martedì 9 febbraio 2010

Energie perdute

Occupandomi a tempo perso di energie rinnovabili, ricevo le segnalazioni più strampalate. E come succede al mio amico Ugo Bardi, finisce che ci perdo pure del tempo a capire cosa siano.

È incredibile quanta gente si lasci affascinare dal mito del moto perpetuo: energia gratis, per tutti, solo il complotto della cattive industrie petrolifere impedisce il giusto riconoscimento di queste mirabili invenzioni.

Si parte dai casi clinici, di persone che non hanno capito come funzioni il principio di Archimede e sulla loro strampalata interpretazione inventano un curioso marchingegno. Ovviamente mai costruito.

Ci sono i "generatori superunitari", (il più famoso è il MEG) che producono più energia elettrica di quella che ci immetti. Ma curiosamente non è possibile collegare l'uscita all'ingresso, e produre energia senza immettergliene.

Poi ci sono i motori magnetici, in cui una ingegnosa combinazione di magneti mette in moto perpetuo una ruota. Li affittano pure, a costi non elevatissimi, sarei curioso di vederne uno in funzione. Ma non ho voglia di scoprire io dove stia la fregatura, sborsando di tasca mia un anticipo di alcune decine di migliaia di euro, visto che è esattamente come una ingegnosa combinazione di contrappesi che tiene sempre in movimento una ruota.

Per un po' di tempo si è molto parlato di un motore perpetuo inventato dal sig. Steorn, che ha una rispettabile ditta di apparecchiature elettriche in Irlanda. Il nostro sembra sinceramente convinto della sua idea, al punto che ha assoldato un discreto numero di specialisti, professori universitari e ricercatori del campo, per certificare la sua invenzione. Dopo un primo colossale fiasco, e dopo 3 anni di tentativi da parte sua, il team si è sciolto, decretando che non c'era nulla da dimostrare e ulteriori tentativi erano solo una perdita di tempo. Ma lui fa vedere un piccolo motore che gira azionato da una batteria ricaricabile. Non ha mai funzionato per più di qualche ora di fila.

Poi ci sono le idee di Santilli e del suo miracoloso Magnegas. A noi comuni mortali sembra normale miscela di idrogeno e CO, che brucia restituendo se va bene un 70-80% dell'energia servita a produrlo, ma secondo gli inventori ha proprietà quasi miracolose che derivano dalla nuova fisica adronica. C'è il Brown Gas, parente povero, che in teoria è una miscela di idrogeno ed ossigeno (esplosiva) ma per chi o propone sarebbe pure in grado di eliminare la radioattività. Insomma un misto di cose anche sensate (l'idrogeno come combustibile non è una novità) e di idee strampalate.

C'è l'idrino della BlackLight Power, un'industria messa in piedi da un tizio che sostiene di riuscire ad estrarre energia dall'idrogeno nel suo stato fondamentale, portandolo ad uno stato ad energia più bassa. Non si capisce come mai l'idrogeno presente nel cosmo, dopo 13 miliardi di anni, non ci sia andato da solo, in questo fantomatico stato. É riuscito a farsi finanziare l'idea con 60 milioni di dollari.

Ma non ne parlerei qui se non fosse che la Regione Lazio ha sponsorizzato una grande mostra di tutti questi meravigliosi sistemi per fare a meno delle noiose energie "convenzionali", combustibili fossili o rinnovabili che siano. Be', scorrendo la lista si trova anche qualcosa di sensato, ma alla fine sono riusciti a raccogliere il peggio del peggio, dopo l'amorevole introduzione dell'On.Claudio Bucci, presidente della commissione Ambiente Regione Lazio.

Mi raccomando, non trattenete il fiato nell'attesa che funzionino.

domenica 31 gennaio 2010

Granzotto e l'ICPP

La prova inconfutabile del riscaldamento globale

Ho seguito i commenti di Paolo Granzotto, su Il Giornale, riguardo al riscaldamento globale. Dopo un inutile tentativo di un climatologo di fargli capire la differenza tra clima e tempo meteorologico (il clima è qualcosa che si misura in decenni, la meteorologia dice cosa succede questa settimana), ci ha provato Ugo Bardi, dal suo blog.

