lunedì 22 agosto 2022

Le previsioni sono difficili, soprattutto se riguardano il futuro

In questa calda estate abbiamo avuto un piccolo assaggio di cosa sia il riscaldamento globale. Ma le voci contrarie, dei soliti "pensatori indipendenti", abbondano. Viene ripetuta alla nausea la bufala di Rubbia che nega il riscaldamento globale, citando un intervento in Senato in cui lui pasticcia un po' con Groenlandia ed Annibale, ma afferma senza fare sconti che «ci troviamo di fronte a una situazione assolutamente drammatica: le emissioni di CO2 stanno aumentando in maniera esponenziale», collegando le stesse emissioni al cambiamento climatico. Il riscaldamento globale sarebbe un complotto dei poteri forti per farci comperare un'auto elettrica. In noto sito di meteo-bufale riporta la tesi di un "eminente climatologo", in realtà un industriale petrolifero. E poi le solite cose: Eric il Rosso che viveva in una Groenlandia libera dai ghiacci (no, viveva nel pezzettino di Groenlandia dove ora allevano 20 mila ovini), Annibale che attraversò le Alpi in inverno in passi ora ghiacciati (no, le attraversò a fine estate, in passi che anche oggi sono libere da neve e ghiacci a settembre), il riscaldamento globale si è fermato dal 2000 (vedi il grafico sotto), per finire con le scie chimiche, i motori ad acqua che i poteri forti ci nascondono e cose ancora più pazze.

Tra tutta la fuffa una tesi che che almeno merita un po' di considerazione è quella di Nicola Scafetta, professore di Fisica dell’atmosfera e climatologia dell’Università Federico II di Napoli. Scafetta da oltre 10 anni propone un suo modello secondo cui il clima sarebbe dovuto in buona parte a effetti legati al Sole, a sua volta influenzato dai moti dei pianeti. Analizzando la serie storica del clima terrestre Scafetta ha trovato alcune periodicità, che sarebbero simili a quelle di alcuni moti planetari. La componente antropica sarebbe solo la metà di quanto calcolato dalla quasi totalità dei suoi colleghi. La tesi è sostenuta in articoli pubblicati su riviste internazionali, e di per sé è degna di attenzione. Ma come sempre succede nel mondo scientifico, anche di critica. Ne avevo già parlato in precedenza, osservando come il suo modello sia fisicamente implausibile, prevede fenomeni che vanno contro la relatività generale e, anche correggendolo in modo da renderlo compatibile con la fisica di base, è molto debole: manca un meccanismo fisico plausibile, e il trattamento statistico dei dati è tale da rendere facile prendere abbagli. E con 8 pianeti abbiamo un numero altissimo di possibili periodi: oltre al periodo di rivoluzione di ciascuno abbiamo infatti tutte le possibili combinazioni di 2, o anche 3, pianeti differenti. Inoltre Scafetta considera anche le "quasi coincidenze", periodi simili ma non uguali. Insomma, un bagaglio enorme di periodicità a cui attingere e tra cui scegliere.

In una conferenza tenutasi a Padova nel 2014 lui lo ripropone, sostanzialmente invariato. In seguito il modello è stato riaggiustato per correggere appunto il fatto che sia incompatibile con la relatività, ma ho provato a fare un banale controllo: cosa è successo dal 2014 ad oggi? 

Scafetta nel suo modello prevede una diminuzione dell'attività solare, che durerà fino a circa il 2070. Be', in effetti i due cicli solari precedenti erano stati molto fiacchi, erano in molti a prevedere un periodo di Sole quieto, ma a questo giro il Sole ha sorpreso tutto mostrandosi molto più vispo del previsto. E i miei colleghi fisici solari non si stupiscono più di tanto, non abbiamo un modo affidabile per prevedere l'andamento dell'attività solare, era più sorprendente una teoria che potesse farlo con pochi conti sui moti dei pianeti.

Una immagine del Sole ripreso con il radiotelescopio di Medicina. Le chiazze chiare sono regioni attive, particolarmente numerose nell'ultimo anno.

Ma soprattutto, nel suo modello, Scafetta ha trovato un ottimo accordo con il clima tra il 1850 e il 2014. Molto migliore di qualsiasi modello climatico. Appunto, fino al 2014. E poi? Il risultato è qui sotto. 

La curva blu è quanto prevede Scafetta nel 2014. Ci sono componenti con periodo di 9.1 anni, 10.4 anni, 20, 60, 115 e 983 anni. E sommato un contributo antropico che è la metà di quanto previsto dai modelli climatici. La curva rossa è quanto abbiamo effettivamente misurato. Le due curve si assomigliano molto fino al 2014, ma da lì quella di Scafetta resta circa costante, le temperature vere invece sono aumentate di circa 0,3 gradi. Scafetta questo lo sa, e ha provveduto ad aggiungere armoniche, in modo da prevedere correttamente i dati odierni.

Insomma, se ci metti dentro abbastanza ingredienti riuscirai sempre a riprodurre QUALSIASI curva. In fondo è alla base della compressione dei file audio: scegliendo le componenti periodiche giuste, e registrando solo quelle, possiamo ottenere una decente riproduzione di qualsiasi brano musicale o voce umana. Ma la cosa funziona solo per il passato: il futuro tende a fare quello che vuole. Se non si ha un modello fisico (succede questo perché c'è questa cosa che lo causa) difficilmente ci si prende. Ma basta aggiungere ulteriori armoniche...


martedì 5 luglio 2022

La transizione energetica non è una passeggiata. Ma non farla è molto peggio

Ormai l’idea che siamo di fronte a cambiamenti climatici è diventata abbastanza patrimonio comune. Si sa che questi avranno un impatto enorme, potenzialmente devastante sulla nostra vita (o su quella dei nostri figli e nipoti)  Ma pochi si rendono effettivamente contro della gravità del problema. Probabilmente neppure io ne sono consapevole fino in fondo, o dormirei molto meno bene di quanto faccia oggi, avrei il tipo di incubi che ho avuto dopo aver visto (molto di striscio) cosa sia una guerra oggi. 

E quindi sento in continuazione frasi che tendono a minimizzare il problema: sì, sarebbe bello pensare al clima, al pianeta, ma costa troppo, è troppo difficile, e in fondo non serve. O è inutile. O basta una generica riverniciata di verde all’economia (la “crescita verde”) e andrà tutto bene. Proviamo a vedere perché non è proprio così, correggendo un po’ di affermazioni comuni. 

La transizione energetica non è un lusso

Ci viene ripetuto fino alla nausea: oggi non possiamo permetterci misure per uscire dai fossili, sono troppo costose. L’assurdo è che allo stesso tempo ci si lamenta perché i fossili sono troppo costosi, e che quindi lo Stato deve pagarcene una parte. Abbiamo detassazioni delle bollette (che significa che lo Stato ce ne paga una parte), dei carburanti, fondi per coprire i costi energetici di chi è in difficoltà. Sono tutte cose che alla fine paghiamo tutti, in un modo o nell’altro, ma che sono solo palliativi, sono lo scotto di non averci pensato finora. 

Innalzamento dei mari con 2°C di riscaldamento globale.
Rovigo, Pisa, bassa bolognese sono perse.


In realtà sono i cambiamenti climatici che costano: ogni disastro, siccità (quest’estate si preannuncia una delle più secche mai viste dal nostro paese) incendio, tempesta oggi è più frequente, e più grave, per i cambiamenti climatici già in atto. Quelli che verranno saranno MOLTO peggio. Prendiamo ad esempio un articolo, uscito su Repubblica (non sul “bollettino dei catastrofisti ecoradicali”) il 16 maggio scorso. “Sul cambiamento climatico vi avevamo avvertiti ma non ci avete creduto", dice nel titolo Sonia Isabelle Seneviratne, climatologa al Politecnico di Zurigo. Le cose che racconta sono le stesse che sento dire da tutti i miei amici climatologi, che anzi di solito in privato sono molto più pessimisti che in pubblico. Si dovrebbe stare sotto un aumento di temperatura di un grado e mezzo, siamo diretti verso i 3. 2 gradi in più bastano per avere danni irreversibili, nel nostro paese “buona parte della vegetazione, con un aumento delle temperature simile, non sopravviverebbe”. 

Detto in altri termini l’Italia diventa un deserto, poca agricoltura, niente vigneti, niente boschi. Questo è lontano qualche decennio, non qualche secolo. Tra qualche secolo, con 2 gradi di temperatura in più tutte le città costiere finiranno sott’acqua. Livorno, da cui scrivo, non esisterà più. 

Non si tratta quindi di qualche bolletta più cara. Quanto valgono i nostri boschi? Quanto vale la nostra produzione agricola? Le città che finiranno sott’acqua (non solo Venezia) quanto valgono?

Si tratta di salvare Homo Sapiens, non (solo) il pianeta

Il nostro pianeta ne ha passate di cotte e di crude. Asteroidi, megaeruzioni vulcaniche durate millenni con distese di lava che han creato aree enormi come la Siberia, periodi in cui la calotta polare arrivava all’equatore… I negazionisti climatici hanno ragione a dire che tutto sommato questo è un periodo relativamente freddo, e anche con riscaldamento globale non raggiungeremo i livelli di temperatura medi di 50 milioni di anni fa. Ma 50 milioni di anni fa l’Italia era un arcipelago, con i mari decine di metri sopra il livello attuale e i coccodrilli che prosperavano nella giungla siberiana.

La Terra con 8 gradi in più, 55 milioni di anni fa

E’ anche vero che i cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio un sacco di ecosistemi. Citavo qui sopra i nostri boschi appenninici, che non resisteranno ad una sequenza di estati secche come quelle che ci aspettano. Ma in altri posti le cose magari miglioreranno. Le estinzioni globali non hanno significato la fine della vita, poi questa si è ripresa. Noi siamo quelli più a rischio. Viviamo in un sistema che si basa sull’agricoltura, che a sua volta si basa su climi stabili. Niente climi stabili, niente agricoltura. In ogni caso la produzione agricola si ridurrà moltissimo, e non potremo mantenere in vita gli 8 miliardi di persone che oggi popolano la Terra. E non pensiamo “ah, poveri africani che moriranno di fame”: l’Italia non è alimentarmente autosufficiente, ed è una delle regioni che subirà fortemente il riscaldamento.

Non basta piantare alberi

Piantare alberi è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza. Ma non basta. Le foreste europee (che si stanno espandendo) assorbono 3-400 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Gli europei ne producono 6300 milioni di tonnellate l’anno. Dovremmo moltiplicare per 15-20 volte le foreste attuali, per far pari. Ogni persona dovrebbe piantare migliaia di alberi ogni anno. Probabilmente non basterebbe tutta la superficie rimboscabile mondiale, ma anche se bastasse poi noi che mangiamo?

L’idrogeno non è una soluzione

L’idrogeno oggi viene prodotto dal metano, quindi non è meglio rispetto ad usare direttamente il metano. Si può produrre con l’elettricità, ma nelle trasformazioni elettricità-idrogeno-elettricità se ne perde la maggior parte, quando va bene si ri-ottiene il 40% dell’elettricità di partenza, di solito meno del 30%. Quindi molto meglio usare direttamente l’elettricità. Non ha quindi senso fare impianti fotovoltaici per produrre idrogeno, faremo fatica a realizzare abbastanza fotovoltaico per i nostri fabbisogni energetici, buttarne poi via il 70% è da folli. Ha un suo senso, ma solo se usato come accumulo per lunghi periodi (se siamo disposti a buttar via il 60-70% dell’energia di partenza), o per alcune applicazioni particolari (siderurgia), ma un’ “economia dell’idrogeno” ne ha molto meno.

Gli stili di vita? Importanti ma non basta 

Sentiamo un sacco di inviti alla responsabilità: per il clima dobbiamo diventare vegani, usare auto elettriche, abbassare il termostato. Certo, gli stili di vita sono importanti. Servono a “fare la cosa giusta”, imparare a vivere in modo responsabile, e aumentano la nostra resilienza Altrove descrivo come le mie bollette non abbiano risentito dei recenti aumenti, sono così basse da non essere una voce importante del mio bilancio. E, soprattutto, servono a darci la spinta per chiedere le cose giuste, difficilmente chiederò piste ciclabili se mi muovo in auto, o di abbandonare il gas se il rischio è di aumentare il costo di una bolletta già cara.

Cosa mangiamo conta per il clima

Ma da soli questi gesti servono a molto poco: quel che non consumo io verrà bruciato nel SUV del mio vicino di casa (cercate “paradosso di Jevons”), e i combustibili fossili sono “dentro” qualsiasi cosa io usi, consumi, mangi. Comunque io (e mio figlio) siamo i soli nel condominio ad avere bollette di quel tipo (e nessuno dei due è un monaco trappista). Le persone senza un’auto, come me, sono pochissime, anche tra chi è sensibile a temi ambientali. Il messaggio “consumare meno” evidentemente non è molto popolare, non possiamo contare sugli sforzi individuali per salvarci le chiappe.
E comunque qui una serie di azioni utili
Inoltre io sono un disastro per il PIL: se tutti facessero come me i ristoranti, i negozi di abbigliamento, l’industria automobilistica, in generale l’economia fallirebbe. Dobbiamo consumare, produrre, lavorare, ma se produciamo consumiamo energia (e materie prime, altro problema), e quindi produciamo CO2. Quindi il problema è il nostro sistema economico, che va rivisto pesantemente. Per ora potremmo cominciare spostando i consumi su ciò che ci farà consumare meno in futuro: dobbiamo costruire impianti rinnovabili, isolare edifici, potenziare la rete elettrica, insomma investire per poter consumare meno domani. 

Non illudiamoci che basti una “economia verde”, che lascia tutto come è, per saltar fuori dal disastro in cui siamo. Esempio da manuale: le auto elettriche. Il modello che sta passando è sostituire le auto esistenti con auto elettriche. Un’auto elettrica consuma, globalmente da quando la produciamo a quando la smaltiamo, meno energia di un’auto endotermica, diciamo la metà (i numeri esatti cambiano molto a seconda di che auto è, quanto la usiamo, eccetera). Ma dobbiamo ridurre i consumi molto di più del 50%, e certi usi dei mezzi di trasporto diffusi (camion per trasporto merci, servizi come polizia, ambulanze, alcuni mestieri….) non sono eliminabili. Di conseguenza il modello “un’auto a testa” semplicemente non è sostenibile. Non c’è, nel futuro che ci aspetta. Servono meno auto, quindi meno industrie automobilistiche, meno meccanici. E più biciclette (magari elettriche), più mezzi pubblici… 

Insomma servono misure collettive, in cui inserire quelle individuali, che non restino l'hobby di qualche strambo come il sottoscritto. E serve cambiare il modo che abbiamo di concepire l'economia.

Allora facciamo un po’ di rinnovabili. Ma quante?

Immagine obbligatoria per post sul clima,
con pale eoliche, pannelli e girasoli

Quante rinnovabili servono? Se vogliamo ottenere un sistema che sta in piedi senza emettere CO2 servono tre cose:

  1. Sobrietà energetica: ridurre i bisogni a quanto effettivamente serve. Se non lo facciamo abbiamo il paradosso di Jevons, ogni risparmio verrà vanificato da un aumento dei consumi.
  2. Efficienza: ridurre al massimo gli sprechi, usare l’energia minima che serve per quei bisogni.
  3. Passaggio alle rinnovabili: installare tutte le rinnovabili che servono, ragionando sul modo migliore per farlo.

Sono tutte e tre passaggi difficili, e aperti a discussioni infinite sul “come” e sul “quanto”, ma per nessuno dei tre potrà essere “un poco”. E servono tutte e tre, non possiamo scansarne uno. Per esempio, in un recente dibattito su un impianto eolico il comitato contrario sosteneva che l’energia di quell’impianto poteva essere risparmiata eliminando gli standby in tutte le case italiane. Dato vero, ma irrilevante, serve fare entrambe le cose e molto, ma MOLTO di più.

Butto giù due conti molto a spanne, rubando qualche concetto e conto ad un amico. Prendete questi numeri come un’indicazione di dove si va a parare, non come valori precisi, ma danno un’idea. In Italia usiamo in un anno 170 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), ma siccome per produrre energia elettrica si usa più energia primaria dell’elettricità prodotta, alla fine abbiamo usato 126 Mtep di energia finale, circa 1500 miliardi di kWh. Riducendo:

  • i trasporti del 20% (non drammatico: molto telelavoro, molti mezzi pubblici, riduzione del turismo stagionale a lunga distanza, ma a livello individuale medio significa ridurre di cinque volte quanto usiamo l’auto privata)
  • il riscaldamento domestico del 40% (coibentazione)
  • il termico industriale del 20% (coibentazione, ma più difficile, usare processi produttivi meno energivori)
  • convertendo il riscaldamento da fonti fossili ad elettrico con pompa di calore

è possibile ridurre i consumi primari a circa 50 Mtep. Stiamo parlando quindi di riduzioni drastiche, 2 volte e mezzo in meno. Traducendo in energia elettrica, questi corrispondono a un po’ meno di 600 miliardi di kWh (600 TWh). Questa, ottimisticamente (se riusciamo a fare quanto appena descritto) è l’energia che ci serve. Una stima del RSE dà un valore un po’ meno ottimistico, 790 TWh.  

In numeri forse un po'  più comprensibili: oggi ciascun italiano consuma circa 70 kWh ogni giorno, per scaldarsi, muoversi, coltivare il cibo, produrre e trasportare le cose che ci servono. Dobbiamo scendere a 25 kWh, circa 1 kW medio.

Quante rinnovabili servirebbero per produrre 600 miliardi di kWh l'anno? Il grosso problema delle rinnovabili è la ciclicità stagionale: il fotovoltaico produce più energia d’estate che d’inverno, l’eolico più d’inverno che d’estate. Combinando i due possiamo in parte appianare la situazione, ma fino ad un certo punto, dovremmo produrre più energia di quella che ci serve, per diminuire l’ammanco invernale. In estate ne avremmo un surplus, che potremmo utilizzare per produrre l’inefficente idrogeno (o metano di sintesi) per colmare il restante ammanco invernale. Non è detto che basti, nel frattempo dobbiamo studiare come coprire l'ammanco residuo, creare una rete elettrica in grado di trasportare l'energia su lunghe distanze (il vento e il sole possono esserci altrove).

Considerando la quota di rinnovabili che già esiste (idroelettrico), ci servono almeno 300 GWp di fotovoltaico, di cui un terzo possono stare su tetti esistenti. I restanti 2/3 van messi a terra, sono 4000 km quadrati (mettendoli abbastanza radi da poter fare agrovoltaico). L’1% del territorio nazionale. Per rendere visivamente l’area occupata dai circa 100 Gwp dell’eolico è più utile pensare alla distesa, lineare, di turbine: servono 1500 km di turbine offshore e 4000 km di crinali con turbine su terraferma. E occorre installare 25-30 GW l’anno per i prossimi 15 anni. Fino a ieri, grazie a percorsi autorizzativi bizantini e ai veti incrociati, se ne installava circa 1 l’anno. Con le semplificazioni introdotte quest'anno si conta di installarne 5. Dobbiamo ulteriormente quintuplicare questi numeri.

Insomma non è un po’ di rinnovabili, e funziona solo se contemporaneamente si isolano le case, riducono drasticamente i trasporti, si sostituiscono tutte le caldaie con pompe di calore. Solo in questo modo avremo abbastanza energia per coprire i consumi e produrre d’estate un po’ d’idrogeno/metano di sintesi da usare d’inverno.

DI fronte ad un bivio: sconforto o darsi da fare?

Arrivati a questo punto è facile farsi prendere dallo sconforto: non ce la faremo mai, inutile darsi da fare, godiamoci questi ultimi anni e speriamo di esserci sbagliati sulle conseguenze. Ma siamo di fronte a un bivio: non far nulla, e andare incontro ad un disastro, alla fine della nostra civiltà, o far qualcosa, riusciremo a fare quel che riusciremo, e i nostri figli (o noi un po’ più vecchi, io al 2050 non ci arrivo ma molti di voi sì) avranno ancora qualcosa che assomiglia alla vita che viviamo ora. Più facciamo, meglio staremo. 

Certo, niente vacanza alle Maldive, casa riscaldata a 22 gradi, due macchine in famiglia. Ma tra una casa a 18 gradi e una che se si va sottozero (d’inverno continuerà a succedere, ed esistono le montagne), è molto meglio la prima. Poter andare a trovare gli amici o al lavoro con una bici o uno scooter elettrico è molto meglio che doverci andare a piedi. Avere una agricoltura meccanizzata con un po’ di biocarburanti (solo per quello, o non mangiamo più) è molto meglio che avere solo la zappa. E nel primo caso forse riusciamo a sopravvivere in 50 milioni in Italia (visto che la mia generazione si sarà tolta dai piedi e siamo sotto il tasso di sostituzione). Nel secondo se ne può sfamarne 15, i restanti si levino loro dai piedi, in un modo o nell’altro.  

Mamma mia, che pessimista che sei

Pala eolica "collettiva" a Gubbio.
Anche con i miei soldi


Io sono ottimista. Penso che, a fatica, ce la possiamo fare. Mi preparo. Finanzio con i miei soldi impianti di energia rinnovabile, che uso per la mia fornitura. Riesco a dormire la notte. Spero che non arrivi la terza guerra mondiale. Ma non mi illudo che basti una spennellata di verde, riciclare i rifiuti o comperare un’auto elettrica per risolvere il problema. C’è una differenza tra essere ottimista e non essere realista.

domenica 26 giugno 2022

Come vivere con il gas ai prezzi attuali - seconda parte

Nel precedente post ho cominciato a raccontare come ho fatto ad azzerare la bolletta del gas, e a ridurre moltissimo quella della luce. Quella della benzina non ce l'ho proprio (e quindi niente assicurazione, bollo, tagliando, rate dell'auto...). Ripeto quello che ho già detto: non mi ritengo un modello da prendere ad esempio, ho avuto alcune fortune, tipo di trovarmi in una casa con muri già decentemente isolati, e molte soluzioni le ho trovate a prove ed errori. A me funzionano, non è detto siano le migliori. Ma essere stato pessimista 10 anni fa (e lo sono ancora) è tornato utile, mi sono preparato per tempo. Continuo quindi a raccontare le cose che ho fatto. La prima (e più ovvia): isolare la casa, cambiando gli infissi e mettendo un controsoffitto, l'ho descritta nel post precedente. Le rimanenti sono:
  • Efficientare: un elettrodomestico a basso consumo costa un po’ di più, ma si ripaga in molti casi in un tempo relativamente breve. Uno dei più critici è il frigorifero.
  • Risparmiare: possiamo rinunciare ad alcune cose, almeno in parte, senza grossi sforzi. Possiamo accorgerci che alcune non sono indispensabili. Un grado o due in meno in casa significa dover tenere un maglione in più.
  • Elettrificare: l’elettricità è molto più efficiente per praticamente tutte le applicazioni in cui usiamo i combustibili fossili. Questo compensa il maggior “pregio” dell’elettricità rispetto ai fossili, e in alcuni casi (in particolare il riscaldamento) può portare a risparmi netti. L’elettricità può essere prodotta con rinnovabili, i combustibili sintetici anche se in teoria possibili sono estremamente inefficienti. Se sentite decantare i pregi dell’idrogeno, rizzate le orecchie, di solito non è vero (in alcuni casi sì
  • Prodursi l’energia. Individualmente è difficile. Ma in qualche caso conviene, se avete un tetto in cui mettere qualche pannello fotovoltaico, non vincolato da duemila balzelli, fatelo.

Secondo punto: Efficientare

Una discreta fetta dei consumi elettrici è legato al frigorifero: non consuma tantissimo, ma è acceso 24 ore al giorno. Un vecchio frigorifero di 15 anni fa consuma in media 100W, quasi 900 kWh in un anno. Un modello recente viaggia tra i 180 e i 200 kWh annui. Costano di più ma anche ai vecchi costi del kWh la differenza si ammortizza in pochi anni. A quelli attuali in un paio. Vale lo stesso ragionamento per quasi tutti gli elettrodomestici, quelli in classe A++ costano di più ma consumano molto meno.

Il computer portatile che sto usando consuma 10W, 25W quando frulla per un conto complicato. Senza demonizzare un gamer con un computer da 400W, se il computer ci serve per navigare un po’ su Internet, guardare qualche film e leggere le mail possiamo sceglierne uno che consumi poco. Il televisore praticamente non lo uso, ma comunque non serve averne uno enorme, e i consumi aumentano moltissimo con il numero di pollici.

Le luci ormai sono tutte a basso consumo. Il risparmio però si annulla se la lampadina dura poco, e il consumo di risorse di queste lampade (soprattutto terre rare) è elevato. Meglio spendere qualche euro in più e prenderle di buona qualità, teoricamente possono durare 100 mila ore, molti decenni, ma quelle economiche si bruciano in pochi mesi, al massimo anni. Alla fine l’illuminazione, con un po’ di attenzione, non incide granché sui consumi, i tempi del “spegni le luci che consumano” sono finiti.

Gli stand-by sono un argomento controverso: oggi gli elettrodomestici in stand-by consumano pochissimo, ma qualsiasi elettrodomestico moderno non è mai realmente spento, e ciascun watt di stand-by in un anno diventa quasi 9 kWh. Alla fine i consumi degli stand-by di una casa contribuiscono a diverse centinaia di kWh l’anno. Però accendere e spegnere spesso un apparecchio elettronico non è salutare, ed alcuni sono davvero scomodi da reimpostare (ad esempio per i timer). Quindi avere gruppi di elettrodomestici alimentati con un interruttore può essere una buona idea, ma va visto caso per caso.

Terzo punto: Risparmiare

Abbassare la temperatura del termostato ha un effetto drammatico. Ogni grado in meno tolgo un 10% dei consumi, 430 kWh. Ormai ho deciso che 18 gradi sono una temperatura ragionevolissima, significano un maglione in più, un piumone caldo per la notte, e scendo a 2800 kWh, o 38 kWh/mq/anno. Tolti i 1300 kWh “gratis”, mi servono quindi circa 1500, circa quelli che mi fornisce (con il guadagno di energia) la pompa di calore.

Dispersioni dopo l'isolamento (risparmio
in blu) ed abbassando il termostato
(risparmio in arancio)

 

Il risultato finale è mostrato nel grafico a "torta" qui sopra È nella stessa scala della figura del precedente post, (qui sotto) la fetta più grossa (blu) è quanto ho risparmiato con l'isolamento, quella arancione è il risparmio dovuto all'abbassare il termostato. Le dispersioni dovute ai muri interni (verso le scale) sono calate di poco, mentre quelle verso  il soffitto e dalle finestre lo sono tantissimo

Dispersioni energetiche prima
dell'isolamento

Calare la temperatura però introduce un elemento importante: sto “rubando” calore dai vicini. Per il discorso fatto sopra sui solai, questi isolano pochissimo, e se i vicini tengono il termostato a 20 gradi, mi regalano 250 kWh l’anno per ogni grado di differenza, 5-600 kWh se il mio, di termostato, è a 18 gradi. Questo spiega i migliori consumi di qualche anno fa, purtroppo per me (e meglio per loro) ho cambiato vicini e questi sono molto più parsimoniosi, il “furto” probabilmente è di circa 200 kWh, 50 mc di metano l’anno. Di fatto se vado via di casa la temperatura di casa scende a 15 gradi, minori consumi e maggiori contributi dai vicini. Questo è importante in prospettiva: con gli aumenti delle bollette immagino che tenere il riscaldamento a 18 gradi sarà la normalità. Quindi io dovrò riscaldare quei 200 kWh in più, e contare in bolletta 50 kWh elettrici aggiuntivi. O fare un bel regalo a Natale ai vicini per ringraziarli.

Sul fronte dei consumi elettrici occorre fare attenzione a tutte le applicazioni in cui si produce calore. Abolito il ferro da stiro, un’ora di stiratura fa quasi un kWh, e ormai molti tessuti si stirano stendendoli bene. La lavatrice lava bene anche a bassa temperatura. Le patate al forno sono buone, ma non è necessario farle tutte le settimane. Quando le faccio preparo anche una torta o un piatto di lasagne, usare il forno già caldo per più cotture in sequenza risparmia il kWh che serve a preriscaldarlo. Comunque un piatto al forno alla settimana sono circa 100 kWh annui, basta non farlo tutti i giorni. Evitiamo di essere talebani.

Un capitolo a parte sono i trasporti. Accennerò qualcosa più sotto, ma servirebbero diversi articoli per affrontare il problema.

Quarto punto: elettrificare

I fornelli

Ci siamo evoluti intorno ad un focolare. L’associazione dei friulani “all’estero” si chiama “fogolar furlan”, il fuoco è sinonimo di casa, famiglia, amicizia, tutto quanto di positivo c’è nella nostra socialità. Ma il fuoco è tremendamente inefficiente. Un fornello a gas butta via più di metà dell’energia a scaldare l’aria della cucina, e una parte del resto viene re-irraggiata dalle pareti esterne della pentola, molto più calde di quanto serva per cucinarne il contenuto. Una caldaia a gas per ben che vada trasferisce all’acqua dei termosifoni il 90% del contenuto calorico del metano, se non è a condensazione l’efficienza si abbassa all’81-85%.

Una piastra ad induzione è molto più efficiente. Ce se ne rende conto in modo evidente d’estate, puoi cucinare un pranzo domenicale per tutta la famiglia senza che la cucina diventi un forno invivibile. I manici delle pentole non si arroventano. Non hai punti della pentola che si scaldano in modo particolare, e puoi abbassare la “fiamma” a valori bassissimi con un controllo perfetto, cosa che con gas non riesce mai bene. Però occorre cambiare le pentole, e la maggiore efficienza pareggia con il maggior costo (e pregio energetico) dell'elettricità.

Il riscaldamento: pompa di calore

Bruciare gas per scaldare casa poi non ha senso. Abbiamo una fiamma a 1000 gradi per portare la casa a 20 gradi, un nonsenso termodinamico. Trasportare dentro casa il calore che c’è nell’aria esterna richiede molta meno energia che crearlo da una fiamma. In linea di principio scaldare un corpo a 20 gradi usando il calore a 0 gradi richiede solo 1/13 del calore che vogliamo trasferire. Per trasferire 13 watt ce ne serve 1 in più. Nella pratica le cose van molto peggio, ma comunque un buon condizionatore ha un COP di 3-4: per ogni watt che consuma scalda 3-4 watt, i restanti sono presi dall’aria esterna. Ormai quasi tutti abbiamo un condizionatore, scegliendo un modello di buona qualità, con funzione di pompa di calore, possiamo utilizzarlo per scaldare casa. Il mio condizionatore ha una potenza massima di 1500 watt (ho sempre il classico contratto base da 3 kW), con un COP di 4 se fuori non fa freddissimo, che significa che scalda come una stufetta da 6 kW. Non tantissimo, ma grazie all’isolamento bastano, in una giornata invernale riescono a compensare le dispersioni dei muri in un paio d’ore di utilizzo. Poi la casa tiene, un grosso vantaggio di un buon isolamento è che non importa a che ora scaldi, la casa poi resta calda.

I trasporti

Elettrificare i trasporti è una necessità per molte ragioni. Ho descritto altrove le mie esperienze con gli scooter elettrici, non tornerei mai indietro. Ultimamente ho anche elettrificato una bicicletta, la modalità di trasporto “bici + treno” con bici elettrica mi consente di arrivare in un sacco di posti. Uno scooter elettrico fa circa 33 km con un kWh, 100-140 km con un litro di petrolio consumato in una centrale elettrica. Una bici elettrica fa 70-100 km con un kWh, e fai pure un po’ di ginnastica. Relativamente all’auto, il problema maggiore è che non possiamo pensare di mantenere un modello di trasporti basati su un’automobile a persona. Importa poco se sono elettriche, a benzina, a metano, a pedali. Comunque l’energia necessaria a costruire un’auto è molta: corrisponde al consumo di alcune decine di migliaia di km. Cambiare un’auto con un modello “ecologico” o con un’auto elettrica, quando ne abbiamo una che ancora funziona, non ha senso. Tutta la storia degli “ecoincentivi” per cambiare l’auto ha un unico beneficiario: l’industria automobilistica. Se dobbiamo cambiarla, e non possiamo farne a meno, allora l’auto elettrica, tutto sommato, richiede nel corso della sua vita (inclusa la costruzione e lo smaltimento) molta meno energia di un’auto endotermica. Ma l’auto più ecologica resta quella che non hai proprio.

Quinto punto: generarsi l’energia

Spostare i consumi energetici sull’elettrico permette di sfruttare fonti di energia rinnovabile. La cosa funziona in prospettiva, se vogliamo renderci economicamente indipendenti occorre poter sfruttare vento e sole: le rinnovabili non sono un lusso, stanno diventando una necessità. Non è questione di geopolitica. Il gas diventa sempre più difficile da trovare, e costoso, con sempre più gente che lo vuole utilizzare. Il petrolio durerà qualche decennio al massimo, che significa che ce ne sarà anche di quello sempre meno. Bruciare carbone è letteralmente un suicidio.

A livello individuale però le opzioni sono limitate. Nonostante tutte le recenti semplificazioni, per cui probabilmente se avessi installato oggi i miei pannelli non avrei dovuto penare le proverbiali sette camicie, non me la sento di consigliare a tutti di installarsi pannelli fotovoltaici sul tetto. Ma mi sembra attraente installare i micropannelli, oggetti da 350 watt che attacchi alla presa senza bisogno di burocrazia. Se ne può installare un paio ad utenza elettrica, e costano abbastanza poco. Comunque se potete farlo senza ingrullire troppo, riempitevi il tetto di pannelli. Faranno sempre più comodo.

Nel mio caso avere pannelli fotovoltaici significa che circa metà dei miei consumi energetici sono coperti da questi. Occorre un po’ di programmazione. Nei mesi invernali posso scaldare casa sfruttando i giorni di sole, ed accumulando il calore prodotto grazie all’isolamento, praticamente gratis. Devo pianificare i tempi in cui faccio funzionare lavatrice, lavapiatti, o ricarico le batterie dello scooter o della bici guardando le ore di sole, ma ormai qualsiasi elettrodomestico ha un timer e molte cose le puoi controllare a distanza. Sono socio di una cooperativa energetica. Ho investito in generatori eolici e fotovoltaici, ed in cambio ho l’energia ad un prezzo scontato (un modo diverso di pagare gli interessi). Stanno cominciando a funzionare le prime comunità energetiche, cominciamo ad informarci.

Concludendo

Cosa voglio dire con tutto questo? Be’, in realtà poco. Ogni situazione è un caso a sé, ma posso vedere che ridurre, di molto, i consumi, è possibile. Ci sono essenzialmente tre cose da fare:

  • efficientare ed accontentarsi di meno in alcune cose chiave. Un grado in meno in casa riduce i consumi del 10%. Un maglione in più costa poco. Gli infissi di qualsiasi casa italiana sono un colabrodo, lo vediamo dalla condensa che si forma nelle giornate fredde e dallo “spiffero” che in realtà spesso è solo la lama di aria raffreddata che scende, e cambiarli è un intervento che costa relativamente poco e si fa velocemente. Si ammortizza in pochi anni. Un cappotto è molto più complicato, ma un controsoffitto isolante negli ultimi piani è ancora qualcosa di semplice e relativamente poco costoso.

  • Portare i consumi sull’elettrico. Un sacco di gente oggi si prende il condizionatore, con poca spesa in più possiamo installare una pompa di calore con COP 4, stagionale 3,5. Significa che con un condizionatore da 2 kW fai quello che fa una caldaia da 7 kW, piccolina ma se hai isolato e non hai un appartamento grosso può bastare. Un fornello ad induzione alla fine ti costa meno del gas.

Il nodo difficile è quello dei trasporti. Siamo abituati ad avere un’auto. Lo scooter (elettrico) o la bici non è la stessa cosa, è più scomodo (anche se nel traffico cittadino è MOLTO più veloce, 30 km/h di media contro meno di 20 dell’auto ingorgata), quando piove devi bardarti bene, non ci trasporti cose, non ci fai i 100 km. Ma fai oltre 120 km con un litro di petrolio in centrale elettrica, non c’è storia sui consumi, anche confrontato con scooter endotermici. Serve un salto nei trasporti pubblici, ma anche per questo serve una massa critica, tante persone che non usano l’auto privata e spingono su quelli.

  • Ed infine possiamo pensare di generarci, individualmente o collettivamente, l’energia che ci serve. Spingiamo i politici verso le rinnovabili. Evitiamo di dire “no” a qualsiasi pala eolica o campo fotovoltaico, abbiamo 300 GW di richieste di autorizzazioni di impianti bloccati da veti incrociati. Probabilmente solo un decimo di questi sono validi, ma 30 GW in un anno fanno 50 miliardi di kWh, basterebbero a 25 milioni di utenze come la mia. Non risolverebbero il problema (non ci sono solo i consumi domestici), ma rendono l’idea che le rinnovabili sono una soluzione possibile.

sabato 25 giugno 2022

Come vivere con il gas ai prezzi attuali - prima parte

Credo di essere uno dei pochi italiani a cui l’aumento delle bollette non fa paura. Certo, mi fa paura il conseguente aumento di TUTTO: qualsiasi cosa utilizziamo, mangiamo, guardiamo usa energia e anche tanta, e questo significherà un aumento dei prezzi. Ma le bollette in sé non incidono molto sul mio bilancio, e per una buona fetta sono composte da spese fisse. Qui vorrei spiegare perché. 

Diciamo che mi sono preparato per tempo, sono alcuni decenni che so che dopo il 2020 avremmo avuto problemi, ed ho cercato di fare in modo da poterli affrontare. Per ora ci sono riuscito, non ho la minima idea se continuerò a poterlo fare, mi aspetto che i problemi peggioreranno, non hanno a che fare con Putin, o con Draghi, sono cose che dipendono semplicemente dal vivere in un pianeta che ha risorse finite. E che cominciano a finire. 

Partirò un po’ da lontano descrivendo 

  • Quanto pago attualmente nelle mie bollette, gas e luce. 
  • Quanto in teoria paga chi vive più o meno nella mia situazione

Quindi descrivo cosa ho fatto per arrivare ai miei consumi.In sintesi: 

  • Isolare la casa. Le nostre case sono dei colabrodi energetici. Isolare bene è difficile, ma puntando sugli elementi più critici possiamo dimezzarne il fabbisogno energetico. 
  • Efficientare: un elettrodomestico a basso consumo costa un po’ di più, ma si ripaga in molti casi in un tempo relativamente breve. Uno dei più critici è il frigorifero.
  • Risparmiare: possiamo rinunciare ad alcune cose, almeno in parte, senza grossi sforzi. Possiamo accorgerci che alcune non sono indispensabili. Un grado o due in meno in casa significa dover tenere un maglione in più. 
  • Elettrificare: l’elettricità è molto più efficiente per praticamente tutte le applicazioni in cui usiamo i combustibili fossili. Questo compensa il maggior “pregio” dell’elettricità rispetto ai fossili, e in alcuni casi (in particolare il riscaldamento) può portare a risparmi netti. L’elettricità può essere prodotta con rinnovabili, i combustibili sintetici anche se in teoria possibili sono estremamente inefficienti. Se sentite decantare i pregi dell’idrogeno, rizzate le orecchie, di solito non è vero (in alcuni casi sì, ma sono pochi). 
  • Prodursi l’energia. Individualmente è difficile. Ma in qualche caso conviene, se avete un tetto in cui mettere qualche pannello fotovoltaico, non vincolato da duemila balzelli, fatelo. 

Non pretendo di fare da modello a nessuno, ma ho sperimentato un po’ di cose, che a me han funzionato. Forse possono servire da stimolo ad altri. E forse altri possono darmi suggerimenti. Anche tutti i calcoli sono fatti molto a spanne, quel che basta per capire dove si va a parare, non certo quelli che servono per una certificazione energetica seria. Ma credo di averci preso abbastanza.Comunque per quanto i conti siano importanti, e ci sono per chi voglia approfondire, non sono essenziali per il succo del discorso: è possibile ridurre di molto i consumi. 

La cosa importante da portare a casa è che l’energia (e non solo quella ) costerà sempre di più. Non si tratta di salvare il pianeta, ma di salvare noi stessi dal tipo di problemi che incontriamo già adesso, con le bollette stratosferiche. Occorre prepararsi, una casa isolata vale più di qualsiasi altro bene che possiamo procurarci oggi. Citando Luca Mercalli "senza energia si torna al medioevo senza passare dal via". Se non ci prepariamo per tempo, non avremo le risorse per trovare una soluzione, e forse già ora è tardi. 

Siccome il tutto è venuto parecchio lungo, comincerò con le bollette e il primo punto. Il resto in un post successivo.

Bollette: il gas

Finisco per pagare molto più di spese fisse che di gas: avere uno scaldabagno a gas è comodo, e togliere del tutto i termosifoni non me la sento, ma consumo ogni anno circa 30 metricubi di gas, con una spesa che oggi fluttua mostruosamente: sono passato da 15€ l’anno a circa 50€, comunque qualche decina di euro l’anno, contro spese fisse di contratto di 180€. Insomma, la “componente materia prima” e costi correlati (tasse, trasporto) della bolletta del gas è un quarto del totale. Può raddoppiare o triplicare prima che me ne accorga. Per confronto se sul sito dell’ENI faccio una “analisi dei consumi” mi dice che casa mia ha bisogno di 1100 mc di gas l’anno, ma che con i loro consigli potrei ridurli a 600. Evidentemente il programmino non ha accesso ai miei dati di consumo. Con i loro consigli “ridurrei” la mia bolletta al triplo di quello che pago attualmente.

Per rapportare il tutto alle stesse unità di misura, un metrocubo di gas corrisponde a circa 10,5 kWh, di cui se ne usano circa 8,5. I miei 30 metricubi corrispondono quindi a 300 kWh. di cui 60 vanno via per il camino.

Bollette: l’elettricità

Per l’energia elettrica è molto più complicato. Ho un piccolo impianto fotovoltaico (4 pannelli di numero, 1,4 kW di picco) costato lacrime e sangue, che non mi sento di consigliare a nessuno, e che copre metà dei miei consumi. Ma per semplicità considererò solo i miei consumi totali, quindi sia quel che prelevo dalla rete che quello che mi autoconsumo dai pannelli. In un anno ho un consumo complessivo di 1570 kWh, con cui ci faccio andare:

  • frigorifero (bello grosso, con freezer): circa 180 kWh
  • modem, Wi-Fi, impianto domotica casalingo (con cui registro tutti i consumi), qualche stand-by che non riesco a levare: circa 350 kWh
  • PC, TV, stereo, lavatrice, lavapiatti, piastra ad induzione per cucinare, luci, aereatore, forno (normale e a microonde), ….: circa 500 kWh. Sono solo in casa, e quindi credo che questo numero vada moltiplicato per quello degli inquilini.
  • Scooter e bici elettrici: 220 kWh (li ricarico in casa, hanno le batterie estraibili)
  • pompa di calore (normale condizionatore invertibile con COP elevata) per scaldarmi di inverno: 320 kWh. Che corrispondono a circa 1300 kWh termici. Pur avendo un condizionatore, lo uso pochissimo d’estate. Preferisco usare un più efficiente ventilatore, ed abbassare la temperatura della casa tenendo aperte le finestre nelle ore notturne.
    Ripartizione dei miei consumi elettrici

Il costo marginale del kWh, oggi, è intorno a 43 centesimi. La mia bolletta, per la parte di consumo, sarebbe di 680 euro annui. In realtà ne pago meno per via dei pannelli fotovoltaici (che coprono circa metà dei consumi), e di un contratto particolare (di cui parlo più avanti).

Complessivamente quindi uso meno di 2000 kWh, tra luce e gas, per tutti i consumi domestici, per scaldare casa, acqua calda, e per muovermi in città (faccio circa 100 km ogni settimana). 550 euro di materia prima elettricità e 20€ di gas, ai prezzi correnti.

Quanto dovrei consumare

Come ci sono arrivato? Niente di eccezionale. Ho una casa di 75 metri quadri, in un condominio. La casa ha 2 pareti esterne per circa 40 mq di parete esposta, di cui 14 mq finestrati. Un po’ di dispersioni vanno nella colonna delle scale (24 mq) e, su una parte del soffitto, verso una terrazza al piano di sopra (30 mq). Ho provato a inserire questi dati in un programma per il calcolo della classe energetica dell’edificio, e i consumi che ci si aspetta sono circa 4500 kWh annui, circa 60 kW/mq/anno, che mi pone già in una situazione migliore rispetto alla maggior parte delle case. Sono valori molto a spanne, per una certificazione energetica seria dovrei chiedere una consulenza (che costa) ad un professionista, fare sondaggi del materiale presente nei muri e nel soffitto. Ma credo di non essere lontanissimo dalla situazione reale. 

Le dispersioni sono per un buon terzo (2200 kWh) dovute alle finestre (vedi le finestre "splendenti" dell'appartamento al primo piano nella prima immagine termica a fianco). Un’altra fetta non trascurabile (950 kWh) è dovuta al soffitto. Con una termocamera si vedono chiaramente i travi di cemento, che sono degli ottimi ponti termici. In pratica su metà del soffitto mi ritrovo una temperatura non distantissima da quella esterna, che soprattutto d’inverno contribuisce a raffreddarmi casa. È una situazione molto comune, non ci sono molti modi di fare un solaio, e il cemento compatto è un ottimo conduttore di calore. Poi ci sono gli spifferi, soprattutto i cassoni degli avvolgibili, che ho stimato in 200 kWh : nel totale non fanno molto, ma se voglio ridurre i consumi vanno eliminati.

Ripartizione delle dispersioni (kWh annui)

Per scaldare casa non si usano solo i caloriferi. Il Sole ci fornisce gratis un bel po’ di energia, che nelle mattine soleggiate d’inverno arriva ad una decina di kWh al giorno, a spanne 500 kWh nel corso della stagione. Chiaramente d’estate la cosa va evitata, serve una buona tenda da sole e tenere abbassati gli avvolgibili quanto basta. I consumi elettrici alla fine contribuiscono pure loro, per quanto i miei siano bassi altri 400 kWh ci sono. E poi c’è il calore delle persone, ognuno di noi produce circa 80W, per tre mesi invernali e le ore di permanenza in casa fanno circa 100 kWh, poco ma tutto aiuta. Quindi di base la mia necessità di riscaldamento si riduce (sempre molto a spanne) di un migliaio di kWh:

  • Richiesta complessiva per riscaldamento: 4500 kWh
  • Contributo del Sole: 500 kWh
  • Contributo consumi elettrici: 400 kWh 
  • Effetto stalla: 100 kWh
  • Richiesta netta per riscaldamento: 3500 kWh

3500 kWh corrispondono a circa 410 mc di metano annui, a cui va aggiunto il consumo per l'acqua calda sanitaria. Questo torna con i consumi dei miei vicini di casa (in realtà di solito più alte), ma non tanto con i miei, che sono sempre stati poco sopra i 300 mc. Stavo già applicando il consiglio del terzo punto, ma in ogni caso sono molto lontano dalle stime di 1000 mc del mio fornitore.

Primo punto: isolare

Immagine termica della sala,
con il controsoffitto, finestre
buone, e cassone isolato
.

Isolare una casa costa. Servirebbe un cappotto, che consente di abbattere moltissimo le dispersioni dei muri, ma va deciso dal condominio. Ad ogni riunione condominiale tiro fuori il problema, ma per vari motivi non si è mai riusciti a fare nulla. E quindi sono intervenuto in tutto il resto, essenzialmente infissi e soffitto. Comunque i muri non sono malaccio, forati e intercapedine per 40 cm di spessore complessivo, meglio di molte altre situazioni, anche se la parete nord è decisamente fredda, con problemi di condensa, e un bel cappotto servirebbe anche a quello.

Per prima cosa ho controsoffittato la parte di casa sotto la terrazza. Questo è costato relativamente poco, 1500 euro circa, con un risparmio di 600 kWh annui. Si tratta sostanzialmente di un cappotto interno, che non è un bel tipo di intervento: il rischio di condensa è molto elevato, e probabilmente tra un po’ dovrò smontare tutto e rifarlo. Ma dopo 8 anni sembra reggere bene.E come si vede dall'immagine qui sopra, ora il soffitto è alla stessa temperatura della casa. Resta un ponte termico per una trave in calcestruzzo sopra la finestra, lì ci vorrebbe il cappotto. Il cassone dell'avvolgibile è appena più freddo del resto, i vetri (buoni) sono a 16-17 gradi. 

Cambiare tutti gli infissi di casa mia è stata la spesa maggiore. In totale ci ho investito 11 mila euro, ma ho risparmiato circa 1400 kWh l’anno, e altri 150 kWh/anno per gli spifferi nei cassoni degli avvolgibili. Circa 180 mc di gas in meno. L’intervento era inoltre incentivato al 50%. La porta di ingresso (verso le scale) andava cambiata, già che c’ero l’ho presa con un buon isolamento, anche se non credo abbia fatto tantissimo. 

A questo punto i miei consumi (netti) sono calati da 3500 a 1400 kWh, meno di metà, e le richieste energetiche (bollette teoriche) ridotte da 410 a 160 mc l’anno. Quelle reali da 300 a 100 mc. L’effetto è evidente in una terrazza verandata: prima in inverno la temperatura con le finestre della veranda chiuse era di 10 gradi, ora è praticamente identica a quella esterna: non la sto più riscaldando con il calore disperso dalla casa. 

 Qualche commento sul ritorno economico dell’investimento. Ai prezzi del gas di qualche anno fa (senza contare gli incentivi), ci metterei 100 anni a ripagare i soldi spesi. A quelli attuali 30 anni (15 cosiderati gli incentivi). Ma le finestre andavano comunque cambiate, e il comfort di una casa isolata è decisamente maggiore: non ho punti freddi, o spifferi, che renderebbero difficile abbassare il termostato. Una casa ben isolata ti fa star bene anche a 18 gradi. Con i prezzi attuali, risparmio circa 500 euro l’anno rispetto ai miei vicini.

Degli altri punti parlerò nel prossimo post, è già lunghissimo così.

martedì 1 marzo 2022

La crisi climatica non è sparita. Anzi...

Lo so. Qualcuno sta lavorando alacremente per rendere quello climatico l'ultimo dei nostri problemi. Che so, con un bell'inverno nucleare. Ma c'è ancora. Oggi è uscito il rapporto annuale IPCC sul clima. E questo è il commento del segretario generale dell'ONU.


Ginevra, 28 febbraio 2022

Ho visto molti rapporti scientifici nella mia vita, ma nessuno come questo. Il rapporto dell'IPCC di oggi è una mappa della sofferenza umana e un'accusa schiacciante al fallimento della leadership climatica. Con fatti su fatti, questo rapporto rivela come le persone e il pianeta sono stati colpiti dal cambiamento climatico.

Quasi la metà dell'umanità vive nella zona di pericolo - ora.
Molti ecosistemi sono al punto di non ritorno - ora.
L'inquinamento da carbonio incontrollato sta costringendo i più vulnerabili del mondo ad una marcia obbligata verso la distruzione - ora.

I fatti sono innegabili.Questa rinuncia alla leadership è criminale. I più grandi inquinatori del mondo sono colpevoli di aver incendiato la nostra unica casa.
È essenziale per raggiungere l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi. La scienza ci dice che questo richiederà al mondo di ridurre le emissioni del 45% entro il 2030 e di raggiungere emissioni nette zero entro il 2050. Ma secondo gli impegni attuali, le emissioni globali sono destinate ad aumentare di quasi il 14% nel decennio in corso.

Questo significa una catastrofe. Distruggerà ogni possibilità di rimanere sotto il grado e mezzo di aumento.

Il rapporto di oggi sottolinea due verità fondamentali.

Primo, il carbone e altri combustibili fossili stanno soffocando l'umanità.

Tutti i governi del G20 hanno accettato di smettere di finanziare il carbone all'estero. Ora devono urgentemente fare lo stesso a casa e smantellare le loro flotte carboniere. Quelli del settore privato che ancora finanziano il carbone devono essere tenuti a rispondere. Anche i giganti del petrolio e del gas - e i loro sottoscrittori - sono avvisati.

Non potete affermare di essere verdi mentre i vostri piani e progetti minano l'obiettivo del 2050 e ignorano i grandi tagli alle emissioni che devono avvenire in questo decennio. La gente vede attraverso questa cortina di fumo.

I paesi dell'OCSE devono eliminare gradualmente il carbone entro il 2030, e tutti gli altri entro il 2040. L'attuale mix energetico globale è finito.

Come gli eventi attuali rendono fin troppo chiaro, la nostra continua dipendenza dai combustibili fossili rende l'economia globale e la sicurezza energetica vulnerabile agli shock geopolitici e alle crisi.

Invece di rallentare la decarbonizzazione dell'economia globale, ora è il momento di accelerare la transizione energetica verso un futuro di energia rinnovabile.

I combustibili fossili sono un vicolo cieco - per il nostro pianeta, per l'umanità, e sì, per le economie. Una transizione rapida e ben gestita verso le energie rinnovabili è l'unica via per la sicurezza energetica, l'accesso universale e i lavori verdi di cui il nostro mondo ha bisogno.

Chiedo ai paesi sviluppati, alle banche multilaterali di sviluppo, ai finanziatori privati e ad altri di formare coalizioni per aiutare le principali economie emergenti a porre fine all'uso del carbone. Questi meccanismi mirati di sostegno sarebbero ben al di là degli attuali obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il secondo risultato centrale di questo rapporto è una notizia leggermente migliore: gli investimenti nell'adattamento funzionano. L'adattamento salva delle vite, e quando gli impatti climatici peggioreranno - e lo faranno - aumentare gli investimenti sarà essenziale per la sopravvivenza. L'adattamento e la mitigazione devono essere perseguiti con la stessa forza e urgenza, ed è per questo che ho spinto per arrivare al 50% di tutti i finanziamenti per l'adattamento.

L'impegno di Glasgow per il finanziamento dell'adattamento non è chiaramente sufficiente per affrontare le sfide delle nazioni in prima linea nella crisi climatica. Sto anche premendo per rimuovere gli ostacoli che impediscono ai piccoli stati insulari e ai paesi meno sviluppati di ottenere i finanziamenti di cui hanno disperatamente bisogno per salvare vite e mezzi di sussistenza. Abbiamo bisogno di nuovi sistemi di ammissibilità (ai finanziamenti) per affrontare questa nuova realtà. Ritardo significa morte.

Prendo ispirazione da tutti coloro che sono in prima linea nella battaglia climatica e che si confrontano con le soluzioni. Tutte le banche per lo sviluppo - multilaterali, regionali, nazionali - sanno cosa deve essere fatto: lavorare con i governi per disegnare pipeline di progetti di adattamento “bancabili” e aiutarli a trovare i finanziamenti, pubblici e privati. E ogni paese deve onorare l'impegno di Glasgow di rafforzare i piani climatici nazionali ogni anno fino a quando non saranno allineati a 1,5°C.

Il G20 deve fare da guida, o l'umanità pagherà un prezzo ancora più tragico. So che le persone ovunque sono ansiose e arrabbiate. Lo sono anch'io. Ora è il momento di trasformare la rabbia in azione. Ogni frazione di grado conta, ogni voce può fare la differenza. E ogni secondo conta. Grazie.

mercoledì 11 novembre 2020

Fotovoltaico ed il solito lasciapassare A38

Tanti anni fa pensai che sarebbe stata una buona idea installare un po' di pannelli fotovoltaici sul tetto del mio condominio. Un primo tentativo andò buco, i condomini mi fecero osservare che se si fosse voluto metterli tutti, non ci sarebbe stato abbastanza spazio. Ridimensionai quindi il progetto, limitandomi a meno di 1 kW, e lo ripresentai, questa volta ottenendo l'approvazione dei vicini. Questo succedeva quattro anni fa. Da allora ho provato a sentire alcune ditte. Tutte storcevano il naso. Un kW è troppo poco, avrei penato lacrime e sangue per un guadagno irrisorio. Ed in effetti è stato così. Oggi finalmente ho i pannelli sul tetto, e dopo un anno devo dire che funzionano alla grande, ma è stata una odissea, oltre a un discreto salasso economico che non ripagherò mai.

Una prima ditta mi sparò 10 mila euro di preventivo. Risposi un "no grazie", ero convinto il prezzo fosse un modo per togliermi di torno, ma continuano a chiamarmi periodicamente, per sentire se sono sempre interessato. Oltre due anni fa sentii un'altra ditta, di un amico di un collega. Mi suggerì, come primo passo, di andare in Comune per sentire l'iter. Cerco di farla breve
  • 16 Aprile 2018: chiedo un appuntamento in Comune. Me lo danno per il 
  • 15 Maggio 2018: il tecnico  comunque mi illustra i principali vincoli. In particolare quello paesaggistico, non devo alterare l'aspetto della casa. Il vincolo originale prevede che i pannelli debbano essere color tegola, io ho un tetto nero catramato, vale lo stesso? Forse sì, ma probabilmente se metto pannelli assolutamente neri va bene. Preparo un rendering di come si vedrebbero dei pannelli neri sul tetto nero, e lo mando alla ditta.
  • 22 giugno 2018: La ditta ha preparato un progetto (con il mio rendering) in cui specifica pannelli neri con bordo nero e supporti neri, che fai fatica a vederli a meno che tu non passi con un elicottero a bassa quota. La pratica paesaggistica, in triplice copia, pesa qualche etto. L'ingegnera della ditta li invia il 26 giugno
  • 19 settembre 2018: la Sovraintendenza alle belle arti risponde che manca una delega firmata in originale, quella inviata non va bene
  • 21 Novembre 2018: Nulla osta della Sovraintendenza. Si può cominciare a fare il progetto vero. Non è banale, l'inverter a cui avevo pensato io non ha tutte le certificazioni necessarie. Si studia percorsi dei fili, ecc. Neppure dovessi progettare una centrale nucleare.
  • 28 Febbraio 2019: La ditta mi presenta un progetto definitivo (cioè ha scelto i pannelli e l'inverter, non c'è molto da progettare).  E comincia con le pratiche. 
  • 28 Marzo 2019: Mi richiedono i documenti per la pratica edilizia (CILA). In teoria, essendo io fuori dal centro storico, per installare pannelli fotovoltaici non dovrei presentare la CILA, ma il Comune di Firenze la vuole lo stesso.
  • 19 Aprile 2019: Mi richiedono i documenti per la pratica di allacciamento alla rete. L'ENEL impone di mettere un contatore a produzione, che serve solo a fini statistici. I dati verranno trasmessi al GSE, che però non inserisce in statistica quelli di impianti sotto i 20 kW. Quindi io devo installare un apparecchio, e pagare il servizio di telelettura, per dei dati che nessuno mai registrerà.
  • 7 Giugno 2019: Mi arriva la bolletta dell'Enel per l'allacciamento. Solertissimi. Spero lo siano altrettanto con il lavoro
  • 20 Giugno 2019: Si installa! I pannelli sono sul tetto, funzionano, ma c'è un problema con l'inverter. Solo in Italia, è necessario fare un test dell'apparecchio per verificare che rispetti le normative. In tutto il resto del mondo l'apparecchio ha un'omologazione di fabbrica e si assume che funzioni. Però l'unità che mi hanno fornito non ha il firmware aggiornato con la funzione del test italiano.
  • 28 Giugno 2019: dopo aver collegato l'inverter a internet (fortuna che ci capisco qualcosa), e varie telefonate con l'assistenza, mi scaricano il firmware da remoto e faccio io i test. ENEL richiede che tu faccia le foto durante tutta la procedura e glie le mandi. 
  • 15 luglio 2019: arriva il tecnico che fa l'allacciamento. Mi cambia il contatore, un'ora scarsa di lavoro, e poi passa il resto della mattinata, quasi due ore, a compilare moduli assieme all'installatore, che ha dovuto prendere una mattinata apposta per presenziare.


E questo è l'impianto (quasi) come si presenta. Assolutamente in piano, per cui rende 1260 ore effettive l'anno contro le 1420 previste per Firenze, ci rimetto un 10% di produzione, soprattutto in inverno. 

In conclusione ho installato un impianto che costa, più o meno, 2500 euro, compreso il giorno di lavoro di due operai. Come installare un buon condizionatore. Ma ci ho messo 15 mesi, e speso, tra tutto, circa 6000 euro. 

Da allora l'impianto produce tutti i mesi da 50 a 250 kWh (linea verde) coprendo circa metà dei miei consumi di elettricità (linea bruna). La linea gialla è l'autoconsumo, quella blu i prelievi dalla rete, quella rossa quanto immetto in rete. In un anno produco 1850 kWh, di cui 750 kWh sono risparmio sulla bolletta e 1100 kWh sono immessi in rete. Il GSM mi remunera questi ultimi una miseria (circa 30€), ci pago sostanzialmente le spese di lettura del contatore (motivo per cui avrei preferito non misurarli proprio e regalarli). Il risparmio in bolletta è di 90 euro l'anno. 

Conclusioni? Be', ho la soddisfazione di produrre, al netto dei miei consumi, mezzo megawattora l'anno. Non ho remore ad usare elettricità per tutto: cucino (fornello ad induzione), ci viaggio (scooter elettrico), scaldo casa (pompa di calore). Ma è una soddisfazione pagata cara. Non ci fossero stati tutti gli iter autorizzativi sostanzialmente inutili e balzelli vari, sarebbe entrato in funzione un anno prima e sarebbe costato meno della metà. Quindi non seguite il mio esempio.

giovedì 22 novembre 2018

Mobilità elettrica - colonnine

A 2 anni e mezzo dal precedente post, un aggiornamento sulle colonnine di ricarica. A Firenze sono diffusissime, e anche se spesso sono bloccate da auto parcheggiate davanti (mi porto dietro un po' di volantini da lasciare sul parabrezza, i vigli puoi chiamarli ma non vengono), oppure le trovi occupate dalle auto del car sharing, in genere sono un buon servizio. Partito gratuito, e poi diventato a pagamento con una tesserina legata ad un contratto Enel. A settembre le tessere (a pagamento) di Enel sono scadute, e ho dovuto provvedere a farmi un contratto con un altro gestore. Sono ricascato in EnelX, che è sempre nel gruppo Enel, e che si occupa di ricarica di veicoli elettrici.

Evidentemente nessuno ha voglia di ricaricare motorini, consumano poco, non ne vale la pena, molto meglio orientarsi verso il promettente mercato delle auto elettriche. E quindi all'inizio mi han proposto un vantaggiosissimo contratto in abbonamento, in cui con quel che spendevo in un anno avrei potuto ricaricare liberamente per  2 mesi. Oppure a tempo (non è più offerta), ma con un costo orario che se non ricaricavo tutti assieme almeno 3 motorini non sarei riuscito a cavarci le gambe. Quantificando, se ricarico il motorino in una presa di casa, col normale contratto domestico, spendo 60 centesimi. Purtroppo la prolunga dal terzo piano è poco pratica. Con il mio vecchio contratto Enel spendevo un euro. Con un contratto a tempo mi costerebbe 3 euro. L'abbonamento mensile costa 25 euro, con i miei consumi sarebbero più di 5 euro a ricarica. 5 euro per fare 50 km è più del costo della benzina di uno scooter.

Per fortuna poi sono venuti a più miti consigli, e con un app, registrazione con carta di credito, e naturalmente il telefonino sempre dietro, posso ricaricare a 45 cent a kWh. Sono comunque 12 centesimi in più a pieno rispetto a prima, circa il doppio che a casa. La cosa ha del grottesco: ricaricando lo scooter "a biberonaggio" (appena trovo una colonnina libera), ho un sacco di fatture da 20 centesimi l'una, persino da 5 centesimi. Credo che i costi di gestione siano decisamente di più che il costo dell'energia, mi aspetto che mi dicano da un giorno all'altro "Mi dispiace, lei consuma troppo poco, è un pessimo cliente, non possiamo tenerla". E bravi, fatturatemi tutto insieme ogni sei mesi come facevate prima.

Ma la cosa più fastidiosa è l'app. Va in continuazione in crash "L'applicazione è terminata in modo anomalo". Di solito basta farla ripartire (e ogni volta inserire password e e-mail, con la dannata tastierina del cellulare), ma talvolta si blocca in modo assurdo. Ti dà la colonnina occupata, no, non è vero, ci sei davanti e c'è scritto sopra "libera", ma niente, ti tocca cercarne un'altra. O peggio te la dà libera, ma c'è il tuo cavo, bloccato, dentro. In questo caso devi telefonare all'assistenza, che ti chiede il numero di serie della colonnina (scritto in piccolo, e magari è notte), per potertela sbloccare. Con tutta la pazienza e disponibilità degli operatori non te la cavi in meno di 10 minuti.

Così mi sono deciso ad acquistare una card. Funziona come l'app, ogni ricarica una fattura sulla carta di credito, ma quantomeno non devi digitare password e si spera non si blocchi sul più bello. La devi pagare, altri 15 euro, e te la mandano a casa. O dovrebbero. L'ho ordinata due mesi fa. A inizio mese ho chiesto che fine avesse fatto. "Tutto bene, l'abbiamo presa in carico, le faremo sapere". Forse per Natale (dell'anno prossimo, di questo ormai non ci conto) la troverò sotto l'albero.