sabato 20 giugno 2009

Energie

Abbiamo bisogno di energia, anche se cerco in tutti i modi di risparmiarla. E siccome si mette il portafoglio dove si ha il cuore, ho cominciato con scegliere un fornitore di elettricità certificato verde. Non me ne sono pentito, anche se ho incontrato qualche problemuccio. Ad esempio le prime bollette sono state più alte del solito, perché l'ENEL non trasmette le letture del contatore alla nuova ditta, e quindi mi han fatturato 40 kWh al mese di troppo (60 euro a bolletta invece di 45). Ho segnalato la cosa e mi han corretto i consumi. Nel frattempo ho scoperto che con gli aumenti ENEL avrei pagato 65 euro.

Ma l'elettricità occorre produrla. E quindi seguo alcune ricerche che mi sembrano promettenti. Quella che mi piace di più, al punto da averci investito i miei scarsi risparmi, è il kitegen. L'idea è che il vento è tanto più forte e costante quanto più si sale, e difatti le torri eoliche sono spesso belle alte. Per salire a più di 80 metri, però, serve volare, e allora perché non un parapendio (un kite)? Per passare dalla teoria alla pratica serve un mare di lavoro, e ci lavora un gruppo di persone legate al politecnico di Torino. Per ora han fatto volare una specie di jo-jo, che produce una quarantina di kW. Ma le potenzialità sono molto buone, il prossimo prototipo dovrebbe fare 1MW, costando molto meno di una pala eolica, e un impianto di grosse dimensioni (qui a fianco) può tranquillamente arrivare ad una frazione di gigawatt (no, non gigabyte, per chi sa di cosa parlo ). Per chi si preoccupa dell'incostanza dei venti, un impianto ad 800 metri lavora per il 40% del tempo, e se si sale a 2 km si arriva al 70%. Se lo si fa in Nord Europa, si supera l'80%

Una cosa molto più fantascientifica, ma che ha solide basi, è l'idea di fusione nucleare usando sistemi elettrostatici. In soldoni, se sparo con un cannone elettronico (concettualmente l'affare che spara gli elettroni sullo schermo di un televisore) nuclei atomici l'uno contro l'altro, posso superare facilmente le barriere elettrostatiche e farli fondere. I prodotti di reazione sono altri nuclei carichi molto energetici, e posso raccoglierli in una grigia ad alta tensione, producendo direttamente energia elettrica. L'energia che raccolgo è tipicamente 100 volte quella che serve a sparare i nuclei, ma chiaramente ci sono piccoli problemi pratici, come l'efficienza di tutti i processi (di solito infinitesima), e il fatto che i nuclei che schizzano da tutte le parti mi distruggono l'apparato.

Problemi che, in linea teorica, sono stati risolti dall'idea del polywell (resa nel disegno qui sopra), in cui le griglie che devono accelerare gli ioni sono sostituite da una nube di elettroni confinata magneticamente. Usando la reazione boro-protone, che produce due ioni di elio (nessuna scoria radioattiva o radiazioni), si può in linea di principio produrre praticamente energia con un aggeggio il cui prototipo costa un centinaio di milioni. Per un paio d'anni la ricerca è rimasta ferma, dopo la morte dell'inventore (Robert Bussard, quello dei collettori di Bussard delle astronavi di Star Trek) , ma recentemente ha avuto finanziamenti per un paio di milioni. Incrocio le dita.

Infine sto seguendo un progetto di solare a concentrazione, in cui gli astronomi di Arcetri stan mettendo dentro tutta la loro esperienza nel campo degli specchi deformabili. Un paio di volte sono riuscito a dare un piccolissimo contributo anch'io. L'idea sarebbe quella di riuscire a scaldare l'aria dentro una turbina di una centrale turbogas usando la luce del Sole, in modo da farla andare ad energia solare di giorno, ed a gas di notte.

Nessuna di queste cose (be' forse il polywell, ma dobbiamo prima capire se funziona) potrà produrre energia facilmente come ha fatto il petrolio. Ma si tratta di cose che possono davvero far passare dai pochi percento delle rinnovabili oggi nel mondo a una frazione significativa. Con rese e costi confrontabili, o migliori, delle risorse fissili. E molto migliori del nucleare.

