sabato 19 maggio 2012

Batterie per motorini (dopo 4 anni)

Quattro anni fa ho montato sul mio motorino delle batterie al litio. Ne ho misurato la curva di scarica, e ho rifatto la misura due anni fa. Ora a due anni di distanza ho provato a vedere come andava.
Le celle al litio nel loro contenitore (ora un po' più rugginoso). L'elettronica di controllo che mi ha fatto un po' impazzire è quella montata sul coperchio

Ho usato lo stesso sistema di misura di 2 anni fa: ho registrato la tensione della batteria mentre si scaricava, nell'uso normale di tutti i giorni, e ho allineato la curva risultante in modo da sovrapporla alle precedenti. Be', in 4 anni (e 18 mila km percorsi) devo spostare le curve di un 6,5% della capacità nominale, cioè oggi le batterie tengono un 6,5% in meno rispetto a quando le ho comprate. Continuando così, arriveranno alla "fine vita" teorica dell'80% tra 12 anni. O in altre parole, dopo 70 mila km di percorrenza. Onestamente mi sembra troppo bello per essere vero, ma incrociando le dita dovrebbero durare ancora un bel po'. Secondo il costruttore, dovevano durare un migliaio di cicli completi equivalenti, cioè 60 mila km, mi sa che ci siamo vicino.

Curve di scarica delle batterie, nel 2008, 2010 e 2012, allineate sulla fine scarica a destra. Nel 2010 e 2012 sono spostate a destra rispettivamente del 3% e del 6,5%. In altre parole, oggi riesco a caricare le  batterie il 6,5% in meno di quattro anni fa.

In questi quattro anni ho avuto un po' di problemi, come succede spesso a chi si avventura per strade nuove. Le batterie sono veramente buone, non mi han mai dato problemi, solo questo inverno han cominciato ad accusare il freddo. Anche ora sentono le mattine fredde, i punti più bassi della curva corrispondono alle mattine a 7 gradi, ma sembra sia un effetto reversibile, con il caldo la tensione torna normale. Dopo 4 anni una cella si era leggermente disallineata, era "fuori" di mezzo Ah rispetto alle altre, e un paio erano sbilanciate di un quarto di Ah. Le rimanenti 10 erano perfette. Questo disallineamento causava qualche problema quando la carica era bassa, ma riallineandole è tornato tutto a posto.

L'elettronica di protezione delle batterie non effettua un riallineamento automatico, ed è di qualità non eccelsa, ad un certo punto mi ha lasciato a piedi. Per un po' sono andato "senza rete", con un occhio costantemente incollato al misuratore di carica per evitare di scaricare troppo le batterie, poi fortunatamente gli amici di EuroZev me ne hanno procurato un altro. Ho sperimentato vari tipi di copertura termica delle batterie, per evitare che il sole estivo me le cuocesse. E anche il caricabatteria, nato per celle al piombo, ogni tanto faceva i capricci e non si accendeva. O d'estate va usato rigorosamente di notte, altrimenti si surriscalda. Ma con un po' di pratica sono riuscito a risolvere tutti i problemi incontrati.

Ora riesco a fare qualche conto economico. L'investimento per motorino, batterie, ecc. è stato notevole, e spesso mi danno del matto. Ovviamente sono disposto a pagare più per inquinare meno, e quindi non mi sono mai preoccupato troppo per questo aspetto, ma mi sembra utile fare due conti.

Visto che le batterie al piombo, che costavano un quarto, dovevano essere cambiate ogni 6000 km, ho comunque risparmiato rispetto a quelle. Se davvero riuscissi a farci 60 mila km, significherebbe che le ho pagate 3,5 centesimi a km, a cui aggiungere 1 cent. di corrente (che non pago, offre il Comune). Per confronto uno scooter 4 tempi costa, di benzina, circa 5 centesimi a km, e un 2 tempi circa il doppio. Quindi, solo di benzina, ci sarei andato in pari. Inoltre ho molte meno spese di manutenzione; il motore elettrico è eterno, non ci sono cambi d'olio, revisioni, tagliandi. Occorre solo controllare i freni, cambiare i pneumatici, e riparare i piccoli guasti (una lampada bruciata, il sellino deteriorato, qualche botta). E soprattutto l'assicurazione costa molto meno, direi che già quella, in 10 anni, ti ripaga le batterie.

