venerdì 30 aprile 2010

Etico? Se è questo, no grazie

In questi giorni a Firenze si svolge la mostra dell'artigianato. E gli organizzatori han deciso di dedicare una serie di iniziative specificatamente al mondo dell'etico. Sono (per qualche settimana) probiviro della Banca Etica, e socio fondatore del negozio del commercio equosolidale di Firenze, per cui la cosa non poteva che farmi piacere. Finché non ho visto il programma degli interventi:
  • Le acque vibrazionali e le loro proprietà
  • I primi cristiani erano vegetariani (occorre inventare bufale per essere vegetariani?)
  • Presentazione del libro: "le stelle di dentro". Manuale di astrologia vedica e psicologia
  • Biocarburanti fai-da-te, contro il caro-petrolio (bravi, e così abbiamo il caro olio di semi)
  • Erbario della Salute (finalmente qualcosa che non è necessariamente fuffa, speriamo bene)
  • DUE incontri su "Hercòlubus o pianeta rosso" (il pianetone che ci investirà nel 2012)
  • ed infine tre incontri sul biologico nella grande distribuzione, su un'azienda bio, sulle ricette per biscotti bio.
Facendo le somme, tre incontri sul biologico (ma l'etica si riduce a mangiar bio?) uno sui fitofarmaci (che possono essere una cosa seria o fuffa assurda, date le premesse opterei per la seconda) e SEI incontri che a non farli l'etica ci guadagna (imbrogliare il prossimo non è nella mia definizione di etico). NIENTE che ci metta in discussione le cose che facciamo tutti i giorni, cercando di capirne le conseguenze. Molte di queste cose sono chiaramente legate ad interessi di persone che ci lucrano (vendendo acqua, libri, o prodotti bio), ma in fondo in una fiera te lo aspetti ci siano anche i venditori di snake oil.

Diciamo che l'associazione promotrice, "Toscana etica", con me ha chiuso.

giovedì 29 aprile 2010

Batterie e motorini

Due anni fa ho raccontato del mio esperimento di retrofit di un motorino elettrico con batterie al litio polimeri. Il motorino è risultato di colpo più leggero di circa 50 chili, praticamente come non avere un secondo passeggero invisibile, che prima ti portavi dietro. Posso affrontare la salita al 15% che mi porta all'osservatorio con tutta la potenza dei miei 1800 watt, circa un metro al secondo di dislivello, da manuale di fisica.

Le batteria sono in grado di assorbire senza batter ciglio tutta l'energia che il motore ritrasforma in corrente in discesa (anche 2 kW), e al termine della giornata la batteria è appena più scarica che se avessi fatto gli stessi chilometri in piano, anziché arrampicarmi su una collina e poi ridiscenderne.

Ma le cose belle in teoria hanno sempre degli spiacevoli contrattempi, come ha scoperto a sue spese il mio amico Ugo Bardi, che ha ritentato l'esperimento. Le batterie al piombo scambiano due elettroni per atomo, quelle al litio solo uno. Il risultato è che l'escursione di tensione risulta circa il doppio per il litio rispetto al piombo. Le mie vanno da 54 a 42 volt, quelle al piombo da 53 a 46. L'elettronica di controllo, tarata per le batterie al piombo, si confonde parecchio a vedere tensioni "strane", e quella del motorino di Ugo, più sofisticata, arrivata a 46 volt si spegne, anche se le batterie hanno ancora un bel po' di carica.

Le batterie arrivano con un circuito di protezione (PCM), che le stacca quando sono troppo cariche o troppo scariche. All'inizio ho usato il caricabatteria interno, che continua a caricare le batterie fino a che il PCM non le stacca. Ma se a questo punto rallento, il motore fa da dinamo e tenta di caricare batterie già piene fino al collo, e il PCM mi spegne tutto. L'energia prodotta dal motore non ha un posto dove andare, e mi ha bruciato un po' di accessori.

Ho risolto la cosa usando un caricabatterie tarato in modo da lasciare un po' di margine nelle batterie In pratica perdo circa un 5% della capacità. Il caricabatteria non è ottimale, ma per ottenerlo ho dovuto litigare con la ditta produttrice. Ho proposto di modificare io il loro software, per metterci dentro la curva di carica suggerita per le mie batterie, ovviamente cedendo loro gratis i risultati e con un accordo di non disclosure, ma niente, non divulgano i preziosissimi 8 kilobyte di codice del microprocessore.

La prima versione del caricabatterie è stato ordinato dal sig. Falci (il gradioso tecnico che mi ha installato il tutto) con un margine un po' troppo ampio, perdevo oltre il 10% della capacità. Ho quindi ordinato una scheda di controllo con la tensione di fine carica un po' più alta, ma nel frattempo hanno ovviamente cambiato la meccanica, e la scheda non "torna" più. Pazienza, ci si adatta.


Le batterie non reggono bene le alte temperature. Ho quindi costruito uno schermo con il mylar che uso per isolare l'interno dei dewar. Se tiene al freddo (250 sottozero) i miei ricevitori radio, funzionerà anche con le batterie sotto il sole estivo. Funziona, ma va rimesso ogni anno, come si vede dalla foto qui sopra.

A questo punto volevo vedere come funzionavano le mie nuove batterie. Mi sono comprato un DrWattson, un simpatico aggeggio che misura tutto quel che vorresti sapere di una batteria, e così ho verificato che il caricabatteria funziona come dovrebbe, e che il PCM mi stacca le batterie quando la tensione all'uscita del pacco è scesa a circa 43 volt. Considerati i margini di carica lasciati ai due estremi, il pacco viene usato per circa 36 Ah, il 90% del valore di targa.