La tesi di Granzotto è molto semplice. Quattro o cinque scienziati dell'ICPP (sic, non è in mio refuso, forse per Granzotto assona meglio con CCCP) han preso i dati di temperatura raccolti da migliaia di altri seri scienziati, e siccome non tornavano con le loro previsioni li hanno taroccati con un "trucco", come si è ormai dimostrato con le mail rubate al CRU. Quindi la Terra si sta raffreddando, non riscaldando, e chiunque dica il contrario (solo 3 o 4 persone amiche di Ugo Bardi, si intende) è o disinformato, o un falsario in malafede.

L'estensione della calotta polare nel Settembre 2007 (sin.) e 2005( destra), confrontata con il valore medio degli ultimi decenni (linea viola). Nel 2007 per la prima volta il "passaggio a nord-ovest" era navigabile.

A Granzotto non viene in mente di controllare cosa sia successo davvero con il "climagate", che il "trick" sia una "clever, and legitimate, technique" (come dice Nature), oltretutto dichiarata a chiare lettere nell'articolo dove è stata usata. Che non abbia niente a che vedere con i dati di temperatura dell'ultimo decennio, ma che si riferisca ad anelli di accrescimento degli alberi. Che l'ultimo decennio, appunto, sia il più caldo che la Storia ricordi. E che l'articolo che usa il "trick" sia del 1998 (scritto nel 1997), quindi evidentemente non possa riferirsi all'ultimo decennio.

Non viene neppure il sospetto che se qualcuno facesse una cosa del genere le migliaia di onesti ricercatori si solleverebbero, mica sono scemi. Ma come ogni buon complottista sa, una decina di persone nascoste nell'ombra possono governare segretamente il mondo. Condizionando pure la NASA, che pubblica i dati di temperature misurate da satellite visibili qui sotto.

Il clima è naturalmente una cosa complessa. Ci sono punti poco chiari, e persone serie che sollevano dubbi legittimi. Ma dire che la Terra si sta raffreddando dal 1998, che non c'è un riscaldamento in atto è veramente lo stesso che negare che sulla Luna ci possano essere montagne, rifiutandosi di guardare nel telescopio.

Citando Luca Mercalli, "sul clima nessuno ha la verità in tasca. Ma facciamo piazza pulita delle bugie".

Nota aggiunta: segnalo un interessante commento sul blog di Marco F riguardo il rallentamento del riscaldamento. Interessante perché mostra come funzioni la scienza, come una convinta sostenitrice del Global Warming possa trovare un meccanismo naturale che lo potrebbe contrastare. Alla faccia degli scienziati ideologicizzati.

Ritiro dei ghiacci nel Glacier Bay National Park and Reserve's White Thunder Ridge

giovedì 14 gennaio 2010

Il carrozzone

Oggi, aprendo il giornale, mi sono ritrovato con un articolo sulle condizioni disastrose del mio istituto. Il titolo parla di un telescopio (questo qui in costruzione) per cui proprio ora sto costruendo uno strumento chiave, arrabattandomi per stare dentro il budget di 25 mila euro (un buon oscilloscopio professionale costa di più). Sembra che questo strumento non verrà mai usato, forse sto sprecando fatica, soldi e tempo.

Bene, finalmente qualcuno che racconta di come siamo costretti a lavorare. Invece no, la tesi dell'articolo è che, siccome l'Istituto Nazionale di Astrofisica ha continuato ad assumere personale senza criterio, oggi spende il 90% del suo budget in stipendi e non può più far funzionare i telescopi che ha costruito. Insomma un gran carrozzone di persone che non fanno un tubo, sprecando un sacco di soldi per progetti faraonici ed inutili.

