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giovedì 27 gennaio 2011

Memoria

Oggi è la giornata della memoria.

66 anni fa, in questi giorni, mio nonno veniva arrestato, tra l'altro per aver fornito documenti falsi a famiglie ebree(1), e dopo un mese deportato a Dachau. Tornerà il 29 Maggio, e mia zia si chiedeva perché mia nonna piangesse tanto di fronte a quel tipo magro. Non l'aveva riconosciuto, non era riconoscibile. Ce l'ha fatta per poco, alle ultime selezioni i compagni lo sorreggevano perché non si reggeva più in piedi, e lo sterminio finale dei prigionieri fu fermato solo quando gli alleati tagliarono le vie di uscita dal campo. Del suo vagone sono tornati in 2. Non ha mai voluto raccontare, se non degli ultimi giorni della liberazione. "Han già scritto in tanti, è tutto vero".

Sono stato a Dachau due volte, una con mio figlio che non ha retto l'impatto emotivo, siamo usciti prima di vedere tutto.


Occorre ricordare. Perché queste cose possono risuccedere, risuccedono. Occorre ricordare per prevenire. Per sapere che il mostro è dentro tutti noi, e si nutre di tutte le volte che guardiamo dall'altra parte. Come (i) alcuni cittadini di Monaco. Anche se non girare lo sguardo costa, mio nonno lo sapeva.

(1) In realtà non riuscirono a provarlo, grazie anche all'eroismo di una persona che entrò nell'ufficio presidiato dai tedeschi e distrusse i documenti in questione.