mercoledì 2 marzo 2011

Scorpioni

Riassunto: un rimedio omeopatico contro il cancro, di cui si sa poco o nulla. Una strana rete di distribuzione delle fialette, a soli 300 euro l'una. E un istituto del CNR in cui studiano tutt'altro che si trova coinvolto a insaputa di chi ci lavora in una sperimentazione medica senza medici.
Aggiornamento (27/04/2011): Un buon punto della situazione viene fatto nel blog Medbunker. Il rimedio, nella formulazione omeopatica 30CH (in media una molecola in un cubo di solvente con il lato pari alla distanza Terra-Sole) è ora venduta da una ditta albanese. Le sperimentazioni promesse dalla ditta produttrice sono concluse, ma senza pubblicare i risultati. Direi che è probabile che abbiano dato risultato negativo, e che quindi la ditta abbia pensato bene di lanciarsi sull'omeopatia, che non richiede prove di efficacia.

Tra i tanti rimedi alternativi contro il cancro che si trovano in rete, ne esiste uno derivato dal veleno di uno scorpione blu, prodotto dalla Labiofarm, una azienda statale cubana.

La sanità cubana ha dovuto affrontare i problemi legati all'embargo statunitense, e lo ha fatto cercando, in modo intelligente, di sviluppare la ricerca sui composti chimici di origine naturale. Ha anche sviluppato una eccellente ricerca sulle tecniche OGM, sfortunatamente oggi piuttosto inviste, per cui è stata costretta ad una marcia indietro. E sfortunatamente oggi ha fiutato l'affare dell'omeopatia, per cui sta specializzandosi in questo campo. In entrambi i casi buttando a mare qualche decennio di buona ricerca scientifica.

Tornando al veleno di scorpione, sull'argomento ha fatto un'ottima ricerca Rosa Contino. Riassumendo, si tratta di un rimedio omeopatico(1), prodotto diluendo in rapporto da 1 a 300.000 una goccia del veleno prodotto da scorpioni allevati appositamente.

Di per sé l'idea di provare a vedere se una tossina abbia un effetto antitumorale non è balzana. I più potenti antitumorali usato oggi sono stati scoperti così, e c'è anche chi studia veleni di scorpione. Ma serve fare studi mirati, prima in vitro e poi su volontari umani. Le perplessità sono comunque molte. Innanzitutto sulle concentrazioni, a meno che non si tratti di un veleno fulminante a quelle diluizioni mi sembra strano abbia grossi effetti(2). Non è neppure specificato per quali tumori dovrebbe agire, ogni antitumorale è efficace su alcuni tumori ed inefficace in altri. E nonostante il prodotto sia distribuito da decenni dalla Labiofarm(3), non esistono studi clinici a riguardo, solo una presentazione ad un congresso (cubano) in cui il prodotto sembrerebbe avere una qualche efficacia in alcuni tipi di tumori(4).

Il prodotto quindi non è commercializzabile, e viene distribuito gratuitamente, a fini di ricerca, a chi si presenti lì con una cartella medica. Di fatto in Italia è difficile trovarne una boccetta a meno di 300 euro (sempre secondo qualche prova fatta da Rosa). Ma come succede sempre in questi casi l'assenza di studi viene compensata da un sacco di casi personali, i soliti "a me funziona". O dai "non vorrete toglierci anche la speranza". Tutto il già visto dei casi Di Bella, siero Bonifazio, bicarbonato e vitamine. E in rete fioriscono le generose persone disposte a fare un viaggio a Cuba per portare in Italia qualche fialetta del farmaco prodigioso, dietro rimborso spese.

Uno di questi benefattori, Piero Fierro, ha fondato una Associazione Medicina Omeopatica e Naturale, che gestisce un sito in cui commercializza il farmaco, assieme ad altri prodotti (integratori alimentari, a libera vendita) della Labiofarm. Il sito ha un aspetto accattivante, con dottoresse in camice bianco, immagini di fialette, e informazioni scientifiche che ne decantano le proprietà. Ma quando vai a leggere gli "studi scientifici" scopri che le informazioni sono il foglietto illustrativo dei vari integratori alimentari venduti dalla AMON, e che di studi scientifici non c'è traccia. Il che non stupisce, il benefattore in questione non è né medico né farmacista, ma un dipendente di una agenzia di viaggi.