Ma il drWattson va inserito nel cavo di carica, ed io volevo avere sul cruscotto un'indicazione di quel che succede. Ho finalmente trovato un altro oggetto simile, il Cycle Analyst, prodotto da un hobbista canadese (ma la qualità della realizzazione è veramente professionale). Glie lo ordini, lui te lo costruisce e te lo spedisce a casa.


Il DrWattson in serie al caricabatteria. Notare la scritta "20.0A" all'incontrario, la nuova scheda del caricabatteria aveva i fori che corrispondevano a quelli della vecchia, ma rovesciati.

Ho dovuto inserire un grosso shunt vicino alla batteria, una presa stagna sul frontale del motorino, e ora posso vedere in tempo reale quanti watt consumo, quanti wattora e quanti amperora ho consumato in totale, qual'è la tensione attuale del pacco, e se metto un magnetino alla ruota (non avendo i raggi sto studiando come fissarlo) posso anche rapportare il tutto alla velocità.

Il Cycle Analyst montato sullo specchietto retrovisore

Bene, niente di più facile, con quello davanti, che misurare la curva di scarica della batteria in condizioni reali. L'ho fatto a settembre di due anni fa, con le batterie praticamente nuove, e l'ho ripetuto ora, con le batterie che hanno due anni e 11 mila km. Il risultato è nel grafico qui sotto. Le croci verdi sono i punti misurati un anno e mezzo fa, quelli rossi li ho finiti di misurare oggi. Le curve sono quelle che il manuale della batteria danno per scariche (dall'alto) a 20, 40 e 80 ampere (in piano consumo circa 25A, al massimo arrivo a spunti di 50-55A).

Ci sono delle differenze, ma molto piccole. Ho spostato le curve misurate in orizzontale in modo da finire la scarica dove finisce quella a 20 ampere (un po' pessimistico) ma le ho dovute spostare in modo leggermente differente. Ho perso circa il 3% della capacità, il che tornerebbe con un dato che ho sentito riguardo l'invecchiamento di queste batterie, con una perdita di circa il 20% in 10 anni di uso. Fossero così le batterie dei telefonini (usabili per 20-25 anni) ci farei la firma.
Inserisci link
Il PCM invece non è altrettanto buono. Già la prima estate ha cominciato a dare di matto. Ogni tanto, senza ragione apparente, staccava le batterie durante la carica. E le lasciava staccati finché non scollegavo tutto, e aspettavo qualche minuto. Significava armarsi di cacciavite, aprire il vano batteria, staccare il connettore principale (a riguardo ho adottato come connettore universale gli ottimi PowerPole, che hanno anche l'interessante caratteristica di essere ermafroditi). E sopratutto ritrovarsi la mattina il motorino scarico, a sorpresa.

La seconda estate ha cominciato a dare grossi problemi. Delle volte non si voleva proprio riprendere, se non dopo mezz'ora di estenuante attesa. E a un certo punto basta, non ricaricava proprio più. L'ho smontato e ho scoperto che il transistore che controllava la carica era letteralmente esploso. Ho provato a sostituirlo, ma niente, e dopo un po' ha smesso di funzionare pure la parte che controlla la scarica. Ho passato 6 mesi con le batterie sprotette, e per sicurezza, prima di rimontare un PCM di seconda mano gentilmente concesso da un amico di ASPO, ho controlato l'allineamento delle batterie. Be', non volevano credermi, dopo due anni di uso sono cariche uguali, entro un percento circa.

In conclusione le batterie sono veramente una bomba, e probabilmente dureranno più del motorino. Visto quanto le ho pagate, è una buona notizia.

martedì 27 aprile 2010

Finanza creativa

Sappiamo tutti che le scuole non se la passano bene. I genitori sono praticamente obbligati a contribuire con la cassa scolastica, per permettere ai loro figli di avere carta, penne, fotocopie. Le bibliotechine di classe sono organizzate con collette di libri usati, e spesso anche nuovi, acquistati da insegnanti e genitori volenterosi. Nel mio piccolo ho fornito alla classe dei miei figli, ed ora a quella in cui insegna la mia signora, un discreto numero di computer riciclati, dotati dell'ottimo edubuntu, la distribuzione di linux per la scuola.

Non sto a dilungarmi su tutti i tagli che vengono fatti, dagli insegnanti di sostegno (con ragazzini con handicap grave spediti a casa un po' di ore perché in classe non possono tenerli), ai supplenti (i bimbi sparpagliati nelle altre classi, dove non san bene che fare), alle uscite didattiche (le insegnanti di accompagnamento vengono pagate per le prime due uscite, le altre lo fanno come "straordinario volontario").

Ma tutto questo non basta. Venerdì in tutte le scuole del circolo 12 di Firenze è girata una circolare, con bollettini di conto corrente allegati, in cui si invitavano caldamente i genitori a contribuire volontariamente, con 40 euro, alle finanze scolastiche. Tra tutti i contribuenti verrà sorteggiato un quadro, offerto gentilmente dall'autrice. E naturalmente si possono comperare biglietti aggiuntivi per questa lotteria, a 10 euro l'uno.

Bene, ottima iniziativa. Ho scoperto che non è neppure nuova, una scuola svizzera lo fa da un po' di tempo. Ma si può fare di meglio. A quando il calendario con le maestre top model?

venerdì 9 aprile 2010

I nemici della scienza

Tempo fa ho parlato di un libro con questo titolo, scritto dal mio amico Silvano Fuso. Ho già commentato i capitoli sull'antiscentismo filosofico e religioso. Silvano poi parla dell'antiscientismo ambientalista, introducendo il capitolo con una mia lunga citazione (tratta da qui). Quindi è abbastanza chiaro che almeno sull'impostazione siamo d'accordo: un serio ambientalismo non può fare a meno della scienza, perché la natura non puoi fregarla, e per conoscere la natura non abbiamo altri strumenti che la scienza. (1)

Ma una parte dell'ambientalismo (2) considera la scienza il "nemico" da combattere. Gli scienziati sono asserviti al potere, i libri scientifici un manuale di stupro (maschilista), e la vera conoscenza può avvenire solo in modo "olistico", immergendosi nella Natura senza cercare di capirla, ma solo intuendola. Quindi tra gli ambientalisti si ritrovano alla grande l'astrologia, le medicine "alternative" (basate appunto su conoscenze "intuitive", so che questo fa bene e quest'altro fa male senza bisogno di sperimentare se sia vero) e in generale un'avversione per tutto ciò che sia "tecnico" (3).

