venerdì 30 aprile 2010

Etico? Se è questo, no grazie

In questi giorni a Firenze si svolge la mostra dell'artigianato. E gli organizzatori han deciso di dedicare una serie di iniziative specificatamente al mondo dell'etico. Sono (per qualche settimana) probiviro della Banca Etica, e socio fondatore del negozio del commercio equosolidale di Firenze, per cui la cosa non poteva che farmi piacere. Finché non ho visto il programma degli interventi:
  • Le acque vibrazionali e le loro proprietà
  • I primi cristiani erano vegetariani (occorre inventare bufale per essere vegetariani?)
  • Presentazione del libro: "le stelle di dentro". Manuale di astrologia vedica e psicologia
  • Biocarburanti fai-da-te, contro il caro-petrolio (bravi, e così abbiamo il caro olio di semi)
  • Erbario della Salute (finalmente qualcosa che non è necessariamente fuffa, speriamo bene)
  • DUE incontri su "Hercòlubus o pianeta rosso" (il pianetone che ci investirà nel 2012)
  • ed infine tre incontri sul biologico nella grande distribuzione, su un'azienda bio, sulle ricette per biscotti bio.
Facendo le somme, tre incontri sul biologico (ma l'etica si riduce a mangiar bio?) uno sui fitofarmaci (che possono essere una cosa seria o fuffa assurda, date le premesse opterei per la seconda) e SEI incontri che a non farli l'etica ci guadagna (imbrogliare il prossimo non è nella mia definizione di etico). NIENTE che ci metta in discussione le cose che facciamo tutti i giorni, cercando di capirne le conseguenze. Molte di queste cose sono chiaramente legate ad interessi di persone che ci lucrano (vendendo acqua, libri, o prodotti bio), ma in fondo in una fiera te lo aspetti ci siano anche i venditori di snake oil.

Diciamo che l'associazione promotrice, "Toscana etica", con me ha chiuso.

giovedì 29 aprile 2010

Batterie e motorini

Due anni fa ho raccontato del mio esperimento di retrofit di un motorino elettrico con batterie al litio polimeri. Il motorino è risultato di colpo più leggero di circa 50 chili, praticamente come non avere un secondo passeggero invisibile, che prima ti portavi dietro. Posso affrontare la salita al 15% che mi porta all'osservatorio con tutta la potenza dei miei 1800 watt, circa un metro al secondo di dislivello, da manuale di fisica.

Le batteria sono in grado di assorbire senza batter ciglio tutta l'energia che il motore ritrasforma in corrente in discesa (anche 2 kW), e al termine della giornata la batteria è appena più scarica che se avessi fatto gli stessi chilometri in piano, anziché arrampicarmi su una collina e poi ridiscenderne.

Ma le cose belle in teoria hanno sempre degli spiacevoli contrattempi, come ha scoperto a sue spese il mio amico Ugo Bardi, che ha ritentato l'esperimento. Le batterie al piombo scambiano due elettroni per atomo, quelle al litio solo uno. Il risultato è che l'escursione di tensione risulta circa il doppio per il litio rispetto al piombo. Le mie vanno da 54 a 42 volt, quelle al piombo da 53 a 46. L'elettronica di controllo, tarata per le batterie al piombo, si confonde parecchio a vedere tensioni "strane", e quella del motorino di Ugo, più sofisticata, arrivata a 46 volt si spegne, anche se le batterie hanno ancora un bel po' di carica.

Le batterie arrivano con un circuito di protezione (PCM), che le stacca quando sono troppo cariche o troppo scariche. All'inizio ho usato il caricabatteria interno, che continua a caricare le batterie fino a che il PCM non le stacca. Ma se a questo punto rallento, il motore fa da dinamo e tenta di caricare batterie già piene fino al collo, e il PCM mi spegne tutto. L'energia prodotta dal motore non ha un posto dove andare, e mi ha bruciato un po' di accessori.