Fierro ha un accordo con la Labiofarm, in cui si impegna a cercare credenziali scientifiche e a pubblicizzare i prodotti della ditta cubana in cambio del diritto di commercializzazione di questi prodotti in Italia. Assieme ad un costruttore edile panamense, titolare di una ditta di coperture, che dovrebbe diffondere i prodotti in Paraguay. Non commento su una ditta farmaceutica che si affida per la commercializzazione a costruttori edili e simili. E da qualche tempo Fierro sta cercando di ottenere queste credenziali, ha contattato diversi istituti di ricerca e ospedali pubblici.

Dove ha avuto successo è stato con l'IFAC, un istituto fiorentino del CNR che si occupa di onde elettromagnetiche(5). Si occupa anche di applicazioni delle onde elettromagnetiche nella cura dei tumori, in particolare su come ridurre gli effetti collaterali e la sicurezza della marconiterapia e laserterapia. Non si occupa in nessun modo di sperimentazione di farmaci. Ma questo non ha impedito al suo direttore(6) di stipulare un curioso accordo con l'A.M.O.N., in cui l'istituto si impegna a cercare partner e fondi per sperimentare i farmaci della Labiofarm, e ad organizzare convegni invitando esperti cubani.

Curioso anche per le modalità, di solito gli accordi di questo tipo prevedono impegni dettagliati e qui tutto è risolto in una paginetta. Per la segretezza, nell'istituto nessuno ne sapeva niente, neppure il Consiglio Scientifico che si è riunito a cose fatte dopo che l'accordo era stato pubblicato sul sito della A.M.O.N. La convenzione ha anche saltato due passi fondamentali: la richiesta di autorizzazione al dipartimento e l'iscrizione al protocollo amministrativo del CNR, che rende rintracciabile e non più cancellabile un atto amministrativo. Insomma l'impressione è che il direttore sapeva benissimo che una cosa del genere avrebbe fatto storcere parecchi nasi, e ha voluto creare il fatto compiuto.

Sembra ci sia riuscito benissimo. Recentemente della cosa ha discusso il Consiglio Scientifico dell'istituto, e l'accordo di collaborazione è sempre lì, non c'è stata nessuna smentita ufficiale, e i colleghi dell'IFAC mi chiedono (loro a me!) stupiti che cosa stia succedendo, se ne so qualcosa di più. Rosa ha provato a telefonare al direttore dell'IFAC, pensando ingenuamente che l'accordo fosse un falso, senza ottenere chiarimenti. Forse il documento verrà ritirato dal sito dell'AMON, ma rimane valido.

Naturalmente sono favorevole a sperimentazioni su farmaci promettenti, se condotte bene. La Labiofarm sostiene di stare eseguendo una sperimentazione di fase 3, ma non si riesce neppure a trovare i risultati di quelle di fase 1 e 2. E una sperimentazione condotta con due intermediari, un agente di viaggi che spera di ottenere una concessione commerciale e un fisico che si occupa di onde elettromagnetiche, ma ancora nessun istituto medico, su un farmaco di cui si sa poco o nulla, suona quantomeno strana.

Vedremo come andrà a finire. Per ora una sola cosa è certa, il CNR non ci fa una gran figura. E un istituto come l'IFAC questo certo non lo merita.

Note:

(1) Non capisco come mai sia omeopatico. Fa venire il tumore al cervello nei sani? Probabilmente è solo una questione di marketing, ma suona decisamente male. Qui si afferma che il preparato deve star lontano dalle onde elettromagnetiche, affermazione bizzarra, ma che punta moltissimo alle teorie omeopatiche.

(2) Difatti studi in vitro (non pubblicati) indicherebbero un efficacia a dosi di circa 1 mg/kg di tessuto. Una persona di 70 kg dovrebbe assumere, meglio in flebo, 2 litri di veleno diluito 1 a 300 mila. La dose consigliata e' 10 gocce al giorno (1,5 nanogrammi), un cinquantamillesimo della dose necessaria ad avere effetti. Diluizioni omeopatiche, appunto.

(3) La Labiofarm produce anche diversi integratori alimentari (vitamine, estratti vegetali, antiossidanti). Si tratta quindi di parafarmaci, come gli antiossidanti ed integratori che troviamo nelle nostre farmacie. Ci sono (eufemisticamente) molti dubbi nella comunità scientifica sugli effetti benefici di questi preparati.

