sabato 6 agosto 2011

Denunce omeopatiche

Pubblicità omeopatica, del rimedio antiinfluenzale più diffuso nel mondo. L'omeopatia è per gente giovane, dinamica, moderna. E soprattutto assolutamente sana.

Grazie all'ottimo blog di Sylvie Coyaud ho saputo che la Boiron, nota multinazionale dell'omeopatia, ha inviato una lettera di diffida, minacciando querele, al provider del blog scientifico BlogZero, reo di aver parlato male dell'omeopatia in questo e questo post.

Anche Medbunker sta passando i suoi guai, per aver parlato diffusamente dell'omeopatia in una serie di interessanti post (qui il primo).

Come nota un altro blogger, i soldi hanno un colore, in questo caso sono blu, il colore dell'acqua fresca venduta a caro prezzo come medicinale.

Ma caspita, uno cosa deve fare, dopo un proving omeopatico pallosissimo (che devo ripetere appena trovo il tempo), un sudato diploma di omeopata rilasciato proprio dalla Boiron, post e commenti a giro (incluso quello incriminato), a me non mi bada nessuno. Niente diffide, niente denunce, niente di niente. Davvero, se continua così mi metto a vendere il mio energizzatore quantistico a flusso bosonico incrociato. E lo faccio pure a valvole che, si sa, forniscono vibrazioni elettromagnetiche di qualità molto migliore.

Il casus belli della denuncia credo sia stata l'immagine qui sopra. L'autore del blog spiega cosa sia un rimedio 200K: si prende una bottiglia con la tintura madre, la si svuota nel lavandino, e la si riempie di acqua distillata. La tintura madre rimasta attaccata alle pareti della bottiglia fa da "seme" per la diluizione. Si ripete il procedimento duecento volte, e voilà, ecco la 200K. Ora immaginiamoci dal farmacista, che vende il rimedio antiinfuenzale 200K. Prima di darlo al cliente, svuotiamo la boccetta e la riempiamo di acqua, agitando energicamente. Al cliente allibito spieghiamo che ora quella è una 201K, leggermente più potente. Secondo voi che succede?

lunedì 25 luglio 2011

Elettronica di una volta, con qualche aggiornamento

Le valvole per me sono un ricordo di infanzia. Non so quante volte ho smontato il televisore (che nonostante ciò funziona ancora), e studiato gli schemi polverosi incollati sul fondo di una vecchia radio. E dopo aver trovato un po' di valvole in un magazzino dell'osservatorio, mi sono riappassionato a questi oggetti misteriosi. Ora finalmente, passato l'esame di maturità del figlio, ho un po' più di tempo libero, e con qualche nottata passata in laboratorio, l'aiuto di un tecnico in pensione, e un po' di pazienza sono riuscito a costruirmi un oggetto decisamente demodé, un po' steampunk, ma che suona magnificamente. Anche il costo è risultato inferiore a quanto avevo previsto nel post precedente, per cui non devo impegnarci tutto il mio stipendio di disinformatore.

Si tratta di un finale stereo (sono due finali mono, in realtà), da circa 15W RMS per canale, alloggiato in due cassette di legno. Il tutto molto compatto, con all'esterno della scatola solo le quattro valvole. Certamente un finale da 15 W ormai lo trovi come omaggio nel fustino del detersivo, ma vuoi mettere la soddisfazione. In teoria poi se trovassi tempo e voglia potrei sostituire le valvole finali con delle KT88 (e l'alimentatore per dargli la corrente necessaria) ed arrivare ad un dignitoso 30-40W per canale. Non ho per ora fatto misure di distorsione, ma sull'oscilloscopio le tracce dei segnali in ingresso ed in uscita si sovrappongono perfettamente.

Ora manca la parte più importante, il preamplificatore, ma non è semplice progettare qualcosa partendo da esperienza zero. Per questo ho preferito farmi le ossa su qualcosa di concettualmente più semplice, e difatti mi sono ritrovato parecchi errori da correggere. Ma alla fine ho costruito un oggetto che viene venduto tra i 2000 e gli 8000 euro, ad una frazione infima del costo, delle dimensioni e del peso (30 cm contro quasi mezzo metro di profondità, un paio di kg contro 22). E sicuramente più gradevole alla vista.