Be', cominciamo a guardare i numeri. Due anni fa (da allora le cose sono cambiate ma i numeri dell'articolo non mi tornano) avevamo in Italia 584 astronomi, a cui si affiancavano 508 tra tecnici (la maggior parte) ed amministrativi. 1092 persone, di cui presumibilmente ogni anno ne vanno in pensione una trentina. Oltre a questi un esercito (291) di precari, contrattisti, borsisti, giovani che dopo qualche anno finiscono per cambiar lavoro, o emigrare. Oltretutto pagati su fondi di ricerca (in genere esteri), e non da quegli 80 milioni che servono per gli stipendi. Nell'articolo leggiamo che, grazie alla legge sulla stabilizzazione dei precari (non certo una decisione del mio ente), un precario ogni 10-15 è stato assunto, riempendo solo una parte del turn-over. Niente assunzioni sconsiderate, quindi, ma solo un modesto ricambio oltretutto imposto da una legge.
L'"afterglow" di una sorgente di raggi gamma a 11 miliardi di anni luce,
osservata
dal Large Binocular Telescope 12 ore e 15 giorni dal lampo gamma

Il problema quindi è altrove. Il personale è lo stesso di 10 anni fa, i progetti di ricerca, i telescopi sono quelli che 10 anni fa si è deciso di costruire (un telescopio dura 20, 30 anni almeno). La gente è quella che serve, operare un grosso telescopio richiede almeno 30 persone, costruire uno strumento circa 10 persone. Un astronomo che lavori tanto usa 20 giorni di telescopio l'anno, un grosso telescopio presuppone quindi una ventina di astronomi che lo usino, in media.

La ricerca astronomica italiana è tra le migliori del mondo, produciamo più lavori scientifici, e di qualità migliore di molti paesi con budget per la ricerca molto più alti. Riusciamo a spuntare la direzione di progetti di ricerca internazionali, le idee dei nostri ricercatori vengono utilizzate in grossi telescopi internazionali, ma spesso non abbiamo le risorse per garantire una ricaduta industriale in Italia. Talvolta sì, come per la costruzione delle antenne del grande telescopio ALMA. Riusciamo comunque ad attirare in Italia grazie alla qualità del nostro lavoro finanziamenti internazionali, che vengono alla fine spesi qui. L'anno scorso l'INAF si è sottoposto al giudizio di esperti internazionali, ricevendo valutazioni ottime.

Prometeo, una luna di Saturno, fotografata dalla sonda Cassini.
Da Urania, la rivista di divulgazione on-line dell'INAF

Quindi un migliaio di astronomi ed affini sono troppi? Sono troppi 2000 fisici che studiano le particelle? Può darsi, l'articolo sembra suggerire questo. Può darsi che non ci si possa permettere il bilancio di un piccolo supermercato per capire come funzioni l'Universo. Ma questi 1000 astronomi non sono né di più di quanto la politica della ricerca ha stabilito dovessero essere, 10 anni fa, né sono persone che si girano i pollici.

Il più lontano ammasso di galassie (rosso per il forte red shift) a 10 miliardi di anni luce. Immagini come questa servono a capire come si siano formate le galassie, inclusa la nostra, quando l'Universo era molto più giovane di ora.

Nel frattempo gli stipendi sono un pochino aumentati (come per tutti) e i finanziamenti ogni anno sono calati. È quindi inevitabile che si sia arrivati ad una situazione in cui gli stipendi assorbono tutto. Se si tagliasse l'istruzione fino al punto da non potersi permettere di tenere aperte le scuole e si pagasse gli stipendi agli insegnati lasciati a casa, sicuramente si starebbe sprecando soldi e gente.

Ma cosa fare allora? Essenzialmente vedo queste possibilità:
  • finanziare la ricerca a livelli sempre vergognosamente più bassi di qualsiasi paese occidentale, ma sufficienti per produrre un lavoro scientifico dignitoso
  • farmi venire al lavoro corredato di un congruo numero di libri da leggere, giochini per il computer ed altri modi per passare piacevolmente il tempo
  • tagliare un buon numero (almeno il 30%) dei progetti di ricerca, mettendo in mobilità gli astronomi relativi e trovando loro qualche lavoro socialmente utile
  • giocare al superenalotto (il jackpot di questa settimana è il doppio dei finanziamenti INAF di quest'anno) sperando nella fortuna
  • arrabattarsi all'italiana, facendo quel che si può, comperandosi di tasca propria l'attrezzatura, riparando il riparabile, usando tutta la finanza creativa che si riesce a usare, indebitandosi e accontentandosi di strumenti che, per mancanza di manutenzione, stan cadendo a pezzi.
Ho il vago sospetto che sarà l'ultima che ho detto.