Silvano fa un sacco di esempi su cui non mi dilungo perché sono perfettamente d'accordo. Ricevo periodicamente un "notiziario scientifico" del movimento anti-OGM, e trovarci dentro una notizia che sia una di tipo scientifico è dura, racconta semplicemente come la gente protesti contro questa tecnologia. Pochi sanno che non c'e' finora stato un solo caso di danno alla salute riconducibile agli OGM, e che molte delle notizie che circolano sull'argomento (es. le famose fragola-pesce) sono bufale belle e buone.

Ma tanto per restare sugli OGM, non tutti quelli che li avversano sono antiscientisti. Esistono dei buoni motivi (politici, economici, e anche ambientali) per essere cauti sul loro uso, o almeno sull'uso che viene fatto nelle condizioni odierne.

Comunque per me su due argomenti il libro esce dal seminato(4), e vorrei parlare di quello. Probabilmente per reazione al particolare tipo di ambientalismo di cui sopra, quello che vorrebbe un ritorno ad un'ipotetica idilliaca civiltà preindustriale, alcuni scienziati si sono messi a criticare qualsiasi cosa provenga da quel mondo. Incluso il ricorso alle energie rinnovabili e il rischio di cambiamenti climatici.

Silvano attinge a piene mani da un libro di Franco Battaglia, "L'illusione dell'energia dal Sole", che è pieno di dati stiracchiati, ragionamenti tendenziosi, per dimostrare che solo con un pesante ricorso al nucleare si può soddisfare le esigenze di energia della nostra civiltà. Be', che piaccia o meno stiamo avvicinandoci ad un rapido declino della disponibilità di energia fossile (come riconosce anche Battaglia), ma il nucleare attuale non è un gran sostituto. Oggi copre il 10% della produzione di energia elettrica e l'uranio estraibile ci basterà per altri 40 anni. Tutto fa brodo, ma se si costruisse, con un colpo di bacchetta magica, abbastanza centrali da produrre tutta l'energia elettrica basterebbe per QUATTRO anni. Occorre pensare a nuovi tipi di reattori, autofertilizzanti, al torio, ecc. ma per ora quelli che si costruiscono consumano prezioso e raro U235. Qualche conto più serio si può trovare in questo interessante libro, che almeno ha i numeri giusti (anche per il nucleare). Purtroppo non c'è scampo, a meno di rivoluzionarie scoperte scientifiche occorre ricorrere al tanto deprecato (da Battaglia) risparmio energetico.

Ma se sulle fonti di energia il dibattito è aperto, sui cambiamenti climatici si va veramente fuori da ogni ragionevolezza. Ancora probabilmente il colpevole è Battaglia, che pur essendo un chimico e non un climatologo è tra i garanti scientifici del NIPCC (il panel nongovernativo sui cambiamenti climatici, una sorta di IPCC al contrario). Qui la scienza, quella che secondo la mia citazione occorre interrogare per sapere dove andare, la sua risposta l'ha data: i cambiamenti climatici ci sono, e sono con tutta probabilità dovuti a noi.

Non possiamo sostenere che la scienza ci fornisce una visione della realtà indipendentemente dai nostri pregiudizi, e poi rifiutarla alla grande quando ci dice qualcosa che non ci piace (anche se piace a quelli di cui sopra che detestano ideologicamente la civiltà industriale e che ci stanno sui cosddetti).
Michael Mann, climatologo americano, è noto per i suoi studi sulle temperature del passato che hanno portato al grafico noto come "la mazza da hockey": un contributo importante per la scienza del clima, pienamente confermato in studi successivi.

Il NIPCC, e di riflesso il libro di Silvano, per negare i cambiamenti climatici raccoglie a piene mani quel tipo di argomenti che vengono usati in genere contro la scienza, e li rivolgono contro la stragrande maggioranza di scienziati che li studiano. Chi conosce il "dibattito scientifico" ad es. sul creazionismo non fa fatica a riconoscerli:
  • la scienza non dà certezze, nessuno ha la verità in tasca, quindi non possiamo dire nulla
  • gli scienziati sono mossi da interessi privati, se va bene la carriera e i fondi di ricerca, se va male interessi economici personali
  • argomenti da ignoranti fuori contesto: Eric il Rosso che colonizzava la Groenlandia, i pianeti che si scaldano, non produciamo che una minima parte del CO2, eccetera. Purtroppo la maggior parte degli argomenti citati da Silvano nel libro sono di questo tipo
  • petizioni con migliaia di firme raccolte diffondendo documenti tendenziosi a un numero imprecisato di persone incompetenti (non è un insulto, siamo tutti incompetenti di quasi tutto)
  • studi di scienziati in assoluta minoranza, che sostengono tesi molto ardite con pochissimi dati a supportarle
  • addirittura studi fattualmente smentiti, ignorando le smentite (es. le critiche all'Hockey Stick)
E ultimamente (dopo il libro di Fuso, quindi senza riferirmi in nessun modo a lui) si ricorre agli argomenti "ad personam": la questione delle mail rubate, da cui si sono estratte frasi fuori contesto per sostenere che gli scienziati sono una manica di bugliardi, imbroglioni, truffatori. Gli stessi argomenti si possono applicare a qualsiasi cosa, con effetti divertenti. Dopo un'accurata indagine del governo inglese non è emerso assolutamente nulla contro i climatologi. Ma Michael Mann e Phil Jones (questo oggetto anche di un vergognoso attacco dal Guardian) sono stati distrutti, professionalmente ed umanamente, e vanno avanti ad antidepressivi.

