Tra un po', sembra, avremo una legge sul testamento biologico. Non sono un esperto di questioni legali e costituzionali. Quindi so di avventurarmi in un terreno in cui posso dire cavolate, e accetto volentieri correzioni e chiarimenti. Non voglio neppure addentrarmi in questioni tecniche, se una data norma sia o meno costituzionalmente corretta, se serva o meno un notaio, se occorra rinnovare le proprie scelte ogni anno,tre anni, cinque anni. Su queste questioni ci sarà chi argomenterà meglio di me.
Vorrei rimanere sulla questione fondamentale, da quel che ho capito.
Oggi se mi trovo davanti a scelte difficili, in campo medico, la legge ci lascia ampie possibilità di decidere. Se ho un tumore terminale, posso stabilire se sottopormi o meno ad una chemioterapia. Posso decidere se amputarmi o meno una gamba, anche se questo comporta una morte certa, sta a me decidere se preferisco una menomazione grave, o "lasciar perdere". Se per una mia ragione assolutamente irrazionale non voglio una trasfusione, come capita ai Testimoni di Geova, nessuno può costringermi a farla.
Addirittura se non voglio mangiare, con uno sciopero della fame ad oltranza, non mi si può alimentare a forza. E in alcuni casi, come in quello della signora che ha rifiutato i farmaci antivirali durante l'allattamento della figlia, questo ha conseguenze dirette su altre persone (la figlia morta di AIDS). Posso stigmatizzare la scelta, ma non scegliere per lei. La legge vieta solo di scegliere, in casi palesemente "irrazionali", a nome dei figli minori. Non entro nel discorso se sia giusto o sbagliato preferire di morire che curarsi, ma non posso decidere io per altri su questo tema, e in praticamente tutti i paesi "di diritto", incluso il nostro, è così.
Ma che succede se io non posso dire la mia? Nota bene, nelle stesse situazioni. Il caso è frequente, posso avere un incidente d'auto, caso tipico in cui potrei aver bisogno di una trasfusione. Potrei essere di fronte ad un tumore al cervello che progressivamente mi fa diventar scemo, e volermi curare fino a che ho la testa, ma non oltre. E chiaramente se sto facendo uno sciopero della fame ad oltranza non ho molta voglia che appena perdo la conoscenza mi nutrano a forza. Oggi in questi casi è complicato, occorre avere un modo per determinare senza ombra di dubbio quale fossero le mie volontà, il che è lungo e farraginoso.
Il punto del testamento biologico è questo. Avere un modo semplice e chiaro, incontestabile, per stabilire cosa si accetta di voler fare, in campo medico, e cosa no. Sulle modalità non mi esprimo, non so quali siano quelle migliori (se ci sono), ma una buona legge sull'argomento dovrebbe rendere possibile questo.
La proposta di legge in discussione non lo consente. Stabilisce che io posso dire la mia, ma solamente per quei trattamenti che siano in qualche modo seriamente pericolosi per me. Per le cure "standard", in cui i rischi siano ragionevolmente bassi rispetto ai vantaggi, non posso dire niente. In pratica, per tutti i casi problematici, in cui la maggior parte delle persone vorrebbe poter decidere.
Conclusioni? Mi sembra che questa proposta di legge sia un passo indietro. A qualcuno non va che uno possa scegliere di morire rispetto a curarsi in un modo che non gli piaccia, e quindi ha colto la palla per impedire, di fatto, i diritti che oggi abbiamo. Possiamo rifiutare le cure, ma solo finché siamo in grado di dire la nostra. Nel momento in cui non potremo più farlo, deciderà la legge per noi.
giovedì 19 febbraio 2009
venerdì 30 gennaio 2009
Cappuccino e brioches
(il post è stato modificato il 7/3/2009)
Un tizio entra in un bar ed ordina cappuccino e brioches. Ma il barista gli risponde che le brioches sono finite. "Allora mi dia latte e brioches". E poi prova con cioccolata e brioches, caffé macchiato e brioches, niente da fare, il barista risponde sempre "Ma le ho detto che non ho più brioches!". Alla fine se ne va seccato, ed incontra un amico a cui racconta la disavventura. "Fossi stato in te, gli avrei sbattuto in faccia tutte le dannate brioches!"
L'on. Brandolini, assieme ad altri suoi compagni di partito, ha presentato una curiosa interrogazione, che mi ricorda questa barzelletta.