Nota: Tutte le immagini di questo post sono il frutto della ricerca di astronomi italiani, utilizzando strumenti o telescopi costruiti o progettati in Italia.

lunedì 11 gennaio 2010

Falsificabilità

Il 29 dicembre il vicepresidente del CNR De Mattei (di cui ho già parlato qui) ha scritto un lungo articolo su "Il Foglio", in cui sostiene che ogni tentativo di conciliare darwinismo e religione è una malattia dello spirito. Un cedimento di fronte al nemico, un tentativo di placare gli avversari del cristianesimo offrendo loro un contentino.

De Mattei dimostra in questo modo (e in tutte le argomentazioni che seguono) di non capire assolutamente nulla di cosa sia la scienza. Chi cerca di conciliare scienza e teologia lo fa semplicemente perché l'evoluzione è vera, come è vero che la Terra giri intorno al Sole, non perché suona demodé non farlo. Gli astronomi che rileggono il "Fermati o Sole" o la cosmogonia ebraica contenuta nella Bibbia come qualcosa da non prendere alla lettera non stanno facendo concessioni, stanno solo prendendo atto di un dato di fatto. Le concessioni le ha fatte Galileo quando ha abiurato.

Che De Mattei non capisca le scienze si vede anche da quanto poco conosca l'evoluzionismo. Dice che questa teoria non è riuscita a portare prove, ma si guarda bene da discutere le prove che convincono la stragrande maggioranza dei biologi (cattolici o meno). Afferma che l'evoluzionismo richiederebbe la presenza di specie "imperfette", ma è proprio il contrario: ogni specie si adatta alle condizioni in cui vive, e non c'è una direzione dell'evoluzione verso una ipotetica perfezione, noi non siamo né l'ultima specie, né la "migliore" (se non dal nostro particolare punto di vista). Ribadisce che le specie sono fisse, quando tutte le evidenze mostrano il contrario.

Sostiene che il darwinismo non spiega l'origine della vita, apparentemente senza sapere che non tenta neppure di farlo. Non sappiamo se i meccanismi evolutivi funzionassero all'emergere della vita perché semplicemente non sappiamo come la vita sia nata. Abbiamo alcune teorie, sappiamo alcune cose, nessuno o quasi oggi dubita che la vita sia sorta per processi naturali, ma ammettiamo la nostra ignoranza a riguardo. Se qualcuno vuol riempire l'ignoranza con un intervento diretto divino, libero di farlo, salvo dover far marcia indietro quando questi meccanismi verranno scoperti. In ogni caso non può farlo uno scienziato che deve continuare a cercare, non dar per certi meccanismi ad hoc non dimostrati, e smettere quindi di indagare.

Sostiene poi che l'evoluzionismo non spiega la nascita dell'intelligenza, dell'uomo pensante. Ignorando evidentemente che esiste la psicologia evolutiva. Chiaro che esistono differenze tra la nostra capacità di rappresentazione del mondo e quella di altri animali, inclusa la capacità di vedere le conseguenze dei nostri atti in modo abbastanza preciso da consentirci una responsabilità morale. Ma l'enorme aumento delle nostre capacità cognitive non è difficile da spiegare in termini evolutivi. Anzi, sarebbero difficili da spiegare le tantissime somiglianze del nostro modo di ragionare con quello degli altri mammiferi, inclusi tutti i relativi difetti, senza far ricorso all'evoluzione.

De Mattei continua dicendo che "per salvare la cosmogonia evoluzionista i teo-darwinisti sono costretti a negare frontalmente ... San Paolo" quando afferma che discendiamo tutti da una sola coppia., come poi ribadito dal Concilio di Trento. A parte che la stessa Bibbia parla di altri uomini coevi ad Adamo ed Eva (la Genesi raccoglie diverse fonti, senza preoccuparsi troppo della coerenza interna, e i miti della creazione spesso parlano della creazione della propria etnia, senza preoccuparsi degli altri popoli), il punto è che sappiamo che la "prima coppia" non è mai esistita. Non è possibile creare una popolazione da una sola coppia, il pool genetico è troppo ristretto, e dovremmo ipotizzare che una mutazione in grado di darci di colpo la nostra "umanità" sia avvenuta simultaneamente in due individui, maschio e femmina, che questi si siano incontrati e fatto figli insieme.

Quel che sappiamo invece è che i nostri antenati hanno acquistato gradatamente le caratteristiche che ci rendono umani, e che le nuove specie si differenziano in gruppi che evolvono insieme, non come singoli individui. Non c'è stato un momento in cui gli ominidi sono diventati uomini, e per quanto i dati genetici indichino che l'Homo Sapiens è nato come un piccolo gruppo, si parla comunque di decine di individui.

Questo, come nota De Mattei, pone problemi per la dottrina del peccato originale. Che mi sembra uno dei temi più interessanti del cristianesimo, il male che ci portiamo dietro perché siamo comunque corresponsabili dell'umanità, non possiamo tirarci fuori da quel che han fatto i nostri predecessori. Il male che ci circonda ci condiziona, ci entra nelle ossa, richiede eroismo per essere diversi. Anche se Dio non esistesse, il peccato originale è qualcosa che è presente pesantemente nella storia, dell'umanità e di ciascuno di noi. Il mito lo attribuisce ad un atto specifico di un uomo specifico, ma magari fosse così, sarebbe molto più facile liberarcene. Purtroppo non ho la capacità di affrontare questi temi in modo non banale, ma ben venga una seria riflessione. Perché, come nota giustamente De Mattei, scienza e fede non possono essere in contraddizione se sono entrambe vere (tautologico, d'accordo), e quindi se la scienza ci indica che delle "verità" della fede van riviste, in questo modo la riflessione sull'uomo e su Dio non può che guadagnarci.

Sagan racconta di un suo colloquio con il Dalai Lama, in cui gli chiese cosa avrebbe dovuto fare il buddhismo se qualche dogma fosse stato dimostrato falso dalla scienza. Il Dalai Lama rispose che il buddhismo avrebbe dovuto cambiare, e non sembrava particolarmente preoccupato della cosa, perché apparentemente ha capito che la scienza ha a che fare con fatti, e ai fatti non puoi contrapporre filosofie (in senso lato, includendo le religioni), per quanto profonde. Se le filosofie sono abbastanza profonde, riusciranno ad incorporare i nuovi fatti, altrimenti vuol dire che devono cambiare. Il Dalai Lama era evidentemente abbastanza convinto della profondità del buddhismo, sembra che De Mattei non lo sia riguardo al cristianesimo.

Ma mettiamo che De Mattei abbia ragione e che la dottrina cattolica sia assolutamente ed in modo irreformabile incompatibile con l'evoluzionismo. Bene (o male, per me): questo dimostra che le cose in cui crede sono solo un colossale abbaglio. Esattamente come se dimostrasse che la cosmogonia geocentrica fosse indispensabile per la fede. Significherebbe che è riuscito dove schiere di atei militanti han fallito: falsificare la religione cattolica. Ogni suo articolo, ogni sua argomentazione o è falsa o è un chiodo sulla bara della religione in cui credo.

In entrambi i casi, lui è indegno della carica che ricopre.

lunedì 28 dicembre 2009

E questo è il vicepresidente del CNR?

Viviamo in un paese libero, ciascuno può credere a quel che gli pare: che la Terra sia piatta, che la Luna sia fatta di formaggio, e persino che sul nostro pianeta ci sia vita intelligente. Ma si spera che chi lavora in un ente in cui il metodo di lavoro utilizzato è quello della razionalità scientifica applichi questo metodo almeno al suo lavoro. O cambi mestiere.

Quindi vedere un convegno, organizzato nientepocodimeno che dal vicepresidente del CNR Roberto De Mattei, in cui si sostengono le tesi più balzane mi fa letteralmente cascare le braccia (quelle rotonde). E a peggiorare le cose il contributo di fondi pubblici (9400 euro), sottratti alle ricerche vere.