Ora sto pensando a retrofittare un secondo motorino, praticamente regalatomi da un collega quando ha dovuto sostituire le batterie al piombo (ora ha 10 km scarsi di autonomia). Ho scoperto che le batterie sono molto calate di prezzo, dovrei andare a spendere 1000 euro, la metà di quel che ho speso per il mio. Ma non è facile trovare produttori buoni, sono tutti cinesi e non hai mai molte informazioni sulla loro qualità. Soprattutto non si se le celle sono equilibrate bene, una batteria con celle non equilibrate è difficile da gestire, e dà rapidamente problemi. Ma spero di venirne a capo, con qualche aiuto.

domenica 8 aprile 2012

Memorie friulane

Di recente mio padre mi ha dato un libriccino, in cui ha scritto della sua infanzia ed adolescenza. Molto riguarda dettagli di persone che io ho a malapena conosciuto, il microcosmo di Artegna, piccolo paese della pedemontana friulana. Paesaggi che ha ritratto in tanti quadri, con case affastellate e tetti rossi. Posti dove ho passato qualche pomeriggio arrampicandomi su alberi enormi, facendo rotolare arance tra pendii di crochi e bucaneve, o seguendo mio padre mentre cacciava beccacce. Riguarda tanti particolari della sua vita, come la "terribile e contraddittoria passione per la caccia", che lo portava insieme ad allevare amorevolmente una nidiata di quaglie che avevano perso la madre sotto una falce per poi rimetterle in libertà, ed a prendere altre quaglie a schioppettate.

Ma al di là dei ricordi, quelle pagine raccontano di un mondo che ci appare ormai lontano. Un mondo in cui in tutto il paese c'era un solo telefono. Io cui andare a trovare un compagno di classe per giocarci assieme era visto male dai suoi genitori, c'era da lavorare nei campi e chi giocava era un perditempo. Le foto di classe, con 45 bambini affollati tra i banchi. Ma allora probabilmente la disciplina era un po' diversa dalle classi odierne, con il maestro ex ufficiale che, scoperta una marachella "ci sollevò in alto artigliandoci le braccia tra pollice ed indice, lasciandoci due ematomi indelebili per qualche settimana"..

Mi colpiscono le tante cose che oggi diamo per scontate. La foto della via che conosco bene, sia prima del terremoto del '76 (allora al bar dell'angolo era rimasto uno dei pochi telefoni funzionanti) che dopo. Fa impressione vederla polverosa, senza un'auto, con la gente che la percorre a piedi o in bicicletta, con ritmi più tranquilli e pacati. Le case senza acqua corrente, l'albergo dove abitava la famiglia di mio padre (mia nonna lo prese in gestione) l'aveva, con un piccolo acquedotto privato, ma solo per il bar e la lavanderia. Le lavandaie che andavano al lavatoio di borgata, anche d'inverno, ma il bucato grosso si faceva ogni due mesi, con la cenere. Niente negozi di scarpe o vestiti, il calzolaio ti cuciva le scarpe all'occorrenza, e la mamma i vestiti sulla Singer a pedale, con cui tanti anni dopo ho pure io imparato a cucire.

Altre cose si intravedono nel racconto. I tanti morti, che nel libro sono fugacemente accennati. In un'altra occasione mi ha parlato del cimitero dei bambini, con le piccole bare bianche che superavano di numero quelle degli adulti, bastava una polmonite e la TBC era endemica. E il barbiere non sterilizzava i suoi strumenti, se ti beccavi l'"ittero catarrale" (così chiamavano l'epatite) l'unico rimedio era il sale inglese. Le difficoltà a studiare, in particolare ma non solo durante la guerra, e la tenacia che ha portato tanti suoi compaesani ad eccellere nonostante tutto.