Se non sono questi, i nemici della scienza, veramente non saprei chi altro indicare.


Note

1) Per godere la natura, o per viverci armoniosamente, la scienza non è che uno strumento. Niente sostituisce una bella passeggiata, un'arrampicata, la sensazione del vedere un germoglio spuntare dal terreno o davanti a un tramonto. In questo gli "olistici" han ragione al 100%. Ma va anche detto che uno scienziato riesce a godersi meglio queste sperienze, nota cose che spesso sfuggono. Me ne accorgo camminando in montagna con mio figlio, un semplice studente di geologia ma che è molto più "immerso" nella montagna di me.

2) sottolineo che solo una parte degli ambientalisti è così, io mi ritengo ambientalista

3) vedi le assurdità sul cosiddetto elettrosmog

4) Ri-sottolineo. e ri-conferno tutta la mia stima per Silvano. Il fatto che non si vada d'accordo su questo argomento non significa che non legga sempre con attenzione le sue considerazioni. E soprattutto non lo includo assolutamente tra i "nemici della scienza" del titolo e delle conclusioni.

domenica 4 aprile 2010

Come nascono i soldi

Bazzicando i vari tipi di "complottisti" ci si imbatte prima o poi nel discorso del signoraggio. In breve, secondo alcune persone il denaro che utilizziamo nasce da un complotto mondiale delle banche, che lo creano dal nulla per il loro tornaconto, che sarebbe in pratica quello di intascarne il controvalore. Cioè le banche stampano i soldi e ce li vendono, noi furbi glie li comperiamo, e loro si arricchiscono.

Ma, come dice McCoy, sono un astrofisico, non un economista (anche se sono proboviro di una banca nazionale), per cui lascerei volentieri spiegare a chi ne sa più di me cosa dia valore ai pezzi di carta che teniamo nel portafogli. Per una prima introduzione, consiglio questo blog. Se riesco, tornerò in un altro post a raccontare quel po' che ho capito, e oggi mi limito a parlare quindi di quel che i signoraggisti chiamano "signoraggio secondario". Anche un questo caso le banche (tutte) creerebbero soldi dal nulla, arricchendosi, ma con un meccanismo più complesso.

Alla base di tutto c'è qualcosa di vero. Partendo dall'inizio, il denaro in banconote è solo una parte (circa un quinto) del totale dei soldi in circolazione. I restanti quattro quinti vengono "creati" prestando più e più volte sempre gli stessi soldi, con un meccanismo si chiama moltiplicatore monetario, meccanismo che secondo i signoraggisti sarebbe una frode ai nostri danni. Il tutto si basa su una sconvolgente rivelazione: le banche prestano i nostri soldi (ma no! Chi l'avrebbe sospettato!)

La cosa funziona così: se io presto dei soldi a Beppe, ricevendone in cambio una ricevuta ("Pagherò 100 euro a chi mi consegna questa ricevuta il giorno X"), posso usare la ricevuta come denaro, quel foglio di carta vale esattamente 100 euro. Beppe nel frattempo spende i miei 100 euro, dandoli a Caio. Caio a sua volta si ritrova 100 euro che può prestare a Dario, in cambio di una seconda ricevuta, Dario li spenda da Enzo che li presta a Franco, eccetera. A questo punto in circolazione ci sono, oltre ai miei 100 euro, un numero imprecisato di ricevute (di B, D, F..) che valgono ciascuna altri 100 euro, e che possono essere usati come denaro. Se ci pensiamo, ogni volta che paghiamo con il bancomat o con un bonifico bancario facciamo esattamente questo, usiamo dei soldi che abbiamo prestato (alla banca) come fossero soldi veri, trasferendo un credito (che la banca pagherà) dal nostro conto a quello del negoziante.

Notate che fino a qui le banche non c'entrano nulla. Il tutto naturalmente funziona se i debitori onorano puntualmente le ricevute, e le banche servono (servirebbero) appunto a questo, a fare da mediatori, coprire i rischi, garantire le due parti. Inoltre per evitare che la cosa vada avanti all'infinito esiste quella che si chiama riserva frazionaria: ad ogni passaggio la banca deve tenere (non può prestare) una frazione dei soldi, in modo che se qualcuno non restituisce il debito almeno quei soldi ci siano.

Ecco, secondo i signoraggisti le banche dovrebbero prestare solo i loro soldi (il capitale sociale), e non i nostri. Che dovrebbero farne dei nostri depositi? Tenerli in custodia, così anziché più soldi in circolazione ce ne sarebbero di meno. Cosa succederebbe allora? Be', diamoci un'occhiata in giro. C'è la crisi, perché le banche qualche anno fa han prestato allegramente soldi in giro, gli è andata male e ora li prestano con molta più fatica. Se facessero come dicono i signoraggisti e prestassero solo il capitale sociale (che tipicamente è un cinquantesimo dei soldi che possono raccogliere e prestare), avremmo una crisi diciamo 10 volte peggiore di ora.