In passato aveva presentato ben due interrogazioni sulle "scie chimiche" (qui e qui) alla quale è stato risposto dai ministeri interessati che:
Ma evidentemente non basta, perché il nostro onorevole rappresentante ha nuovamente chiesto (testualmente):
L'ultimo punto merita un chiarimento, che serve anche a capire meglio come ragionano certe onorevoli persone. L'accordo di cooperazione sui cambiamenti climatici riguarda gli studi sul noto problema del riscaldamento globale, ed è un accordo di tipo scientifico, civile, non militare. Non parla in nessun modo di esperimenti di controllo del clima. Questo è stato fatto presente all'on. Brandolini, ma evidentemente non l'ha capito. O non lo vuol capire.
Aggiungo per l'archivio delle scie chimiche questa foto di un Boeing 747 presa sopra Vigo di Fassa il 4 Gennaio. Cielo limpido, sembrava di toccarlo, ma era a 11500 metri, circa 10 km sopra di me, scia NON persistente, ma bella lunga. L'aereo si vedeva grande quasi come la Luna piena.
Aggiornamento, 7 marzo:
L'ineffabile comandante Straker, sul suo blog, non riesce a capacitarsi di come la foto qui sopra rappresenti un Jumbo Jet a 10 km. E come abbia fatto io a calcolare quella distanza. Per gli altri lettori, vorrei suggerire un semplice esperimento. Visualizzate la foto con un programmino che consenta di "zoomarla". Cambiate le dimensioni finché l'apertura alare risulti di 6 millimetri e mezzo. Guardatela da un metro di distanza. Un Jumbo Jet a 10 km si vede esattamente così, visto che la sua apertura alare è di 64 metri.
Ora ingrandite l'immagine finché l'apertura alare è di 6 cm e mezzo (64 mm), e fotografate lo schermo con la vostra macchina fotografica da 10 metri di distanza, con lo zoom al massimo. Quando fotograferete un Jumbo Jet, potrete calcolare la sua distanza con una semplice proporzione, confrontando le due foto. E senza telemetri!
Un tizio entra in un bar ed ordina cappuccino e brioches. Ma il barista gli risponde che le brioches sono finite. "Allora mi dia latte e brioches". E poi prova con cioccolata e brioches, caffé macchiato e brioches, niente da fare, il barista risponde sempre "Ma le ho detto che non ho più brioches!". Alla fine se ne va seccato, ed incontra un amico a cui racconta la disavventura. "Fossi stato in te, gli avrei sbattuto in faccia tutte le dannate brioches!"
L'on. Brandolini, assieme ad altri suoi compagni di partito, ha presentato una curiosa interrogazione, che mi ricorda questa barzelletta.
In passato aveva presentato ben due interrogazioni sulle "scie chimiche" (qui e qui) alla quale è stato risposto dai ministeri interessati che:
- le scie che vediamo dietro agli aerei sono scie di condensa
- non è noto al Governo nessun volo, militare o civile, che rilasci scie chimiche
- nessun aereo militare italiano è attrezzato per spargere sostanze chimiche in atmosfera
- non esiste nessun accordo tra Italia e Stati Uniti riguardante scie chimiche (immagino ad es. autorizzazioni al sorvolo da parte di ipotetici "tanker" statunitensi)
Ma evidentemente non basta, perché il nostro onorevole rappresentante ha nuovamente chiesto (testualmente):
- quali ricerche scientifiche siano state effettuate, quali indagini siano state svolte e quali elementi siano stati raccolti sull'insieme dei voli, militari e non, effettuati nello spazio aereo nazionale, da qualunque soggetto, che abbiano avuto come effetto il rilascio di scie chimiche;
- se non ritenga di monitorare e registrare i tempi, luoghi e modalità entro cui nello spazio aereo nazionale si formano scie chimiche in modo di realizzare una banca dati utile a definirne la natura e le eventuali conseguenze su salute, clima e ambiente;
- se l'Aeronautica militare o altri soggetti pubblici siano coinvolti e con quali compiti nel progetto di cooperazione Italia/USA su scienza e tecnologia dei cambiamenti climatici.(4-02154)
L'ultimo punto merita un chiarimento, che serve anche a capire meglio come ragionano certe onorevoli persone. L'accordo di cooperazione sui cambiamenti climatici riguarda gli studi sul noto problema del riscaldamento globale, ed è un accordo di tipo scientifico, civile, non militare. Non parla in nessun modo di esperimenti di controllo del clima. Questo è stato fatto presente all'on. Brandolini, ma evidentemente non l'ha capito. O non lo vuol capire.