Mio figlio mi ha fatto notare le facce delle foto. Difficile vedere qualcuno sorridente, la posa è sempre molto seria, composta, persino nei componenti della filodrammatica in costume da diavoletto.

Si fa fatica a pensare che questo modo di vivere, che oggi a noi risulta così distante, stia ad appena 70 anni. La nostra vita frenetica, asfaltata, in cui lavorare nei campi è un destino di pochi e non la dura realtà per quasi tutti, in cui devi saper fare un po' di tutto perché tante cose non si comprano, è a pochi attimi di distanza. Credo che queste memorie siano preziose. Riviverle, tenerle presenti ci ricorda di quanto abbiamo guadagnato, e di quanto abbiamo perso, in questi anni. E di quanto sia facile riperdere quel che abbiamo guadagnato, magari senza poter più ritrovare quel che invece è andato perso.

domenica 1 aprile 2012

Energie rinnovabili ed energie immaginarie

Mi sono di recente associato ad una cooperativa di produzione e consumo di energie elettrica rinnovabile. Come ho scritto in precedenza io non posso mettermi un impianto fotovoltaico sul tetto, in quanto in un condominio la mia quota di tetto non basta. Ho dovuto accontentarmi di un piccolo pannello, con cui produco l'energia che sto usando ora per scrivere questo post. Non sono il solo con questo problema, ed in Piemonte un gruppo di persone ha deciso di associarsi in una cooperativa, e costruire un bell'impianto comune in un tetto libero (qui sopra un loro impianto da 50 KWp sul tetto di una scuola). I soldi dell'energia prodotta vengono divisi tra i soci e, grazie ad un accordo con una società di distribuzione, puoi acquistare quell'energia per casa tua.

Di recente la cooperativa si è allargata anche in Toscana, si sta cercando di costruire un impianto a Calenzano, ho quindi cominciato a seguire le discussioni, e sono stato ad un incontro pubblico. E ho visto il lato oscuro che minaccia sempre queste iniziative. Preciso subito che i responsabili della cooperativa mi sembrano ben vaccinati, per cui non mi preoccupo molto, per ora. E quanto racconto non è assolutamente una critica a loro, è un problema generale.

In ogni gruppo che parli di ecologia, energia, fonti rinnovabili ci sono sempre persone che cominciano a parlare di soluzioni miracolose, apparecchi che producono energia a costo zero, osteggiati dai soliti potenti, multinazionali del petrolio, industrie automobilistiche, ecc. Inventori misconosciuti, che ovviamente han dimostrato la validità del loro prodotto in test condotti davanti a testimoni affidabili (ma mai da centri dotati di adeguata strumentazione con regolari pubblicazioni).

Ultimamente spopola l'E-Cat di Rossi, che confermo, dopo essermi sciroppato tutte le "prove", non ha mai dimostrato di funzionare in modo convincente. Non ne parlo, visto che lo ha già fatto abbondantemente Ugo Bardi in una serie di post che demoliscono completamente la faccenda. O la semplice considerazione che, con le norme attuali, un apparecchio che produca energia da reazioni nucleari non verrebbe mai omologato per usi domestici.

Ma la zoologia di queste cose è molto più vasta. Provo ad elencarne qualche esemplare, senza pretese di essere esaustivo.

Comincio dall'ossidrogeno, nella versione seria una miscela di ossigeno ed idrogeno utile per fare saldature a fiamma ossidrica. Nella versione presentataci entusiasticamente giovedì scorso si tratta di mettere acqua nella benzina. Ah, funzionerebbe anche senza benzina, ma il furbo inventore usa comunque un 20% di benzina per imbrogliare i petrolieri, che altrimenti lo farebbero fuori. L'acqua, nel cilindro del motore, si decompone in idrogeno ed ossigeno, che si sa è una miscela tremendamente energetica. Anche qui, il buon Bardi ha pensato di debunkarla. Ma la lobby delle batterie al litio (è la prima volta che ne sentivo parlare) insabbia tutto.