Insomma il denaro in giro serve, e il fatto che qualcuno lo presti è semplicemente vitale; altrimenti non ce n'è abbastanza, come stiamo vedendo. Semmai i problemi sono che alcune persone non riescono ad accedere al credito, che nessuno controlla seriamente le banche, che l'attività di prestito ormai è diventata (salvo eccezioni come Banca Etica) secondaria rispetto alla "gestione del risparmio": cioè speculazione, creare soldi spostando soldi, e cose simili. I veri problemi con le banche sono questi (o altri simili), e la bufala del signoraggio non fa che nascondere i veri problemi e le vere magagne dietro a problemi e magagne assolutamente immaginari.

Qualche riferimento interessante in rete:

sabato 20 marzo 2010

Chi dice che il riscaldamento climatico non esiste

Riassumo, visto che il post è lungo.

Sono molti anni che cerco di capire qualcosa sulla teoria del riscaldamento globale. Ho una buona preparazione scientifica, per cui magari alcune cose le capisco meglio di altri, ma non sono un climatologo, e quindi sono costretto, come tutti, a guardare i risultati delle ricerche, i resoconti divulgativi, a chiedere a chi ne sa di più.

Ho cercato comunque di fare di meglio. Non potendo analizzare il problema in modo completo, non ne ho le capacità, mi sono limitato a guardare quali sono le obiezioni che le vengono mosse nei campi in cui ne so qualcosa. E ho scoperto alcune cose molto interessanti, molte analogie con chi "obietta" ad altre cose (ad es. l'evoluzione).

Le critiche sono deboli, in contrasto tra di loro, ma soprattutto non ci si fa scrupolo di usare bufale non verificate, argomenti palesemente in contrasto con le leggi della fisica, e quando si trova qualche debole evidenza questa viene immediatamente spacciata come "prova definitiva". Spesso si chiede "cambi di paradigma", rivoluzioni copernicane che rovescerebbero non solo la climatologia ma anche (per quel che vedo io) l'astronomia.


Introduzione al problema

L'idea per cui la Terra stia subendo, da un secolo circa a questa parte, un riscaldamento dovuto all'effetto serra da CO2, è una teoria scientifica piuttosto consolidata. Non è, come tutte le teorie scientifiche, una certezza assoluta, ma diciamo che è altrettanto documentata ad es. della teoria del Big Bang, o dell'origine virale dell'AIDS.

Naturalmente, come per ogni teoria scientifica, c'è chi dissente. Chi tira fuori incongruenze, particolari che non tornano, anomalie che la teoria "mainstream" (significa quella sostenuta da quasi tutti) non spiegherebbe. In alcuni casi si tratta proprio di gran rompipalle, ma nella scienza sono utili anche loro: se ascolti solo chi dà ragione o tralasci i particolari che non tornano non vai avanti. Così abbiamo chi sostiene che il moto di allontanamento delle galassie distanti sia solo apparente e che gli altri astronomi complottano per non lasciargli il tempo di telescopio necessario a dimostrarlo, e chi dice che l'HIV sia solo un virus innocuo. Purtroppo per loro (e per i malati di AIDS) han torto, ma le loro obiezioni son servite a rendere più chiara la teoria "ufficiale".

E così c'è chi nega il riscaldamento globale. Chi sostiene che la Terra non si stia scaldando, chi che lo abbia fatto anche nel passato recente in modo ben più vistoso, e chi che il biossido di carbonio non c'entri nulla o poco. Finora però tutte le obiezioni per cui si è arrivati ad una conclusione han confermato la sostanza della teoria: la Terra si è riscaldata di circa 0,9 gradi dal secolo scorso, oltre 0,5 gradi negli ultimi 40 anni, e questo è perfettamente consistente con un effetto di "coperta" di quel 40% di CO2 in più che ci abbiamo messo noi. Il Sole ha contribuito un po', fino agli anni '70, ma poi ha remato contro. Ciò nonostante, questo decennio è quasi sicuramente il più caldo degli ultimi millenni.

Ricostruzioni della temperatura globale negli ultimi 2000 anni, eseguita con metodi differenti da gruppi diversi. In nero le temperature effettivamente misurate negli ultimi 130 anni.
Comunque non voglio parlare di chi, con competenza e convinzione, solleva punti davvero controversi della teoria. Non sono un climatologo, non ho le competenze, e come tutti finisce che devo fidarmi di chi le competenze le ha. È un problema, e grosso, perché come dicevo c'è un piccolo, ma non trascurabile, numero di esperti che dissente. Allora, per capirci qualcosa, sono andato a guardarmi in dettaglio quel che sostengono i principali siti di informazione contro la teoria, e gli articoli scientifici a cui fanno riferimento.

Le bufale vere e proprie

Quel che mi ha colpito è come in questi siti si sostenga con la massima nonchalance le cose più improbabili, quelle che anche un astronomo che di clima ne sa poco riconosce come bufale. Di alcune ho già parlato altrove:
  • la verde Groenlandia: Eric il Rosso colonizzò la Groenlandia, che quindi ai suoi tempi doveva essere una verde e ridente terra. Embe'? Lo è anche oggi, nelle poche e riparate valli dove viveva Eric. Vi si pratica da 70 anni la pastorizia, e forse non è (e non era) così ridente.
  • l'imminente era glaciale: Negli anni '70 i climatologi si aspettavano una glaciazione imminente. Quindi la climatologia va a mode. Peccato che anche allora, invece, si pensasse che i gas serra provocano un riscaldamento, e che la glaciazione era solo un'idea di una significativa minoranza finita su un giornale.
  • produciamo solo il 3% del CO2 totale e quindi non possiamo influenzarne la concentrazione. Sì, ma il restante 97% non fa che girare in tondo tra atmosfera e ecosfera, quel 3% invece è decisamente in più. E si è accumulato, pure con una propria caratteristica firma, sappiamo che ce lo abbiamo messo noi
  • gli altri pianeti si stan scaldando e quindi è colpa del Sole. Alcuni pianeti (o parti di paneti) si scaldano, altri si raffreddano. Con meccanismi che non sembrano avere molto a che fare con il Sole.
L'elenco è molto più lungo, e bizzarro.