Aggiungo per l'archivio delle scie chimiche questa foto di un Boeing 747 presa sopra Vigo di Fassa il 4 Gennaio. Cielo limpido, sembrava di toccarlo, ma era a 11500 metri, circa 10 km sopra di me, scia NON persistente, ma bella lunga. L'aereo si vedeva grande quasi come la Luna piena.Aggiornamento, 7 marzo:
L'ineffabile comandante Straker, sul suo blog, non riesce a capacitarsi di come la foto qui sopra rappresenti un Jumbo Jet a 10 km. E come abbia fatto io a calcolare quella distanza. Per gli altri lettori, vorrei suggerire un semplice esperimento. Visualizzate la foto con un programmino che consenta di "zoomarla". Cambiate le dimensioni finché l'apertura alare risulti di 6 millimetri e mezzo. Guardatela da un metro di distanza. Un Jumbo Jet a 10 km si vede esattamente così, visto che la sua apertura alare è di 64 metri.
Ora ingrandite l'immagine finché l'apertura alare è di 6 cm e mezzo (64 mm), e fotografate lo schermo con la vostra macchina fotografica da 10 metri di distanza, con lo zoom al massimo. Quando fotograferete un Jumbo Jet, potrete calcolare la sua distanza con una semplice proporzione, confrontando le due foto. E senza telemetri!
mercoledì 28 gennaio 2009
La fisica delle scie chimiche
Leggendo i siti sul complotto delle scie chimiche, non si riesce mai a trovare una spiegazione chiara su come si formino le scie di condensa. Il meglio che si trova è un riferimento a un sito della NASA, in cui viene indicato che le scie si formano quando la temperatura è inferiore a -40 centigradi, l'umidità relativa maggiore del 70%, e la quota superiore ad 8000 metri.
Anche nei siti più seri, difficilmente c'è una spiegazione che non richieda matematica. E soprattutto è difficile capire la differenza tra scie persistenti e non. La FAQ del CICAP spiega chiaramente che le scie si possono formare anche se non c'è un grammo di umidità nell'aria, se fa abbastanza freddo, ma per non scrivere un poema non spiega perché. Altrove lo si spiega, ma con un bel po' di formule. Non so se avrò più successo, ma ci provo.
Andando molto in sintesi, le scie si formano perché lo scarico degli aerei contiene un sacco di acqua. La benzina è un idrocarburo, è fatta cioè da carbonio ed idrogeno. Bruciando, produce anidride carbonica ed acqua. Un kg di benzina brucia assieme a circa 17 kg di aria, producendo 1,4 kg di acqua, 3 Kg di anidride carbonica e circa 14 kg di aria senza ossigeno.
Quindi gli scarichi di un aereo contengono circa l'8% di acqua, quasi 80 grammi ogni kg di gas di scarico. Sono molto caldi (diverse centinaia di gradi) per cui quest'acqua è sotto forma di vapore. Ma gli scarichi si mescolano rapidamente con l'aria fredda (e di solito piuttosto secca) presente intorno all'aereo. Questo ha due effetti:
- l'acqua (vapore) contenuta nei gas di scarico si raffredda
- l'acqua si diluisce
Se riesco a raffreddare il vapore abbastanza velocemente, prima che si diluisca troppo, ho sempre una scia di condensa.
Ad esempio immaginiamo che l'aria sia a -45 gradi, cioè la temperatura di stanotte sopra Roma, a 7100 metri. Se mescolo una parte di gas di scarico, a 500 gradi, con 100 parti di aria fredda e assolutamente secca a -45 gradi, ottengo dell'aria con 1/100 dell'acqua originale (0,8 grammi per kg di aria) alla temperatura di 5,5 gradi più alta dell'ambiente , cioè a -39,5 gradi circa. A quella quota e a quella temperatura l'acqua condensa se supera 0,4 g/kg, per cui il gas di scarico condensa. Si forma una scia, a poco più di 7000 metri, e con 0% di umidità relativa. Questa è banale fisica, non sono mie illazioni, i conti se li può rifare qualsiasi studente di fisica del primo anno di università.
I conti sono complicati, dipendono da tante cose come l'effettiva temperatura degli scarichi, quota, umidità, ma il risultato è che a queste quote, se la temperatura scende sotto temperature di 42 - 45 gradi sottozero (a seconda della quota), la scia si forma comunque. Queste temperature le troviamo praticamente sempre d'inverno, ma anche d'estate se saliamo abbastanza di quota. E chiaramente se l'atmosfera contiene già dell'acqua, questa si somma a quella dello scarico, e la scia si forma più facilmente, anche a -37 gradi.
45 sotto zero di solito si trovano a quote più alte, ma anche d'estate a 10.000 metri sono la norma. Aerei a 10.000 metri ce n'è un bel po'. In una giornata tipica, sopra la mia testa, ne conto almeno un paio in 10-15 minuti, spesso di più. La cosa non stupisce troppo pensando che In vacanza sulle Dolomiti, ne vedevo due o tre ogni volta che alzavo gli occhi al cielo. Quasi tutti con la loro brava scia. E posso rifarmi i conti per le quote di volo tipiche odierne, tra gli 8000 e gli 11.000 e passa metri, guardandomi un tracciato di una radiosonda per avere un'idea della temperatura tipica dell'aria a quelle quote.
Che succede alla scia una volta che si è formata? La scia continua a diluirsi. A quelle temperature l'acqua ghiaccia subito, ma se continua a diluirsi e se l'aria è secca, molto presto sublima, cioè passa direttamente da ghiaccio a vapore, come succede con la nafta
lina. Alle condizioni dell'esempio indicato sopra, il ghiaccio sublima se ho meno di 0,14 grammi di acqua per kg di aria. La scia dura qualche minuto e poi svanisce. Come per la lunga, ma non persistente scia nella foto qui sopra, di un aereo che passava a circa 9-10 km di quota, e 15 di distanza da casa mia, il 2 dicembre.Ma se l'aria conteneva già un po' di umidità, succede una cosa interessante. Se l'umidità è più di quella che serve a condensare, si formano nubi. Cirri, a quelle quote, veli, foschia che nei siti dei sostenitori del complotto sono attribuiti alle scie stesse. Se è un po' meno di questa, l'acqua non condensa (fino a quando arriva quella prodotta dall'aereo, e si forma la scia), ma il ghiaccio non riesce a sublimare. Una volta che la scia si è formata, non può più svanire. Abbiamo una scia persistente.
Nell'esempio fatto sopra se l'aria a -45 gradi conteneva più di 0,14 grammi di acqua per kg (umidità relativa del 70%, ma in assoluto una bazzecola, 140 milligrammi), posso diluire gli scarichi quanto mi pare, ma il ghiaccio non sublimerà mai, neppure dopo ore. La scia si espande, si sposta di lato per il vento (per cui se passa un altro aereo nella stessa via avremo una scia parallela), si sfrangia, ma non svanirà del tutto. Visto che di aerei ne passano alcuni l'ora, si formano rapidamente reticoli come quello qui accanto.L'aria ad alte quote è molto fredda, ma di solito secca. Però la quantità di acqua che serve a bloccare la sublimazione è davvero poca. A -55 gradi e 10.000 metri sono solo 60 milligrammi per kg di aria. Misurare queste umidità è complicato, i sensori delle radiosonde a queste temperature tendono a dare un po' i numeri del lotto, soprattutto visto che devono fare queste misure velocemente, mentre il pallone sonda sale di quota e le condizioni esterne variano in modo rapido. Inoltre l'umidità varia moltissimo da un punto all'altro dell'atmosfera, e posso avere condizioni per la formazione di scie in un punto, ma non 100 metri di lato, o avanti. Ad esempio in questa foto si vede un aereo che attraversa un cirro, lasciandoci dentro una brevissima scia. La quota è relativamente bassa, intorno agli 8000 metri, e difatti la scia si forma (e persisterà) solo all'interno della zona umida della nube. Nell'inserto un ingrandimento dell'aereo, passato sopra casa mia il 17 novembre.

Quanto sono frequenti le condizioni per scie persistenti? Sono state fatte campagne di misura con aerei attrezzati appositamente, e si trova che alle nostre latitudini succede circa un giorno su 3-4. Più d'inverno, ma guardandosi i dati delle radiosonde (palloni che misurano le condizioni dell'aria, e vengono lanciati quotidianamente da alcuni aeroporti), anche in Agosto un 3 giorni con possibilità di scie persistenti si trovano. Basta succeda ad una particolare quota, e con tutti gli aerei che ci sono si formeranno decine di scie, che dureranno ore. Con sullo sfondo aerei a quota diversa, che mostrano solo le normali scie non persistenti.
mercoledì 21 gennaio 2009
Che male fanno?
Un lettore ha commentato, in un mio precedente post sul futuro della ricerca, che i medici (rettifico, i ricercatori in medicina, o almeno una loro parte) sono una banda di criminali, vedi i soldi che fanno con il falso mito dell'AIDS. Ho perso la pazienza, e devo averlo trattato piuttosto male, visto che non ha più replicato. In effetti l'ho gentilmente invitato ad inocularsi l'HIV, se è davvero convinto che non faccia male, o a non dire simili idiozie. Per chi vuole farsi un'idea sull'argomento e non vuole ricorrere a questi metodi estremi, consiglio la lettura del sito (in inglese...) AIDStruth.Le idee sulla falsa correlazione tra HIV e AIDS, portate avanti soprattutto dallo scienziato Peter Duesberg (che, incidentalmente, non ha mai messo in pratica il suo proposito di inocularsi il virus per dimostrare le sue tesi), han fatto un bel po' di danni. Leggo oggi, nel bel blog Bad Science, di Ben Goldacre, che l'attivista Chistina Maggiore, una sieropositiva che si è battuta contro l'uso di farmaci antiretrovirali, è morta il 27 dicembre. Di AIDS, ovviamente (di polmonite, dopo 6 mesi di malattia, non una morte piacevole), aggiungendo il suo nome alla lunga lista di negazionisti dell'AIDS morti di AIDS. Una breve biografia della Maggiore si trova su Wikipedia (inglese).
La Maggiore ha scritto un libro "E se tutto quello che pensavi di sapere sull'AIDS fosse sbagliato?". Una sua biografia si trova in molti siti di "controinformaizone", dove è descritta come come una donna in buona salute. Infatti essere sieropositivi significa, secondo questi siti, solamente che il test risulta positivo, ma non che si è malati, il test risulterebbe positivo anche in molte persone sanissime. E chi è malato lo è per altre cause, non per un virus. Ma contrariamente a questa teoria, la signora Maggione è morta.
Ha avuto una figlia, Eliza Jane, e ha rifiutato di assumere farmaci antiretrovirali nonostante sia provato che riducono notevolmente il rischio di trasmettere la malattia al nascituro (ma lei non era malata...). Si è fatta fotografare con la scritta "No AZT" sul pancione, influenzando probabilmente altre donne a fare altrettanto. La ha allattata al seno, nonostante le evidenze che il virus si trasmette con il latte (ma l'AIDS non è mica contagioso...). Eliza Jane ha contratto da lei l'AIDS, ed è morta a 3 anni. Naturalmente, nonostante tutte le evidenze dell'autopsia indicavano un'infezione da HIV, la versione della madre è che è morta per una reazione allergica ad un antibiotico.Le tesi di Duesberg sono state adottate dal governo sudafricano, che evidentemente aveva buoni motivi per non spendere soldi in costosi farmaci (e qui spezzo una lancia a favore della campagna per la possibilità di utilizzare farmaci generici nei paesi emergenti). Si stima che questo abbia causato 171 mila nuovi casi di AIDS nella regione, tra il 1999 e il 2007. Non è solo il problema degli infetti, ma anche del bacino di malattia che si crea in questo modo.
E nel frattempo nel 2008 sono morte di AIDS tre milioni di persone.
mercoledì 7 gennaio 2009
Requiem per una bici
E' un brutto periodo. Ma la ciliegina sulla torta è stato trovare stamane, alla rastrelliera per bici, la catenona orfana. Qualcuno è riuscito ad aprirla, ha tagliato l'altra catena (pure da moto, di quelle toste), portato via la bici (di Rossella), e ha pure richiuso il tutto. A soli 9 mesi dall'acquisto, dopo un precedente furto.Qui a fianco e sotto potete vedere la bici e le due catene, regolarmente passate tra i due montanti del telaio, prima del fattaccio. Cliccando sulla foto potete vederla ingrandita, e valutare le due catene. Catena e lucchetto pesano un 5 chili, per cui il secondo lucchetto, da usare per legare la bici negli spostamenti quotidiani. Il lucchetto era dato di sicurezza, con chiave tipo que
lla delle auto, cilindrica con segmenti intagliati su due facce. Non è stato forzato, funziona ancora perfettamente, e sospetto sia stato lasciato lì per spingerci a riusarlo, e quindi a farci ri-fregare la bici.La cosa ci lascia con molti interrogativi:
- come han fatto?
- come mai han rubato solo una bici chiusa con due lucchetti pesi, lasciando lì tutte le altre (alcune niente male) chiuse con la catenina di ordinanza, o addirittura solo alla ruota
anteriore sganciabile?- come mai due bici in 9 mesi, ma ce l'hanno proprio con noi?