Sempre dalla mailing list di Retenergie ho trovato queste pasticche magiche. Le metti nel serbatoio assieme alla benzina e il motore rende il 15% in più, emettendo il 75% in meno di inquinanti. Bastasse un po' di additivo magico e le compagnie petrolifere farebbero a gara a venderti la benzina additivata. Ovviamente non esistono misure di queste miracolose prestazioni, solo un certificato tedesco che in pratica ti autorizza a mettere (a tuo rischio) le pasticche nel serbatoio.


E poi c'è tutto il lungo elenco delle solite cose, di cui ho parlato in un precedente post. L'idrino ed il Magnegas di Santilli. Il MEG, di cui ho parlato qui, ed un sacco di motori magnetici, affari pieni di calamite che riescono a respingersi sempre, in un circolo chiuso, facendo girare vorticosamente un rotore. Te li vendono (come del resto ti vendono la Torre di Pisa), "satisfaction guaranteed", e te li fanno pure vedere su Youtube.

A quanto pare non riusciamo ad affrontare in modo razionale una situazione spiacevole. L'energia costa sempre di più, ce ne accorgiamo direttamente quando facciamo il pieno o paghiamo la bolletta, indirettamente quando facciamo la spesa (un piatto di spaghetti "contiene" mezzo bicchiere di petrolio, tra fertilizzanti, trattore, lavorazione e camion per trasportarlo, un televisore anche 100 litri). E allora, per non pensare che forse in un futuro vicino l'energia non potremo più permettercela, con tutto quanto questo comporta, fuggiamo. La maggior parte all'indietro: neghiamo quel che succede, è tutta colpa di petrolieri, della speculazione, o degli incentivi al fotovoltaico (che invece ci fan risparmiare, sulla bolletta, grazie al meccanismo del peak shaving). Ma presto tutto tornerà come prima, è solo un incidente passeggero.

Altri invece fuggono in avanti, verso la soluzione magica che risolverà tutto, grazie ad un miracolo che è dietro l'angolo, basta crederci (e non credere a quei pallosi fisici che pretendono PROVE) e raccoglierlo.

Il problema è che entrambi questi atteggiamenti finiscono per impedirci di vedere il vero problema, e le vere soluzioni (almeno per attenuare la botta). Alla conferenza di retenergie si è perso mezz'ora a sentir parlare di ossidrogeno, e poi serve un'altra mezz'ora per spiegare a chi non ne ha gli strumenti perché si tratti di una cavolata, quando si poteva usare quel tempo per cercare di capire come risolvere i problemi burocratici alla realizzazione dell'impianto di Calenzano. Si rischia che, se queste cose prendono piede, delle esperienze serie buttino i pochi soldi che si riesce a raccogliere in bufale. Ma soprattutto finiscono per indicare come bersagli proprio le soluzioni vere: l'accumulo di energia (problema fondamentale delle rinnovabili) diventa "la lobby degli accumulatori". Chi sbufala l'E-Cat un "venduto al sistema", che per due euro sparge menzogne sui "ricercatori indipendenti". Ovviamente se non credi a queste cose sei parte del complotto, e chi non ci crede è in primis chi si occupa del problema.

Lo stesso succede con i cambiamenti climatici. Viviamo quest'anno una siccità drammatica, speriamo nelle piogge di Aprile ma qui in Toscana servirebbero 50 giorni di pioggia continua per ripristinare le scorte idriche. Quel che paventa da anni chi studia il riscaldamento globale. Ma no, non è possibile, si tratta sicuramente di un caso, di un anno particolarmente sfortunato. Oppure delle famigerate scie chimiche, come raccontavano venerdì a Controradio. In ogni caso i climatologi, o i tecnici dell'ARPAT, sono i primi a finire (per ora metaforicamente) sul rogo. Ma ne parlo la prossima volta.

giovedì 26 gennaio 2012

Nature e il picco del petrolio

Stamane sono passato con il mio motorino elettrico davanti ad un po' di distributori, tutti con la loro brava coda di auto. Mi sembrava di vivere su di un altro pianeta, visto che i distributori li frequento forse una volta al trimestre.