P.S. Oggi mi sono incontrato con gli atri pazzi che finanziano il Kitegen. E come epilogo siamo rimasti mezz'ora chiusi in un albergo, circondati dai tifosi del Livorno che ce l'avevano con i giocatori del Brescia ospitati nello stesso albergo.

martedì 16 giugno 2009

I bambini cinesi sanno giocare

Seguo (da ascoltatore, purtroppo a parte comperare i loro ottimi prodotti non faccio nulla) l'attività di Libera, l'associazione che lavora sulla legalità, la lotta alle mafie, e gestisce le cooperative di lavoro sui terreni confiscati alla mafia. Ieri ho ricevuto questo bellissimo resoconto da Maurizio Pascucci, di ARCI Toscana, riguardo un'iniziativa con i bambini della "chinatown" fiorentina all'Osmannoro. Anche questa è una risposta alla xenofobia che sta dilagando nel nostro paese.

Firenze, 15 giugno 2009

Ieri pomeriggio molto caldo, tanta stanchezza ma anche tanti sorrisi!! Insieme all'Arciragazzi e ai suoi animatori, tra l'altro bravissimi e molto motivati, abbiamo improvvisato un animazione con tanti bamini e bambine cinesi presenti in alcuni capannoni in località Osmannoro, molto vicino ad Ikea. Nei giorni scorsi avevamo proposto questo pomeriggio di animazione con un volantino scritto in italiano e in cinese. Alcune mamme con i loro bambini erano puntuali all'appuntamento! Dopodichè con i palloncini e un trenino "di corda" gli animatori dell'Arciragazzi hanno iniziato ad avvicinare e a far aderire molti bambini.
Quindi il viaggio verso l'area gioco collocata alle spalle di IKEA. In modo ordinato il trenino è arrivato a destinazione dove è iniziata l'animazione.

Alcuni giochi per i più piccoli e animazioni più complesse per gli altri. Il gran caldo non è riuscito a bloccare le attività che sono proseguite fino alle ore 19, quando i genitori hanno iniziato a richiamare i bambini per la cena.

Ho visto gli occhi degli animatori Arciragazzi e delle volontarie dell'Arci molto lucidi; era l'emozione e la felicità di essere stati utili in favore di bambini che "non sempre giocano" ma era anche l'indignazione di aver visto la loro situazione all'interno dei capannoni. Infine un patto associativo si è consolidato; gli animatori e i volontari si sono impeganti a ritornare, i dirigenti delle due associazioni a ragionare insieme con Istituzioni su come garantire opportunità sane di aggregazione.

Il diritto al gioco e alla felicità deve essere offerto a tutti!! Abbiamo fatto una grande scoperta!! Anche i bambini cinesi sanno giocare!!Anche le loro madri sono felici quando vedono i loro figli sorridere!

Forse in tanti pensano che questo non sia possibile!!

Cosa c'entra tutto questo con le mafie ?? la risposta non può che essere: c'entra , c'entra !!

Maurizio Pascucci - Coordinatore Progetto Liberaci dalle Spine

P.S. Volevo commentare i deliri di Corrado Penna nella conferenza sulle scie chimiche a Cesena, ma ho preferito occuparmi di qualcosa di più utile e costruttivo. Comunque agli appassionati di scie faccio notare il "cielo solcato da numerose scie bianche e ridotto ad una poltiglia gelatinosa".

sabato 13 giugno 2009

Finta agopuntura

Leggo sul supplemento scienza del Corriere della Sera che l'agopuntura "funziona anche se è simulata".

In breve. In uno studio sugli effetti dell'agopuntura per curare il mal di schiena, i pazienti sono stati divisi in 4 gruppi. A tutti è stata data la terapia farmacologica, le medicine che si usano normalmente in quel caso. A tre gruppi è stata somministrata anche agopuntura, rispettivamente personalizzata, standardizzata (sui punti che di solito si usano in quel caso) e finta. L'agopuntura finta usa degli aghi retrattili, che pungono leggermente la pelle senza bucarla.

Il risultato è stato che l'agopuntura, sia quella vera che quella finta, fa stare meglio. Assegnando un punteggio ai miglioramenti, il gruppo con solo le medicine ha ottenuto 1.7 punti, e quelli con l'agopuntura 4.4, 4.5 e 4.4 punti. Esattamente lo stesso nei tre casi, direi.

Non sto qui ad entrare sul lungo discorso dell'efficacia dell'agopuntura. Da quel po' che so sembrerebbe funzionare come antidolorifico, forse anche nel ridurre le infiammazioni, e non funziona per tutto il resto. Quindi non stupirebbe troppo sapere che funziona per il mal di schiena.

Il problema è che questo studio dimostra esattamente il contrario. Se pungere qualcuno a caso, senza bucarlo, ha degli effetti uguali a seguire i meridiani, infilare gli aghi, manipolarli in un certo modo, allora quello che ha effetto non è l'agopuntura. Può essere l'effetto placebo, o il risultato di una generica stimolazione leggermente dolorosa. Affermare, come l'articolo fa dire a Josephine P. Briggs direttrice del NCCAM, che "Queste scoperte vanno ad aggiungersi alle già numerose prove che ci dicono che qualcosa di significativo succede durante il trattamento con agopuntura" è semplicemente falso.
E purtroppo non è la prima volta che uno studio che mostra che l'agopuntura è placebo viene interpretato come "prova che funziona".
"Dottore, un nuovo studio scientifico mostra che l'agopuntura finta funziona meglio di quella vera" "Oh, cavolo"
"Agopuntura: 25$, Agopuntura finta: 30$"

venerdì 12 giugno 2009

Mobilità senz'auto, gioie e dolori

Sono senz'auto, cosa di cui non mi sono mai pentito.

Significa un sacco di libertà, in primis economica, risparmio almeno 300 euro al mese, 200 tenendo conto di tutte le spese per le alternative e per le disavventure varie. Persino un furto di bici si ammortizza in un mese. Poi non ho ingrullimenti con assicurazioni, multe, tagliandi, non so proprio quale sia il prezzo attuale della benzina, mi muovo molto più velocemente nel traffico cittadino, parcheggio quasi dove mi pare. Certo che bici, motorino elettrico, treno presentano ogni tanto i loro inconvenienti. Ma vi assicuro che un'auto ne ha di più.

Per le volte che di un'auto non puoi fare a meno mi sono abbonato al servizio di car sharing. Prenoti in internet, di solito la trovi anche se prenoti all'ultimo, magari qualche volta devi allungare e invece del parcheggio vicino a casa devi andare a prenderti l'auto in bici un po' lontano. In un anno spendo meno di quanto mi costi l'auto in un mese, parcheggi e benzina sono inclusi, e le volte che devo trasportare cose più grosse posso scegliere un furgoncino.

Il neo è costituito dal'inciviltà degli altri automobilisti. Chiaramente le auto del car sharing hanno i loro parcheggi riservati, non puoi fare la caccia all'auto quando la vai a prendere. Ma appena la prelevi qualcuno ci parcheggia la sua, e al ritorno spesso trovi il posto occupato. Mi è successo ieri notte, e sfido a trovare un parcheggio dopo mezzanotte a Firenze. Dopo 20 minuti ne trovo uno ragionevolmente vicino, chiamo il servizio assistenza e segnalo la cosa. Ma per sfiga quel parcheggio deve essere in un punto "in ombra", non riescono a far arrivare al computer di bordo dell'auto l'autorizzazione a lasciarmi andare. Un'ora di tentativi, e desistono. Devo portarmi dietro le chiavi, e chiaramente il prossimo utente non la potrà usare. Vado a letto alle 2. Il tutto si risolve stamane, nella notte sono riusciti a sbloccarla e io posso chiudere con l'apposita tessera magnetica, lasciando dentro le chiavi come di regola. Resta che il prossimo dovrà telefonare, farsi spiegare dov'è l'auto, e trovarla. E che vado avanti a caffé.

Domanda: voi cosa avreste fatto al SUV dello stronzo che occupava il parcheggio?

domenica 7 giugno 2009

Treni

Sono in Friuli, per una festa familiare. Come al solito, viaggio in treno, anche se i 40 euro del viaggio odierno (80 per l'A/R) mi fan rimpiangere i bei vecchi tempi dell'università, quando tornavo a casa con 4700 lire. Lo stipendio di un ricercatore è passato nel frattempo da 800 mila lire a 1700 euro.

Appena arrivato in stazione noto un certo fermento. Sembra ci siano grossi ritardi da e verso Bologna. Salgo sul treno di un'ora prima, ancora sui binari. Se mi chiedono di "regolarizzare" la prenotazione in treno mordo, non ne posso più di treni presi al volo, in ritardo, e devi pure pagare 8 euro perché secondo le macchinette automatiche quel treno è già partito e quindi non puoi prenotarlo.

Ovviamente nessuno sa niente. Come si vede dall'orario, i ritardi registrano solo la situazione attuale. L'ultimo treno della lista, quello che dovrei prendere io, non riesce ad entrare in stazione perché tutti i binari sono occupati.

Grazie al computer riesco a collegarmi con il sito di un quotidiano e scopro che il cavo di una linea aerea si è staccato, colpendo un treno in transito e ferendo leggermente il macchinista. Un altro treno è rimasto bloccato in galleria, senza corrente, e solo dopo due ore è stato tirato fuori di lì. A Santa Maria Novella si aspetta e si spera, le poche notizie arrivano tramite telefonini di passeggeri, connessioni internet, non certo dagli altoparlanti o dai poveri ferrovieri che ne sanno meno degli altri.

Dopo un'ora finalmente si parte. Il treno va comprensibilmente piano, ma finalmente si arriva a Bologna. Un'ora e mezza di ritardo, poteva andar peggio.

A Padova avvisano che ci sarà un ulteriore ritardo. Un treno si e' bloccato in uno scambio, a Venezia Mestre. Dove arrivo con 2 ore di ritardo. Prendo il locale per Pordenone (i treni diretti Roma-Udine sono stati abiliti, rendevano troppo poco), che rispetto a 20 anni fa ha tempi di percorrenza aumentati strategicamente (85 minuti invece di 62, per 76 km) , in modo da ridurre statisticamente i ritardi.

E mentre telefono che sto arrivando, il treno si ferma alla stazione prima. Il macchinista scende, non sa perché l'han fermato, e il solito tabellone dei ritardi annuncia 10 minuti (ma sono già 15). C'è un guasto dopo Pordenone, sembra sia caduto un albero sulla linea (poi scoprirò che c'è stata una tromba d'aria, capannoni divelti, pure un'auto trascinata via dal vento). Ma non potevano fermarci direttamente a Pordenone? Boh, comunque il punto è che non si sa quando si ripartirà. Forse 10 minuti, forse un'ora. Alla fine saranno 20 minuti.

Sarei dovuto partire alle 12.37. Sono arrivato alle 18.55. 6 ore e 22 minuti per fare 320 km. Trenitalia dovrebbe rimborsarmi metà del prezzo dell'eurostar, 17 euro. Evidentemente la manutenzione delle linee costa meno dei rimborsi ai passeggeri.

lunedì 1 giugno 2009

Brevetti e scie

Tom Bosco, redattore della rivista Nexus, ha accettato un dialogo con Paolo Attivissimo sul tema delle scie chimiche. Il dialogo ha la forma di articoli sui rispettivi blog.

Recentemente ha pubblicato un lungo articolo, che francamente aggiunge poco di nuovo a quel che già è stato ampiamente smentito.

Un paio di elementi sono comunque argomentativi. Viene mostrato un filmato in cui un aereo rilascia condensa (o quel che è) da tutto il bordo alare, e Bosco afferma che era a quota troppo bassa perché si trattasse davvero di condensa. Riporta quindi una lunga lista di brevetti, che mostrerebbero come ci sia un'intensa attività riguardo la produzione di scie chimiche.

Sul filmato posso dire poco. Ho fatto qualche calcolo sul cambiamento delle dimensioni e della prospettiva, ma posso solo dire che quell'aereo è ad una quota compresa tra 5 e 12 km, decisamente poco utile. Sapendo la scala dell'immagine si potrebbe essere molto più precisi. Dai radiosondaggi comunque si vede che quel giorno l'aria era fortemente sovrasatura rispetto al ghiaccio intorno a 5700 metri, con una temperatura intorno ai -17 gradi. C'erano quindi condizioni per la formazione di scie di condensa aerodinamiche discretamente persistenti. Condizioni per la formazione di contrail erano presenti dai 9 km in su, e a 9 km erano probabilmente persistenti.