Ho risolto la cosa usando un caricabatterie tarato in modo da lasciare un po' di margine nelle batterie In pratica perdo circa un 5% della capacità. Il caricabatteria non è ottimale, ma per ottenerlo ho dovuto litigare con la ditta produttrice. Ho proposto di modificare io il loro software, per metterci dentro la curva di carica suggerita per le mie batterie, ovviamente cedendo loro gratis i risultati e con un accordo di non disclosure, ma niente, non divulgano i preziosissimi 8 kilobyte di codice del microprocessore.

La prima versione del caricabatterie è stato ordinato dal sig. Falci (il gradioso tecnico che mi ha installato il tutto) con un margine un po' troppo ampio, perdevo oltre il 10% della capacità. Ho quindi ordinato una scheda di controllo con la tensione di fine carica un po' più alta, ma nel frattempo hanno ovviamente cambiato la meccanica, e la scheda non "torna" più. Pazienza, ci si adatta.


Le batterie non reggono bene le alte temperature. Ho quindi costruito uno schermo con il mylar che uso per isolare l'interno dei dewar. Se tiene al freddo (250 sottozero) i miei ricevitori radio, funzionerà anche con le batterie sotto il sole estivo. Funziona, ma va rimesso ogni anno, come si vede dalla foto qui sopra.

A questo punto volevo vedere come funzionavano le mie nuove batterie. Mi sono comprato un DrWattson, un simpatico aggeggio che misura tutto quel che vorresti sapere di una batteria, e così ho verificato che il caricabatteria funziona come dovrebbe, e che il PCM mi stacca le batterie quando la tensione all'uscita del pacco è scesa a circa 43 volt. Considerati i margini di carica lasciati ai due estremi, il pacco viene usato per circa 36 Ah, il 90% del valore di targa.

Ma il drWattson va inserito nel cavo di carica, ed io volevo avere sul cruscotto un'indicazione di quel che succede. Ho finalmente trovato un altro oggetto simile, il Cycle Analyst, prodotto da un hobbista canadese (ma la qualità della realizzazione è veramente professionale). Glie lo ordini, lui te lo costruisce e te lo spedisce a casa.


Il DrWattson in serie al caricabatteria. Notare la scritta "20.0A" all'incontrario, la nuova scheda del caricabatteria aveva i fori che corrispondevano a quelli della vecchia, ma rovesciati.

Ho dovuto inserire un grosso shunt vicino alla batteria, una presa stagna sul frontale del motorino, e ora posso vedere in tempo reale quanti watt consumo, quanti wattora e quanti amperora ho consumato in totale, qual'è la tensione attuale del pacco, e se metto un magnetino alla ruota (non avendo i raggi sto studiando come fissarlo) posso anche rapportare il tutto alla velocità.

Il Cycle Analyst montato sullo specchietto retrovisore

Bene, niente di più facile, con quello davanti, che misurare la curva di scarica della batteria in condizioni reali. L'ho fatto a settembre di due anni fa, con le batterie praticamente nuove, e l'ho ripetuto ora, con le batterie che hanno due anni e 11 mila km. Il risultato è nel grafico qui sotto. Le croci verdi sono i punti misurati un anno e mezzo fa, quelli rossi li ho finiti di misurare oggi. Le curve sono quelle che il manuale della batteria danno per scariche (dall'alto) a 20, 40 e 80 ampere (in piano consumo circa 25A, al massimo arrivo a spunti di 50-55A).