C'è persino chi nega che il CO2 possa causare un effetto serra, che questo sarebbe contro il secondo principio della termodinamica, in quanto significherebbe che l'atmosfera, fredda, scalderebbe la superficie della Terra, più calda. Ma se mettiamo un cappotto questo contribuisce a scaldarci (a non disperdere il calore) anche se è più freddo di noi. Altri fanno conti un po' più sofisticati, il CO2 è saturato, e quindi non può produrre ulteriore effetto serra se aumenta. Ma quei conti si fanno (per bene, son complicati), sono stati fatti, c'è pure un sito che permette di provare on-line a farli, e soprattutto si è misurato direttamente l'effetto: all'aumentare, negli anni, della concentrazione di CO2 si vede che la radiazione dispersa nello spazio cala e quella riflessa al suolo aumenta.


Apparentemente chi nega il riscaldamento globale non si preoccupa minimamente del fatto che le obiezioni possano essere farlocche, o ampiamente sbufalate. In particolare mi ha colpito la difficoltà ad ammettere gli errori nel blog climatemonitor, quando è stato pubblicato un post che negava la possibilità stessa dell'effetto serra (per un aumento del CO2). Si tratta di fisica del trasporto radiativo, non di cose su cui sia possibile avere un'opinione. È come discutere se la Terra sia o meno piatta. (Nota: non accuso il blog di censurare la discussione, anzi ringrazio dell'ospitalità ai miei commenti, ma mi sono cascate le braccia quando dopo 158 commenti l'autore ribadisce che secondo lui la legge di Plank è solo un costrutto teorico non valido nella realtà. Vedi i commenti qui sotto dell'11 e 12/4)

Se un critico della teoria si sente in dovere di ricordare, in un articolo scientifico divulgativo(1), che ai tempi di Eric il Rosso la Groenlandia era molto più calda di ora, prova il fatto che l'ha colonizzata, significa che i suoi filtri critici sono piuttosto deboli. Significa che accetta qualsiasi cosa, senza controllare, purché sia in accordo con la sua tesi.

Il clima ed il Sole
Sulla questione delle influenze solari il discorso si fa più complicato (e più tecnico). Chiaramente il Sole ha un effetto sul clima(2), ma le variazioni di intensità solare negli ultimi decenni sono minime e anche i normali indici di attività solare non assomigliano alle fluttuazioni della temperatura.

È comunque possibile pubblicare un articolo su di una rivista scientifica seria in cui si trova una relazione tra un qualche parametro solare e l'andamento del clima. Giustamente, in quanto ogni informazione in più è sempre benvenuta.

Però siccome la temperatura è genericamente aumentata nel tempo, si trova una relazione tra qualsiasi cosa aumenti (che so, la distanza tra Europa ed America, che si allontanano per la deriva dei continenti) e il clima. Scegliendo in modo opportuno tra decine di parametri legati al Sole si può trovarne uno che per caso correli con la temperatura meglio dell'aumento di CO2. Si può scegliere con che periodo mediare, quali dati scartare, aggiungere ritardi (anche più di uno), e alla fine il risultato non ti dice nulla. Ho provato a commentare un particolare studio, per cui mi sono rifatto i conti e a me, usando gli stessi dati, torna che il Sole c'entra molto poco.

Ultimamente va molto di moda l' approccio olistico, che è una estremizzazione di questo concetto: provare a vedere qualsiasi cosa in relazione al clima, cercando qualsiasi vaga correlazione. E quindi sostenere che questa relazione sia la causa del clima. Nel post precedente ho provato ad analizzare uno di questi studi, in cui si suggeriva che il clima sia dovuto ad allineamenti planetari. Rifacendosi i conti con un minimo di fisica sotto (escludendo cioè le cose che vanno apertamente contro i principi della fisica nota), non si ritrova nessuna delle correlazioni con gli allineamenti, e non si vedono nel clima i periodi planetari più intensi.

Un articolo analogo cerca correlazioni con la velocità di rotazione della Terra (ne ho parlato in questo post, se riesco ci faccio un vero articolo scientifico). Ma se esistono meccanismi per cui il clima potrebbe influenzare la rotazione terrestre (ad es. all'aumentare della temperatura gli oceani si espandono, e questo causa un leggerissimo rallentamento), non abbiamo nessun motivo fisico per pensare che la rotazione possa influenzare il clima. Lo stesso autore si lancia in una bizzarra teoria per cui lo scongelamento della calotta polare sarebbe dovuta al vulcanesimo sottomarino, che è migliaia di volte troppo debole per far ciò.

Una rassegna di un po' di queste cose si trova nel blog "skepticalscience", e una bella rappresentazione grafica nel sito informationisbeautiful.

Le critiche di tipo sociologico

Ma cosa dicono gli scienziati? Fa senz'altro impressione leggere un documento firmato da 30 mila scienziati contro il global warming. Fa meno impressione se sai che è stato raccolto inviando un documento apparentemente molto ben argomentato, con un sacco di dati e citazioni, che sosteneva che il riscaldamento sia un a gigantesca bufala, a un numero enorme (e non precisato) di persone la cui unica qualifica era una laurea in materie scientifiche. Quindi gente che non conosceva quello di cui si parlava, e che non era in grado di giudicarlo. Per avere un termine di paragone, le persone che hanno una laurea scientifica negli USA sono circa 10 milioni.