Ma la scena mi è immediatamente tornata in mente leggendo il numero di oggi di Nature, la più prestigiosa rivista scientifica internazionale. Vi compare un articolo di commento sulla situazione della produzione mondiale di petrolio. La cosa più carina è questo grafico, che mostra come variano i prezzi in funzione della produzione.


Fino al 2004 (punti azzurri) un aumento della produzione, e quindi dei consumi, causava un aumento proporzionale dei prezzi, che all'incirca raddoppiavano per un aumento dei consumi da 64 a 74 milioni di barili al giorno. Da allora la produzione è rimasta sostanzialmente inchiodata a 74 milioni di barili al giorno (è inelastica), con i prezzi che vanno selvaggiamente su e giù (più su che giù), seguendo più che altro l'andamento della crisi economica. C'è una leggera tendenza ad un aumento della produzione con i prezzi, ma per arrivare a 75 milioni di barili il prezzo deve superare i 100-120$. Detto in altre parole il petrolio che possiamo estrarre è quello, fatevelo bastare.

Ma un prezzo del petrolio sopra i 100$ è, a detta di diversi economisti, incompatibile con la nostra economia. Non si tratta solo delle code al distributore, il petrolio entra praticamente in tutto: energia, cibo (fertilizzanti, agricoltura meccanizzata), distribuzione e trasporti (vedi cosa succede per un banale sciopero di un po' di trasportatori), materie plastiche... E quindi stiamo vivendo da alcuni anni in una situazione in cui oscilliamo lungo un ciclo: prezzi del petrolio alti -> crisi economica -> contrazione dei consumi -> calo (relativo) dei prezzi -> timida ripresa di economia e consumi -> prezzi alti. Governo Monti, default greco, crisi dei subprime USA, alla fine tutto è causato ANCHE da quel grafico lì sopra. E per far capire la cosa anche a chi legga distrattamente, un occhiello evidenzia la frase “The price of oil is likely to have been a large contributor to the euro crisis in southern Europe.” Il prezzo del petrolio probabilmente ha dato un grosso contributo alla crisi dell'euro nell'Europa meridionale.

Le brutte notizie però non sono finite. I pozzi di petrolio esistenti stanno calando la produzione di circa il 5% l'anno (4,5%-6,7% secondo diverse fonti). La produzione di 74-75 Mil. di barili viene mantenuta mettendo in produzione nuovi giacimenti, scoperti gli anni passati e sempre più costosi. Ma per mantenere la produzione per tempi lunghi, diciamo fino al 2030, occorrerebbe scoprire un paio di nuove Arabie Saudite. Che semplicemente non esistono. Insomma, il petrolio non è finito, ne avremo ancora per un bel po', ma sempre meno e sempre più caro. Le code ai distributori sono un assaggio di quel che vivremo tra non troppi anni. E di conseguenza questa crisi non finirà mai.

Si passa quindi in rassegna le alternative. Petrolio da sabbie bituminose? Ce nìè un sacco, ma è difficile, inquinante (1) da produrre. Il Canada potrebbe arrivare a produrne 4,7 milioni di barili al giorno, il Venezuela altri due. Il carbone? Le stime delle riserve sono state recentemente riviste al ribasso (2), il carbone che si può ragionevolmente pensare di estrarre è solo una piccola parte di quanto si stimasse. Molte speranze sono state poste nel metano, in particolare allo "shale gas"(3), che però sembra molto più difficile (ed inquinante) da estrarre del previsto. A un certo punto il giacimento si rifiuta di produrre, il metano resta intrappolato nelle rocce e la produzione crolla.

Tra le conclusioni mi sembra spicchi "questioning if and how economic growth can continue without an increase in fossil fuels" (chedersi se e come si possa mantenere una crescita economica senza una crescita dei combustibili fossili). E un aumento delle tasse sui consumi petroliferi va nella direzione giusta, perché costringe ad essere più efficienti. Ma qualsiasi cosa vada fatta, va fatta ora.