Ci sono delle differenze, ma molto piccole. Ho spostato le curve misurate in orizzontale in modo da finire la scarica dove finisce quella a 20 ampere (un po' pessimistico) ma le ho dovute spostare in modo leggermente differente. Ho perso circa il 3% della capacità, il che tornerebbe con un dato che ho sentito riguardo l'invecchiamento di queste batterie, con una perdita di circa il 20% in 10 anni di uso. Fossero così le batterie dei telefonini (usabili per 20-25 anni) ci farei la firma.
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Il PCM invece non è altrettanto buono. Già la prima estate ha cominciato a dare di matto. Ogni tanto, senza ragione apparente, staccava le batterie durante la carica. E le lasciava staccati finché non scollegavo tutto, e aspettavo qualche minuto. Significava armarsi di cacciavite, aprire il vano batteria, staccare il connettore principale (a riguardo ho adottato come connettore universale gli ottimi PowerPole, che hanno anche l'interessante caratteristica di essere ermafroditi). E sopratutto ritrovarsi la mattina il motorino scarico, a sorpresa.

La seconda estate ha cominciato a dare grossi problemi. Delle volte non si voleva proprio riprendere, se non dopo mezz'ora di estenuante attesa. E a un certo punto basta, non ricaricava proprio più. L'ho smontato e ho scoperto che il transistore che controllava la carica era letteralmente esploso. Ho provato a sostituirlo, ma niente, e dopo un po' ha smesso di funzionare pure la parte che controlla la scarica. Ho passato 6 mesi con le batterie sprotette, e per sicurezza, prima di rimontare un PCM di seconda mano gentilmente concesso da un amico di ASPO, ho controlato l'allineamento delle batterie. Be', non volevano credermi, dopo due anni di uso sono cariche uguali, entro un percento circa.

In conclusione le batterie sono veramente una bomba, e probabilmente dureranno più del motorino. Visto quanto le ho pagate, è una buona notizia.

martedì 27 aprile 2010

Finanza creativa

Sappiamo tutti che le scuole non se la passano bene. I genitori sono praticamente obbligati a contribuire con la cassa scolastica, per permettere ai loro figli di avere carta, penne, fotocopie. Le bibliotechine di classe sono organizzate con collette di libri usati, e spesso anche nuovi, acquistati da insegnanti e genitori volenterosi. Nel mio piccolo ho fornito alla classe dei miei figli, ed ora a quella in cui insegna la mia signora, un discreto numero di computer riciclati, dotati dell'ottimo edubuntu, la distribuzione di linux per la scuola.

Non sto a dilungarmi su tutti i tagli che vengono fatti, dagli insegnanti di sostegno (con ragazzini con handicap grave spediti a casa un po' di ore perché in classe non possono tenerli), ai supplenti (i bimbi sparpagliati nelle altre classi, dove non san bene che fare), alle uscite didattiche (le insegnanti di accompagnamento vengono pagate per le prime due uscite, le altre lo fanno come "straordinario volontario").

Ma tutto questo non basta. Venerdì in tutte le scuole del circolo 12 di Firenze è girata una circolare, con bollettini di conto corrente allegati, in cui si invitavano caldamente i genitori a contribuire volontariamente, con 40 euro, alle finanze scolastiche. Tra tutti i contribuenti verrà sorteggiato un quadro, offerto gentilmente dall'autrice. E naturalmente si possono comperare biglietti aggiuntivi per questa lotteria, a 10 euro l'uno.

Bene, ottima iniziativa. Ho scoperto che non è neppure nuova, una scuola svizzera lo fa da un po' di tempo. Ma si può fare di meglio. A quando il calendario con le maestre top model?

venerdì 9 aprile 2010

I nemici della scienza

Tempo fa ho parlato di un libro con questo titolo, scritto dal mio amico Silvano Fuso. Ho già commentato i capitoli sull'antiscentismo filosofico e religioso. Silvano poi parla dell'antiscientismo ambientalista, introducendo il capitolo con una mia lunga citazione (tratta da qui). Quindi è abbastanza chiaro che almeno sull'impostazione siamo d'accordo: un serio ambientalismo non può fare a meno della scienza, perché la natura non puoi fregarla, e per conoscere la natura non abbiamo altri strumenti che la scienza. (1)

Ma una parte dell'ambientalismo (2) considera la scienza il "nemico" da combattere. Gli scienziati sono asserviti al potere, i libri scientifici un manuale di stupro (maschilista), e la vera conoscenza può avvenire solo in modo "olistico", immergendosi nella Natura senza cercare di capirla, ma solo intuendola. Quindi tra gli ambientalisti si ritrovano alla grande l'astrologia, le medicine "alternative" (basate appunto su conoscenze "intuitive", so che questo fa bene e quest'altro fa male senza bisogno di sperimentare se sia vero) e in generale un'avversione per tutto ciò che sia "tecnico" (3).