La scatola (un bauletto di legno da pochi euro) aperta. Sul coperchio lo stampato del circuito. Da sinistra il trasformatore audio, e i due alimentatori a bassa tensione. In basso il convertitore DC-DC 18->400V

Per far star tutto in 20x30 cm ho dovuto stipare parecchio il contenuto della scatola. Il trasformatore di uscita (l'oggetto più costoso, 50 euro) è responsabile della maggior parte del peso. Per l'alimentazione ho progettato un circuito switching alimentato da un alimentatore per portatili, facendo attenzione al filtraggio in uscita. Il tutto viene a costare meno di metà di un trasformatore per valvole, con meno di un ventesimo del peso, e produce una tensione stabilizzata. Per i filamenti ho usato un secondo alimentatore per notebook, 20 euro e 150 grammi. Il tutto scalda per cui ho dovuto usare una coppia di ventilatori, l'aria circola nella scatola ed esce alla base delle valvole di potenza. È la cosa che mi piace meno, per quanto siano silenziosi un po' si sentono, mentre l'altoparlante a vuoto non ha il minimo ronzio o fruscio.

Dettaglio dell'alimentatore AT. Ingresso 18V, uscita 400V stabilizzati. Il trasformatore (18€) regge 300W

Ora il problema diventa trovare le casse. Sì, perché in qualsiasi supermercato trovi impianti home theatre a 8 casse, 400 watt, "suono digitale" (come fosse un pregio), ma un paio di normali casse di buona qualità e una trentina di watt sono cose da gente retrò, o da disk jokey professionisti (con costi in proporzione). Non c'è niente da fare, sono un relitto di altri tempi. Aggiornamento: alla fine un pianto e un lamento mi sono preso due buone casse HiFi, che ora sono in rodaggio nella camera anecoica dell'osservatorio.

26 Luglio

Ho provato l'amplificatore in una stanza buia, e ho notato, accanto al bagliore rossastro dei filamenti, una luce azzurrina (cliccare la foto per vederla meglio). L'amplificatore ha una banda passante che scende a circa 1 Hz (anche se il trasformatore taglia a 20 Hz e le casse a 30 Hz), per cui toccando lo spinotto di ingresso si vede distintamente che la luce segue la corrente di anodo, aumentando in una delle due valvole mentre cala nell'altra. Credo sia la luminescenza dovuta agli elettroni che urtano il vetro, o la mica. se qualcuno ne sa di più lo ascolto volentieri. Non l'avevo mai notata prima.

mercoledì 13 luglio 2011

Robin Hood

Sono socio (azionista) di Banca Etica. Oggi si discute un provvedimento della finanziaria che alza a 120 euro l'imposta sulla custodia titoli. Indipendentemente dall'ammontare dei titoli custoditi. Certo, perché se ho delle azioni sicuramente sono un riccone che 120 euro non gli fanno un baffo.

Qualche numero. Banca Etica ha 35 mila soci, per un capitale sociale complessivo di circa 33 milioni. 30 mila soci sono persone fisiche, come me, che ci han messe dentro spesso 200, 500, 1000 euro. È qualcosa senza padroni, senza finanziatori forti, il sogno di tanta gente comune. 120 euro a socio fan 4.259.520€, il 12,9% del capitale sociale, che viene raggiunto in meno di 8 anni di tassazione. Come se le tasse sulla casa fossero il 13% del valore della casa stessa, mettiamo un appartamento a 250 milioni, pagate 3 milioni e 700 mila l'anno di tasse di proprietà. Se siete grossi speculatori immobiliari con 100 palazzine, pagate lo stesso. E questo in media, i piccoli soci con meno di 250 euro pagano una patrimoniale secca di oltre il 50%.

Non c'è solo Banca Etica. Ci sono un sacco di piccole realtà finanziate in modo simile, di "azionariato popolare", tanti piccoli azionisti che hanno poche azioni a testa. Ma anche solo le piccole banche di credito cooperativo, quelle che (in media, senza generalizzare) han retto la crisi, non avendo voglia e numeri per entrare nella grossa speculazione finanziaria.

Insomma neppure una tassa "flat" (come sarebbe spostare le imposte da quelle sul reddito all'IVA), una tassa fissa per tutti, che sia il 50% o lo 0.05% di quel che hai. Un bel Robin Hood al contrario.

Epilogo (15/7)

35 mila soci sono tanti, e l'altro ieri non si poteva contattare la casella di posta dell'on. Azzolini, Presidente della Commissione Bilancio del Senato
della Repubblica. Alla fine il superbollo scatterà solo per i depositi titoli di valore superiore ai 50 mila euro. Qualche volta protestare serve.
Resta la situazione precedente, descritta da Hedges, che è sempre una tassa assurda e vessatoria per i piccolissimi risparmiatori. Ma non li strangola a morte come sarebbe stata quella di 120 euro generalizzati.