- come fare per evitare che ti rubino la terza? Affittare un garage, a Firenze, costa circa una bici al mese.
Concludo con una nota positiva. Dopo le ordinanze degli ultimi mesi, il Comune sta installando dappertutto un sacco di rastrelliere. Di quelle belle, a "U" rovesciata.
Aggiornamento (30 gennaio):
Stanotte ho notato l'assenza di una bella bici da una rastrelliera in viale Giannotti. Probabilmente anche lei vittima dei soliti, anche lei aveva il lucchetto a chiave cilindrica. Quindi la tecnica è rubarle a macchia di leopardo, in modo da non destar troppo allarme. Scegliendo le meglio e fregandosene dei lucchetti.
giovedì 4 dicembre 2008
Straker 2, la vendetta
- non ha mai acquistato il bellissimo telemetro LRB4000, ma effettivamente solo il più economico LRM2500
- coi soldi rimanenti avrebbe (il condizionale e' d'obbligo) acquistato un altro telemetro, di cui non specifica il modello
- ha tutti i diritti di impiegare i soldi delle donazioni come crede, senza informare i sottoscrittori, anzi, fornendo false prove di acquisto
- non fornirà ulteriori filmati e/o foto
Sorvolo sul lungo delirio paranoico. Se Marcianò è convinto di essere perseguitato dalla Spectre, affari suoi. Se riteneva più sicuro acquistare il modello 4000 spedendolo ad un altro indirizzo, non vedo perché debba acquistare ANCHE quello meno caro, e fare carte false. Se una volta acquistato il tutto non vuole usalo per provare "quel che sa già" ha buttato dei soldi, affari suoi (e di chi glie li ha dati). Se comunque il 4000 era in arrivo, perché fare un fotomontaggio, invece di aspettare ancora qualche giorno e fotografare (ed usare) l'originale. Certo, se invece il 4000 non era mai stato ordinato, ed ora di fronte al rischio di una querela si è affrettato a comperarlo.....
Non commento neppure la stravagante tesi per cui Marcianò avrebbe volutamente pubblicato un post costruito solo con falsi per indurre i critici a dargli del falsario e "incastrarli". Quasi quasi rapino una banca, ma solo per indurre la polizia ad arrestarmi con la falsa accusa di rapina ed "incastrarla".
Tutte le informazioni che ho riportato qui, o che compaiono in altri blog, le ha gentilmente fornite Marcianò stesso, sul suo blog, o sono ricavabili con pochi minuti di ricerca in rete. Non occorre violare nessuna legge sulla privacy per chiedere ad una ditta se una sua fattura, pubblicata in un blog dal diretto interessato, corrisponda o meno all'ordine indicato (Marcianò ha lasciato il numero d'ordine in bella vista, nel titolo della finestra). E la ditta non fornisce dati riservati se dice semplicemente "no, l'oggetto ordinato è differente", senza specificare.
Questi sono i fatti. Il resto è paranoia. Ed è destinato a restar tale, visto che Marcianò vuole evitare di fare altre figuracce, proponendoci nuovi falsi grossolani che verrebbero smascherati nel giro di poche ore. Meglio così, ho di meglio da fare nella vita.
Ah, minaccia anche azioni contro chi continua a sostenere che è un imbroglione. Che devo dire? Si accomodi.
L'immagine qui sopra è tratta dalla rivista Life, annata 1944, come riportata su Google. Anche Google fa ormai parte del complotto per avvelenarci tutti. (Grazie ad Alexandro per la segnalazione)
Aggiornamento (15 dicembre)
Nel suo blog Marcianò, in un commento al post in cui dice che gli arcobaleni denotano la presenza di metalli e non di acqua come si impara alle elementari, sostiene che io gli controllo (tramite i servizi segreti) il telefono. Come mai? Perché ho scoperto che è (o è stato) in contatto con la persona che l'ha intervistato su Controradio. Ma che strano, occorre proprio essere uno zerozerosette per intuirlo.

No, non ho amicizie nei servizi. Ma sono dotato di poteri paranormali, e quindi riesco a leggergli nel pensiero. Non lo sapevate, ma sono un agente del famigerato psi corps. Altrimenti come avrei fatto a sospettare che il suo fotomontaggio era un falso? Marcianò stia attento a quel che pensa, o vada in giro con un cappello di stagnola per schermare i pensieri.
Il tizio qui a fianco è il cattivo telepate di livello 12 Alfred Bester, dal serial "Babylon 5".