Note

(1) Ed energivoro. Alla fine diventa un cane che si morde la coda, se devo utilizzare tanta energia quanta poi ne ricavo dal petrolio estratto faccio prima a lasciarlo dov'è. In pratica, considerando tutti gli altri costi energetici, non conviene estrarre petrolio se impiego più di un terzo dell'energia che ne ricavo.

(2) dimezzate rispetto al 2004, ridotte ad un quinto rispetto agli anni '90

(3) Lo "shale gas" è metano intrappolato in una roccia porosa, ma in cui i pori non comunicano tra di loro. Viene estratto fratturando la roccia, ad es. pompandoci dentro acqua in pressione.

giovedì 5 gennaio 2012

Carbon neutral

Mio fratello da qualche anno abita nella vecchia villetta in cui sono cresciuto io, finché a 18 anni sono emigrato in Toscana. Ricordo molto bene le fredde sere invernali, la testa sotto le coperte a riscaldarmi con il fiato, i calzetti addosso. I vetri perennemente appannati dalla condensa, con noi ragazzi che li usavamo a mo' di lavagna, disegnando col dito. I geloni di mia sorella. Il mio "laboratorio" era in una stanza al primo piano, e non di rado mi vedevo il fiato. Quella volta l'isolamento termico nessuno sapeva cosa fosse, tanto il gasolio da riscaldamento costava poco; ma la notte si abbassavano i termosifoni, in fondo ci sono le coperte, no?

E nessuno di noi fratelli ha mai avuto il fegato di "ereditare" quella casa, anche perché quando i miei han deciso di andare ad abitare in un appartamento più piccolo eravamo già tutti sistemati, ma anche per il dilemma tra le bollette stratosferiche e il gelo.

Be', lui ha preso il toro per le corna e questo Natale mi ha mostrato i risultati. Innanzitutto ha insufflato le pareti con isolante espanso, messo i doppi vetri (con camera come si deve, filtro IR) ai vecchi infissi di legno, fatto un cappotto al tetto. Cambiare gli infissi sarebbe costato troppo, ma già così le dispersioni si sono ridotte di un terzo. Ha considerato diverse soluzioni per una pompa di calore, ha scartato, sempre per i costi, la sonda geotermica e installato una pompa di calore da 6 KW. Per una casa che aveva prima un bruciatore da 40 kW non è male. Aveva in precedenza fatto mettere una caldaia a condensazione, che tiene per l'acqua sanitaria e per dare una spinta quando la temperatura esterna scende troppo, ma con le temperature non rigidissime (minima a zero C, massima sui 10) di quei giorni la casa era confortevole con 3 kW di potenza. L'acqua nei tubi circola a 35-38 gradi, con una pompa modulata per far circolare solo l'acqua che serve. Con quel basso salto termico, riesce ad avere un COP di 4-6, a seconda della temperatura esterna. Se il COP scende sotto il 3, parte la caldaia a condensazione. I termoconvettori hanno pure la ventola pilotata da inverter, e in condizioni normali assorbono solo 6-7W l'uno. E richiedono pure solo l'acqua calda necessaria, con valvola modulante, e sistema integratore/derivatore per il controllo. Un po' di intelligenza distribuita permette di tener conto di finestre aperte, punti freddi, ecc.

E si è installato 9,6 kWp di policristallino sul tetto. Energia da vendere, non riesce a consumarla tutta neppure mandando a manetta il riscaldamento. Pensa di prendere un'auto elettrica, anche se per ora aspetta di aver pagato i mutui più grossi. Finendo il giro in cui mi ha mostrato tutte queste meraviglie, mi ha commentato, orgoglioso: "Ora sono ad emissioni di carbonio zero".

domenica 1 gennaio 2012

Il nostro futuro (o il loro)

Anno nuovo, e uno pensa al futuro. Noi astronomi siamo decisamente un po' malati, perché il nostro futuro si misura in miliardi di anni, e fino a qualche anno fa non nutrivo particolari problemi per diversi miliardi di anni. Sì, tra circa 6,35 miliardi di anni il Sole diventerà una gigante rossa, ma anche per un astronomo è un tempo lunghetto.