A volte ritornano (1/11/2012)

La legge sulla stabilità ha ritirato fuori l'idea, della tassa minima questa volta di soli 38 euro. Che fan sempre un milione abbondante l'anno, il 3% del capitale totale. Per molti soci, che hanno una sola azione (54 euro) significa perdere tutto in 2 anni. Proprio non si riesce a far capire che le tasse devono essere proporzionali, e meglio progressive. Una tassa uguale per tutti, che abbiano 50 euro o 10 mila, è solo un modo per mettere fuori gioco l'azionariato diffuso, del resto i soldi servono a fare soldi, se ne hai pochi è giusto toglierti anche quelli che hai.

domenica 10 luglio 2011

Urinoterapia omeopatica

Leggo oggi nel bel blog "Crisis" un articolo di Debora Billi che rimanda a questa notizia: un uomo è stato sorpreso a far pipì in una riserva d'acqua potabile, già trattata. Le autorità han deciso di buttare tutto, un gigantesco sciacquone da 30 mila metricubi, tra valore dell'acqua e spese di smaltimento sono circa 36 mila $.

Per le considerazioni sull'assurdità della cosa, che condivido in pieno, rimando alle fonti. Stiamo parlando di una diluizione di circa una parte in 100 milioni, fosse stato tutto arsenico quell'acqua sarebbe ancora potabile.

Ma quella concentrazione corrisponde ad una diluizione omeopatica C4, o D8, decisamente poco spinta. I rimedi che troviamo dal farmacista di solito sono almeno C6-C8. Una C8 significa che prendo un bicchiere di quell'acqua e lo butto in un altro bacino identico. Una C12 che prendo un bicchiere dal secondo bacino e lo butto in un terzo, ecc. D'accordo che non è stata succussa adeguatamente, ma davvero fa tutta questa differenza?

Comunque peccato. Si è persa l'occasione di sperimentare gli effetti sinergici di due brillanti terapie alternative. Con buona pace del "dott." GPV.

venerdì 3 giugno 2011

Tassa sulla stupidità

La stupidità, come insegna il pregevole trattato di Carlo Maria Cipolla, è una delle cose più diffuse nel genere umano, ma si manifesta in modi molto vari. In particolare non mi illudo di esserne immune, anzi. E quindi una tassa sulla stupidità è sicuramente una tassa odiosa, è come tassare l'essere alti o bassi, biondi o mori, simpatici od antipatici.

Stamane sono andato in posta a ritirare una raccomandata. Prima di darmi la lettera l'impiegata mi ha chiesto se volessi un gratta e vinci. Difatti in bella mostra sul banco c'erano diverse schedine colorate, da 2, 3 o 5 euro. Un po' perplesso ho risposto di no, grazie. "Ma è proprio sicuro? Non vuole tentare la sorte?" "No, assolutamente!" "Neppure uno piccolo da due euro?" "NO!". Si è rassegnata e mi ha dato la sospirata lettera, cominciavo a temere che l'acquisto della schedina fosse obbligatorio per poterla ritirare.

Ogni anno vengono giocati circa 40 milioni di gratta e vinci, meno di uno a italiano, poco più di un euro a testa. Evidentemente troppo pochi, ad es. nei vari giochi del lotto spendiamo in media 150 euro a testa, occorre potenziare il gettito di questa particolare tassa sulla stupidità. Quindi cosa meglio che arruolare i poveri impiegati postali per una pressante campagna di promozione? E poi qualcuno mi chiede perché non amo i servizi finanziari delle poste.

mercoledì 4 maggio 2011

Elettronica di una volta

Al lavoro abbiamo fatto pulizia, e in un vecchio armadio ho trovato un po' di valvole termoioniche. Quando ho cominciato a studiare elettronica le valvole erano comuni, in particolare per applicazioni di potenza ad alta frequenza, ma anche nei televisori (avevamo un vecchio Allocchio Bacchini, con circa 15 valvole, e una radio/giradischi a 5 valvole), negli stereo, e in tanti altri strumenti(1).


La mia vecchia e gloriosa 6146W. Un pentodo a fascio con 60W di potenza, anodica a 600 volt, in grado di arrivare a 200 MHz.

In particolare mi sono commosso rivedendo una 6146W, un finale di potenza usatissimo dai radioamatori, regalatomi dal padre di un mio compagno di classe. Ho acceso il filamento e vedere la luce rossastra del catodo mi ha riportato indietro di 35 anni. E poi tante sigle che mi erano familiari: ECC81, EL84, più altre che ora stan tornando di moda tra gli audiofili, come la KT88.

Una 6J6 (equivalente all'europea ECC91), un doppio triodo con il catodo in comune. Il catodo è quello incandescente, ai lati ci sono le due griglie e i due anodi (neri). Di fianco, spenta, una Philips Miniwatt EC86.