(4) Su questo sito (che pure è molto possibilista) si trovano informazioni più dettagliate, inclusa la posizione dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica. Riporto: “Non è dato da sapere se la sostanza contenuta nell’escozul sia questa tossina, e comunque non vi è nessuna documentata attività antitumorale. Per portare farmaci in commercio sono necessari passaggi chiari e definiti che sono di garanzia per chi i farmaci dovrà poi utilizzare. Questi passaggi richiedono studi in vitro e sull’animale prima del passaggio nell’uomo. Sono poi necessari centinaia di pazienti per poter avere dei risultati tali da permetterne un uso allargato. Sul sito dell’Escozul viene scritto che sono state trattate oltre 60.000 persone, se solo una minoranza di queste fosse stata trattata con una metodologia corretta, oggi non saremo a discutere di questa ennesima falsa speranza. E si definisce senza mezzi termini una truffa la vendita del preparato (visto che viene distribuito gratuitamente).

(5) Ho diversi contatti professionali e non con l'IFAC, che è e resta un serissimo istituto. Quel che so sugli effetti dei campi sulla salute lo devo a loro, un mio collega prima lavorava lì, e comunque la radioastronomia e le onde elettromagnetiche sono parenti strettissimi

(6) L'unica cosa che appare certa è che si tratti di un'iniziativa personalissima del direttore. Nessuno dei miei colleghi che lavora lì ne sapeva nulla, alcuni lo hanno saputo leggendo questo blog.

9 commenti:

Marco F ha detto...

Due cose

Sai mica il nome scientifico dello scorpione? Noi giornalisti lavoriamo così...

Il direttore mi sembra sia inaccordo con il suo vicedirettore, il De Mattei che ha paura dell'invasione dei turchi e crede che la terra abbia 6000 anni.

Gianni Comoretto ha detto...

Il direttore e' quello dell'istituto, non quello del CNR. Majani non c'entra nulla.

Lo scorpione e' il Rophalurus Iunceus

Anonimo ha detto...

Buongiorno,

avendo avuto contatti con l'IFAC nel passato, mi sono interessata al problema. Segnalerei due importanti letture:
La prima è una sorta di forum in cui si pubblicizza un fantomatico progetto "Natura Farma" e si fa riferimento ad una pagina internet del sito Vidatox: http://tinyurl.com/6g9ypa9

Purtroppo la pagina è stata rimossa, ma sono riuscita a recuperarne la copia cache su Bing:
http://tinyurl.com/65cbnqp

Soprattutto di quest'ultima consiglio la lettura proma che sparisca... sembrerebbero coinvolte in modo misterioso numerose persone e istituzioni.

Non sono riuscita a trovare niente circa il fantomatico "nuovo articolo in cui si farebbero altri nomi, ma mi pare tutto già abbastanza interessante!

Gianni Comoretto ha detto...

Avevo letto l'articolo citato. Direi che le cose interessanti, da sottolineare, sono il lungo capitolo introduttivo sull'inefficacia della chemioterapia, e l'elenco dei partecipanti.

Che senso ha citare (a cavolo) un articolo che dimostrerebbe (secondo il redattore) che la chemioterapia e' inefficace in uno studio che propone una chemioterapia? Ah già, questa è la buona "chemioterapia naturale", mentre quelle sono cattive "chemioterapie chimiche". Ma molti chemioterapici sono di origine naturale, esattamente come questo (se funzionasse).

Comunque quel che vuol dire quello studio non è che la chemio non funzioni, ma che funziona per alcuni tipi di tumori e non per altri. E nei tumori dove NON funziona si prova a valutare i costi/benefici. Per una analisi dell'efficacia della chemio rimando al sito di Medbunker.

Riguardo all'elenco dei partecipanti. L'associazione AMON sta cercando contatti con tutti gli enti di ricerca di cui si parla nell'articolo, ma l'unico che non li manda a quel paese è l'IFAC, e per iniziativa personale, ed isolata, del direttore. Credo significhi qualcosa sulla serietà della proposta.

Gianni Comoretto ha detto...

Sottolineo che l'IFAC non ha nessuna competenza per portare avanti quelle ricerche. Semplicemente fan altro nella vita. Salimbeni quindi se ne interessa praticamente a titolo personale, non ha (e non può avere) collaborazioni interne all'istituto.

Anonimo ha detto...