Sui brevetti invece si può dire di più. Innanzitutto posso brevettare praticamente qualsiasi cosa. Il brevetto non significa che quella cosa sia costruibile, che sia stata costruita, che se fosse costruita funzioni, e tantomeno che la si possa usare. Significa solo che se la si costruisce, occorre pagare i diritti a chi detiene il brevetto.

I primi due brevetti (4948050 e 4412654) descrivono apparati per spruzzare qualcosa da un aereo. Grazie, mica lo sapevamo che si usano aerei per irrorare, e che quindi sia tecnicamente possibile montare un irroratore su di un aereo.

Il terzo è più interessante. Descrive come si possa spargere bario in forma atomica (ma non era in polvere?) mescolando un 7% di bario nell'idrazina di un razzo. Il tutto crea una nube tenuissima (si tratta di al massimo un etto di roba) nell'alta atmosfera, che può essere seguita per la sua fluorescenza in modo da studiare i venti dove nessun pallone riuscirebbe ad arrivare. Naturalmente il tutto funziona solo con l'idrazina, se metti una percentuale significativa di bario nel kerosene di un aereo grippi il turbofan. E naturalmente il bario nella scia è del tutto invisibile finché non viene ionizzato dagli ultravioletti. E quando questo succede, si potrebbe identificare a colpo la caratteristica linea spettrale.

Il quarto parla di un fantasioso metodo per assorbire l'acqua di una nube usando quei polimeri superassorbenti che ora van di moda per trattenere l'acqua nei vasi di fiori. Si sparge quella roba su di una nube e voilà, ci si ritrova a terra tonnellate di roba gelatinosa, utile appunto da mettere nei vasi. Il brevetto non spiega meglio di così, e non spiega l'utilità del far piovere gelatina invece di acqua. Un esempio da manuale di brevetto inutile, mai provato, e che nessuno (spero) proverà mai.

Il quinto descrive in dettaglio un'idea "alla Teller" di spargere polveri metalliche in aria pr contrastare l'effetto serra. Ad occhio i conti su cui si basa sono pure sbagliati, e sicuramente non abbastanza dettagliati per garantire il funzionamento della cosa (aggiornamento: mi sono fatto due conti e come viene descritta aumenterebbe l'effetto serra. Forse con sostanze diverse...). Almeno Teller i conti li faceva giusti, anche se l'idea resta demenziale. Non esiste nessuna prova che l'idea sia mai stata seriamente presa in considerazione da qualcuno, o sperimentata anche solo su piccola scala.

L'ultimo brevetto riguarda un generatore di fumo, del tipo di quelli in dotazione alle "Freccie tricolori". Anziché usare olio (correggo: vaselina), questo impiegherebbe delle polveri colorate, ma l'idea è la stessa, fare una sorta di traccia fumogena che segua per un breve tratto un oggetto in volo.

Insomma un paio di idee variamente folli, un oggetto che con gli aerei non c'entra nulla ma che se fosse usato per le scie permetterebbe di farne facilmente analisi chimiche, e tre apparati per cose che tutti abbiamo visto fare ad aerei. Niente che dimostri neppure la possibilità tecnica di spargere materiale su scie lunghe centinaia di km e abbastanza larghe da essere viste dal satellite.

Ma manca il clou, il brevetto di Bernard Eastlund che sarebbe alla base del progetto HAARP usato, secondo i sostenitori del complotto, per la modificazione del clima su scala globale. Il brevetto descrive in dettaglio cosa servirebbe per modificare in modo significativo la ionosfera. Gli effetti di queste modifiche, necessariamente su scala locale, non sono ben chiari, ad es. non è probabile influenzino in nessun modo il clima. Ma poco importa, Eastlund afferma che serva almeno un watt per centimetro quadro (1W/cmq). Una potenza decisamente altina, da forno a microonde, e circa 100 mila volte maggiore di quella che riesce a fornire HAARP (10 microwatt/cmq) . Occorrerebbero poi antenne decisamente più direttive di quelle di HAARP per anche solo sperare di poter alimentare l'impianto con solo una decina di grosse centrali atomiche, o turbogas. Quindi quel brevetto dimostra oltre ogni dubbio che HAARP non potrà mai essere usato per modificare in modo significativo la ionosfera, o anche solo disturbare le comunicazioni. Figuriamoci cambiare il clima, scatenare terremoti o influenzare le votazioni (lo so, Bosco non afferma queste ultime)

Giacché ci sono, anche Corrado Penna afferma una cosa divertente. Siccome gli aerei seguono aerovie, è rarissimo che si vedano incroci sulle nostre teste. Caspita, quanti incroci ci saranno, due-tre per regione, no? Be', questa e' la cartina delle aerovie in Toscana e dintorni, contate gli incroci. Il cerchio rappresenta la zona visibile sopra casa mia fino a 15 gradi dall'orizzonte (una spanna, più o meno). Anche tralasciano il nodo di Firenze, sarebbe troppo facile, ci sono ben 5 incroci che posso vedere. Anche spostando il cerchio faccio veramente fatica a trovare una zona senza rotte e senza incroci.

Quindi, quotando Bosco, è vero che Esiste in rete una mole di documenti, brevetti, analisi, discussioni, tale che chiunque sia dotato di sano buonsenso e un minimo di volontà e intelligenza potrà valutare e discernere come stiano realmente le cose.

P.S.: Ho appena scoperto, leggendo il sito tankerenemy, che vengo pagato 6000 euro il mese, più un bonus per ogni post probabilmente dell'ordine del migliaio di euro, per la mia attività di disinformazione. Quindi questo post vi arriva grazie alle generose donazioni del Nuovo Ordine Mondiale e di un certo S.M.O.M., che non ho idea chi sia ma lo ringrazio lo stesso.

domenica 31 maggio 2009

Futuro? Dipende quale

In questi giorni a Firenze c'è Terra Futura, una "fiera delle utopie concrete". E' un appuntamento importante, in cui si ritrovano un sacco di realtà che cercano di mettere in pratica idee per un futuro migliore. Quindi energie rinnovabili, commercio equo e solidale, lotta alla mafia, agricoltura biologica, finanza etica (mi trovate allo stand di Banca Etica, nella foto accanto presidiato da una socia e una dipendente), ...

Ho trovato finalmente informazioni sul fratello maggiore dello scambiatore di calore che ho provato qui, purtroppo le dimensioni sono adatte ad una casa almeno il doppio della mia.

E' anche una vetrina per le amministrazioni pubbliche che fanno qualcosa su questi temi. E' passato uno dei più gettonati candidati a sindaco di Firenze, con il solito codazzo al seguito. Non commento, anche i candidati a sindaco hanno diritto di vedersi Terra Futura...

Sono passato dallo stand della Regione Toscana. Enorme, ma ci hanno risparmiato lo spettacolo dell'anno scorso, un intero padiglione per proiettare un documentario sulle progressive sorti che ci aspettano, tra 20 anni avremmo auto ad idrogeno ed energia a volontà da fonti rinnovabili, nucleare pulito, e fusione fredda.

E mi ha colpito questa presentazione. Sapevo del progetto della Regione sulle "medicine complementari", votato dal Consiglio all'unanimità. Mi piace molto il lavoro che fanno sulla fitoterapia, serio e rigoroso, e che ha prodotto buoni studi sugli effetti collaterali dei fitofarmaci. Il progetto sulla medicina tradizionale cinese ha senso, in una città in cui interi quartieri la maggioranza delle persone sono cinesi. Anche se mi si rizzano un po' i capelli in capo a sentir parlare di agopuntura usata per leucocitopenia.

Tutto il resto fa cascare le braccia. Sul sito della Regione si trovano affermazioni su quanto funzioni bene l'omeopatia, smentite da tutti gli studi scientifici sull'argomento, o addirittura critiche a questi studi. I lavori "scientifici" parlano di quanto si risparmia dando pillole di zucchero alla gente invece di medicine, e vengono spacciati per studi di efficacia.

Ma finora non mi era mai capitato di vedere questo. Guarire la gente imponendo le mani, a spese del contribuente. O anche se si trattasse di una dimostrazione gratuita, comunque sdoganando come efficaci queste pratiche.
Sì, perché quando si tratta di malati e cure, sono ancora della vecchia scuola che vorrebbe delle dimostrazioni di efficacia prima di andare a dire in giro che funzionano. Soprattutto da parte di un ente pubblico. E per tutte queste medicine, le prove, quando ci sono, mostrano che non fanno assolutamente nulla.