Silvano fa un sacco di esempi su cui non mi dilungo perché sono perfettamente d'accordo. Ricevo periodicamente un "notiziario scientifico" del movimento anti-OGM, e trovarci dentro una notizia che sia una di tipo scientifico è dura, racconta semplicemente come la gente protesti contro questa tecnologia. Pochi sanno che non c'e' finora stato un solo caso di danno alla salute riconducibile agli OGM, e che molte delle notizie che circolano sull'argomento (es. le famose fragola-pesce) sono bufale belle e buone.

Ma tanto per restare sugli OGM, non tutti quelli che li avversano sono antiscientisti. Esistono dei buoni motivi (politici, economici, e anche ambientali) per essere cauti sul loro uso, o almeno sull'uso che viene fatto nelle condizioni odierne.

Comunque per me su due argomenti il libro esce dal seminato(4), e vorrei parlare di quello. Probabilmente per reazione al particolare tipo di ambientalismo di cui sopra, quello che vorrebbe un ritorno ad un'ipotetica idilliaca civiltà preindustriale, alcuni scienziati si sono messi a criticare qualsiasi cosa provenga da quel mondo. Incluso il ricorso alle energie rinnovabili e il rischio di cambiamenti climatici.

Silvano attinge a piene mani da un libro di Franco Battaglia, "L'illusione dell'energia dal Sole", che è pieno di dati stiracchiati, ragionamenti tendenziosi, per dimostrare che solo con un pesante ricorso al nucleare si può soddisfare le esigenze di energia della nostra civiltà. Be', che piaccia o meno stiamo avvicinandoci ad un rapido declino della disponibilità di energia fossile (come riconosce anche Battaglia), ma il nucleare attuale non è un gran sostituto. Oggi copre il 10% della produzione di energia elettrica e l'uranio estraibile ci basterà per altri 40 anni. Tutto fa brodo, ma se si costruisse, con un colpo di bacchetta magica, abbastanza centrali da produrre tutta l'energia elettrica basterebbe per QUATTRO anni. Occorre pensare a nuovi tipi di reattori, autofertilizzanti, al torio, ecc. ma per ora quelli che si costruiscono consumano prezioso e raro U235. Qualche conto più serio si può trovare in questo interessante libro, che almeno ha i numeri giusti (anche per il nucleare). Purtroppo non c'è scampo, a meno di rivoluzionarie scoperte scientifiche occorre ricorrere al tanto deprecato (da Battaglia) risparmio energetico.

Ma se sulle fonti di energia il dibattito è aperto, sui cambiamenti climatici si va veramente fuori da ogni ragionevolezza. Ancora probabilmente il colpevole è Battaglia, che pur essendo un chimico e non un climatologo è tra i garanti scientifici del NIPCC (il panel nongovernativo sui cambiamenti climatici, una sorta di IPCC al contrario). Qui la scienza, quella che secondo la mia citazione occorre interrogare per sapere dove andare, la sua risposta l'ha data: i cambiamenti climatici ci sono, e sono con tutta probabilità dovuti a noi.

Non possiamo sostenere che la scienza ci fornisce una visione della realtà indipendentemente dai nostri pregiudizi, e poi rifiutarla alla grande quando ci dice qualcosa che non ci piace (anche se piace a quelli di cui sopra che detestano ideologicamente la civiltà industriale e che ci stanno sui cosddetti).
Michael Mann, climatologo americano, è noto per i suoi studi sulle temperature del passato che hanno portato al grafico noto come "la mazza da hockey": un contributo importante per la scienza del clima, pienamente confermato in studi successivi.