Caro Gianni, innanzitutto lo scorpione si chiama Rhopalurus Junceos e non Rophalurus lunceos, come scrivi, forse per un banale errore di battitura.Il suo veleno, inibendo le proteasi, ovvero quegli enzimi che garantiscono il ricambio cellulare, (eliminando le cellule vecchie e morte)uccide le vittime sostanzialmente per coagulazione inarrestabile del sangue, come il veleno di molti serpenti: le cellule sanguigne sono quelle che si ricambiano più velocemente, se blocchi i meccanismi di rimozione delle scorie nelle nostre vene ne scorrono troppe e tutto si blocca. Quindi se la diluizione omeopatica della tossina ha un effetto antagonista, la sua azione dovrebbe essere quella di accellerare il lavoro delle proteasi, e di eliminare rapidamente, quando ancora non sono mature, le cellule dei tumori e relative metastasi, che hanno una velocità di riproduzione mediamente maggiore di quelle dei tessuti circostanti. Ma non ho trovato spiegazioni sufficienti del meccanismo d' azione, sono miei deduzioni di farmacista. Sappi solo che ormai sono cento anni che non si studiano i nuovi farmaci omeopatici secondo il criterio di studiare quelli che provocano la malattia nell' uomo: si prova ad effettuare una ultradiluizione di una sostanza di cui conosciamo le proprietà per verificare fin dove ha un comportamento agonista (simile al comportamento farmacologico) o antagonista (il contrario). Come è andata con Sulphur?
Cari saluti
Aldo Grano

Gianni Comoretto ha detto...

Caro Aldo, innanzitutto grazie per la visita, e per la correzione sul nome dello scorpione. Evidentemente ho letto male una "J" per una "I".

Sul proving mi permetto di dissentire. Non sono sicuramente un esperto, ma tutti gli studi che ho visto, a partire dal monumentale lavoro di Donner di 80 anni fa fino a un sacco di studi recenti guardano gli effetti del rimedio sul sano. Quindi il proving sul sano viene fatto correntemente anche oggi.

È sicuramente possibile (e ti ringrazio della precisazione) che questi studi poi cerchino di andare più in dettaglio e valutare a che concentrazioni si ha un effetto agonista o antagonista, ma comunque si va a cercare effetti osservabili, misurabili di rimedi ultradiluiti, che secondo la scienza non dovrebbero far nulla. Deve quindi essere possibile confermare (o falsificare) questi effetti, e il proving sul sano dovrebbe poterlo fare.

Su Sulphur. Ho avuto un periodo molto "pieno", per cui ho iniziato a prendere il rimedio, ma poi me ne dimenticavo e quindi ho sospeso. Appena la mia vita torna a livelli di caos accettabili riprendo.

Sul meccanismo di azione del veleno confesso di non seguirti. Sostieni che agisca impedendo la rimozione delle cellule "vecchie" dal flusso sanguigno o non ho capito nulla? È un veleno con effetto quasi istantaneo, se il meccanismo fosse quello ci metterebbe settimane.

Anonimo ha detto...

Caro Gianni, in realtà i veleni degli scorpioni, così come quelli dei serpenti, sono un mix e agiscono a più livelli. Mi risulta che il veleno del nostro amico non sia stato completamente decifrato.Sicuramente si è deciso di tentarne l' utilizzo come antitumorale non per lunghi studi di laboratorio, ma per informazioni dagli sciamani locali, che lo utilizzano come antiinfiammatorio/antiedimigeno. Quindi, sicuramente, non provoca tumori nelle vittime: gli scorpioni hanno bisogno di bloccare la preda, per mangiarla.Non posso escludere che, nel lungo periodo, qualche uomo morso dallo scorpione abbia sviluppato un tumore (la quantità di veleno iniettata, come per tutti gli scorpioni, non può uccidere un adulto di 70 chili, ma gli fa parecchio male)ma mi sembra improbabile che questo abbia fatto venire la brillante idea a qualche omeopata cubano. Comunque saprai che non sarebbe certo la prima volta, nella Storia della Medicina , che si trova un farmaco utile (non credo miracoloso) osservando gli indigeni.Ma non lo trovo scritto da nessuna parte e non mi resta che fare ipotesi.Quanto al meccanismo d' azione degli inibitori delle proteasi, è impressionante come il serpente a sonagli americano faccia sviluppare coaguli sanguigni nelle gambe che morde. Il suo veleno è un mix e non contiene solo inibitori delle proteasi, ma la protrombina del sangue, nelle zone raggiunte dal veleno, si comporta come se avesse ricevuto l' informazione che lì c'è una ferita aperta. E agisce subito, basta farsi un taglietto per capire la velocità.
Aldo

Anonimo ha detto...

Vabbè, visto che fate i pignoli sul nome (Gianni Comoretto e Anonimo) allora lo faccio anch'io. I nomi scientifici si scrivono rigorosamente con il genere maiuscolo e la specie minuscola... quindi è: Rhopalurus junceus. E, per essere ancora più precisi, va scritto in corsivo (che qui nei commenti non so come si faccia). No, giusto perchè Marco F dice "Noi giornalisti lavoriamo così..." e infatti vedo sempre che il nome di piante e animali è scritto sbagliato.
Comunque il post è davvero interessante.
Ciau
Sara