Ulteriori sviluppi (22 febbraio)
Ho visto ora la foto del telemetro sul sito di Straker. Ovviamente del modello 2500. Con un commento del tipo "visto che l'abbiamo davvero, non mentivamo". Riassumendo: dichiara (con tanto di foto e fattura taroccate) di aver acquistato il modello 4000 (caro). Da vari indizi, inclusa la dichiarazione del venditore, si scopre che ha acquistato il modello 2500 (economico). Dopo qualche mese mostra la foto del modello 2500: "Visto che erano tutte calunnie?". Voi che dite?
domenica 23 novembre 2008
Straker e telemetri
Come sappiamo dalla fisica, per ottenere condensazione e cristallizzazione del vapore emesso dagli scarichi di un aereo servono temperature molto fredde, che di solito si trovano a quote elevate, quasi sempre sopra i 7000 metri, e di rado sotto gli 8000. Quindi lui, dopo aver raccolto 4000 euro con una colletta, ha acquistato un binocolo-telemetro laser con cui verificare quel che ha sempre detto, che gli aerei rilasciano scie a quote inferiori.
La prova consiste in un
filmato di un aereo con scie, in cui per un istante il telemetro segna la distanza di 1347 metri. Nel suo blog Paolo Attivissimo nota immediatamente come il video non possa essere autentico, nel senso di riportare quel che si vede dentro il telemetro, perché questo non è dotato di zoom e il filmato invece esegue una vistosa zoomata. E quindi Straker precisa che il filmato è composto da un montaggio delle scritte prese attraverso l'oculare del telemetro, con una webcam, e una ripresa fatta con la sua telecamera con "zoom da brividi".
Per fugare i dubbi, Straker-Marcianò ha anche messo sul blog una foto dell'accrocco che tiene insieme webcam, telecamera e telemetro. Pensando bene di grigliarla, casomai si capisse troppo. Quindi vi fornisco la stessa immagine, de-grigliata.
A questo punto la prova non dice nulla. Come si fa a valutare qualcosa se non si dispone dei dati originali? Costava così tanto mettere in rete il filmato preso con la webcam, anziché usarlo solo per estrarci le scritte? Straker sostiene sia venuto sovraesposto, e quindi illeggibile. Ma dopo alcuni giorni, un nuovo filmato con l'esposizione corretta era poi così difficile da fare? Il tutto mi fa sospettare una possibile spiegazione per la lettura falsata, anche ammettendo che sia stata davvero ottenuta puntando l'aereo e non una vicina collina. Ma senza filmato non posso dire nulla.
(Poco dopo che scrivevo questo, Straker ha gentilmente pubblicato un nuovo filmato, e quindi l'ho commentato sotto).
Nel post c'è anche una foto dell'oggetto, e la cosa mi ha subito dato una sensazione di deja-vu. Quella immagine, infatti, è molto s
imile a quella riportata sul sito del costruttore. Con un po' di fotoritocco, ho ottenuto quindi, per divertimento, l'immagine a fianco. Un po' più chiara, il riflesso nelle lenti è chiaramente differente, meno sfocata, e ho volutamente lasciato il bordino bianco. Ma corrisponde in modo impressionante all'inquadratura del telemetro sul divano di Straker. Non dico che sia un falso, non voglio neppure pensare che il Comandante abbia imbrogliato chi gli ha generosamente fornito 4000 euro. Ma un'inquadratura che ci fornisse qualche pixel in più dell'oggetto, rispetto a quanto visibile in rete, poteva darcela? Il telemetro non si vede neppure nella foto d'insieme.La distanza di un aereo la
si può calcolare ragionevolmente bene anche senza telemetro. L'immagine a fianco riporta un aereo decollato da poco, passato ieri vicino a casa mia. Purtroppo la messa a fuoco della macchina è difettosa, sono costretto ad usare il fuoco manuale, e si vede. Per chi vuol smanettare nei dati exif, l'ora è sbagliata (segna ancora l'ora legale). La distanza è stimabile tra 5700 e 6100 metri, e la quota è circa 2000 metri. Il tutto si può dedurre dalla scala del sensore, che è di 6,67 secondi d'arco per pixel.
Questo invece è l'aereo passato sopra il mio ufficio di cui parlo in un commento del post precedente. E' probabilmente un 737-800, nel qual caso la quota è di 11500-12000 metri. Si sentiva distintamente il rumore dei motori.
