilmente ci trasferiremo o cambieremo lavoro, come facevano nel 1800.
La gente non si abituerà facilmente....la popolazione è maggiore....tutto vero, io credo però che i cambiamenti vadano visti in una scala di tempo più grande.
Quando è stato inventato, il frigorifero ha ucciso tutto l'indotto di popolazione che lavorava per creare, trasportare e distribuire ghiaccio...non era neanche tanto tempo fa...eppure il frigorifero è stato inventato lo stesso ed i distributori di ghiaccio hanno cambiato lavoro.

Il rischio più grande proviene da possibili cambiamenti repentini, destabilizzanti, scioccanti. Se gli stessi cambiamenti avvengono in dieci generazioni o in due, gli effetti sono diversi .
Se domani ci dovessimo trovare a ridurre di 10 volte la popolazione mondiale, sarebbe la più grande tragedia della storia dell'umanità.
Se lo dovessimo fare nell'arco di 300 anni, sarebbe comunque un disastro, in 1000 anni potrebbe essere (quasi) indolore
(in Italia siamo andati facilmente a crescita demografica negativa, ad esempio).

Riflettevo solo su questa scala di tempo, che è interessante e fuori moda: sembra quasi che le due ultime generazioni,colme di risorse, siano state le più produttive e migliori e che non possa più esistere mondo differente.

Ovviamente, le risorse diminuiranno,presto o tardi....questo anche un bambino ci arriva, forse meglio di un adulto...sarebbe importante capire come lavorare per diminuire al massimo l'impatto destabilizzante di questa realtà.

Ognuno, nel suo piccolo può dare una mano: col risparmio energetico, con gli stili di vite, senza fare l'eroe ma inserendo queste cose nella vita di tutti i giorni.
Va da sè che poi c'è chi rema contro, affossando la ricerca, criticando l'istruzione pubblica, distruggendo la razionalità...certo, un popolo "ignorante" è più facile da controllare, ma sarà questa la vera soluzione all'emergenza energetica? Qualcuno, anche all'interno della comunità scientifica (che ormai non è più una torre d'avorio incorrotta), pensa evidentemente di sì.

Si, viviamo in tempi interessanti....ma anche pericolosi. :-D

max ha detto...

Vorrei essere ancora fiducioso come te Maurice ma ho paura che il tonfo sarà brutale.
Non c'è interesse a cambiare o meglio l'elite al potere non può alzarsi dalla poltrona che occupa in nome dell'altruismo e la gente per la maggiore preferisce drogarsi davanti alla TV accettando per buone tutte le notizie filtrate ed aggiustate che gli si propina.
Insomma credo che chi guadagna con il petrolio preferisca vedere il mondo finire in rovina piuttosto che accettare l'evidenza della fine del suo potere e ancora peggio la gente comune, se le parli di questioni gravi come questa, si bea nel suo limbo e pensa che dopo il petrolio ci sarà l'idrogeno, come se fosse facile scindere le molecole dell'acqua! (correggetemi se sbaglio ma mi sembra che per un tot d'energia prodotta dall'idrogeno ne occorra il doppio per ricavarlo).
Per cambiare direzione occorrerebbe innanzitutto un sistema non monetarista a base della società studiato secondo principi di risorse disponibili,minimizzazione dei trasporti,riciclaggio razionale e riutilizzo dei materiali, ma trovatemi uno di questi aspetti che non si scontri palesemente con le fondamenta del capitalismo e quindi con gli interessi delle banche e "dell'alta finanza"!
Non se ne esce a parer mio: le batterie del giocattolo capitalista si stanno esaurendo e senza la preziosa linfa nera (petrolio a buon mercato) il gigantesco castello di carte ( società consumistica) crollerà rovinosamente a terra .
Sarei più propenso a valutare quali siano le opzioni migliori per cercare di sopravvivere allo tsunami che prima o poi si abbatterà sulle nostre teste.

Anonimo ha detto...

posso suggerire che l'aumento del prezzo del petrolio potrebbe essere derivato notevolmente dalle politiche monetarie inflazionistiche, più che dalla sua diminuzione?

korallox