Il NIPCC, e di riflesso il libro di Silvano, per negare i cambiamenti climatici raccoglie a piene mani quel tipo di argomenti che vengono usati in genere contro la scienza, e li rivolgono contro la stragrande maggioranza di scienziati che li studiano. Chi conosce il "dibattito scientifico" ad es. sul creazionismo non fa fatica a riconoscerli:
  • la scienza non dà certezze, nessuno ha la verità in tasca, quindi non possiamo dire nulla
  • gli scienziati sono mossi da interessi privati, se va bene la carriera e i fondi di ricerca, se va male interessi economici personali
  • argomenti da ignoranti fuori contesto: Eric il Rosso che colonizzava la Groenlandia, i pianeti che si scaldano, non produciamo che una minima parte del CO2, eccetera. Purtroppo la maggior parte degli argomenti citati da Silvano nel libro sono di questo tipo
  • petizioni con migliaia di firme raccolte diffondendo documenti tendenziosi a un numero imprecisato di persone incompetenti (non è un insulto, siamo tutti incompetenti di quasi tutto)
  • studi di scienziati in assoluta minoranza, che sostengono tesi molto ardite con pochissimi dati a supportarle
  • addirittura studi fattualmente smentiti, ignorando le smentite (es. le critiche all'Hockey Stick)
E ultimamente (dopo il libro di Fuso, quindi senza riferirmi in nessun modo a lui) si ricorre agli argomenti "ad personam": la questione delle mail rubate, da cui si sono estratte frasi fuori contesto per sostenere che gli scienziati sono una manica di bugliardi, imbroglioni, truffatori. Gli stessi argomenti si possono applicare a qualsiasi cosa, con effetti divertenti. Dopo un'accurata indagine del governo inglese non è emerso assolutamente nulla contro i climatologi. Ma Michael Mann e Phil Jones (questo oggetto anche di un vergognoso attacco dal Guardian) sono stati distrutti, professionalmente ed umanamente, e vanno avanti ad antidepressivi.

Se non sono questi, i nemici della scienza, veramente non saprei chi altro indicare.


Note

1) Per godere la natura, o per viverci armoniosamente, la scienza non è che uno strumento. Niente sostituisce una bella passeggiata, un'arrampicata, la sensazione del vedere un germoglio spuntare dal terreno o davanti a un tramonto. In questo gli "olistici" han ragione al 100%. Ma va anche detto che uno scienziato riesce a godersi meglio queste sperienze, nota cose che spesso sfuggono. Me ne accorgo camminando in montagna con mio figlio, un semplice studente di geologia ma che è molto più "immerso" nella montagna di me.

2) sottolineo che solo una parte degli ambientalisti è così, io mi ritengo ambientalista

3) vedi le assurdità sul cosiddetto elettrosmog

4) Ri-sottolineo. e ri-conferno tutta la mia stima per Silvano. Il fatto che non si vada d'accordo su questo argomento non significa che non legga sempre con attenzione le sue considerazioni. E soprattutto non lo includo assolutamente tra i "nemici della scienza" del titolo e delle conclusioni.

domenica 4 aprile 2010

Come nascono i soldi

Bazzicando i vari tipi di "complottisti" ci si imbatte prima o poi nel discorso del signoraggio. In breve, secondo alcune persone il denaro che utilizziamo nasce da un complotto mondiale delle banche, che lo creano dal nulla per il loro tornaconto, che sarebbe in pratica quello di intascarne il controvalore. Cioè le banche stampano i soldi e ce li vendono, noi furbi glie li comperiamo, e loro si arricchiscono.