Per concludere ricordo che le condizioni per la formazione di contrail non sono quelle indicate nel post del comandante. Contrail non persistenti (come quelle del 737 qui sopra) si formano SEMPRE se l'aria è abbastanza fredda. Cioè se si sale abbastanza di quota. Le condizioni (approssimative) indicate da Straker sono quelle per la formazione di contrail persistenti, quelle che rimangono ore in cielo.
Seconda puntata
Straker ha pubblicato un nuovo filmato, in cui si vede l'oculare del binocolo (ma stranamente non il CORPO del binocolo: come sa chiunque ne abbia uno, nei binocoli gli oculari sono molto più stretti del corpo, e questo sborda vistosamente). Poi un edificio a 558 metri. Considerando un'altezza di 3.5 metri per piano, si ricava una scala di 0,01 gradi/pixel. Il campo vignettato è di soli 3 gradi, evidentemente l'ottica della webcam lo limita parecchio.
Ora facciamoci due conti sul quadrimotore a 1858 metri. Lo si vede proprio di pancia, non ci sono problemi di prospettiva, è lungo 75 pixel e largo 70. Cioè 24x22 metri. Notevole per un quadrimotore, forse è un modello "bonsai". Certo, se si considera che il campo "dovrebbe" essere di 5 gradi, le dimensioni vengono sui 40 metri, quelle di un "tanker" per rifornimento in volo di aerei. Ma allora il palazzo inquadrato all'inizio ha piani alti 6 metri, e terrazzi con balaustre di quasi 2 metri.
Torniamo al primo filmato. Quando l'aereo è circa perpendicolare all'osservatore, al secondo 50, le ali appaiono parecchio più corte della carlinga, sembra una vista laterale. A seconda del modello di aereo, potrebbe essere fino a 45 gradi dalla verticale. Questo abbasserebbe un po' la quota (fino a circa 1000 metri), ma comunque anche ipotizzando sia visto molto di lato, il massimo di distanza laterale sarebbe sotto il km. In 50 secondi, un aereo che viaggi a 500 km/h (lento) fa 7 km. All'inizio del filmato, quindi, dovrei vedere un aereo che è a 1 km di quota, distante 7 km, e disassato di meno di 1 km. Praticamente punta dritto verso di me
(e 5 volte più piccolo, ma con lo zoom non si capisce). Proprio quel che NON si vede, la carlinga è sempre vista ben di lato. L'immagine a fianco dovrebbe rappresentare un aereo a circa 5-6 km di distanza, poco più di 1 km di quota, che punta dritto verso di noi. Portiamo la quota a 10.000 metri (per far tondo), il disassamento a 6-10 km, e la distanza a 10 km (40 secondi a 900 km/h) e tutte le prospettive tornano. Dimenticavo, fossi Straker mi farei rimborsare la telecamera con zoom, se un aereo a 1300 metri si vede così male, le ottiche sono veramente rovinate.Terza puntata
All'inizio volevo credere che Straker avesse visto una falsa lettura sul telemetro, e ci avesse costruito sopra il primo video. Poi che fosse semplicemente un falsario"per la causa" (non riesco a far funzionare sto maledetto telemetro, ma IO SO che gli aerei sono bassi, e quindi faccio un fotomontaggio).
Ma che fosse un truffatore proprio non mi capacito. Come si può essere così (mettete voi l'aggettivo) da intascarsi 2000 euro(*) forniti dai vostri ammiratori, imbrogliandoli in un modo che non regge una settimana, e rischiare di bruciarsi la carriera? Perché non mi risulta Marcianò faccia altro nella vita che occuparsi di scie chimiche, sicuramente non altro di significativo. Se frega i suoi sostenitori, non gli resta nulla.
Purtroppo non ci sono dubbi. Già il fatto che Marcianò abbia presentato due fatture differenti (nella prima aveva sbagliato a calcolare la somma) per UN acquisto lascia perplessi. Uno dei sottoscrittori della colletta ha scritto alla ditta da cui è stato acquistato il telemetro, che ha confermato i dubbi.
Questa storia, iniziata come divertente (è sempre uno spasso trovare le numerose falle delle "prove" del Comandante Straker) si è chiusa in modo solamente squallido. E me ne dispiace.
(*) Precisazione. La cifra è una stima prudente della differenza tra il costo dei due telemetri. Non so quale esattamente abbia acquistato Marcianò, e non so quanto abbia raccolto con la colletta. Sta di fatto che chi gli ha dato i soldi glie li ha dati per il modello più caro, a Luglio aveva già i 700 euro per il modello economico. E il modello caro nessuno, finora, lo ha visto se non in fotomontaggio.
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