Cominciamo con l'evoluzionismo. Lo so, non è facile da digerire, ma che gli organismi viventi derivino da antenati comuni, in una catena evolutiva, è un dato di fatto. Se si toglie questo niente in biologia funziona più. La genetica, la paleontologia, la distribuzione geografica delle specie, i meccanismi biochimici, la struttura anatomica degli organismi viventi han senso soltanto se esiste l'evoluzione. Abbiamo assistito ormai a diversi episodi di speciazione, nuove specie di animali che in tempi storici non esistevano e che si sono evolute da specie note. Possiamo mappare il DNA di entrambe e vedere quali modifiche sono avvenute.

Possiamo discutere sui meccanismi, ma il dato di fatto, evidente come è evidente che la Terra gira attorno al Sole (altra cosa non facile da digerire), è che le specie evolvono. E che la selezione naturale è l'unica teoria che possiamo ragionevolmente ipotizzare per spiegare questo fatto(1).

Ma l'evoluzione non è l'unico fatto che è stato negato in quel convegno. C'era chi sosteneva che la Terra ha solo 6000 anni (alcuni arrivano ad ammettere ne abbia qualche milione) che c'è stato davvero un grande diluvio che ha formato il Gran Canyon e spazzato via i dinosauri, e che questi avrebbero convissuto con i nostri antenati(2). Insomma vanno a farsi friggere non solo la biologia (con tutti i vari rami: zoologia, botanica, paleontologia, genetica, ecc.) ma anche la geologia, l'astronomia (le "prove" di una Terra giovane sono anche astronomiche), la fisica (per i processi di decadimento radioattivo che si usano per datare le rocce). Dovremmo chiudere il CNR, covo di pericolosi miscredenti che minano la vera scienza, sostenendo cose tipo che i dinosauri si siano estinti 65 milioni di anni fa.

In ogni comunità ci sono persone che sostengono cose, diciamo, singolari. In alcuni casi è semplicemente ignoranza (solo uno dei partecipanti al convegno era un biologo, e non si occupa di evoluzione). E quindi uno storico come De Mattei può dire che la formazione di una nuova specie è impossibile (perché ignora come funzioni). Nelle interviste rilasciate in seguito si capisce anche bene le motivazioni di queste convinzioni, per il tipo di fede di De Mattei è essenziale credere che le dottrine tradizionali (di 100 anni fa) sulla creazione dell'uomo siano corrette. Vede ogni ammissione riguardo la scienza come relativismo. Non riesce a capire come uno scienziato del calibro di Cabibbo, presidente della Pontifica Accademia delle Scienze, possa credere all'evoluzione. E, come succede spesso, se i fatti non si adattano alle tue convinzioni filosofiche basta fingere che i fatti siano altri(3).

Per carità, uno può essere una bravissima persona (non ho dubbi a riguardo), e credere con tutto il proprio cuore che il racconto della Genesi sia sostanzialmente reale, che Adamo ed Eva siano persone realmente esistite e realmente create dal Padreterno. Senza porsi il problema del perché condividiamo quasi tutto il patrimonio genetico con gli scimpanzé, inclusi alcuni fastidiosi difetti e una disposizione dei geni nei cromosomi che indica chiaramente una derivazione comune. Può pure essere un bravissimo storico(4).

Ma se vuol proprio dimostrare di anteporre le sue convinzioni personali alla scienza, che ci fa alla vicedirigenza di un intero ramo della ricerca italiana?(5)

Aggiunta Per qualche altra considerazione rimando al blog della divagatrice.

Le solite note a pie' di pagina
(1) Nel linguaggio scientifico la parola "teoria" indica un insieme di ragionamenti che spiega nel migliore dei modi, con ottima probabilità di essere in buona parte corretta, alcuni fatti. È qualcosa che è stata esaminata a lungo, e che ha superato tutte le obiezioni mossegli. Non ha senso dire "è solo una teoria, una supposizione che non è ancora stata provata". Quella, nel linguaggio scientifico, è un'ipotesi, non una teoria. Definireste "una supposizione" la teoria della gravità, o la teoria dell'elettromagnetismo (su cui si basa il computer che state usando)?