Un sondaggio fatto in modo mirato, e senza fornire prima materiale pro o contro, ha trovato che il 90% degli scienziati che lavorano in generale sul clima, e il 97% di quelli che han pubblicato su riviste scientifiche sull'argomento ritengono che siamo responsabili del riscaldamento globale, e buona parte dei rimanenti sono incerti. I contrari sono circa l'1%, un numero non trascurabile, ma che rientra in quel che dicevo all'inizio. Sondaggi fatti su campioni più vasti di scienziati (non climatologi) mostrano che circa l'84% ritiene che il riscaldamento globale esista e sia dovuto a noi.

Va anche peggio con il "minority report" del sen. Inhofe, firmato da 650 scienziati alcuni dei quali non sapevano neppure di averlo fatto, han chiesto esplicitamente di venir rimossi dalla lista, e sono sempre lì. Ma sempre Inhofe ha proposto di incriminare penalmente i climatologi, per truffa ai danni dell'umanità. Quando le argomentazioni mancano, si ricorre alla diffamazione, alle frasi estrapolate dal contesto, alle minacce. Anche la stampa italiana non scherza, e temo di non essere riuscito a far capire al sig. De Bellis (3), giornalista del "Il Giornale", che certe affermazioni che lui usa correntemente sul suo giornale, e in blog, sono diffamatorie e fattualmente false: i dati sul clima sono reali, non inventati, e di inventate sono solo quelle accuse.

In conclusione

Anche senza entrare nei tecnicismi e nei dettagli dei problemi, ho visto che il dibattito sul clima è fortemente drogato. Da un lato c'è chi studia davvero il clima, chi cerca relazioni, modelli, dati. Sicuramente anche commettendo errori, e nel mucchio c'è sicuramente chi prende cantonate gigantesche, in buona e cattiva fede. Ma con la capacità di ammettere errori e di correggere il tiro. E includo in questi i pochissimi climatologi "scettici", che ancora non accettano la teoria e le muovono obiezioni sensate, facendola progredire.

Dall'altra abbiamo una serie infinita di tesi diverse (il riscaldamento non c'è, c'è ma è normale, c'è ma non è colpa nostra, è colpa degli allineamenti planetari, della Terra che rallenta, dei raggi cosmici, dell'attività magnetica, il CO2 non causa effetto serra, lo causa ma è saturato, non è saturato ma è compensato da qualcos'altro...) più o meno improbabili, ma tutte assunte come vere purché neghino il Global Warming.

Note

1) Nicola Scafetta, "La chimica e l'Industria" (Gen-Feb 2010, pag. 70).
2) Per chi voglia approfondire segnalo questo bell'articolo (in inglese, divulgativo ma molto tecnico)
3) verso cui ho usato delle espressioni infelici, di cui mi scuso, ma che han fatto partire uno scambio molto interessante

lunedì 8 marzo 2010

Le maree del Sole (e il clima)

(mi scuso per il post davvero troppo lungo e senza interessanti figure variopinte, solo noiosi grafici, ma non ho trovato scritte queste cose da nessuna parte e quindi lo faccio io)

11/8/2010: studiando queste cose ho trovato un mare di persone che se n'e' occupata, e ho quindi aggiunto qualche nota in verde. Nessuno ha fatto i semplici conti indicati qui, e spesso si usano metodi statistici diciamo discutibili.

01/09/2011
Una analisi tecnica sul metodo a massima entropia, usato da Scafetta per analizzare le serie numeriche, è stata fatta di recente nel blog Realclimate.

Mi hanno indicato uno studio in cui Nicola Scafetta, un mio collega che lavora alla Duke University, dimostrerebbe che il Sole ha una pesante influenza sul clima. Purtroppo non è ancora disponibile sulle riviste astronomiche, ma un breve sunto è apparso sia qui che in un articolo pubblicato su "La chimica e l'Industria" (Gen-Feb 2010, pag. 70).

Andando subito al sodo, l'autore sostiene che esistono chiari segnali di correlazione tra le temperature medie globali e la dinamica del Sole.

In questo grafico mostra come l'andamento delle temperature misurate sulla Terra (in alto) mostri delle periodicità che sarebbero analoghe a quelle dell'andamento della velocità del Sole rispetto al baricentro del Sistema Solare (in basso). I due grafici indicano l'ampiezza dei periodi in cui si può scomporre le due serie temporali[1]. In particolare secondo Scafetta sarebbe significativo i grossi picchi a 20, 30 e 60 anni[2], che indicherebbero che il Sole risponde a queste variazioni di velocità, influenzando a sua volta il clima. Se la cosa fosse vera, allora potremmo prevedere l'andamento del ciclo solare, e del clima, sapendo come si muovono i pianeti (cosa piuttosto facile). E naturalmente dovremmo ridimensionare il ruolo del CO2.

Ma questo funziona?

Che il Sole si muova rispetto al resto del Sistema Solare lo so bene, in quanto osservando le righe di emissione delle nubi interstellari devo tener conto dell'effetto di gravità dei pianeti, che spostano la Terra (e quindi pure il Sole) di diversi metri al secondo. La parte da padrone la fa Giove, che difatti riesce a "tirare" il Sole di circa 5 milioni di km, più del raggio del Sole stesso.

Ma una cosa che come fisico so bene è che un corpo in caduta libera, soggetto cioè solo alle forze di gravità, è esattamente come se fosse fermo. Tutte le sue parti vengono attratte insieme e al suo interno non cambia nulla. Anzi, il principio su cui si basa la relatività generale ci dice che è impossibile dall'interno di un corpo capire se sia fermo o se venga sballottato da 9 pianeti che gli girano intorno. L'unica cosa che ha un effetto sono le forze di marea, il fatto che la gravità (ad es. di Giove) è diversa in punti diversi del Sole. Quindi andarsi a calcolare la velocità del Sole non ha nessun senso, perché so già che questa non avrà nessuna influenza sul nostro astro. Ho quindi calcolato l'entità delle maree che i pianeti causano sul Sole.

