Incuriosito dal fatto che qualcosa che è solo zucchero potesse avere effetti, ho effettuato dei regolari
proving di alcuni rimedi, seguando per bene le stesse procedure che usano gli omeopati. E non mi è successo rigorosamente nulla. La stessa cosa è successa ad altre persone che han fatto lo stesso esperimento.
E ora? Ma come è possibile? Hanemann ha provato decine e e decine di rimedi, stilando un lungo elenco di sintomi per ciascuna di essi. I rimedi più popolari hanno elenchi di sintomi che occupano pagine di libri, ad es. per Ipeca ho contato 62 sintomi, escludendo quelli ginecologici e psicologici (che sono la maggioranza).
Andando a guardare come si fa il
proving qualche sospetto viene. Un discreto numero di sperimentatori (poniamo 20) comincia a prendere qualcosa che secondo loro deve provocare dei sintomi tipici. Poniamo 10 non riportino niente, secondo le regole vengono esclusi, non contano. Altri 8 sentiranno dei deboli sintomi corrispondenti a quelli attesi, e la materia medica si arricchirà di dettagli. Gli altri 2, nelle settimane del
proving, avranno dei normali disturbi che avrebbero avuto anche senza, e questi entrano nella lista come nuovi sintomi. Qualche volta si prova ad usare placebo, ma
si dice esplicitamente allo sperimentatore che quello è un placebo!Dovrebbe essere semplice verificare se si tratta di suggestione. Basta organizzare un proving in cui a metà degli sperimentatori si è dato palline di zucchero non omeopatiche (tanto sono indistinguibili anche con le analisi più raffinate). Ovviamente senza dirglielo prima. E' stato fatto, ed i risultati sono che i due gruppi sentono esattamente gli stessi sintomi.
L'esperienza di Friz DonnerLa stessa domanda se l'è posta un omeopata tedesco, Friz Donner
(biografia), negli anni '20. Ho trovato i dettagli della sua storia
in questo articolo.
Andandosi a guardare la storia dei proving omeopatici, Donner scoprì che in molti casi sintomi chiave di rimedi derivano da un singolo caso. Ad es. il
Lac Caninum veniva usato per la difterite. Questo deriva da un singolo caso, una dottoressa statunitense di nome Laura Morgan. Nel 1870 assunse alcuni granuli di questo rimedio, e per due anni soffrì di attacchi di Delirium Tremens. In questi anni ebbe anche un attacco di mal di gola, diagnosticato come difterite da un praticante. Donner, valutando il quadro clinico della donna, ritenne che quella non era neppure una difterite.
Un sacco di sintomi sembrano proprio dovuti a suggestione. Lo stesso Hanemann cita ben 716 sintomi ottenuti strofinando un magnete sul corpo del paziente.
Donner citò decine di casi simili, e convinse le autorità mediche tedesche ad eseguire prove in grande stile. E' da sottolineare che rimase sempre convinto della validità dell'omeopatia, almeno con rimedi a dosi farmacologicamente attive.
Le prove iniziarono nel 1927, e proseguirono per oltre 10 anni fino alla guerra. E quando Donner diede ai suoi sperimentatori (medici che avevano seguito un corso di omeopatia) del placebo, questi riempirno diari su diari di sintomi, molto simili a quelli di chi provava rimedi "veri". Un altro ricercatore, Martini, trovò che nelle prove di rimedi noti, i sintomi erano in preferenza quelli che gli sperimentatori si aspettavano, ed altri sintomi eventualmente presenti venivano ignorati.
Quando Donner ne parlò ai suoi colleghi omeopati, questi risposere che "è umanamente impossibile".
Vennero effettuate anche alcune prove cliniche. Il presidente dell'Associazione dei Medici Omeopati Tedeschi, Hanns Rabe, ne condusse uno trattando alcuni pazienti con
Silica. Un fallimento. Rabe commentò che non ci si poteva aspettare risultati positivi,
essendo l'omeopatia "una psicoterapia sotto mentite spoglie". Trattamenti omeopatici di polmonite si risolsero con 7 decessi su 15, che Donner definì innaccettabilmente alti, anche considerando che si trattava di persone robuste e (in precedenza) sane.
Come andò a finire? Dopo la guerra Donner si ritrovò con una pila di 3 metri e mezzo di rapporti di proving, cartelle mediche, analisi, ecc. Dal 1961 al 1964, dopo essere andato in pensione, lo sintetizzò prima in un rapporto di 300 pagine, ridotte quindi a 40. Donner cercò di rendere il suo rapporto il più possibile inoffensivo, omise i casi più plateali di cattivo proving e concluse che l'omeopatia meritava ulteriori studi, concentrandosi però su pochi rimedi e sulle diluizioni più basse (C1, C2 e al massimo C3).
Nessuna rivista omeopatica volle pubblicarglielo. Circolò in francese nel 1969, ed apparve su una rivista poco conosciuta solo nel 1995. (
qui riferimenti bibliografici). Come succede oggi, gli omeopati risposero che "a loro funzionava", o citando studi di qualità molto inferiore in cui si vedeva un qualche effetto. Le sue critiche rimasero del tutto inascoltate, e allora come oggi gli omeopati semplicemente ignorano le critiche che vengono loro mosse.
In conclusione gli omeopati basano le loro cure, oltre che su cose che non hanno nessuna base clinica o fisiologica, su un metodo di ricerca dei sintomi nei rimedi che è stato provato, oltre ogni dubbio, essere solamente frutto di suggestione. Ci vorrebbe molto poco per dimostrare che un rimedio ha effetti. Ma non lo si vuole (o non lo si può) fare.
Rimane solo il commento di Rabe, l'omeopatia è una forma di psicoterapia.
P.S. Oggi in farmacia ho visto una pomata omeopatica alla calendula: 4.5% di estratto della pianta. In base a cosa è omeopatica? Verrà usata allopaticamente contro gli arrossamenti, lenitiva, oppure omeopaticamente, in caso di minzioni notturne, difficoltà di respirazione, brachicardia?