(2) Un po' degli argomenti dei sostenitori della Terra giovane, e relative obiezioni, si possono trovare qui.

(3) Sui rapporti tra cristianesimo e darwinismo ho scritto qui. Un sunto si trova anche su: G. Comoretto: I rapporti tra cattolicesimo ed evoluzione, Scienza e paranormale, n. 74 (2007). Qui qualche mia considerazione generale su scienza e religione.

(4) Però io non faccio convegni per dimostrare che Napoleone è un'ipotesi filosofica e non storica, e che in realtà non è mai esistito.

(5) Anche per non fare l'ennesima figura di palta davanti al resto del mondo.

domenica 27 dicembre 2009

Sacra Famiglia


Oggi è la festa cattolica della Sacra Famiglia. Mi ha sempre fatto sorridere la preghiera finale, "donaci di seguire gli esempi della Sacra Famiglia".

Un uomo giusto si ritrova con la fidanzata incinta. Decide di prenderla lo stesso come moglie, insieme al bambino, per evitarle una sorte di emarginazione o addirittura una lapidazione. Secondo la tradizione degli apocrifi si tratta di un "vecchio", una persona di mezza età che rinuncia ad una famiglia normale per salvare quella ragazzina. In ogni caso, in modo apertamente illegale, rifiuta la delazione e dà il suo nome ad un bimbo non suo.

Nel Vangelo di oggi (con tante cose piuttosto improbabili, ma il succo del messaggio resta) Gesù dodicenne scappa di casa, approfittando della confusione di un pellegrinaggio, e i poveri genitori in angoscia ci mettono tre giorni a ritrovarlo. Anziché dargliele di santa ragione gli fanno un benevolo predicozzo ("Quanto ci hai fatto preoccupare"), e lui risponde che quella era la sua strada, e lui doveva seguirla. Un classico "dropout", sembra di sentire "Father and son" di Cat Stevens.

In seguito Gesù si rifiuterà di interrompere una predica per andare a salutare i familiari, perché la sua famiglia è il mondo.

Insomma, tutto si può dire tranne che gli esempi della Sacra Famiglia indichino una famiglia tipo quella del Family Day, la famiglia tradizionale della cui difesa parlava oggi il Papa ai fedeli, chiamati ad osteggiare le leggi sule coppie di fatto.

Quegli esempi chiedono di considerare con apertura e accoglienza tutte le situazioni più anomale, quelle che la legge vorrebbe condannare a morte, e la società ostracizzare. Se non è una "coppia di fatto" quella famiglia lì... Ci spingono a comprendere comportamenti anche molto strani. A lasciare libertà a ciascuno di trovare la sua strada nella vita. E l'amore che vi circola, che deve continuare a circolarvi al di là di tutti i problemi e le "irregolarità", non deve chiudersi lì dentro perché la vera famiglia di ciascuno è il mondo, tutta la gente che abbiamo intorno.

Chissà perché mi torni in mente il caso di Alessandro Santoro....

sabato 26 dicembre 2009

Autobus

(post aggiornato)

Oggi, di ritorno dalla visita natalizia ai miei parenti, ho passato l'usuale incubo dell'autobus a Firenze.

Abito a un po' meno di 5 km dalla stazione, troppi da fare sotto la pioggia con le valigie, ma se ho solo uno zaino a piedi ci arrivo in meno di un'ora. La zona è ben servita, un paio di linee dirette ed abbastanza frequenti che mi portano da sotto casa alla pensilina della stazione di Santa Maria Novella. Ma non riesco mai a metterci meno di 40 minuti, spesso ben più di un'ora(1).

Oggi per fortuna il traffico era molto tranquillo, e ci siamo messi alla fermata dove era prevista una corsa ogni 15 minuti. Dopo 20 minuti di attesa (e 5 di ritardo) è arrivata finalmente il primo bus, immediatamente riempito. Timbro il biglietto ed aspetto, dovrebbe ripartire subito. Dopo altri 15 minuti di attesa arriva l'autobus successivo, e la gente vi si riversa. Io aspetto sul primo, quantomeno starò più comodo. Restiamo in tre, non abbiamo sentito che l'autista ha comunicato che quella vettura è guasta. Dopo altri 5 minuti chiedo all'autista, che mi ripete che adesso la porta in deposito, devo aspettare la successiva.