Mi è immediatamente venuta voglia di rispolverare tutto, magari aggiungendo un po' di tecnologia odierna tipo un alimentatore switching, per farmi un bel amplificatore audio valvolare, ma ho subito desistito guardando i costi. Solo l'equipaggiamento di valvole per un piccolo finale stereo costa 300 euro, a cui occorre aggiungere trasformatori avvolti ad hoc, insomma 600 euro(2) li spenderei tutti. E non ho né i soldi né il tempo per dedicarmici. Quindi il tutti rimane in qualche sogno nostalgico, che fa sentire l'età che hai.

Ma il colpo di grazia sul sentire l'età mi è arrivato con una mail pubblicitaria di una ditta di preamplificatori per strumentazione (roba che uso per lavoro). Reclamizzavano la loro nuova linea di circuiti integrati per segnali ad "alta tensione". Che non erano i 600 volt del pentodo qui sopra. Oggi, in un mondo in cui i microprocessori vengono alimentati a 0,8 volt, e le tensioni più alte che trovi in un circuito sono 3,3 volt, alta tensione significa 10 volt.

Note:
(1) Mi ha colpito anche il costo di queste valvole. Una radio costava (e costerebbe a rifarla) 2-300 euro odierni, una bella frazione dello stipendio. Un oggetto come la radio di mio padre costava circa uno stipendio medio, ad occhio.
(2) Lo so, sono solo il 10% di quanto mi passa mensilmente l'Ordine di Malta per la mia collaborazione al loro diabolico piano per dominare il mondo. Ma loro sono molto in arretrato con i pagamenti. (per chi non capisce la battuta, sono bersaglio di una banda di sciroccati che crede che il Vaticano, la CIA e il CICAP siano in combutta per avvelenare la popolazione mondiale)

venerdì 8 aprile 2011

Centoundici


111 è un bel numero tondo, ed è anche il prezzo medio del barile di petrolio di oggi, in dollari. Abbiamo visto di peggio, tre anni fa siamo arrivati a 145, ma quei prezzi han dato all'economia mondiale la botta che ha innescato la crisi che viviamo oggi. E i consumi petroliferi dei paesi occidentali sono crollati quel tanto che bastava a far scendere i prezzi. Poi i paesi emergenti (Cina in testa) han assorbito la produzione, l'economia ha ripreso timidamente a girare, e siamo daccapo.

I primi risultati li vediamo alla pompa (io no, visto che l'ultimo pieno l'ho fatto a Natale), con la benzina attorno a 1,58 euro al litro. Tra poco supererà 1,60, visto che il prezzo del petrolio ci mette un po' ad arrivare alla pompa. Qualche centinaio di euro a famiglia, alla fine dell'anno. Ma i problemi veri riguardano i trasporti, l'energia elettrica (per sgomberare il campo da illusioni, l'uranio basta fino al 2050), le materie plastiche... Tutto è petrolio, anche il cibo che mangiamo.

Leggendo i commenti si trovano le solite cose: la speculazione, la crisi libica, la debolezza del dollaro, e il solito grande assente, il picco di produzione del petrolio. Non si riesce ad immaginare che il petrolio sia davvero una risorsa finita, che non se ne riesce ad estrarre di più di così, che sono decenni che scopriamo molto meno petrolio di quello che estraiamo, che i vecchi giacimenti si esauriscono e quelli nuovi riescono a malapena a compensare (per ora), che se un paese cala la produzione di una frazione di percento gli altri non possono aumentarla. E la legge della domanda e dell'offerta fa il suo dovere, il prezzo che sale è il modo con cui il mercato ci avvisa che di qualcosa non ce n'è abbastanza per tutti, occorre ridurre i consumi.

Forse è più istruttivo vedere l'andamento dei prezzi in euro, visto che noi lo paghiamo così. Siamo ad 80 euro a barile, non distanti dai 92 del massimo storico di 3 anni fa. Vediamo anche che la crescita non è qualcosa di ora, dopo il crollo della domanda dovuto alla crisi del 2009 il prezzo ha continuato a crescere in modo costante, e ha tutta l'aria di voler continuare a farlo.

Non ho idea di cosa succederà. 3 anni fa pensavo che i prezzi sarebbero saliti per un pezzo, e ho sbagliato clamorosamente. Ci aspetta un'altra crisi, quando non abbiamo neppure cominciati ad uscire dalla precedente? O stavolta arriverà a prezzi ancora più alti? In entrambi i casi non sarà rosea.

Benvenuti nel post-picco