Recentemente mi sono reso conto che però le cose sono un po' meno rosee. Il Sole si riscalda lentamente, tanto che diverse volte, tra 2200 e 700 milioni di anni fa la Terra ha passato dei periodi di intensa glaciazione(1), in pratica era un'unica, continua, palla di ghiaccio fino all'equatore.

Diversi processi tendono a mantenere una temperatura stabile. In parte (su tempi scala corti, da migliaia a milioni di anni) ci pensano le piante, o meglio gli organismi fotosintetici, che regolano la quantità di CO2 in modo che si rimanga in un intervallo di temperature compatibili con la vita. Su tempi più lunghi, il CO2 si combina con le rocce e viene depositato sul fondo degli oceani. La deriva dei continenti rimette in gioco il carbonio, trascinando nelle geosinclinali i fondali oceanici e riemettendo CO2 con i vulcani. Senza questo meccanismo prima o poi il carbonio si esaurirebbe.

Quindi la concentrazione di CO2 nell'aria è andata calando nelle ere geologiche, ed oggi (o meglio, prima che la facessimo rovinosamente risalire) è ai suoi minimi storici. Può calare ancora, per compensare un ulteriore aumento di attività solare, ma non per tantissimo. Tra qualche centinaio di milioni di anni (difficile stabilirlo con esattezza, circa 500-700) la temperatura raggiungerà comunque livelli tali da essere incompatibili con vita terrestre di una certa complessità(2). Resteranno specie acquatiche, più protette. Tra 1100 milioni di anni si innescherà un "effetto serra umido", che farà evaporare e perdere nello spazio gli oceani. In pratica sarà difficile che qualcosa sopravviva. E tra 3,3 miliardi di anni la temperatura sarà sufficientemente alta da liberare il CO2 dalle rocce, rendendo la Terra un deserto secco e torrido, analogo a Venere.

Be', poco male, si può emigrare, o aspettare che la vita si formi su altri pianeti. Sembrava possibile, finché non mi sono imbattuto in una serie di articoli(3) che fanno due conti sul meccanismo della deriva dei continenti di cui parlavo sopra. I continenti si spostano perché sotto di noi viene generato continuamente del calore(4) dal decadimento di isotopi radioattivi, che fa letteralmente "ribollire" il mantello, che a sua volta trascina i continenti e crea i vulcani (5). Questi isotopi si esauriscono nel tempo e in qualche miliardo di anni dovrebbero diventare troppo pochi per far funzionare il meccanismo. Molto più tempo di quanto serva al Sole per arrostirci, ma abbastanza per toglierci illusioni di campare molto più a lungo. Niente deriva dei continenti, niente carbonio, e niente vita.

Questo mette, almeno a me, in una prospettiva diversa anche il presente. Stiamo rapidamente consumando tutte le risorse minerarie (petrolio, ma anche rame, piombo, oro, indio, neodimio...) che si sono accumulate letteralmente in miliardi di anni sul nostro pianeta. Tra due secoli non ci saranno più, e nessuna civiltà futura li avrà a disposizione. Se non riusciamo a creare ora una civiltà sostenibile, torneremo in un eterno medioevo, senza una seconda possibilità. Ma neppure se ci estinguiamo possiamo sperare che in futuro una civiltà di bonobi o di armadilli, di cetacei possa avere la sua chance di una civiltà industriale. Forse tra 150 milioni di anni avranno di nuovo del petrolio, ma non più il carbone. E magari sarà un bene, visti i margini minori per un loro effetto serra.
Ma anche nei tanti pianeti extrasolari simili alla Terra che stiamo scoprendo non è detto che le cose siano troppo ospitali. Se sono troppo vecchi (molti lo sono parecchio di più del nostro pianeta) la deriva dei continenti potrebbe essersi già fermata. E quelli che si formano ora hanno troppi pochi elementi radioattivi (nel gas interstellare stanno diminuendo, non ci sono più le supernove di una volta), hanno solo un miliardo o due di deriva dei continenti a disposizione, troppo pochi per evolvere una vita pluricellulare. Insomma, non solo la vita è possibile soltanto in una fascia del disco della Galassia, ma anche in un relativamente stretto periodo di formazione dei pianeti.