Le maree sul Sole

Calcolare la forza di marea è abbastanza semplice, e quindi mi sono preso i miei programmini e ho calcolato l'andamento di questa forza tra il 1800 e il 2200. La prima cosa che ho notato è che c'è una singolare compensazione tra le dimensioni del pianeta e la sua distanza. L'effetto della marea cala molto rapidamente con la distanza, e i pianeti interni (Mercurio, Venere e Terra), pur più piccoli, contribuiscono un po' più di Giove (2). Mercurio disturba il Sole non solo con la frequenza del suo periodo (88 giorni) ma anche a frequenze multiple (quindi periodi sottomultipli). Il grosso dell'effetto di marea è quindi a periodi più brevi di un anno. L'effetto è comunque molto piccolo, queste forze sono circa mezzo milionesimo di milionesimo della gravità del Sole stesso.
Periodogramma delle singole maree sul Sole. Da destra si vedono il picco dovuto a Saturno, 4 picchi dovuti a Giove, e tre rispettivamente a Marte (sottile), Terra (periodo di 1 anno) e Venere. I picchi dovuti a Mercurio sono più rapidi, fuori dal grafico. La scala di ampiezza è arbitraria, 1 corrisponde a circa 4 milionesimi di milionesimi della gravità superficiale solare, circa 3 mm.


 
Comunque in ogni momento il Sole è leggermente deformato (qualche millimetro?) per via di queste forze, e ruotando dissipa energia contro questa onda di marea. Qualche scienziato ha ipotizzato che quest'onda, in un mezzo conduttore, possa generare direttamente il campo magnetico solare. L'energia dipende dall'ampiezza complessiva dell'onda, e quindi ho calcolato lo spettro di questa ampiezza. La cosa viene molto complessa, con tantissimi periodi più brevi di un anno, ed alcuni più lunghi, secondo il periodogramma qui sotto. Il grosso dell'energia cambia quindi rapidamente, soprattutto per effetto di Venere e Giove, e poi per tutte le varie risonanze tra i pianeti interni.

Periodogramma dell'ampiezza dell'onda di marea solare. È indicata l'ampiezza ed il periodo dei principali battimenti. L'unità di ampiezza è un decibilionesimo della gravità superficiale del Sole, circa 0,3 mm di marea.

Ci sono anche dei periodi più lunghi, e l'articolo originale si era concentrato su una risonanza tra Giove e Saturno, che ha un periodo di 60 anni. Con 400 anni a disposizione si vede male, ma c'è. Solo che è 30 volte più debole del periodo di Giove, e 150 volte più debole dell'effetto di Venere, corrispondente ad una variazione dell'onda di marea di pochi millimetri. Il periodo a 30 anni è quasi completamente scomparso.

Poniamo che il Sole non riesca a seguire le variazioni veloci, e filtriamo tutto ciò che cambia più rapidamente di 3-4 anni. Qui sotto, in rosso, ho graficato l'andamento dell'ampiezza filtrata: si vede un chiaro periodo corrispondente all'effetto di Giove (che ripeto non è più l'attore principale), di circa 11 anni. Bingo, il ciclo solare. Eh no, troppo presto, innanzitutto sicuramente non sono il primo ad averci pensato, e poi se si grafica insieme il ciclo solare e l'ampiezza dell'onda di marea solare si vede subito che non torna. Il periodo è simile ma non uguale, e il ciclo è talvolta in fase (es. 1900), talvolta opposto (es. 1950) all'ampiezza delle maree. Difatti alcuni autori ipotizzano che ci sia una risonanza 14/15 tra i due periodi.

Ampiezza della componente di marea a periodo lungo (rosso) confrontato con l'indice di attività solare.

In conclusione

Non pretendo in queste poche righe, e con mezza giornata di lavoro, di aver confutato un articolo che non ho neppure letto (non essendo publicato). Non son neppure sicuro di aver capito bene che questo sia quanto sostiene Scafetta, mi baso su di un articolo divulgativo ed un blog di terze persone.

Ma le correlazioni che si vedono nel grafico all'inizio hanno senso solo se si assume che il Sole si accorga di muoversi, cosa che va contro i principi base della fisica. Se si va a cercare un meccanismo fisico, per quanto improbabile, si trova che le correlazioni spariscono, o diventano talmente deboli da non aver significato, mentre segnali dello stesso tipo, molto più forti, non riescono a vedersi nei dati.

L'ipotesi che la gravità dei pianeti, causando maree sul Sole, influenzino in qualche modo il ciclo solare è quindi un'idea suggestiva, ma che per quel che si può vedere non sembra confermata da una analisi un po' più accurata. Stabilire quindi un legame tra i periodi planetari ed il clima terrestre mi sembra quindi quantomeno azzardato.


Note
(1) Come venga fatta questa scomposizione non lo so, aspetto la pubblicazione dell'articolo. Sospetto che sia stato utilizzato un metodo "a massima entropia", che è giustificato se so già a priori che il mio segnale è composto da relativamente poche periodicità. Il che è il caso del Sole, ma non del clima.

(2) Avrei parecchio da ridire sulle "corrispondenze" trovate, non è corretto tracciare linee inclinate per le "quasi corrispondenze". Ma magari un'altra volta. E ancora, aspetto di capire come le giustifica nell'articolo.

(3) Non credo sia un caso. La dimensione di un pianeta dipende da quanto materiale del disco che orbitava intorno al Sole sia riuscito a catturare. Che a sua volta dipende dalla forza di marea del Sole. Mi sembra probabile che questo meccanismo abbia contribuito a rendere le forze di marea dei pianeti sul Sole approssimativamente uguali. Ma è una speculazione buttata lì, più o meno come quelle di Scafetta, e aspetto di venir smentito dal primo planetologo che passa.