Perdo la pazienza, e gli dico tutto quello che penso dell'ATAF, degli autobus a Firenze, del fatto che a quell'ora, a piedi, sarei già quasi a casa... E nella foga dimentico lì lo zaino, prendo la valigia e vado ad attendere l'autobus dopo.

Quando siamo ormai (finalmente) in viaggio, in quella specie di curva di Peano(2) che sono i tragitti dei bus fiorentini, la mia signora mi chiede "E lo zaino?". Non osiamo pensare che cosa ne farà il povero conducente vittima delle mie esternazioni, lei ipotizza che lo abbia scaricato nel primo fosso, e non saprei neppure dargli torto. Chiedo aiuto al conducente, e con un paio di telefonate, in cui persone gentilissime si dan da fare per risolvere il problema, parlo con la persona giusta che mi dice di star tranquillo, lo avrebbe rintracciato lui, e di telefonare dopo mezz'ora. Cioè appena arrivato a casa (un'ora e mezza dopo essere sceso dal treno).

Bene, il mio zaino si trova in stazione. Con il motorino elettrico son lì in 12 minuti, e nel gabbiotto dell'ATAF trovo, oltre allo zaino, alcuni autisti che hanno assistito alla mia sfuriata. Devo dire che mi vergogno come un cane, ho trovato solo persone gentilissime, incluse queste che solamente mi raccomandano di non perdere la pazienza verso chi lavora per far funzionare al meno peggio la baracca.

Morale della storia
  • Non arrabbiarsi con chi non c'entra. Autisti e dipendenti ATAF si sono dimostrati persone di una gentilezza, disponibilità e competenza invidiabili, risolvendo in poco tempo un casino creato da un utente rompipalle.
  • Sono solo io a incappare in tragitti assurdi, autobus affollati, deviazioni, corse soppresse (anche due di fila), e tempi di percorrenza comparabili con quelli di un pedone (se va bene)? Direi di no, parlando con i miei compagni di sventura.
  • Ma è possibile che una città come Firenze abbia trasporti pubblici di questo livello? È possibile che gli amministratori non riescano a tirar fuori un piano del traffico e dei trasporti decente?
  • Il tutto è peggiorato drasticamente dalla chiusura del centro storico ai bus. Per carità, idea ottima. Ma richiede un ripensamento serio del piano suddetto. Quel che si è fatto è stato di mettere delle toppe, che evidentemente non reggono. Tanto gli utenti b rontolano, si incazzano con gli autisti, ma le sedie e gli stipendi degli amministratori nessuno li tocca.
31 Dicembre: Aggiornamento

Leggo oggi che il sindaco Renzi ha deciso di incolpare gli autisti dei ritardi mostruosi.

Gli autisti ribattono facendo notare che i ritardi sono dovuti al traffico caotico, alla mancanza di corsie preferenziali, e ad "una pedonalizzazione del Duomo fatta in fretta e furia che ha finito per costringere tutto il trasporto su un'unica direttrice diventata un imbuto".

Il rappresentante sindacale dice: «Ci dovrebbero mostrare il piano di impresa. Ma se raccontano queste balle evidentemente non ce l'hanno. Chiederemo all'amministrazione come davvero si vuole privilegiare il trasporto pubblico».

Note:
(1) Interessante domanda: come fare con il biglietto? Il biglietto elettronico una volta scaduto dovresti ritimbrarlo. Come spieghi al controllore che lo hai timbrato, ma sei sul bus da più di 90 minuti?

(2) La curva di Peano è una curva così tortuosa da coprire, in infiniti ghirigori, l'intero piano. È un esempio di frattale, qualcosa di mezzo tra una linea e una superficie piana. I tragitti degli autobus di Firenze, che continuano a tornare indetro per coprire tutto un quartiere con una sola linea, ne sono una discreta approssimazione.