Insomma, teniamoci da conto la nostra Terra, e la nostra civiltà. Cerchiamo di trovare rapidamente un modo per avere una economia e una tecnologia sostenibile. È davvero ora o mai più.

Note
(1) Un resoconto della storia climatica della Terra si trova ad es. qui.
(2) Se ci mettiamo di impegno, ce la si fa in soli 200 anni. Basta riuscire ad innescare la liberazione del metano contenuto nei clatrati, e praticamente tutta la fascia equatoriale e tropicale del pianeta diventa mortale per alcune specie. Incluso Homo sapiens. Nel resto forse si riesce a sopravvivere
(3) Questo fa una rassegna della situazione. Nella bibliografia si trovano una serie di approfondimenti.
(4) circa mezzo watt per metroquadro, 5 volte i limiti di legge italiani per le onde radio
(5)
e i terremoti, se non esistessero non saremmo qui a discutere

domenica 4 dicembre 2011

Una favola e tante scie chimiche

Un "cane solare" fotografato ad Arcetri il 28 novembre. Il piccolo arcobaleno nel cerchietto, a 22 gradi dal Sole, si verifica solo se quella foschia lassù è composta da cristalli di ghiaccio. Una prova che le scie di condensa sono formate, appunto, da ghiaccio.

Come mai mi occupo di quell'evidente bufala delle scie chimiche? Me lo chiedono in tanti: chi la riconosce come bufala mi rimprovera per buttar via il mio tempo, che potrei dedicare a cose più proficue; chi invece ci crede sostiene che il fatto che io perda tempo a confutargliela è un chiaro indizio del fatto che sono pagato per farlo, e quindi che la loro NON è una bufala.

Be', per una volta cercherò di dar loro retta, e quindi non mi metterò direttamente ad occuparmene, ma citerò solamente una persona che lo ha fatto. In questo ottimo post Ugo Bardi riporta una favola di Antonio Turiel, in cui tre boscaioli di fronte a una grave inondazione reagiscono in modo differente. Chi cerca un colpevole, e si innamora della propria teoria a dispetto delle evidenze, chi si convince che l'alluvione è solo una rara eventualità, il futuro è comunque roseo e si può continuare come se nulla fosse, e chi cerca le vere cause, e agisce di conseguenza.

Come il primo boscaiolo del racconto, chi sostiene la bufala delle scie guarda ai problemi ambientali in cui viviamo (nel gruppo degli attivisti fiorentini si lamenta dei raccolti sempre più scadenti) come frutto di un deliberato complotto di pochi cattivissimi. E ha individuato nelle scie degli aerei la prova di questo. Almeno alcuni dei sostenitori del complotto negano con molta energia la questione del riscaldamento globale, per loro solo uno specchietto per allodole. Un attivista locale mi prende in giro perché ritengo il petrolio una risorsa vicina all'esaurimento, mentre lui crede alla storia del petrolio abiotico (virtualmente infinito).

E mi sento di condividere le conclusioni di Turiel sulla "narrativa eroica", che affligge non solo i complottisti, e la loro immagine dell'uomo retto e determinato che sconfigge i cattivi che complottano nell'ombra, ma anche i nostri economisti che, per citare Turiel, cercano un discorso più attraente che realistico. Per esempio si parla di recuperare il sentiero della crescita anche se la realtà è che questa crisi economica non finirà mai; di accettare sacrifici ora a vantaggio della futura prosperità quando, in realtà, ogni aggiustamento ci porta al collasso catabolico; di piani di riscatto necessari per far riprendere l'economia quando in realtà servono per tappare i buchi delle grandi banche; di politiche di promozione dell'impiego che in realtà sono il degrado delle condizioni dei lavoratori; ecc.

Ma il problema della narrativa eroica è che non solo è errata, ma che ci porta al disastro. Per questo non è una perdita di tempo occuparsene.