Ma, come dice McCoy, sono un astrofisico, non un monetarista (anche se sono proboviro di una banca nazionale), per cui lascerei volentieri spiegare a chi ne sa più di me cosa dia valore ai pezzi di carta che teniamo nel portafogli. Per una prima introduzione, consiglio questo blog. Se riesco, tornerò in un altro post a raccontare quel po' che ho capito, e oggi mi limito a parlare quindi di quel che i signoraggisti chiamano "signoraggio secondario". Anche un questo caso le banche (tutte) creerebbero soldi dal nulla, arricchendosi, ma con un meccanismo più complesso.

Alla base di tutto c'è qualcosa di vero. Partendo dall'inizio, il denaro in banconote è solo una parte (circa un quinto) del totale dei soldi in circolazione. I restanti quattro quinti vengono "creati" prestando più e più volte sempre gli stessi soldi, con un meccanismo si chiama moltiplicatore monetario, meccanismo che secondo i signoraggisti sarebbe una frode ai nostri danni. Il tutto si basa su una sconvolgente rivelazione: le banche prestano i nostri soldi (ma no! Chi l'avrebbe sospettato!)

La cosa funziona così: se io presto dei soldi a Beppe, ricevendone in cambio una ricevuta ("Pagherò 100 euro a chi mi consegna questa ricevuta il giorno X"), posso usare la ricevuta come denaro, quel foglio di carta vale esattamente 100 euro. Beppe nel frattempo spende i miei 100 euro, dandoli a Caio. Caio a sua volta si ritrova 100 euro che può prestare a Dario, in cambio di una seconda ricevuta, Dario li spenda da Enzo che li presta a Franco, eccetera. A questo punto in circolazione ci sono, oltre ai miei 100 euro, un numero imprecisato di ricevute (di B, D, F..) che valgono ciascuna altri 100 euro, e che possono essere usati come denaro. Se ci pensiamo, ogni volta che paghiamo con il bancomat o con un bonifico bancario facciamo esattamente questo, usiamo dei soldi che abbiamo prestato (alla banca) come fossero soldi veri, trasferendo un credito (che la banca pagherà) dal nostro conto a quello del negoziante.

Notate che fino a qui le banche non c'entrano nulla. Il tutto naturalmente funziona se i debitori onorano puntualmente le ricevute, e le banche servono (servirebbero) appunto a questo, a fare da mediatori, coprire i rischi, garantire le due parti. Inoltre per evitare che la cosa vada avanti all'infinito esiste quella che si chiama riserva frazionaria: ad ogni passaggio la banca deve tenere (non può prestare) una frazione dei soldi, in modo che se qualcuno non restituisce il debito almeno quei soldi ci siano.

Ecco, secondo i signoraggisti le banche dovrebbero prestare solo i loro soldi (il capitale sociale), e non i nostri. Che dovrebbero farne dei nostri depositi? Tenerli in custodia, così anziché più soldi in circolazione ce ne sarebbero di meno. Cosa succederebbe allora? Be', diamoci un'occhiata in giro. C'è la crisi, perché le banche qualche anno fa han prestato allegramente soldi in giro, gli è andata male e ora li prestano con molta più fatica. Se facessero come dicono i signoraggisti e prestassero solo il capitale sociale (che tipicamente è un cinquantesimo dei soldi che possono raccogliere e prestare), avremmo una crisi diciamo 10 volte peggiore di ora.

Insomma il denaro in giro serve, e il fatto che qualcuno lo presti è semplicemente vitale; altrimenti non ce n'è abbastanza, come stiamo vedendo. Semmai i problemi sono che alcune persone non riescono ad accedere al credito, che nessuno controlla seriamente le banche, che l'attività di prestito ormai è diventata (salvo eccezioni come Banca Etica) secondaria rispetto alla "gestione del risparmio": cioè speculazione, creare soldi spostando soldi, e cose simili. I veri problemi con le banche sono questi (o altri simili), e la bufala del signoraggio non fa che nascondere i veri problemi e le vere magagne dietro a problemi e magagne assolutamente immaginari.

Qualche riferimento interessante in rete: