domenica 7 gennaio 2024

Ventilazione meccanica controllata

Un problema che sento spesso imputare all'isolamento delle case è che così l'edificio "non respira". Sembrerebbe che isolare un muro impedisca all'umidità di uscire, mentre i vecchi muri di mattoni fossero permeabili all'umidità come un giaccone di Goretex. Comincio subito con un chiarimento: i muri non respirano. L'umidità esce dalle vecchie case essenzialmente per due motivi: gli spifferi, che abbondano, e la condensa sulle finestre, che essendo fredde raccolgono l'umidità. Quindi il problema maggiore di un isolamento pensato male è proprio il fatto che si cerca di evitare gli spifferi e si isolano le finestre. Il cappotto non c'entra, anzi, impedendo ai muri di raffreddarsi evita punti di condensa su di questi, dove poi la muffa prospererebbe alla grande. Il discorso del cappotto che impedisce all'umidità di uscire è quindi una bufala. Un cappotto fatto bene (e chi lo progetta in genere sa usare gli strumenti per prevenire la condensa, come il diagramma di Glaiser) riduce la formazione di condensa nei muri. 

Muffa in un angolo, punto freddo per eccellenza e sede di condensa

Ma il problema di fondo rimane. Noi produciamo un sacco di umidità: respirando, cucinando, asciugando la biancheria o anche solo i giacconi bagnati di quando rientriamo dalla pioggia. In una casa tipica sono 6-10 litri d'acqua ogni giorno, che da qualche parte devono finire. Preferibilmente non in un muro. Possiamo usare un deumdificatore, un apparecchio che fa passare l'aria su una serpentina fredda, condensando l'acqua in eccesso. Sono apparecchi che però consumano parecchio, 2-300 watt, alla fine del mese sulla bolletta li senti. 

In aggiunta c'è il problema, meno vistoso, dell'anidride carbonica. Anni fa acquistai un misuratore e constatai che 4 persone in una casa di 80 metriquadri portano le concentrazioni di CO2 a livelli decisamente fastidiosi in poche ore. Sappiamo che la capacità di concentrazione e le prestazioni mentali calano in modo significativo già a 6-700 parti per milione di CO2, e in una casa chiusa non è difficile superare le 1000. Se poi si cucina occorrerebbe tenere la finestra aperta, le 1000 ppm si raggiungono con una semplice spaghettata. Uno dei motivi per passare alla piastra ad induzione. 

E allora come si fa? Gli installatori di finestre che ho sentito ti suggeriscono un semplice rimedio, che però sembra una presa in giro: aprire le finestre. Serve farlo per pochi minuti ogni volta, ma spesso, in teoria ogni 2-3 ore. La perdita di calore rimane piccola e l'umidità esce. Ma ti viene da chiederti: ho installato una finestra ad alto isolamento, che costa un botto perché, tra l'altro, ha una tripla guarnizione che impedisce ogni spiffero, e la apro? E poi come faccio di notte, quando oltretutto fuori è più freddo ed il rischio di condensa è maggiore? 

L'idea di base del recupero di calore: scaldare l'aria che entra con quella che esce

Una soluzione è la ventilazione meccanica controllata (VMC) a recupero di calore. Un nome complicato per un concetto semplice: scaldi l'aria che entra in casa sfruttando il calore di quella che esce. Esistono diversi apparecchi che fanno questo, con un'efficienza di solito superiore all'80%. Non parlo qui di quelli che devono essere progettati assieme alla casa, con sistemi di areazione canalizzati (UTA), perché non ne ho esperienza e comunque difficilmente sono proponibili ad uno che cambia gli infissi. Quelli installabili senza troppi problemi sono essenzialmente di due tipi: a flusso alternato e a flusso incrociato. 


I primi (flusso alternato) sono simili ad un normale aereatore, che si installano nello spessore del muro in un foro passante. Nel tubo è presente un blocco di ceramica che si scalda quando il ventilatore espelle l'aria, e riscaldano quella che entra quando la immette. Ne devi usare due, sincronizzati tra di loro, di solito in stanze diverse, che lavorano in senso opposto, uno espelle aria e l'altro la immette. Ogni pochi minuti si scambiano ruolo, in modo sincrono. Il problema è che devono necessariamente lavorare in coppia, e che occorre un modo per farli comunicare tra di loro: un filo (un doppino come quello del telefono) o una connessione wifi. Questa tipologia ha un rendimento minore in quanto il blocco di ceramica assorbe o cede calore bene nella fase iniziale del ciclo, ma peggio nella fase finale, quando ha esaurito la sua capacità. I valori misurati di recupero sono intorno al 60-70%, contro l'80-85% tipico degli apparecchi a flusso incrociato.


Gli scambiatori a flusso incrociato sono oggetti delle dimensioni di uno split da condizionatore. Richiedono due fori, e i due flussi d'aria si scambiano il calore in un oggetto composto da piastre alternate. Hanno il vantaggio di non richiedere collegamenti, ma sono decisamente più ingombranti. Inoltre i flussi entrante e uscente sono necessariamente vicini tra di loro, e il rischio è di ricambiare l'aria solo in prossimità dell'apparecchio. Comunque sembrerebbe che nella pratica ci riescano. Hanno tipicamente un'efficienza maggiore di quelli a flusso alternato (dichiarato sopra il 90%, nella pratica, come da misurazioni Casaclima, intorno all'80-85%).

Da notare che in tutti questi apparecchi l'efficienza cala parecchio (fino al 50%) con il volume d'aria trattata. Come del resto peggiora il rumore (a bassa portata sono tipicamente silenziosissimi, mandati al massimo decisamente no), il consumo (comunque molto basso, qualche watt per unità) e anche la durata della meccanica. Altro vantaggio è la riduzione della polvere, in quanto l'aria esterna viene comunque filtrata.

Ho provato entrambi e mi ritengo molto soddisfatto. L'umidità è sparita, si riesce a cenare in compagnia senza che la concentrazione di CO2 schizzi alle stelle, e la stanza dove sono situati rimane calda. In una casa ne ho messo solo uno (alternato, con gli spifferi che per ora provvedono a bilanciare il flusso), in attesa di cambiare le finestre, vecchie di alluminio. L'alluminio è un ottimo ponte termico, e se la notte è fredda trovo letteralmente mezzo litro d'acqua sui telai delle vetrate, tranne nelle stanze servite dall'aereatore, che sono  assolutamente asciutte. 

La finestra della stanza con aereatore (sopra, asciutta), e quella (sotto) della stanza in cui lo metterò in futuro
Allora come mai non li si vede in giro? Il problema dell'umidità è diffusissimo. Nella casa dove devo cambiare le finestre sono venuti diversi installatori per il preventivo, e nessuno aveva mai visto un oggetto del genere. Tutti ne sono rimasti colpiti, come una soluzione geniale ad un problema che sentono. Ma dovrebbe essere il loro mestiere, proporre di cambiare le finestre senza un VMC ha poco senso. Forse perché sono oggetti piuttosto cari (arrivi facilmente a 1000 euro per un sistema completo in un appartamento), aprire le finestre sembra più economico. Fino a quando non ti trovi la muffa in casa perché non l'hai fatto abbastanza.